Il calvario come ordinaria amministrazione

hqdefaultRicordo che, quando ero giovane, un buon numero di anni fa, i telegiornali nazionali riferivano con toni pieni di stupore e indignazione casi di errori giudiziari o di carcere ingiustamente subito, quando accadevano. I toni erano talmente sentiti che quell’impressione di gravissimo vilipendio della persona mi è rimasta dentro, molto nel profondo. Oggi che l’errore giudiziario e farsi un po’ di carcere senza alcun motivo pare diventata la normalità, ancora quella sensazione rimane a leggere determinate notizie. Sale una rabbia potentissima, che mi obbliga a buttare giù qualche riga, più che per informare, per trovare sfogo.

A Lanciano un uomo di 50 anni è stato agli arresti per un anno e nove mesi, parte dei quali in carcere. Giunto in rotta con la moglie, si è ritrovato accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie e sule figlie. Il Pubblico Ministero, una donna, “per evitare che la situazione degenerasse”, dice, a fronte delle accuse della moglie, l’ha preso e l’ha ingabbiato. Non c’era un referto medico che fosse uno a riprova della violenza sessuale, in sedici anni di matrimonio non una chiamata ai Carabinieri, non una segnalazione, niente. Che qualcosa in quelle denunce puzzasse, era evidente. Eppure l’uomo è finito in galera. Arrestato mentre era a lavorare, in fabbrica, davanti a tutti.

01-WEBE così era conosciuto: un uomo forse dai modi burberi, ma gran lavoratore, aperto, disponibile, hanno detto i testimoni. Uno dei tanti che si fa il mazzo per garantire alla famiglia il sostentamento, e che con cocciutaggine ha sostenuto fino all’ultimo, fino a prima dell’emissione della sentenza, la propria innocenza. Che alla fine è stata certificata con una sentenza di assoluzione. D’altra parte la moglie aveva in mano una manciata di testimonianze e basta. Con quelle ha ottenuto come prima cosa di allontanare l’uomo dalla casa familiare e dalla prole. Per un po’ di tempo ha ottenuto di infangarne l’onorabilità, e di obbligarlo a spese enormi per sostenere la disputa legale. Oltre a distruggerlo dal punto di vista morale. Per fortuna (di lui) poi i nodi sono venuti al pettine, e la Giustizia ha riconosciuto che si trattava di false accuse. Era già evidente fin dall’inizio probabilmente, ma tant’è…

Non c’è molto da dire di più. E’ la solita storia, con le solite false accuse, quelle più tradizionali di maltrattamenti e stupro. Altrove si usano gli atti persecutori, la violenza privata, le minacce o le molestie. Cambia poco, il copione è sempre lo stesso: una donna sporge denuncia e, “inquantodonna” ottiene di default che il procedimento vada avanti. L’essere accusato e uomo sovverte lo Stato di Diritto: rende colpevoli fino a prova contraria. Ora chissà se l’uomo denuncerà l’ex moglie per calunnia o chiederà risarcimento allo Stato per l’ingiusta detenzione. In ogni caso sono risorse pubbliche che verranno impegnate e, di fatto, sprecate. Uno spreco che non ci sarebbe stato se si fosse citizen_kane_splasharchiviata da subito un’accusa palesemente non sostenibile. Non c’è molto da dire se non chiedersi quando finirà questo andazzo e si tornerà nella situazione in cui un’ingiusta detenzione viene vissuta con indignazione dall’opinione pubblica?

Opinione pubblica… quella che “si forma” sui TG nazionali e sui media mainstream. Che questa notizia di Lanciano non la tratteranno nemmeno per errore, ci mancherebbe. Resterà confinata sul sito di informazione on-line “Il Centro”, specificamente dedicato alle news abruzzesi, mentre il grosso dell’informazione continuerà a masturbarsi allegramente sulla vicenda di Weinstein e dintorni.

 

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