Il coraggio delle (poche) procure competenti

violenza-sulle-donne-566615.660x368Questo articolo, il suo tono prima ancora del suo contenuto, mostra tutta l’anomalia insita nei processi narrativi che nel nostro paese accompagnano fatti reali riguardanti lo stalking. Siamo in zona Bergamo, c’è una coppia dove lui appare un uomo iracondo e spesso violento verso la compagna. Per questo alla fine viene denunciato per lesioni, maltrattamenti e stalking. Il giudice l’ha condannato, con una pena tutto sommato leggera, per la prima accusa, assolvendolo “perché il fatto non sussiste” per le altre due. Ovvero non c’è stato stalking.

Il giudice, probabilmente acquisendo la non burocratica e consapevole lezione della collega Carmen Pugliese, ha calato la normativa dentro la realtà effettiva della coppia, avendo sicuramente alle spalle un’idea precisa e corretta di cosa sia davvero lo stalking. Così ha compreso che la denuncia per stalking era stata presentata, come di solito accade, a buon peso, giusto per aggravare la posizione dell’uomo. Pur in presenza di violenze odiose, non c’è stata alcuna persecuzione. Nessuna delle vere caratteristiche dello stalking si sono manifestate. Per una ragione molto semplice: durante il periodo della dichiarata persecuzione, la donna continuava a inviargli biglietti romantici e d’amore. Non c’è persecuzione se la “vittima” reagisce positivamente con il persecutore, visto che lo stalking è un fenomeno relazionale sì, ma oppositivo.

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Il giudice è stato coraggioso, oltre che lucido e consapevole, nell’emettere questa sentenza. Molto corretta e molto controcorrente rispetto al sentire generale e a quanto i media gradirebbero per il proprio share. Perché è molto spesso la paura di venire sbattuti in prima pagina che trattiene i giudici dal compiere il proprio lavoro con il rigore del loro collega di Bergamo. In genere si sceglie la strada facile di tenere come priorità la chiusura della pratica, per poter passare a quella successiva, e la protezione dei media e dell’opinione pubblica da qualunque genere di turbamento dell’ordine (reale e psicologico) costituito.

Una scelta semplice e comprensibile. È palpabile già nell’articolo di Bergamo News, infatti, una forma di dissenso dalla sentenza. Il tono con cui è scritto, la mancanza di dettagli, suggeriscono già un approccio di biasimo dell’autore verso la decisione del giudice. Per non parlare dei commenti degli utenti all’articolo, che in ogni caso lasciano il tempo che trovano… A questo tipo di esposizione mediatica negativa cerca di sfuggire la maggioranza dei giudici, nella gran parte dei casi, rifugiandosi in decisioni ingessate, burocratiche, fuori dalla realtà e dalla umanità degli eventi.

Vero è che l’uomo, nel caso in questione, è un disadattato e violento, per quanto la compagna continuasse ad amarlo. E che se ciò per cui è stato denunciato è vero, la pena comminata (multa contro lesioni fisiche) è troppo lieve. Ma questo semmai ha a che fare con la norma che sanziona le lesioni, e non certo quella che finge di regolamentare e sanzionare i casi di stalking. A riprova che il codice penale italiano andrebbe rivisto in molti punti, senza attendere che siano giudici rigorosi e saggi (purtroppo una minoranza) a correggere il tiro di norme sbagliate.

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