Stalking e regime del terrore

gabrielliUn lettore ci segnala la posizione del Prefetto Franco Gabrielli, recentemente chiamato in causa di fronte alla recrudescenza di “femminicidi” o atti violenti che vedano come vittime le donne e come autori gli uomini. Parlando davanti alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui femminicidi (addirittura hanno dedicato una commissione parlamentare a quella fuffa giornalistica), il Prefetto sciorina una serie di concetti da far accapponare la pelle. Tranne forse uno, che però rimane isolato nello spaventoso scenario che viene descritto.

Sintetizziamo. Il “braccialetto elettronico” utilizzato per i carcerati che escono in libertà vigilata andrebbe applicato anche agli uomini che ricevono un divieto di avvicinamento per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori (stalking). Oggi non è consentito, ma il Prefetto auspica una modifica della legge in questo senso. Non solo: quando una volante interviene per dei casi di presunta violenza, dovrebbe poter schedare le persone in oggetto, vittima e aggressore, per creare un database dove eventualmente attingere in caso di recidiva. Il tutto sulla base di un progetto chiamato “EVA”, giusto per togliere ogni dubbio su chi venga considerato cattivo e chi buono. A corredo di tutto questo, si ammette che i femminicidi sono in calo mentre, si dice, i casi di stalking sono in forte aumento. Ed è questo dato statistico a giustificare le proposte del Prefetto, per altro caldeggiate con passione anche dal quotidiano che riporta la notizia, e dall’articolista, naturalmente donna.

braccialtto-elettroncoIl Prefetto Gabrielli però sa benissimo che il braccialetto elettronico è stato un flop totale in Italia, per motivi economici e tecnici. Ma lo dovrebbe essere, diciamo noi, anche per motivi puramente di diritto. Appioppare un braccialetto di controllo, quand’anche funzionasse, a una persona finita nel tritacarne di una norma tra le più manipolabili del codice penale italiano, è qualcosa che ha direttamente a che fare con il mancato rispetto dei diritti dell’uomo.  Certo questo non è un grande problema per il paese che ancora non ha una normativa sulla tortura, diciamo che è tutto coerente, ma il problema è un altro. Gabrielli sa che questa proposta è insensata, sotto ogni punto di vista. Presumendo che sia persona intelligente, dunque, perché ne parla? Perché oltre che intelligente è anche furbo. Assumere una posizione del genere attira consenso e soprattutto deresponsabilizza di fronte alle pressioni dei media e dell’opinione pubblica. Come a dire: “io terrei tutti sotto controllo, ma la legge non lo consente, non è colpa mia…”.

La proposta di schedatura da parte delle volanti è in realtà la promozione di un vero e proprio abuso di potere legalizzato. Venire in qualche modo classificato o “schedato” a seguito di un evento non chiaribile sul momento, come in genere sono gli interventi d’urgenza delle forze dell’ordine, è qualcosa che ha a che fare con un regime fascista o comunista, non con una democrazia. La schedatura o la classificazione come persona pericolosa, secondo uno Stato di Diritto, avviene dopo una sentenza (anzi, dopo tre, di diversi gradi). Solo in quel caso si può parlare di recidiva, in caso di ripetizione del reato. Senza quei presupposti, si tratta di una vera e propria schedatura, un abuso. Una coppia litiga violentemente, interviene la volante, la donna se la sa vendere meglio dell’uomo, ed ecco che quest’ultimo riceve lo stigma di possibile violento, al di là di ogni altra verifica dei fatti e delle circostanze, come invece avviene in tribunale.

donnericche-696x4641-300x200Una donna furba che voglia togliersi di mezzo il marito o compagno, o che voglia mettersi dalla parte della ragione in fase di separazione, per spennarlo a dovere, non dovrà far altro che provocarlo o simulare. Se l’uomo finisce nell’elenco del progetto “EVA”, il gioco è fatto. Una cosa aberrante, si dirà. Ma si tratta solo di un’aberrazione in più, che si aggiunge a quella già esistente dell’ammonimento per stalking, quel provvedimento che ti segna a vita senza alcuna possibilità di difesa, e che viene irrogato sulla base di dichiarazioni, autocertificazioni e fatti non provati da parte della presunta vittima. Uno strumento già ampiamente usato per ottenere posizioni di vantaggio di vario tipo da parte delle presunte vittime di stalking e sicure produttrici di false accuse.

