Se telefonando io… potessi stalkerarti…

1448553241-download-2Nel 2016 un ex bancario di Imperia ha denunciato alla magistratura i “call center” per atti persecutori, come riporta la stampa di quel periodo. E’ indubbio che i promotori telefonici siano molesti: capita davvero raramente, al netto delle furbizie messe in atto dal promotore, che qualcuno abbia bisogno dell’offerta X o Y e accetti la proposta che gli viene fatta. La gran parte delle persone declina o, se è impicciata in altro, chiude direttamente la telefonata. Questo signore di Imperia però si è sentito perseguitato, ha dichiarato di ricevere anche 5 telefonate al giorno. Molesto, molto molesto, in effetti. E così è passato alle carte bollate, non sappiamo con quali esiti.

Ma… ha senso fare una denuncia del genere? Gli operatori di telemarketing sono davvero degli stalker? Se prendiamo la definizione giornalistica del fenomeno, sicuramente sì. Ma stando a quella definizione, anche il pappagallo del vicino, il neonato che piange sul bus, il capufficio che ci subissa di richieste potrebbero esserlo. In verità, lo abbiamo visto nel dettaglio, lo stalker ha caratteristiche sue proprie, e nulla ha a che fare con l’immagine che ne viene data sui media e, probabilmente, nemmeno con gli operatori dei call center. Eppure la denuncia dell’ex bancario è considerata ammissibile secondo l’art. 612 bis del Codice Penale, appunto la norma anti-stalking. Un fatto strano, una denuncia in più che va a saturare questure e procure.

blacklistDi fatto però non è colpa dell’ex bancario imperiese: lui si sente molestato e fa ciò che la legge gli permette di fare. Il problema sono la legge in sé e le interpretazioni che ne ha dato la Corte di Cassazione: un insieme che rappresenta un cumulo di sciocchezze obsolete. La ragione è molto semplice: tutti oggi, con eccezioni minoritarie, possiedono uno smartphone, non importa di quale “brand”. E tutti gli smartphone mettono a disposizione dell’utente una funzione che può cambiare la vita: la lista nera (blacklist, in inglese).

Il numero molesto, o le telefonate anonime, possono essere incluse in una lista specifica. Ogni loro tentativo di chiamata si schianta contro il segnale di telefono staccato, e se provano a inviare un messaggio, anche quello viene rimbalzato. Uguale funzione hanno altri servizi di messaggistica: si chiamino “blocco”, “spam” o altro, ogni utente ha la possibilità di lasciare il molestatore, chiunque sia, nel limbo telematico dell’irraggiungibilità. Niente male, vero? Ma c’è di più: i dispositivi più recenti hanno anche una funzione che riconosce dal numero chiamante se si tratta di un telepromotore, e come tale viene segnalato sul display mentre il telefono suona. E, va detto, questo sistema non sbaglia mai.

nokia3310Dunque che lo stalker sia l’ex fidanzato, la ex moglie, il telepromotore o chiunque altro, la salvezza da ogni tipo di molestia è già lì, nella tecnologia. La legge italiana ignora, o finge di ignorare tutto questo, la Corte di Cassazione si avvita in sentenze dove si spacca il capello in cinque o seimila pezzi per capire e dunque definire cosa sia molestia telefonica o no, finendo per lasciare ogni definizione alla presunta vittima. Che così ha buon gioco a strumentalizzare la questione e abusare della legge, se invece che sentirsi davvero in ansia vuole semplicemente fare la furba e incastrare qualcuno con un’accusa infondata. A chiunque bastano due ditate sul display del telefono per risolvere la questione. E a tutti servirebbe una legge che non facesse finta che l’epoca dei Nokia 3310 è finita da un pezzo.

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