Da uomo a uomo, caro Presidente Grasso…

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Caro Presidente Grasso, non è un cittadino che scrive alla seconda carica dello Stato, ma un uomo che scrive a un uomo. Da uomo a uomo, appunto, come suggerisce il famoso hashtag della campagna a cui lei si è recentemente associato. Per questo, caro Pietro, mi permetto di passare al tu, e non me ne volere: il mio rispetto verso la carica che rivesti rimane comunque intatto.

Io e te, così come alcuni altri (non molti in realtà), abbiamo letto e conosciamo Machiavelli e tutti i preziosi consigli che dà agli uomini di potere. Io intuisco, e tu probabilmente conosci direttamente più di me, i meccanismi di acquisizione del consenso politico attraverso anche il corteggiamento delle varie holding che ruotano attorno alle istituzioni pubbliche. Ed entrambi, infine, sappiamo che le elezioni si stanno avvicinando a grandi passi, e il partito a cui tu fai diretto o indiretto riferimento è dato perdente. [Edit successivo: Pietro Grasso ne era così consapevole da essersi associato a un partito nuovo, di cui è stato riconosciuto leader, N.d.A.].

Se siamo entrambi in grado di confrontarci così, a carte scoperte, senza infingimenti, possiamo forse impostare un dialogo che in qualche misura possa da un lato avvicinare entrambi alla verità delle cose, dall’altro toglierti di dosso quella fastidiosa patina di uomo politico che furbescamente ammicca a uno stream comunicativo dominante, e dunque a una parte apparentemente importante e attiva dell’elettorato. Insomma, guardiamoci in faccia e scopriamoci liberamente.

Allora forse ammetterai che ciò a cui ti sei associato è una forzatura sotto tanti aspetti. A partire dal concetto stesso di “violenza di genere”. Da magistrato avrai avuto modo, in passato, di verificare che la violenza è violenza, ha un campo di applicazione a 360 gradi, e può essere declinata in maniera specifica solo quando agita su ispirazione di un’ideologia strutturata e riconoscibile. Il terrorismo fondamentalista è violenza religiosa; le persecuzioni naziste erano violenza razziale; le mostruosità europee in giro per il mondo erano violenza colonialista ispirata da un’ideologia di superiorità in confronto ai “selvaggi”, e così via. Credo sarebbe onesto da parte tua ammettere che la “violenza di genere” non ha alcun tipo di supporto ideale simile alle spalle. Nessuno ha teorizzato che le donne vadano brutalizzate e uccise “in quanto tali”, e chi lo fa non agisce sulla spinta di un’ideologia strutturata. Concorderai con me che questo sgombra subito il campo dal concetto di “femminicidio” e da quello correlato di “violenza di genere”.

Se ciò non bastasse, ci sono i dati. Sia quelli ufficiali a senso unico, commissionati dal Ministero delle Pari Opportunità all’ISTAT, sia quelli ugualmente ufficiali ma oggettivi e prodotti pur di fronte al rifiuto di qualsivoglia sostegno pubblico da centri studi privati. Integrandoli si ha un quadro chiaro di come la violenza sia appunto neutrale, esista contro le donne da parte degli uomini e contro gli uomini da parte delle donne in proporzioni del tutto confrontabili. Dunque, forse, invece di scusarti da parte di tutti gli uomini, la tua posizione dovrebbe suggerirti di auspicare pubblicamente un percorso di riconciliazione tra generi, un recupero culturale delle relazioni che estrometta la violenza così come il ricorso ai tribunali come strumento primario, quando non unico, di risoluzione delle controversie di coppia.

A questo processo di riconciliazione lo Stato, che tu rappresenti, dovrebbe dare contributi decisivi. Dando impulso a una narrazione diffusa diversa del vissuto individuale e di coppia; riequilibrando le politiche delle pari opportunità verso una vera parità e non una parità a senso unico; dando attuazione a leggi giuste e, forse proprio per questo, tradite (e mi riferisco in particolare alla 54/2006); ingaggiando una battaglia severissima contro le false accuse; dando reale applicazione all’Art.3 della Costituzione; ma soprattutto facendo piazza pulita di tutte le varie holding che girano attorno a una “questione femminile”, che in Italia esiste solo in quanto funzionale agli interessi di quegli stessi agglomerati di interesse.

