Stupri, violenze, stalking… ma di cosa stiamo parlando?

http-i-huffpost-com-gen-5183848-images-n-orlando-minniti-628x314In questo periodo la mobilitazione mediatica e politica sulla questione stupri e violenza sulle donne ha raggiunto picchi di isteria notevoli, con gli uni (i media) che sollecitano gli altri (i politici), che a loro volta le sparano grosse sollecitando ancora i media, in un circolo vizioso che, sulla pelle di chi vive situazioni drammatiche, finisce per rasentare la parodia. Tutti ad affannarsi per chi di più e meglio veste i panni del cavaliere bianco in difesa delle donne, del paladino che ne riconosce la “specialità”. E così il Ministro Orlando annuncia “tolleranza zero” contro la violenza sulle donne, e Draghi dice che la ripresa europea si deve a donne e immigrati. In sostanza noi maschi italiani non siamo altro che parassiti economici col pisello sempre di fuori…

In linea del tutto teorica, e al netto di Trilussa, per riportare questi parossismi alla giusta proporzione delle cose, servirebbero dati e numeri. Cosa difficile, un po’ perché quelli disponibili sono piuttosto datati, un po’ perché quelli più recenti vengono letti secondo una prospettiva ben precisa, quella “alla moda”, complici anche coloro che si trovano ad esporli. Dopo esserci persi sulla pagina “statistiche” del sito del Ministero della Giustizia, oggettivamente non compulsabile, siamo finiti sulla pagina dedicata alla “Violenza” del sito dell’ISTAT. Lì il contributo più recente è datato 28 marzo 2017, giorno in cui si è svolto a Roma un evento dal titolo originalissimo: “La violenza sulle donne”. Destino vuole che le slide del convegno siano visualizzabili e scaricabili.

Vi si trova un po’ di tutto, in quelle slide. Soprattutto statistiche, che vengono diversamente incrociate e interpretate. In alcune di esse è presente l’elemento-chiave per la reale comprensione dei fenomeni del presente: le “serie storiche”. Perché, a meno di non avere scopi manipolatori o propagandistici, i fenomeni vanno sempre contestualizzati per poterli inquadrare correttamente. Ed è così che si scopre che l’urgenza assoluta dei “femminicidi”, qualunque sia il significato di questo termine, in realtà urgenza non è. Basta vedere la serie storica delle donne vittime di omicidio per 100 mila abitanti dal 1864 al 2000 (presentazione di Barbagli e Minello, “Gli omicidi delle donne: racconti di relazioni violente”):

donne vittime di omicidio storico

I “buchi” nella rappresentazione grafica indicano una mancanza di dati. Il picco dopo gli anni ’40 ha a che fare chiaramente con gli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale. Ma di fatto il trend storico è di calo netto e costante. Certo, si dirà, lì in mezzo non sono tutti “femminicidi”, ovvero uccisioni di “donne in quanto tali” (questa è la ratio del termine, ed è palesemente priva di senso sul piano concettuale, oltre che non pienamente accettata da tutti quelli che usano il termine stesso), in ogni caso il dato di fatto è uno: le donne morte ammazzate sono sempre meno. Benissimo! E gli uomini? Ecco qua (stessa presentazione):

barbagliminelloroma2017fin-170329134744.jpg

La “forbice” presa in considerazione non è ampia come per la statistica precedente, ma è comunque sufficiente. Puntando la lente d’ingrandimento sul range 2002/2016 e mettendoci anche i maschietti si scopre che: 1) gli omicidi delle donne, in termini assoluti (anche se il grafico a destra suggerisce una lettura diversa…), sono davvero in netto calo; 2) gli omicidi di uomini (in blu) sono comunque immensamente di più degli omicidi delle donne. Notevole vero? Però in merito non c’è alcuna emergenza. E sarebbe interessante integrare questo grafico con il dato di donne e uomini in stato di povertà assoluta a seguito di una separazione. Certo non si tratta di morte biologica, ma è indubbio che essere un senzatetto o un clochard è una forma di morte vivente… E in quello gli uomini sono pressoché irraggiungibili sul piano statistico. Ma di questo ahinoi non si parla.

