Lo stalking e l’isteria insensata della terra dei cachi

italiasprofonda_500Il nostro paese, l’Italia, è davvero una burletta, quella “terra dei cachi” di cui spesso parliamo criticando la nostra madrepatria? Se si elaborasse un giudizio a partire da come si è gestito da anni il problema stalking, e ancor più da come lo si sta gestendo ora, la risposta, triste ma indiscutibile, sarebbe assolutamente positiva. Si possono trarre prove inconfutabili di ciò dalle notizie attuali in merito all’argomento. Da due in particolare: la prima riguardante la riforma del processo penale, da poco entrata in vigore, la seconda da un fatto di cronaca avvenuto nel bresciano.

Cominciamo da quest’ultimo. Un giovane tossicodipendente viene arrestato per stalking ed estorsione perché tormentava l’anziano padre (67 anni) allo scopo di ottenere denaro per la droga. Quando la giustizia aveva un senso, quando giudici e forze dell’ordine non si allineavano passivamente alle mode del momento e alle narrazioni mediatiche, il giovane sarebbe stato incriminato solamente per estorsione, reato ben più grave, e più gravemente punito, degli atti persecutori. Un reato, quest’ultimo, che come abbiamo detto nelle nostre analisi, è odioso sì, ma fortemente caratterizzato sotto precisi profili psichiatrici e criminologici. Considerando correttamente i quali, non ci si sognerebbe nemmeno lontanamente di applicarlo a un giovane estorsore che tormenta il genitore per avere denaro. Sono proprio due fattispecie differenti.

61S0o2LWi1L._SL1000_Ma gli inquirenti, in questo caso, li associano, ottenendo la notizia sul giornale, ed esercitando anch’essi quella sorta di autocompiacimento isterico che ruota attorno al fenomeno stalking. Un reato che sta diventando come il nero nel vestiario: “va su tutto”. Fa buon peso, insomma: è così mal definito dalla norma di legge (Art. 612 bis Codice Penale), così privo di fondamenta nella sua formulazione, che, quasi fosse un coltellino svizzero, ormai lo si applica a decine di fattispecie giuridiche diverse. Ed è tragicomico che, quand’anche gli si volesse dare una così ampia applicazione, nelle sue aggravanti ci sia che venga attuato a danno di minori, disabili e donne incinte, ma non a danno di un anziano. Nel caso di Brescia sarebbe caduto a fagiolo, ma no… meglio tipizzare al femminile un reato piuttosto che renderlo più razionalmente equo.

E mentre una norma folle, concepita per arraffare un po’ di consenso, viene applicata in modo così improprio, ecco che la terra dei cachi riesce a dare il meglio di sé, con una riforma che peggiora qualcosa che appariva già come non ulteriormente peggiorabile. E’ infatti entrata in vigore la riforma del processo penale. Conseguenza: il reato di stalking, se commesso senza aggravanti, può essere rimesso tramite risarcimento economico, per volere del giudice, che la vittima accetti o meno. Tutti i molti portatori di interessi economici che gravitano attorno al fenomeno degli atti persecutori, ovvero centri d’ascolto, centri antiviolenza e sindacati, si stanno strappando i capelli e promuovono appelli al Ministro di Grazia e (in)Giustizia perché si riformuli l’innovazione legislativa nei casi di stalking. Naturale: se il giudice può chiudere d’autorità il processo con un risarcimento, si tronca di netto tutto il ricco business con cui costoro grattano denaro alle vittime, vere ma soprattutto presunte. Altrettanto naturalmente questo loro interesse è ben camuffato da un afflato di difesa della donna, come se l’Art. 612 bis del Codice Penale fosse una norma ad generem, e non valida per tutti.

51sZlJ6u4LLSi potrebbe scrivere un trattato di comunicazione pubblica su questo fatto, su come una singola categoria possa tranquillamente, con il supporto dei media, appropriarsi di una norma giuridica generale e farne un vessillo di parte. La presidentessa di “Telefono Rosa”, ad esempio, fa notare come la riforma rischi di discriminare tra stalker ricchi e stalker poveri, concludendo però che si tratta di una questione minore, perché verso gli stalker, a prescindere dal censo, non ci deve essere misericordia alcuna. Alla faccia dei diritti dell’uomo, dell’equità giuridica e di un sacco di altri principi di cui, ne siamo sicuri, la gentile signora si fa paladina, purché appunto non si tratti di uno stalker, vero o presunto che sia.

Ma non è questa la sede per discutere tali fenomeni di degrado civico e mediatico, generati essenzialmente da interessi economici. Qui si vuole solo porre la domanda che nessuno ha il coraggio di fare, di fronte alla riforma del processo penale: perché pensarla e applicarla anche ai casi di stalking? Qual è la ratio di un’iniziativa del genere, assunta ben sapendo che ci sarebbe stata una sollevazione di tutti i tanti portatori di interesse? La risposta è semplice, ed è scomoda, per questo non se ne parla, come sempre accade nella terra dei cachi. Procure e Questure sono semplicemente intasate di denunce per stalking. Non sanno letteralmente più come evaderle. Oltre ad aprire procedimenti a capocchia per atti persecutori quando non ne concorrono i termini, come si è visto per il caso di Brescia, esse sono colmate all’inverosimile di querele. Metà delle quali, come si è visto, basate su false accuse, promosse da false vittime, o comunque su un uso improprio della norma di legge, cui si ha un accesso estremamente (troppo) agevole.

bilanciaIl messaggio della riforma dunque è chiaro, ed è rivolto direttamente ai giudici: a meno che non si tratti di un caso grave, o meglio “aggravato”, chiudete tutto con una transazione economica d’autorità. Via in archivio e si passi oltre. Un modo per evadere l’Everest di pratiche giacenti, gran parte delle quali strumentali, e in mezzo alle quali, con un’incidenza pressoché risibile, si nascondono veri stalker di vere vittime, che nel bailamme rischiano pure di non venire riconosciuti e di farla franca, e marameo per le loro vittime.

In altre parole, la politica, come sempre, non ha il coraggio di prendere il toro per le corna: è consapevole della mostruosa anomalia generata nel corso degli anni dal pessimo Art. 612 bis, ma invece di concepire una sua riforma complessiva, che ne riservi l’accesso solo a casi veri di stalking, così tutelando le vere vittime e perseguendo i veri colpevoli, riduce tutto al problema del sovraccarico di Procure e Questure, trovando una via di fuga economica, sbagliata giuridicamente e vile dal punto di vista morale (oggi è possibile comprare la propria innocenza).

5-il_triumpho_della_divina_giustizia_-_statut_de_la_justice_divine_c_drEppure lo stalking è un fenomeno (e un reato) che esiste da quasi trent’anni. Di letteratura scientifica sull’argomento ce n’è finché se ne vuole, così come casistiche e statistiche. Non è così difficile concepire una legge che sia ad un tempo equilibrata, giusta ed efficace. A meno che non si sia in quella burletta che è il nostro paese, con politici, decisori e autorità preposte all’applicazione delle leggi degne della burletta stessa. Proni, come se non bastasse, alla dittatura dell’informazione e a disgustosi ma potenti grumi di interessi. A tutti non possiamo far altro che ribadire che una proposta di riforma di legge riguardante lo stalking è lì, a disposizione, pronta all’uso, con tanto di coperture economiche. Si tratta solo di accorgersi della sua esistenza. E di avere il fegato di metterla in pratica.

 

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