Intendiamoci: un’attività del genere otterrebbe un riequilibrio della situazione, sotto vari aspetti, ma sarebbe potentemente impopolare. Ovvero, dal tuo punto di vista, avrebbe un’unica controindicazione: allontanerebbe il consenso elettorale, invece di avvicinarlo. Capisco benissimo, e tu sai benissimo, che il corto circuito sta lì: avere il merito, probabilmente non riconosciuto, di aver perseguito Giustizia, ma perdere ogni rilevanza politica, o mantenere seggio e potere a discapito della Giustizia? E’ il dilemma di ogni uomo politico, di ogni “Principe”, tornando al nostro amico Machiavelli. Quel dilemma che hai risolto nel modo più semplice, associandoti a una causa che, di fatto, non esiste. Per lo meno non nelle proporzioni né nei modi con cui viene narrata.

Eppure quella contraddizione andrà sciolta prima o poi. Chi oggi si trova dal lato sbagliato della narrazione sta accumulando sofferenze, frustrazioni, iniquità sulle proprie spalle. E prima o poi sarà in condizione di chiederne il conto, sotto il profilo culturale, elettorale o altro. E non è improbabile che lo farà in termini puramente revanscisti, come oggi il fronte femminile tende a fare verso quello maschile, in un circolo vizioso che non si spezzerà mai. Da qui la necessità di una chiamata alla riconciliazione da parte di cariche pubbliche come quella che rivesti tu, qualcosa di ben diverso dal posizionamento fazioso che hai finito per prendere.

Lasciami dire dunque, caro Pietro, che se proprio hai voglia di scusarti per qualcosa o per qualcuno, fallo per i minori non tutelati dallo Stato italiano per la non applicazione della legge 54/2006, per tutte le persone che muoiono o vengono gravemente ferite sul posto lavoro, per tutti i giovani a cui non viene data una vera prospettiva di crescita personale e collocazione professionale, per tutte le persone che trovano una sanità pubblica sempre più degradata venendo così sospinti verso quella privata, per i cittadini costretti in politiche energetiche e ambientali insensate, e così via, si potrebbe continuare all’infinito. Sarebbero scuse fondate, su tematiche trasversali per tutti, uomini e donne, ricchi e poveri, italiani e stranieri. Sono vere emergenze per cui una seconda carica dello Stato avrebbe buoni motivi per scusarsi.

Se poi proprio non puoi fare a meno di scusarti anche per qualcosa che riguardi le relazioni di genere, allora il mio consiglio è quello di farlo senza strabismi, elevandoti a un ruolo super-partes come la tua carica istituzionale richiederebbe, e a una posizione panoramica come la tua esperienza e il tuo livello culturale dovrebbero garantire. Vedrai che la situazione si risolve non rieducando una metà della luna, che si assume pregiudizialmente come ineducata, ma recuperando valori, reti protettive di carattere comunitario, principi strutturati che nulla hanno a che fare con il business, il trade, il consumo fine a se stesso, l’individualismo isolato, l’edonismo insaziabile.

Qualche giorno fa passeggiavo in città con mio figlio e mia moglie. Siamo passati davanti a uno degli ultimi fabbri della città, e il bambino mi ha chiesto cosa facesse quell’uomo. Gli ho spiegato che era uno dei pochi rimasti capaci di riparare oggetti di metallo. E che mestieri del genere stanno sparendo anche perché le persone preferiscono buttar via e ricomprare invece di riparare e continuare a utilizzare. E’ allora intervenuta mia moglie, dicendo al bambino che, purtroppo, oggi è così anche nelle relazioni affettive. Io ho confermato, pieno di una tristezza che il bambino ha palesemente percepito e assorbito.

Permettimi di dirtelo, da uomo a uomo, Pietro: non scusarti con le donne perché gli uomini sono violenti. Scusati con l’intera società per il fatto che una madre e un padre sono costretti a trasmettere a un figlio, ossia a un pezzo di futuro, constatazioni così misere, tristi e disincantate rispetto a un degrado che la tua generazione non è stata capace di arrestare. E che forse, quando investita di ruoli di magistrato o di uomo politico, addirittura potrebbe aver, volontariamente o meno, favorito.

Ciao e buon lavoro.

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Un commento

  1. Parliamo di uno che ha fatto carriera al posto di Caselli perché B. ha fatto una legge apposita per escludere quelli oltre i 66 anni dalla procura antimafia nazionale.
    E’ lo stesso che ha detto che darebbe un premio a B per l’antimafia, o qualcosa del genere. E che è fuggito da Formigli invece di accettare battaglia da Travaglio sul programma di Santoro.
    Eccolo qua, Grasso. Un pò meglio della Boldrini, ma non di tanto.

    Mi piace

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