Ma questa legge anti-stalking serve a qualcosa?

dottoressa-U431201038627392QlD-U433308462377986sD-593x443@Corriere-Web-NazionaleE’ su tutti i quotidiani la tragica vicenda della dottoressa di Teramo uccisa a coltellate nel parcheggio dell’ospedale dove lavorava. L’omicida, con buona probabilità, è un uomo che lei aveva denunciato due volte per atti persecutori (art. 612 bis del Codice Penale), e che il giorno dopo è stato trovato impiccato.

I media stanno confermando il loro approccio di sempre, santificando la vittima, anche per il fatto che fosse un’oncologa, e demonizzando l’uomo a prescindere, anche se onestamente molto meno del solito. In ogni caso, non sembrano interessati ad approfondire e magari inquadrare la vicenda sotto un profilo più articolato. Che probabilmente porterebbe a una conclusione per noi evidente: l’attuale legge anti-stalking non funziona.

E non funziona in due sensi. Da un lato non è in grado di bloccare i rari casi di vere e pericolose molestie persecutorie, quelle che rischiano di sfociare in casi tragici come quello di Teramo; dall’altro si presta a un numero incalcolabile di manipolazioni e abusi in cui lo stalking non c’entra nulla, ma viene utilizzato come arma di ricatto o vendetta. In altre parole, e a conti fatti, l’art. 612 bis del Codice Penale è un disastro, come sosteniamo da tempo. Una legge acchiappa-consenso fatta da persone incompetenti (o da politicanti astuti, categorie che quasi sempre corrispondono).

un-mazzo-di-cinquanta-rose-rossee-stalking-condannato-un-70enne_ae1d6978-7a9a-11e6-8937-9c40dd13a43e_998_397_big_story_detailQuanto accaduto a Teramo, per quel poco che se ne sa, e giudicando il tutto con la visuale limitata del finale drammatico, sembra un caso da manuale. Una donna perseguitata da un uomo palesemente disturbato (non si giudicherebbe altrimenti il suo suicidio), che si rivolge a forze dell’ordine e magistratura evidentemente poco preparati, in quella zona d’Italia, ad affrontare casi del genere. Perché, sì, è proprio così, i procedimenti relativi allo stalking variano da procura a procura, e dalla preparazione e sensibilità degli organismi che gestiscono la denuncia. A Teramo dunque hanno ignorato due denunce, mentre a Bergamo si è condannato un anziano per un mazzo di rose rosse non gradito.

Ora la Questura e la Procura di Teramo che, con la loro ignoranza, hanno portato a quest’esito, se la vedranno brutta. Ci saranno sanzioni e trasferimenti, anche per soddisfare la fame di capri espiatori dei media e, di conseguenza, dell’opinione pubblica. Effetto collaterale di tutto ciò: le altre questure e procure radicalizzeranno il loro approccio repressivo e a-critico verso qualunque denuncia del genere, distribuendo ammonimenti e rinvii a giudizio a tutti, con la generosità della nonna che dà caramelle ai bimbi. Non perché l’Italia sia un covo di stalker, ma per evitare di passare l’anima dei guai che a breve passeranno i loro colleghi in quel di Teramo. E che, per motivi simili, stanno passando i colleghi di Catania, con tanto di richiesta di risarcimento. Il tutto mentre la legge in vigore continuerà a rimanere inefficace, mal fatta di per sé, applicata in modo diversificato sul territorio nazionale, e liberamente manipolata.

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