Se lo stalker è donna, l’assoluzione è certa

MILANO_20110529_CORSERA_22_0-0032Una storia come tante. Unica variante, qui, è che l’impulso sentimentale è di tipo omosessuale. Non cambia molto, in realtà: l’amore è amore. E dunque c’è una professoressa che s invaghisce della mamma di un suo allievo e la corteggia, senza svelare la sua identità. La destinataria dei corteggiamenti, sebbene probabilmente sposata, gioca col suo spasimante segreto, “fosse anche solo per curiosità”, dice l’articolo. Perché naturalmente le donne non sono inclini al tradimento, per carità, sono solo “curiose”. Il patatrac accade quando la mamma scopre che non è un uomo a corteggiarla, bensì una donna. Per di più la professoressa del figlio.

Non avendo le stesse inclinazioni di quest’ultima, respinge le avance. La professoressa però è proprio innamorata e non demorde. Come capita a tanti maschietti, le sue espressioni d’amore vengono prese per molestie e l’insegnante viene denunciata per stalking. Stando alla descrizione delle emozioni tormentose della presunta vittima, effettivamente i termini c’erano tutti. “Me la ritrovavo al supermercato, al ristorante, per strada in auto. Ho paura di uscire di casa e incontrarla”, dichiara in tribunale, snocciolando il repertorio classico della vittima di stalking, vera o meno che sia. La professoressa si difende in modo classico: “non volevo molestarla, ma solo esprimerle il mio amore”.

arresto-donnaIn situazioni analoghe, ma con un uomo come accusato, si fila dritti dritti a giudizio, e con buona probabilità si viene condannati. In questo caso no: è il Pubblico Ministero stesso a chiedere l’assoluzione dell’imputata. Chissà perché. Forse perché lo stalking di una donna a danno di un’altra donna è meno grave, è più “leggero”, fa quasi sorridere? O forse perché ormai è automatico usare, in ogni sede possibile, due pesi e due misure a seconda del genere di appartenenza dell’imputato?

La risposta è ovvia. Ed è leggibile nel modo con cui l’articolo affronta il caso. Viene raccontato con toni brillanti, divertiti, con tanto di citazione, declinata in modo spiritoso, da Dante Alighieri. Come a dire: dai, ragazzi, non è stalking, è una scaramuccia tra due donne, fa quasi tenerezza. Ora si prenda un articolo in cui si parla della stessa situazione ma con un maschio sotto accusa (ce ne sono a centinaia reperibili in rete), e si confrontino i toni dei due articoli. L’esito anche in questo caso è scontato: se l’accusato è maschio, non solo è colpevoe, ma è tendenzialmente un mostro e potenzialmente un femminicida fermato in tempo.

Così è. Rassegnatevi.

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