Il pericolo dei limoni che ormai hanno solo ossa

11361396 - parents share child.Nel corso dell’esistenza di questo blog ho dovuto affrontare due dati di fatto, tra i tanti, che mi hanno condizionato nelle ricerche e nella scrittura. Il primo riguarda la realtà degli uomini separati o divorziati e con prole. Il secondo riguarda la ricerca delle cause alla base delle situazioni più critiche, talvolta tragiche, restituite dalla cronaca quotidiana. Nel primo caso mi sono imbattuto in voragini di sofferenza e frustrazione profondissime, oltre a un’affettività paterna travolgente. Nel secondo caso mi sono trovato davanti ad accuse di voler giustificare atti estremi o criminali. Quando questi due elementi si incontrano diventa ancora più difficile ragionare, sia per chi scrive che per chi legge. Per questo, in premessa, è bene ribadire che non intendo giustificare alcun atto violento o contro la legge. Il mio interesse è inquadrare correttamente il contesto entro il quale certi atti maturano. Perché sì, i raptus capitano, senza dubbio. Ma il più delle volte al gesto estremo si viene sospinti dal sistema.

Ed è così che, dopo essermi fatto una cultura sulle rivoltanti iniquità perpetrate a danno dei padri separati, mi imbatto in una pagina Facebook che ne riunisce un gran numero. Lì si scambiano pareri, confrontano le situazioni, condividono addirittura annunci di lavoro. Molte volte capita che la pagina diventi un luogo dove sfogarsi e cercare solidarietà. Ed è così che mi imbatto nel post di un uomo che dalla foto deve avere cinquant’anni circa. Le sue parole sono dirompenti. Come premessa non chiede commenti consolatori.

Di spalle su cui piangere c’è ne sono già tante attorno a noi. Quello che serve sono idee per sopprimere dalla faccia della terra questo sistema.

donnericche-696x4641-300x200Poi descrive la sua situazione: due figli maggiorenni che lavorano. Un figlio minorenne che va ancora a scuola. L’ex moglie fa lavoretti in nero e convive con un’altra donna. Lui si è risposato. Per sentenza deve versare alla ex 10.000 euro all’anno per il mantenimento dei figli. Ma di recente ha avuto una catastrofe commerciale, e il suo reddito attuale ammonta a 5.400 euro all’anno. Ha fatto ricorso in tribunale e ha vinto, ottenendo però una riduzione del mantenimento annuale di appena 1.200 euro. Poco perché lui si è risposato, dunque la nuova compagna può sostenerlo, ma anche perché la convivente della moglie, ha detto il tribunale, non c’entra con il sostentamento della famiglia, e dunque resta bisognosa di risorse per il sostentamento dei figli.

Una situazione nettamente sbilanciata. Troppo. Anche perché secondo il tribunale, dice l’uomo,

io ho altre entrate non documentate, e nello stesso tempo è stato rifiutato un accertamento patrimoniale sulla mia ex moglie chiesto dal mio avvocato, perché giudicato inutile ai fini della controversia.

In sostanza se lui arrotonda in nero, la cosa conta. Se è lei a farlo, si può soprassedere. Intanto l’uomo ha sempre avuto avvocati d’ufficio, non potendosene pagare uno. Uno sbilancio oggettivamente iniquo, tanto che tra i molti tentativi fatti per limitare i danni, l’uomo ha anche denunciato la donna per estorsione, ma niente da fare, il sistema sembra davvero impostato per dargli contro in quanto uomo, mentre cerca di affrontare una ex moglie che

ormai ha un unico obbiettivo: vedermi fare una cazzata prima o poi, continuando a spremere un limone che ormai ha solo ossa.

stalking-su-uomoE in effetti alle ossa pare arrivata se, come dice l’uomo, ora sta solo attendendo di fargli pignorare le quote di proprietà ereditate dalla recente morte del padre. Perché anche su quelle, in effetti, a norma di legge e di sentenza, potrebbe davvero mettere le mani. Ed è di fronte a questa prospettiva che lo scenario cambia. Lo sfogo dell’uomo prende altre fattezze, e ci si rende conto di essere davanti al tipico contesto che potrebbe preludere e rendere comprensibile (non giustificabile) un tale livello di frustrazione e disperazione da indurre ad atti estremi.

Sarò costretto a farmi giustizia da solo.

dice l’uomo, davanti all’ipotesi che l’ex moglie metta le mani anche sull’eredità del genitore scomparso. Dopo di che il discorso tracima:

Queste bastarde sono tutelate dal sistema. Ed io preferisco vivere anche in 16 mq di una stanza chiusa e con le grate, che continuare a nascondermi dagli ufficiali giudiziari, dalle banche e dallo Stato, che tutti giorni mi cercano e chiedono soldi che io non ho.

5-il_triumpho_della_divina_giustizia_-_statut_de_la_justice_divine_c_drNon sappiamo cosa l’uomo farà, e ci auguriamo che tenga la testa a posto. Ci limitiamo a chiederci se il problema siano “queste bastarde”, il sistema che le favorisce o che addirittura le crea, o se è un combinato disposto di entrambe le cose. Qualunque sia la risposta, c’è a mio avviso un carico di tragedia nella dignità perduta di questo uomo, che preferirebbe il carcere all’umiliazione dei debiti, pari a quello di un atto estremo e grave che da quella dissipazione sociale prende l’avvio. E’ un’operazione a somma zero, dove una tragedia attuale pone le condizioni per una possibile tragedia futura. Dando un esito che è il nulla per entrambe le parti in causa.

Forse è da queste condizioni di contesto, più che da facili e impropri neologismi acchiappaconsenso, che il sistema dovrebbe partire per garantire una giustizia equa, rapporti di genere equilibrati e un’evoluzione civile produttiva di felicità diffusa. E se il sistema fatica ad arrivarci, gli stessi protagonisti delle vicende dovrebbero farglielo capire. A gran voce.

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