Le donne killer e Lucifero

DORE-LUCIFER-1024x625Corsi e ricorsi… La luce sembra essere spesso la cifra che caratterizza le donne quando decidono di ammazzare gli uomini. Circa sette mesi fa ho dato conto di due eventi di cronaca: in uno una donna ammazzava il marito a colpi di abat-jour, per poi togliersi la vita. Nell’altra, quasi contemporanea, la Procura di Milano certificava, in una sentenza sicuramente storica, che un uomo doveva soccombere in un processo di separazione perché la sua ex era posseduta nientemeno che dal Maligno, e dunque scusabile per i suoi atti eccessivi. Nota a margine: la Chiesa ancora non si è pronunciata su questa sentenza rivoluzionaria.

Spulciando le notizie di un po’ di tempo fa mi sono imbattuto in questo fatto di cronaca. Una donna sopprime il marito fracassandogli il cranio con un… candelabro. E di nuovo emerge questo strano filo rosso: l’utilizzo di strumenti portatori di luce per uccidere maschi. Circostanze quasi buffe se si pensa che uno dei nomi del Demonio, la cui esistenza, è bene sottolinearlo di nuovo, è stata ufficialmente certificata dalla Procura di Milano, è proprio “Lucifero”, ovvero “portatore di luce”.

C_4_articolo_2114581_upiImageppAl di là delle facili ironie, il vero filo rosso che lega le due notizie è un altro. Nel caso dell’omicidio (maschicidio?) col candelabro così come in quello con l’abat-jour, leggendo i resoconti dei media si ha l’ennesima riprova di quanto sia incontrovertibile il concetto espresso dalla criminologa Chiara Camerani: “se è uomo ad essere violento ci si preoccupa della vittima femminile, se è la donna se ne cercano le cause“. E così nel caso dell’abat-jour la donna ne esce quasi come un angelo eutanasico, e nel caso del candelabro ci si appella a uno stato depressivo. Alibi e giustificazioni che hanno il suono di unghie su un vetro, e che soprattutto non valgono mai se l’autore di atti violenti o omicidi è un uomo.

Una narrazione strabica della realtà, che ha portato quelli femminili a essere omicidi “più omicidi” degli altri, con il conio di una parola specifica, “femminicidio”, che però invertendo il genere, inspiegabilmente, non è ammessa. O forse una spiegazione c’è?

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