Le obiezioni, fondate e non, contro una nuova legge anti-stalking

giudice-di-pace1Sulla pagina Facebook di supporto a questo blog, un’ attenta lettrice ha sostenuto che la nostra proposta di riforma della legge anti-stalking, pur essendo in principio giustificata, troverebbe una serie di barriere sul suo cammino, anzitutto presso le due diverse corti di riferimento, la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale. Entrambe, secondo la nostra lettrice, renderebbero invalido l’intero impianto della proposta, a partire dal concetto-base della cauzione. A ciò aggiunge le varie resistenze di carattere politico istituzionale. Nei giorni scorsi abbiamo aperto una riflessione con alcuni giureconsulti rispetto a questi argomenti, e vorremmo condividere le conclusioni che abbiamo raccolto.

Anzitutto non si danno interventi della Corte di Cassazione su una proposta di legge. Essa interviene ex post, ovvero quando una legge è già in vigore, eventualmente dandone un’interpretazione specifica, nel corso di un procedimento ricorrente di terzo grado. La nostra proposta dunque giungerebbe sotto gli occhi dei giudici di Cassazione solo dopo la sua acquisizione nella normativa nazionale, ed eventuali interventi terrebbero conto del percorso seguito dalla legge, dei motivi che hanno indotto alla sua approvazione, oltre che di quanto la dottrina giuridica eventualmente elaborerebbe in merito. In questo senso, siamo ottimisti rispetto al fatto che la Cassazione difficilmente, anche per le sue tendenziali inclinazioni conservative, interpreterebbe in modo sconvolgente una legge anti-stalking elaborata sulla falsariga dei nostri suggerimenti, tutti ampiamente giustificati e argomentati.

corte-costituzionaleParzialmente diverso è il passaggio in Corte Costituzionale. Anche in questo caso si giunge a una sua sentenza di merito quando durante un procedimento viene sollevata una “questione di costituzionalità”, ovvero quando si ha il dubbio che la legge in questione non sia conforme ai principi stabiliti da una delle principali fonti del diritto nel nostro paese, appunto la Costituzione. I supremi giudici esaminano il caso in questione, dopodiché confermano o invalidano, in tutto o in parte, la legge. Anche in questo caso riteniamo di poter essere ottimisti, anzitutto perché la Consulta nel recente passato ha accettato e digerito senza problemi leggi profondamente difformi rispetto alla Carta Costituzionale, ma non solo.

Non si ravvedono infatti nella nostra proposta i termini di un vulnus, ovvero di una grave difformità, rispetto ad alcuna disposizione della Costituzione. Nessun diritto viene negato, anzi, si opera a maggior tutela dei diritti di tutti gli attori coinvolti, dalla presunta vittima al presunto autore del reato. La cauzione rappresenta una forma di garanzia restituibile che, come tale, non impedisce a chi ritiene di averne pieno diritto di chiamare in causa la Magistratura e la sua capacità di discernimento. Che anzi la nostra proposta conferma e rafforza. Di contro, il meccanismo della cauzione rappresenta l’unica barriera verso l’utilizzo ritorsivo o ricattatorio di una legge anti-stalking. Non a caso lo stesso meccanismo è stato a più riprese proposto anche come calmierante nei casi di accuse per diffamazione, molto spesso usate per cercare surrettiziamente ricchi risarcimenti o per tappare la bocca a chi può diffondere notizie scomode.

554080636-bcgernpxiInoltre, un elemento essenziale per garantire la conformità di una norma alla Costituzione è dato dalla ratio della norma stessa. Questa parola latina significa “motivo”, “natura”, “origine”. Ci deve essere una ragione buona e pienamente fondata e ben argomentata per cui una legge viene proposta e inserita in un ordinamento. Confidiamo che gli ormai ampi contenuti di questo blog, oltre che le riflessioni degli studiosi e un’analisi oggettiva delle statistiche e casistiche, se ben esposti nella spiegazione della ratio della nuova legge, saranno in grado di convincere anche i più severi tutori della nostra Carta Costituzionale di quanto una siffatta legge non sia solo conforme ai valori fondanti che in essa sono espressi, ma ne rappresentino anzi un’evoluzione positiva proiettata nel presente e nel futuro.

Rimane da capire quali resistenze potrebbero esserci in ambito politico. Lì sì che la nostra lettrice ha più di una ragione ad avere dei dubbi. Attivare la coscienza di decisori di spessore sovente miserabile, quali annoveriamo nel nostro paese, è opera quasi utopica. Attorno a leggi sbilanciate e manipolabili come l’attuale art. 612 bis del Codice Penale gravitano grumi di interessi economici ed elettorali non indifferenti, come tali molto difficili da spezzare. I centri anti-violenza che lucrano sul fenomeno stalking e affini sono innumerevoli, e oltre a muovere business, muovono voti. Idem si può dire di molti mezzi d’informazione. D’altro canto difficilmente si può avere a che fare, in Italia, con politici preoccupati della giustezza delle leggi più che della loro personale rielezione, e dunque inclini a conformarsi al facile appeal di messaggi e proposte faziosi e vacui.

5-il_triumpho_della_divina_giustizia_-_statut_de_la_justice_divine_c_drCome già detto molte volte, l’esistenza di un panorama così sconfortante, dal lato culturale e politico, non deve indurre a cedere rispetto a un attivismo che esiga maggiore equilibrio, maggiore buon senso, maggiore fondatezza nelle norme che regolano il vivere civile. Ed è proprio per questa indisponibilità a cedere di un unghia su questo versante che abbiamo elaborato e continueremo a sostenere la nostra proposta, ritenendola non solo conforme sul piano giuridico, ma semplicemente necessariagiusta.

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