Per quanto possa interessare, il trend in calo degli omicidi di uomini e donne è un fenomeno globale (presentazione di Me, “The killing of women in the context of global homicides”):

donne vittime di omicidio storico internazionale

Se da queste statistiche si traggono dati specifici sul contesto entro il quale gli omicidi avvengono, si ha come esito, in ottica globale e italiana, un dato ben noto: gran parte degli uomini vengono uccisi in un contesto generico, mentre le donne vengono uccise in gran parte in un contesto familiare o intimo. Lo stesso in cui maturano gli stati di assoluta povertà, ovvero di “morte vivente”, che però sembrano appannaggio esclusivo degli uomini (quest’ultimo dato ovviamente non è presente nel grafico).

rapporto omicidi

Arrivati a questo punto si può già concludere, in termini generali, ed escludendo dal novero delle categorie quella di “femminicidio”, almeno finché non le verrà data una connotazione fondata e ragionevole, che la situazione non è così tragica: gli omicidi sono in calo, per uomini e donne. I primi vengono ammazzati più delle seconde, però. E queste trovano la morte soprattutto nell’ambito delle relazioni familiari. Un legislatore, criminologo o sociologo di pura estrazione italiana come inquadrerebbe questo fatto? Nel modo più automatico e semplice: tolleranza zero verso chi fa violenza alle donne in ambito familiare (cfr. Ministro Orlando, tra gli altri…). Quindi il mutamento radicale del vissuto e del valore della famiglia, fatto culturale, sociologico e antropologico, viene ridotto a mera questione di ordine pubblico. Non più persone, non importa se maschi o femmine, educate al valore delle relazioni umane e affettive, al concetto stesso di famiglia (una realtà che è stata troppo fastidiosa, per troppo tempo), e una legislazione familiare equilibrata (come ci chiede l’Europa), ma semplicemente: più uomini alla sbarra o in galera.

Nel convegno non ci sono dati specifici sul fenomeno degli stupri, che vengono associati al più generico dato della violenza sulle donne. Solo in una slide la relatrice (M.G. Muratore), dopo una serie di distinguo ammette a malincuore che gli stupri tra il 2006 e il 2014 sono calati (dal 2,8 al 2% nell’ambito della coppia, e dal 9 al 7,7% da parte di uomini non partner). Non è improprio pensare, anche sulla base di questo, che, reperendo una serie storica, quel fenomeno sia ugualmente in calo, come tutto il resto, nonostante le strombazzate e gli scampanii dei media. Un dato interessante che si reperisce, invece, sono i reati che statisticamente portano alla violenza sulle donne e allo stupro (presentazione di Misiti, “Conseguenze e strategia di uscita dalla violenza“):

reati connessi alla violenza

Ehi, ma non manca qualcosa? Sì, in effetti c’è un grande assente: l’articolo 612 bis del Codice Penale, il nostro amico (si fa per dire) “anti-stalking”! Ma i media non dicono costantemente che lo stalking è il veicolo principale che conduce alla violenza e allo stupro delle donne? Sì sì, la narrazione è questa. Ma è fasulla. Come abbiamo avuto modo di dire più volte, con il supporto di statistiche nazionali e internazionali, molto raramente lo stalker passa ad azioni violente. In quanto innamorato di un amore psicotico della sua vittima, e in quanto convinto di essere corrisposto, tutto vuole tranne che farle del male, e ancor meno sopprimerla. Certo capita che vi sia una perdita di controllo che finisce nel peggiore dei modi, ma su proporzioni statisticamente irrilevanti. Che ai media piaccia o no, è così. E il convegno ISTAT lo conferma.

Naturalmente in quello stesso convegno lo stalking considerato nello specifico non poteva mancare. Ed essendo la materia più abusata, strumentalizzata e manipolata che ci sia, anche i dati presentati non potevano fare eccezione. A presentarli è la ricercatrice Anna Costanza Baldry, affiancata dalle due curatrici (Muratore e Capobianchi) delle uniche cifre ad oggi reperibili in Italia per il fenomeno, ossia la statistica ISTAT datata 2014, reperibile in tavole excel a questa pagina. Sono dati che questo blog ha commentato già tempo fa, basandosi proprio sulle tavole scaricate dal sito dell’Istituto e dunque, si presume, ufficiali. Dopo aver fatto la solita disamina, più o meno corretta, del fenomeno stalking, con la dovuta omissione del fenomeno delle false vittime e delle false accuse (ci mancherebbe), ecco che si presenta al pubblico una bella tavola statistica:

stalking manipolati

Gli stalker italiani, dunque, sono tali perché tempestano di messaggi la ex o genericamente la propria vittima, oppure perché insistono per volerci uscire. Piccolo problema: i dati presentati sono tratti dalla “tavola 1” del file excel scaricabile dal sito ISTAT. Facciamo un banale screenshot:

