“Vi mangerei per potervi vomitare”

Beppe Grillo sull'Etna, comizio a 2000 metriIntitoliamo questo pezzo citando la raccapricciante frase indirizzata da Beppe Grillo ai giornalisti che qualche giorno fa lo circondavano tempestandolo di domande. Non perché vogliamo parlare di politica spicciola, non è l’obiettivo di questo blog, ma perché la frase, per quanto rivoltante e violenta, da un certo punto di vista potrebbe anche avere un suo fondamento. Sì, perché tutti noi, sia chi ha la fortuna di fare “studi alti” sia chi no, sviluppiamo un’idea molto romantica e ingenua dei media: chi li vive come i “cani da guardia della democrazia”, chi uno strumento irrinunciabile per essere al corrente di ciò che avviene nel mondo. Due approcci che, a ben guardare, rischiano di essere del tutto fuorvianti. I media infatti sembrano non voler essere nient’altro che uno strumento desideroso di fare in un colpo solo profitti e orientare il sentire dell’opinione pubblica.

La materia che è di nostro interesse ne è una prova evidente. Intendiamo qui non tanto il discorso specifico sullo stalking, ma l’approccio generale alla notiziabilità di determinati fatti. Lo schema è sempre lo stesso: massima visibilità a notizie dove la donna rappresenta il bene e l’uomo rappresenta il male, minima visibilità ai casi opposti, che pure hanno una frequenza analoga. Si tratta di uno schema che scatta automaticamente, anche a prezzo di forzature che talvolta rasentano il limite del ridicolo, quando non lo superano tranquillamente.

cc83b80b781af6ab16f97a77ad18cd1d.5Ad esempio oggi la sezione “Cronaca” del Corriere della sera riporta la notizia di due presunti stupri. Nel primo caso, una ventenne spagnola, in Italia con il progetto “Erasmus”, durante una serata in discoteca a suon di drink, conosce due uomini e, per sua stessa ammissione, si apparta con entrambi. Appetiti e disinvoltura notevoli per una ventenne, senza dubbio… Al mattino torna a casa scarmigliata e con le parti intime doloranti, il che forse è piuttosto comprensibile. Su suggerimento degli amici che convivono con lei, si fa visitare all’ospedale, dove viene rilevata una situazione che “non escluderebbe” la violenza sessuale. Viene da chiedersi i sanitari come possano distinguere condizioni da rapporto consenziente, magari multiplo, magari con più uomini, da condizioni conseguenti a una violenza sessuale, ma certe domande è meglio non farle… Intanto lei non è in grado di descrivere i due bruti con cui aveva deciso di appartarsi.

Una storia che fa acqua da più parti, indubbiamente. Eppure merita il titolone “Rimini: studentessa spagnola in Erasmus denuncia violenza sessuale”. Anche il Corriere, sempre molto schierato su queste vicende, ci va prudente. Il titolone c’è, ma non ci si sbilancia troppo. Di fatto la storia è deboluccia, e per corroborarla in termini concettuali (“l’uomo è il male”), nell’ultimo paragrafetto dell’articolo si dà conto a buon peso di un’altra denuncia per una presunta violenza sessuale avvenuta dall’altra parte d’Italia, a Firenze. Qui una ragazzina di diciassette anni va in un locale, verrebbe trascinata dentro uno sgabuzzino e abusata da un immigrato dell’est, che poi si allontana. Anche in questo paragrafetto è tutto un florilegio di condizionali. Come che sia, con le due storie il Corriere ha timbrato il cartellino quotidiano: notizie date in modo fazioso, e ugualmente evidenziate in modo fazioso, che piacciono tanto e attirano click, e influenza effettiva dell’opinione pubblica sul solito paradigma.

pronto_soccorso_nuovo_ospedale_01E se per caso capita che quel paradigma si inverta, ovvero che sia la donna il male e l’uomo il bene, l’una il carnefice e l’altro la vittima, la notizia non si dà. Oppure la si lascia a media locali, di zona, o di quartiere, il che è poi la stessa cosa. E così bisogna andare nientemeno che su www.newsbiella.it per trovare una delle tantissime notizie dove una donna avanza false accuse di molestie contro un uomo, viene sgamata (vivaddio) e contro-denunciata per calunnia e simulazione di reato. E’ piuttosto facile immaginare cosa accadrebbe se tutti i tanti casi di false accuse e reati simulati venissero resi noti sui media mainstream. Storie zeppe di contraddizioni e verbi al condizionale come le due raccontate dal Corriere non troverebbero spazio alcuno. E se lo trovassero, il quotidiano perderebbe ogni autorevolezza, e con essa la capacità di influenzare i suoi lettori in una direzione precisa. Dunque perderebbe audience e profitti.

Sono queste bieche tattiche di comunicazione che inducono anche il più moderato degli individui a considerare non priva di senso la sparata di Beppe Grillo. Basta un po’ di senso critico e una minima capacità di reperimento delle notizie, e tutto il panorama dell’informazione riesce ad avere subito un potente effetto emetico.

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