Lettera a Beppe Severgnini

wp-image--1201137275 In questa domenica di ferie ci imbattiamo, ahimè, nel solito exploit femminocentrico de “La 27esima Ora”, rubrica faziosa del Corriere della sera. È un reportage di tale Anna Tagliacarne che, su commissione del noto Direttore Beppe Severgnini, dà come sempre un quadro falsato e derisorio del mondo maschile. Dopo la lettura, non abbiamo retto e ci siamo sentiti in dovere di scrivere due righe al Dr. Severgnini. Le riportiamo pari pari di seguito.

Gentile Direttore,

ho appena terminato di leggere dal sito del Corriere una sorta di reportage scritto dalla sua collega Sig.ra Tagliacarne, riguardante la realtà dei siti di dating online.

Non le nascondo di averlo trovato tutto tranne che divertente. Anzi particolarmente sgradevole, per due motivi essenzialmente: il primo è l’aperto dileggio che viene fatto della solitudine e delle perversioni maschili; il secondo è la presunzione di superiorità intellettuale esibita dall’autrice.

Si tratta, caro Direttore, di un combinato disposto molto, anzi troppo in voga ultimamente. Per motivi di trend culturale, convenienze e business, l’uomo, anzi il maschio, è finito nel mirino. Nei media e nella società si ha un processo permanente dell’uomo, del suo essere, delle sue intenzioni e della sua natura, svolto però sempre attraverso la lente deformante, quanto meno faziosa, di un revanscismo femminile talvolta estremo.

Il maschio oggi, per come viene raccontato dai media e trattato dalle leggi, quando non è un povero ebete, è un mostro assetato di sangue femminile. A prescindere e anche in presenza di prove contrarie.

Tutto questo conduce a derubricare una realtà radicalmente diversa. Dati OMS: sui 4.000 suicidi all’anno in Italia, 200 sono di uomini che non reggono le conseguenze emotive di separazioni, divorzi, eccetera. Il maschicidio silenzioso, come viene chiamato. Innumerevoli, e statisticamente non misurate, sono le fattispecie di uomini ingiustamente accusati in fase di separazione di abusi sessuali, violenza privata, stalking, minacce, con ciò ricattati al fine di cedere in fase di contrattazione davanti al giudice. Ancora non si contano le querele prive di fondamento attuate a mero scopo di vendetta.

L’altro lato della medaglia di questi casi è la ferocia femminile e la trasformazione della donna nello standard perfetto della società liquida teorizzata da Bauman.

Si sta verificando nella società, caro Direttore, uno scontro ideale che per qualche motivo ha finito per incarnarsi nei conflitti di genere, tra la preservazione di una realtà ormai vista come obsoleta, la famiglia, e l’interpretazione dell’emancipazione nei termini consumistico-liquidi ai tempi ben preparati da rappresentazioni come il noto serial “Sex & the city”.

Questo contrasto genera mostruosità e danni che nessuno vuole raccontare, con ciò aggravando i danni, da un lato, e dall’altro allontanando la narrazione generale del reale dalla verità dei fatti.

Ne risulta una versione a senso unico, dove il vissuto di moltissimi, davvero moltissimi uomini per bene viene ignorato, quando non deriso.

Molti uomini hanno smesso di ridere davanti al simpatico dileggio del proprio genere. Gli abusi sono già troppi per continuare ad assecondare le ironie e gli sfottò. E vi sono storie di disperazione, abusi e ingiustizie che lasciano attoniti.

Da mesi raccolgo testimonianze e riflessioni in merito, in un blog che ho aperto apposta, e che non le cito per non dare l’impressione di cercare supporto o pubblicità. Non ne ho bisogno. I sociologi più illuminati già da molto parlano di una “questione maschile” destinata a esplodere tra non molto. Quello che sto raccogliendo avrà il rilievo che merita quando ciò accadrà.

Il motivo per cui le scrivo tutto questo è solo per trasmetterle il senso di una grande frustrazione e tristezza nel leggere determinati reportage, che fanno male alla verità e dileggiano una realtà che è decisamente altra. Capisco che attirano molti click e quel compiacimento e consenso femminile esplicito che soddisfa. Ben più di quanto non farebbe un reportage su cosa le donne sono capaci di fare agendo come carnefici.

Da lettore e cittadino mi sento di segnalarle come lei, commissionando quel reportage alla collega, abbia reso un pessimo servizio al suo così onorevole e cruciale mestiere. Ha strappato le risa, il plauso e i click della grande platea consumatrice femminile, ma ha abdicato al racconto di ciò che davvero sta avvenendo nella realtà.

Mi permetto di trasmetterle questo punto di vista, e lo faccio con disincanto, ma con rispetto. E con la speranza che un giorno non lontano questo trend si interromperà.

Cordiali saluti.

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