statstalking

Ops! I dati sono diversi… Tanto per cominciare manca la colonna di dati identificata come “No”. Non è chiaro cosa significhi (il che è grave per un instituto di statistica…), ma possiamo pensare che si tratti delle donne che, all’interno del campione intervistato, hanno risposto che no, non sono mai state perseguitate per nessun motivo. Se di questo si tratta, dando un’occhiata ai numeri, la questione si chiude già lì. Se la nostra interpretazione è errata… be’, qualcuno ci spieghi per cosa sta quel “no”, e soprattutto perché quella colonna è stata omessa nel “prospetto” presentato al convegno del 28 marzo. Che però, manipolazione nella manipolazione, è comunque sbagliato, se non forse manomesso. Se infatti proviamo a ordinare i dati, come si è fatto nel prospetto presentato al convegno, in base alle donne perseguitate una volta o più di una volta, si hanno questi risultati:

statstalking2

Ops (di nuovo)! Al primo posto tra i tipi di atti persecutori non ci sono più le telefonate, eccetera, ma il tentativo di parlare (ovvero di instaurare un dialogo) con la donna, sebbene contro la sua volontà. Per qualcuno questo cambia poco, per noi cambia molto: la maggior parte dei presunti stalker italiani, già si sa, sono uomini che si spendono per non mandare all’aria progetti di vita (e anche forse per non finire tra gli homeless…), e verso i quali le donne oppongono muri assoluti e irriducibili. Un modo diverso di concepire i rapporti umani, affettivi, di coppia, e si torni a questo proposito un attimo indietro in questo articolo, là dove si parla di un necessario ripensamento e recupero dei valori umani, relazioni e familiari…

Che cambi poco o molto, quella operata al convegno di Roma è una falsificazione dei dati, nel peggiore dei casi. Nel migliore, una contraddizione tra dati che si presumono ufficiali, fenomeno in cui un istituto di statistica non dovrebbe incorrere, se vuole evitare l’accusa di essere fazioso. Ci è venuto il sospetto che si tratti di dati sottoposti a un aggiornamento, ma la data in testata alla slide del convegno riporta l’anno 2014, dunque non è questo il problema. Il problema è e resta il circolo vizioso di cui si è parlato all’inizio, dell’inquinamento operato dai media e dai politicanti che si mettono su a vicenda, più altri soggetti (centri anti-violenza, lobbies, movimenti vari) di cui non possiamo parlare in questo articolo, già fin troppo lungo. Tutti raggrumati in una poltiglia che porta la visione generale verso un vicolo cieco dove la realtà oggettiva delle cose, distorta alla sua base, viene rappresentata come verità indiscutibile. Una bugia ripetuta molte volte alla fine diventa verità, diceva quello là.

5 commenti

  1. Analisi puntuale, perfetta, che riporta il fenomeno nelle sue vere e giuste dimensioni. Ma sappiamo che in questo periodo storico e politico ai più serve, fa comodo il jihad femminista. Genera un volume di affari non indifferente (finanziamenti con denaro pubblico a cascata per le Onlus che sono nate come i funghi) e a sua volta produce un bacino elettorale non indifferente.

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  2. Minchia pensavo di essere l’unico sociopatico a pensarla come voi… non sapete quante discussioni con amici e amiche, ex fidanzate, a fare la figura della “bestia”, di quello che giustifica le violenze o che vuole minimizzare il problema… grazie!! Sapere di non essere da soli in una battaglia ideologica ti fa sentire meglio!

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      1. Guarda… io stavo con una che mi menava ogni volta il cervello le dicesse che io lo meritassi… per inciso… mai tradita una volta, mai mancatole di rispetto in pubblico una volta, una sola mi sono difeso (cazzo mi stava facendo un male cane con un dito in un occhio che me lo stava per cavare) e l’ho morsa alla mano con la quale stava esagerando. Io zitto, sempre. Poi mi molla, per un altro… sto da cani, distrutto (la amavo forse davvero troppo), in un baratro… partono gli insulti (troppi, lo ammetto, troppo cattivi, lo ammetto, l’ho ammesso e ho pure chieto scusa, pur continuando tuttora a vergognarmene) via messaggio… bon… il mostro ero diventato io, colui di cui aver paura, quello da denunciare… vaaaabe’!

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