[EDIT] Una peggiore legge anti-stalking è possibile? In Italia sì.

cachiDue giorni fa abbiamo pubblicato un articolo che commentava la possibilità che la legge anti-stalking venisse integrata da una proposta di legge che, naturalmente, a nostro avviso era peggiorativa. Quell’articolo conteneva alcune inesattezze a alcune imprecisioni, che vorremmo qui correggere.

Non si tratta di una proposta di legge, come ci pareva, ma della riforma del Codice Penale, già approvata il 14 giugno scorso. Dunque, ahimè, qualcosa di tutt’altro che campato in aria. Si tratta di una nuova distorsione che verrà di fatto inserita in un meccanismo già di per sé inefficace e talmente mal fatto da prestarsi a un numero incalcolabile di abusi.

Rimane vero ciò che abbiamo scritto: tutto è imperniato sull’estinzione del reato per condotte riparatorie. Essendo applicabile ai reati procedibili a querela soggetta a remissione e con pene previste di 4 anni, lo stalking vi potrà rientrare. Ma solo quello semplice, ovvero privo delle aggravanti previste dall’art. 612 bis. Per quelle fattispecie, l’accusato-imputato potrà offrirsi di riparare con il versamento di una congrua somma di denaro o con atti tali da ripristinare la situazione prima che il danno venisse subito. Il giudice valuterà l’offerta e giudicherà se è congrua o meno. In caso positivo, chiuderà il processo d’autorità, e sentirà la persona danneggiata solo per assicurarsi che la condotta riparatoria (il pagamento) sia davvero avvenuta.

Rimane vero che, ipotizzando che l’accusato sia realmente colpevole, questa norma risulta aberrante perché in pratica permette all’imputato di passarla liscia semplicemente pagando. Lo stalker povero andrà in galera, quello ricco la farà franca, ma soprattutto la vittima non vedrà sanzionato il suo persecutore. Che magari, per decisione d’autorità del giudice, la coprirà di soldi, ma riprenderà tranquillamente a tormentarla. Per ovviare a questa cosa, c’è l’ipotesi che nella condotta riparatoria ci siano anche il pagamento delle cure psicologiche o psichiatriche della vittima, ma anche l’impegno del persecutore di seguire una terapia di riabilitazione. In sostanza ciò che, sbagliando grossolanamente, l’art. 612 bis non prevede in fase di accertamento degli atti e delle responsabilità, viene imposto alla fine del procedimento. Tipo chiudere la stalla quando i buoi sono già fuggiti.

donnericche-696x4641-300x200Non è sostenibile, come abbiamo detto nell’articolo di due giorni fa, che questa riforma possa andare a vantaggio dei furbi che usano la denuncia per stalking per strizzare gli ex compagni o mariti come limoni, dato che si applicherà solo allo stalking semplice, ovvero senza l’aggravante del pregresso rapporto affettivo. Rimane aperta la possibilità per la “falsa vittima” di operare in ripetizione contro il suo stalker semplice, al fine di estorcergli continue somme di denaro, sotto forma di riparazioni. Questo perché la riforma non chiarisce un punto fondamentale: il meccanismo degli atti riparatori vale in caso di recidiva? Solito deficit normativo fatto da una classe politica che non sa di cosa sta parlando e ha solo ansia di dare in pasto all’opinione pubblica qualcosa di elettoralmente vendibile.

femm1762Meccanismo che però sembra si stia ritorcendo contro chi l’ha concepito. Gruppi di femministe militanti (o militonte) già gridano allo scandalo, dicendo che così non si fermerà la “mattanza” (sì, la chiamano così…) dei femminicidi. Ad esse si uniscono le feroci critiche dei sindacati confederali e dei “centri anti-violenza”. Soprattutto questi ultimi sanno bene che una possibilità come quella concessa dall’art. 612 ter li priverebbe della fetta del business che gira attorno a queste vicende. Se tutto viene accentrato sul giudice e sull’offerta dell’accusato, non ci sarà più bisogno di consulenze o rappresentanze legali. Alla vittima basterà un avvocato qualunque. Accederà con la facilità che ben conosciamo alla possibilità di querelare chiunque e dovrà solo attendere di vedere quanto arriva sul conto in banca. Questa estromissione non piace, ovviamente, a chi è riuscito a infilarsi nella filiera di queste vicende, imparando a grattare qualcosa per sé.

Ipotizzando che fosse solo una proposta di legge e non una riforma già approvata, dicevamo due giorni fa che, in caso di approvazione, ci sarà un motivo in più per tenere vivo e attivo questo blog. Essendo stata di già approvata, tale motivo in effetti c’è. E diventa sempre più difficile. Basta dare un’occhiata a come politica e media stanno gestendo l’argomento in questi giorni (ne parleremo in un articolo successivo) per rendersi conto che questo blog, e insieme a lui tutti quanti gli uomini italiani, sono un piccolo e povero Davide davanti a un ferocissimo e determinato Golia. Lanceremo i nostri sassi, prima o poi qualcuno andrà a segno.

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