Lo stalking e lo strabismo dei media (il Corriere, naturalmente…)

Interessantissima homepage del Corriere della Sera oggi. La perfetta rappresentazione dei diversi pesi, delle diverse misure, in una parola dello strabismo dell’informazione quando si tratta delle dinamiche di genere o di stalking. Sul femminicidio il Corriere, l’abbiamo notato più volte, ha una posizione netta e indiscutibile. Le altre testate non fanno eccezione, tranne qualcuna. E la posizione è: una donna uccisa è più morta di un uomo ucciso. Su questo non si discute.

La prova? Basta andare ora sulla homepage del giornale, fare mezzo scroll con il mouse e ci si ritrova davanti a questa notiziona:

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La notizia della coppia di Mestre uccisa da un professore scappato di testa è lì, in prima pagina, con foto, video e il tag ben riconoscibile de “La 27esima Ora”, una specie di rubrica rocciosamente schierata per lo spaccio libero della fuffa chiamata “femminicidio”.

Servono poi all’incirca sette scroll con la rotella del mouse per arrivare a quest’altra notizia:

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Un maschicidio. Donna uccide uomo. Se vale il femminicidio vale anche il maschicidio, o no? Pare di no. Qui quel neologismo ributtante non si usa, la notizia è segregata in un layout che la fa sembrare una roba irrilevante, provinciale. Non c’è 27esima Ora qui, ma “In provincia di Bergamo”. Non solo, già nel titolo l’omicidio della donna trova la sua bella giustificazione: mi perseguitava. Quindi insomma ci sta di arrotarlo con la macchina, dai, è accettabile. Questo il messaggio sotteso dalla agenda setting del quotidiano. Ovvero dalla strategia calcolata di posizionamento delle notizie, che denota l’importanza che si vuole dare alle notizie stesse. Una roba da brivido.

Lara_Comi_3Ci si scalda un po’ invece andando a metà pagina del Corriere, dove si trova un’interessante intervista all’eurodeputata Laura Comi, perseguitata da alcuni stalker. Il contributo è interessante (e stranamente non strumentalizzato, ogni tanto anche i media italiani fanno bene il loro mestiere) perché mette in luce tutto quello che serve del fenomeno stalking. I persecutori di cui si parla non sono mariti feriti, fidanzati disperati che cercano di ricomporre il rapporto o di non farsi spennare in tribunale). Difficilmente costoro sono catalogabili nella vera tipologia dello stalker. Sono bensì dei fuori di testa, malati di un fanatismo religioso che li porta ad atti persecutori verso la donna. E qui sta il ritratto del vero stalker che, secondo tutti gli studi più autorevoli sul fenomeno, è sempre tendenzialmente e in qualche misura fuori di testa in termini patologici.

Vi è poi il ritratto della vittima, appunto l’eurodeputata. Non avendo alcun interesse (economico o di reputazione) a denunciare i suoi persecutori, prima di procedere con le carte bollate, cerca lei in prima persona di farli smettere. Attende che le persecuzioni trascendano. E quando accade, allora procede, giustamente. Mica come quella stragrande maggioranza che per togliersi dai piedi un ex petulante o per fare la pelle all’ex marito in fase di separazione, come prima cosa fanno denuncia di stalking. Quelle non sono vittime di nulla, sono solo astute manipolatrici di una legge che si presta a mille abusi.

giudice-di-pace1Compresi quelli relativi alla sua procedibilità. L’eurodeputata, nonostante il suo ruolo sicuramente influente, deve fare numerose denunce per avere dei provvedimenti dall’autorità giudiziaria. Non viene detto quale sia la procura di riferimento che così faticosamente ha fatto il suo dovere. Altrove in Italia basta un piagnisteo davanti a un ispettore di polizia e parte immediato l’ammonimento, quando non la denuncia penale. Come detto più volte in queste pagine, la totale diversificazione degli approcci sul territorio da parte di Questure e Procure di fronte alle denunce per stalking è uno dei molti problemi legati a una legge non chiara, fatta male, in fretta e solo per acquisire consenso elettorale.

Se uno viene beccato a spacciare droga, da Trieste a Lampedusa è soggetto alla stessa procedura. Se si tratta di stalking, la vittima (o la vittima di false accuse) deve solo farsi il segno della croce e sperare che la sua Procura di riferimento sia una delle pochissime dotate di buon senso.

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