A questo proposito, le statistiche di Gabrielli sono furbesche come tutto il suo intervento. Sì, i femminicidi sono in calo. Si tratta di un’emergenza solo per i media. E parliamo dell’emergenza di avere più lettori, più click sui loro siti, più vendite del cartaceo. Ogni donna uccisa ottiene dai media nostrani una visibilità straordinaria, che alle vittime di sesso maschile non viene assolutamente dedicata, semplicemente perché il maschio vittima “tira meno”. Stando a giornali, internet e TV, l’Italia non è un paese per donne. Balle, ovviamente. In Europa siamo sotto la media, su queste fattispecie. Il Nord del continente è messo molto peggio. Ma questo è irrilevante: sbattere in prima pagina il martirio della santa di turno uccisa o maltrattata dall’orco di turno ha molto più appeal per il lettore medio.

ragazzo-tristeFalsato il dato sui femminicidi e sulle violenze sulle donne, quello sull’aumento dei casi di stalking è solo e semplicemente falso. Si basa infatti sulle denunce, e sull’assunzione che per ogni donna che denuncia ce ne sono due che non lo fanno per paura. Assunzione tutta da veriticare, ma soprattutto che non tiene conto del fenomeno dilagante delle false accuse, su cui in questo blog si è parlato ampiamente. Fatte per ottenere condizioni di favore in fase di separazione o divorzio, per vendetta, per chiudere la bocca all’ex compagno… qualunque sia la causa, il facilissimo accesso alla querela per stalking permette a moltissime (altro che paura di denunciare…) di inguaiare uomini lontani anni luce dal profilo del vero stalker. E ottengono tutto ciò che vogliono per il timore delle forze inquirenti, Polizia e procure, di farsene sfuggire uno vero e finire in prima pagina. Dunque, come nel famoso titolo di un film di Alberto Sordi: tutti dentro.

In mezzo a questo florilegio di bestialità molto furbe espresse da Gabrielli c’è una cosa giusta, una sola: “La soluzione è nella formazione e nella cultura”, dice il Prefetto. Vero, purché sia equilibrata e davvero paritaria. Cosa pressoché impossibile con il mood da caccia all’orco che c’è nel nostro paese. Un noto profilo Facebook che cerca di riequilibrare la situazione, segnala in un post la storia di un ragazzo che a scuola si è rifiutato di partecipare a una messinscena obbligata per soli maschi di condanna al femminicidio. Il suo rifiuto ha generato minacce di provvedimenti disciplinari da parte della dirigente scolastica. Non è un fatto comprovato, ma è del tutto verosimile nell’ottica dell’isteria dilagante nel nostro paese.

esprpanoChe rischia, con le posizioni furbe ma estreme espresse da Gabrielli (che in questo è in buona compagnia…), di scivolare verso un vero e proprio regime del terrore, dove ogni uomo, a prescindere da ciò che fa, dalle prove, dalle testimonianze, dai fatti, rischia di essere considerato colpevole a prescindere, talvolta nemmeno fino a prova contraria. Un’operazione che sembra il frutto dell’attivismo senza requie di un filone ideologico, quello femminista, trasformatosi in potentissima lobby, come testimoniano le recenti e raccapriccianti copertine de L’Espresso e Panorama. Contro una deriva del genere, è vero, servono formazione e cultura. Ma prima di esse servono presupposti corretti ed equilibrati, per ottenere i quali gli uomini devono avere la forza di ingaggiare una lotta, per quanto appaia improba, contro la demonizzazione dilagante di cui sono fatti oggetto. Questo blog tematico lavora anche in questo senso.

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