La “bolla carnale”: quando è il mercato a creare la domanda

logofraNella mia incessante ricerca di dati sullo stalking e ciò che gli ruota attorno (violenza di genere e affini), mi sono imbattuto in una recente ricerca della F.R.A. – Fundamental Rights Agency, un organismo di ricerca dell’Unione Europea. Tra le sue raccolte dati ho trovato un interessante e recente report riguardante la violenza contro le donne. Si tratta di un’indagine svolta sulla base di un questionario sottoposto a più di 40.000 donne distribuite nei 28 paesi dell’UE.

Soprassiedo, sebbene a fatica, sui ragionamenti relativi alla rappresentatività del campione, e accetto la presunzione che 42.000 donne intervistate siano rappresentative dei 257 milioni di donne che vivono in Europa. Soprassiedo anche sul commento ai dati fatto dall’Agenzia europea, tutto improntato a una pressione politica affinché tutti i membri dell’Unione si decidano a ratificare, perché ad oggi i più consapevoli se ne guardano bene, quell’aberrazione della Convenzione di Istanbul (di cui parleremo in futuro). Ciò che mi interessa guardare sono i risultati a cui questa ricerca perviene. Importanti perché permettono un confronto chiaro delle situazioni diverse presenti nei paesi membri dell’UE. E guardando il raffronto si scopre che…

Pagine da fra-2014-vaw-survey-at-a-glance-oct14_it_Pagina_1

… l’Italia in ambito europeo è pallida pallida per quanto riguarda fatti di violenza fisica o sessuale perpetrata a danno di donne dai 15 anni in su da parte di ex partner o altre persone. Ordinando i dati dal più piccolo al più grande scopriamo che il nostro paese è ventesimo su ventotto paesi per questo orribile fenomeno, se si tratta di partner o ex partner, e diciassettesimo su ventotto se si tratta di estranei.

L’aspetto pallido pallido non cambia se dalla violenza fisica e sessuale si passa a considerare quella psicologica:

Pagine da fra-2014-vaw-survey-at-a-glance-oct14_it-2

Purtroppo questa volta la mappa non è accompagnata da numeri. E lo stesso vale per il dato relativo ai comportamenti persecutori, dove però la nostra amata penisola acquisisce un poco più di colore:

Pagine da fra-2014-vaw-survey-at-a-glance-oct14_it-3

Non stupisce: che gli atti persecutori (stalking) siano di gran moda da noi questo blog lo sostiene da tempo, argomentandone ampiamente la ragione. In ogni caso, anche su questo parametro restiamo palliducci e fanalino di coda in ambito europeo. E la solfa non cambia se guardiamo la misura comparata della diffusione delle molestie sessuali, dove siamo sedicesimi su ventotto, e sotto la media europea:

Pagine da fra-2014-vaw-survey-at-a-glance-oct14_it-4

Insomma se è sorprendente che la Danimarca non sia un paese per donne, ugualmente sorprendente è che l’Italia tutto sommato non sia, in ambito europeo, quel disastro che i media raccontano ogni giorno. E’ chiaro che il quadro perfetto sarebbe quello di un’Europa a parametro zero su tutti gli indicatori per tutti i paesi, ma al di là delle utopie non si può non prendere atto che il nostro paese sia sostanzialmente sicuro per una donna, se comparato ad altre realtà nazionali. Eppure, alla fine della ricerca della Fundamental Rights Agency salta fuori un dato che oggettivamente proprio non torna.

Pagine da fra-2014-vaw-survey-at-a-glance-oct14_it-5

Chiesto alle intervistate qual è la loro percezione della frequenza della violenza nel loro paese, si ha come esito che l’Italia è al quarto posto. Cioè, sebbene il nostro paese sia sostanzialmente sicuro per una donna (o, cambiando prospettiva, tra i meno pericolosi), le femmine nostrane sono convinte che la violenza di genere sia molto comune o abbastanza comune. In altre parole: la percezione diffusa sta all’opposto dei dati di fatto. Come mai?

Senza titolo-1La spiegazione è semplice. L’Italia, come denuncia da tempo questo blog, è uno dei paesi dove il battage ossessivo sulle donne in pericolo è più presente, quasi a livelli parossistici. Ogni fatto di cronaca che veda vittima una donna viene pompato all’inverosimile, mentre se la vittima è un uomo la notizia non si dà, o la si relega in ambito locale. Media, istituzioni e apparati sono tutti schierati, a nervi completamente scoperti, sulla “questione femminile”, e l’illogico termine di “femminicidio” appare sui media forse tanto quanto il nome di Renzi o di Berlusconi. Sfido io che, pur contro le evidenze che le stesse intervistate hanno fornito all’Agenzia, queste sentano attorno a sé un clima di pericolo.

Che ha una ragione sola, a ben guardare. Creare allarme, sebbene ingiustificato, rende necessarie disposizioni di legge repressive, da un lato (e sono sempre comode a chi governa), e obbligatori stanziamenti mirati per finanziare centri antiviolenza e affini, con cifre di cui parleremo in futuro. Si creano posti di lavoro, ossia voti. Di fatto, stando alla rilevazione europea, il numero di oltre 450 centri antiviolenza sparsi in Italia è sovradimensionato rispetto al reale bisogno. A meno che il bisogno non sia quello del mercato politico di crearsi un bacino di voti e business. E allora la paura diffusa è strumentale a creare una domanda che nei fatti non ha ragione di esistere. Una “bolla”, come si dice in economia. Conoscevamo le bolle finanziarie e quelle immobiliari. I numeri ci suggeriscono che è nato il nuovo fenomeno della “bolla carnale”.

bannerpromo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.