Le parole sono importanti: gli “stupri” delle star

nannimorettiSi è già detto e commentato moltissimo riguardo alla vicenda delle attrici che, dopo vent’anni di ribalta, hanno denunciato di aver subito violenza sessuale o di essere state stuprate dal noto produttore cinematografico Harvey Weinstein. Questi avrebbe abusato di loro come condizione per garantire loro lavoro, successo, ricchi premi e cotillon, e quant’altro un produttore cinematografico possa offrire.

La situazione si presta a moltissime ironie, che in effetti nella comunicazione mediatica, per lo meno in rete, stanno prendendo il sopravvento, al netto di aree circoscritte di informazione che insistono sul piagnisteo del significato “sociale” di quella denuncia, richiamando le molte donne “normali” che si trovano nelle stesse condizioni, magari per un lavoro qualunque. Sicuramente denunciare la cosa dopo vent’anni passati a sfruttare le opportunità fornite da Weinstein rende le denuncianti credibili come le lauree di Renzo Bossi, e già così la porta per i sarcasmi è spalancata. Ma non è la vicenda in sé che ci interessa.

Asia-ArgentoA interessarci è la strategia linguistica e mediatica con cui le denuncianti e i media al seguito stanno diffondendo la notizia. Ovunque si parla appunto di violenza sessuale o di stupro. Andando poi a vedere i resoconti di dettaglio, si nota che così non è: nessuna è stata presa con la forza, contro la sua volontà. Tutte sono state messe di fronte a una scelta: assecondare le pulsioni del produttore e fare carriera, rifiutarsi e non fare carriera. Cose che capitano, nel mondo del cinema come nel mondo “normale”. Qualcuna ha scelto in un modo, altre in un altro. Chi ha accettato, alla fine ha ceduto del proprio in cambio di altro. Qualcuna, tra cui la nostrana Asia Argento, addirittura intessendo una relazione con l’uomo, successivamente.

Nonostante tutte si definiscano “violentate”, “stuprate”, eccetera, è davvero difficile, anche in termini pratici, riscontrare i termini di uno stupro. La stessa Argento sostiene di essere stata costretta a subire un rapporto orale, cosa tecnicamente abbastanza complessa senza un minimo di collaborazione da parte della “vittima”. Insomma il quadro che emerge sembra più che altro quello del classico uomo sudicio in posizione di potere che ricatta o abusa della sua posizione predominante per ottenere favori sessuali: ci stai, ti porto in alto; non ci stai, sparisci dal giro. Questione di scelte. Infame porre alternative del genere, non c’è dubbio, ma di fatto non si hanno notizie di atti fisicamente violenti dell’uomo, per costringere le malcapitate a far sesso. Ovvero non si tratta di stupro, violenza carnale, violenza sessuale. Le denuncianti sono state ricattate, non altro. E molte di loro hanno volontariamente ceduto al ricatto, e avrebbero potuto sottrarsi. Siamo certi che, con l’offerta a disposizione, Weinstein se ne sarebbe tranquillamente stato, senza disperarsi.

man-791440_1280Le parole sono importanti, diceva Moretti in “Palombella rossa”, schiaffeggiando una donna (guarda caso) che le usava in modo improprio. Oggi quel tipo di manrovesci dovrebbero fioccare ugualmente in questa smania isterica di voler parlare di stupro ad ogni costo, anche contro la realtà dei fatti e contro la logica. Sono forzature terminologiche e concettuali atte a orientare l’opinione pubblica verso un senso di allarme che, di fatto, non c’è. E se c’è, non è diverso dall’ordinario trend di determinati fenomeni.

Insomma, se ricevo uno schiaffo, subisco una lesione, un’aggressione. Non posso fare denuncia per rapina a mano armata, e nemmeno parlare o descrivere il fatto come una rapina a mano armata. Se subisco un ricatto, devo parlare di ricatto, non di stupro. Allo stesso modo, se un o una ex insiste per cercare di tornare assieme o per parlare e chiarire i motivi della rottura, al massimo ho a che fare con un o una disperato/a per lo sconvolgimento dei suoi sentimenti, o con un/una rompiscatole, non con uno/una stalker. Il meccanismo falsante è lo stesso. Usa male le parole. E le parole sono importanti.

Un commento

  1. Nanni Moretti schiaffeggiò una donna GIORNALISTA, tanto per dire. Che manipolava le parole e il senso dei discorsi.
    E Asia Argento era la figlia 13enne di ‘Michele Apicella’ (alter ego di Moretti, non il canzoniere di mr. B.)
    Strani gli scherzi del destino vero?

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