False accuse di stalking: lo sfracello sulla pelle dei bambini

cropped-cropped-sbk6ejajxcfsuf-mxh8ky9zptrqmbwvro-iqcwkf4dolozfvr1rsq6yp7vtpiqmvse8clar0egyhcfatyeydqwtlyotsiq.jpgUn uomo, divorziato, e la sua nuova compagna capiscono tutto: la legge anti-stalking, il modo con cui viene gestita e la distrazione degli apparati, sono un’arma formidabile, se debitamente manipolata, contro chi si vuole danneggiare in modo particolarmente grave. Quasi un invito all’abuso. L’obiettivo del loro astio è Annamaria, l’ex moglie di lui. Così la denunciano una decina di volte ciascuno per atti persecutori, inventando pedinamenti mai avvenuti, producendo prove false, e tutto quanto l’armamentario tipico cui l’articolo 612 bis del Codice Penale lascia libero accesso.

A seguito dell’azione dell’ex marito e della sua nuova compagna, Annamaria vive momenti terrificanti. Gli apparati di giustizia, troppo oberati per verificare la fondatezza delle accuse, nel timore che si tratti davvero di una stalker, come prima cosa viene convocata dai Carabinieri, che le tolgono i figli (7, 8 e 11 anni), senza darle alcuna spiegazione di merito. Due subiscono il trauma del trasferimento in comunità protetta, uno viene affidato all’ex marito. Da quel momento, e per tre anni, li potrà vedere una volta alla settimana e alla presenza di un assistente sociale.

3141suicidio_per_amore_fiumicinoNon è finita: pochi mesi dopo viene arrestata per atti persecutori, e si becca 21 giorni ai domiciliari, come una qualunque criminale. Lo sfracello della sua vita, però, fortunatamente si interrompe non perché il sistema abbia in sé gli anticorpi strutturali contro eventi abusivi come quello che sta subendo, ma semplicemente perché il suo percorso di vita viene incrociato da un Pubblico Ministero coscienzioso, che analizza bene le carte, e rileva una gran quantità di contraddizioni nelle accuse mosse ad Annamaria. Che così da accusata si trasforma in parte danneggiata. Ma per poter riavere i figli dovrà aspettare la fine del procedimento civile, prevista per il gennaio 2018.

Tutto è bene ciò che finisce bene? Sì, certo, in questo caso sì. Ma, appunto, è un caso, ossia è fortuito. Tra le tante situazioni anomale e abusive che abbiamo registrato nel tempo questa è forse la peggiore, perché a pagare il prezzo delle false accuse sono stati anche dei bambini, con traumi che si sono aggiunti a quelli della separazione dei genitori, e che si porteranno dietro per sempre. Dunque finisce bene, ma molto relativamente. Rimane alla base un duplice problema: l’ex marito e la sua nuova compagna hanno fatto passare l’inferno ad Annamaria con una semplicità che non dovrebbe essere consentita in uno Stato di Diritto. E il peggio che ora dovranno passare sarà una blanda condanna per calunnia e simulazione di reato.

Tutto ciò è accaduto davvero, a Torino. Annamaria, durante un’intervista:

Di chi è la colpa?
«Di qualcuno certamente, a cominciare dagli assistenti sociali e da chi avrebbe dovuto, all’epoca dei fatti, indagare con più attenzione e meticolosità».

Durante il processo è emerso che un militare della stazione Carabinieri di Montanaro è indagato perché avrebbe passato, in virtù di un’amicizia, informazioni riservate alla Baro [la compagna dell’ex marito]. Cosa ne pensa?
«Penso che sia gravissimo. Dovrebbero tutelarti, invece scopri che possono tradire la fiducia dei cittadini anche persone che indossano una divisa».

Quanti sfracelli servono ancora perché questa anomalia venga definitivamente corretta?

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Un commento

  1. la meticolosità c’è stata in quanto l’indagato è donna e mamma, e l’ha scampata anche con strascichi che peseranno a lungo nella sua vita; se l’indagato è un uomo viene considerato colpevole a prescindere!

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