La kermesse della Giornata delle Donne

laura-boldrini-sta-valutando-la-sua-candidatura-alle-prossime-elezioni-politiche_1613009Da più parti mi arrivano richieste di prendere una posizione rispetto alla kermesse che si tiene oggi in Parlamento dove, prendendo spunto dalla “Giornata Internazionale per l’eliminazione delle violenze contro le donne” voluta dall’ONU, l’esercito delle 1400 donne invitato dal Presidente Boldrini si riunisce per esprimere il proprio punto di vista sulle violenze di genere che, per l’appunto, colpiscono le donne. Bene, al netto delle legittime domande su chi finanzi un evento così grande e se quelle risorse non sarebbero state meglio impiegate altrove, la mia posizione è che è sacrosanto che le donne manifestino il loro bisogno di attenzione e denuncino motivi di disagio.

Le violenze sulle donne esistono, è una realtà che non si può negare. Per questo trovo fastidioso che sui social si sia scatenata la gara a chi critica più aspramente l’evento. Chi si chiede se le maestre dell’asilo di Vercelli siano state invitate, se sia presente anche l’aguzzina di William Pezzulo, o quante delle presenti spennino i loro ex dopo averli incastrati in Tribunale, in fase di separazione, magari con qualche falsa accusa. Non condivido questa smania un po’ infantile di voler opporre mostruosità a mostruosità, in una specie di competizione per cercare di decidere chi, nei rapporti di genere, sappia essere più distruttivo.

femm1762Ritengo che gli uomini dovrebbero ascoltare in rispettoso silenzio e cercare di comprendere quanto la realtà femminile sensibile verso le violenze di genere ha da dire. Ovvero dovrebbero fare ciò che le interlocutrici, al momento, non sono disposte a fare verso gli uomini stessi, costituendosi così controparti, in un conflitto latente e sempre più esacerbato che nulla ha più a che fare con la società contemporanea, ma guarda in modo innaturale a un passato che non c’è più. Ed è proprio questa assenza che, a mio avviso, disorienta il mondo femminile, ancora incapace di adeguarsi a una realtà radicalmente mutata rispetto al passato.

Questo loro bisogno di organizzarsi e urlare il proprio disagio, denunciando paradossalmente il “silenzio” sulle questioni che le riguardano, altro non è che la disorientata e disperata ricerca di un senso, di una identità in un contesto sociale radicalmente cambiato, che ha privato i generi, entrambi, di un ruolo definito. Gli uomini sembrano però essersi adeguati e nella maggioranza sembrano essere pronti a cogliere le sfide per nuovi concetti di genere da proiettare verso il futuro attraverso la prole e il valore della genitorialità, lasciandosi volentieri alle spalle la figura obsoleta del pater familias. Molte donne, invece, ancora faticano a conciliare un’identità moderna e una ormai raggiunta e sostanziale parità. Tutte le battaglie del glorioso femminismo del passato sono state oggettivamente vinte, almeno in Occidente. Ma molte donne sembrano rimaste indietro, là in quel limbo revanscista e rivendicazionista così netto, non creativo e dunque rassicurante, come sempre è la strada vecchia, paragonata a quella nuova.

decapitazioneDa qui nasce il bisogno estremo di aggregazione, di ascolto, di comprensione, come se a casa ad attenderle ci fossero gli uomini degli anni ’50, con scudiscio e modi burberi, pronti a costringerle ai fornelli e a sfornare figli ad ogni botta. Ciò che le donne ancora non riescono ad accettare è che gli uomini oggi non hanno alcun interesse a dominarle, a sottometterle, a tormentarle. Essi vogliono invece trovare una interlocutrice da stimare, amare, con cui condividere sentimenti, progetti solidi che si contrappongano alla fluidità del contesto sociale ed economico generale. Sono uomini che hanno stracciato da tempo i cliché di genere. Uomini che, forzati dalla storia a trasformarsi, si sono evoluti e si trovano ora in posizione più avanzata delle donne, disorientate e prive di un’identità, dopo aver ottenuto ciò che era loro diritto, ed essersi trovate sole, libere e indipendenti a cercare di conciliare le mille esigenze contraddittorie che loro vengono imposte dal sistema capitalistico liberale e liquido odierno.

rsz_trenches-toothpaste_flowLe donne oggi sono ancora quelle che, in una forma di ribellione domestica e di urlo verso una parità in realtà ormai raggiunta da tempo (anche oltre gli obiettivi prefissati), spremono il dentifricio a metà del tubetto e non dal fondo, incapaci di comprendere che non c’è bisogno di un atto di ribellione e di affermazione personale come quello. Molto più logico e produttivo sarebbe spremerlo tutti dal fondo. Insieme. Ed è questo che noi uomini, oggi, dovremmo fare, invece di opporre le mostruosità di alcune donne contro alcuni uomini, mentre loro elencano le mostruosità di alcuni uomini contro alcune donne. Ascoltarle. Con attenzione, con empatia. Consapevoli che si tratta di un intero genere che si dibatte alla ricerca di un’identità, quell’identità che il degrado ideologico e la liquefazione sociale ha finito per annullare.

Dopo ciò, è dovere degli uomini esigere di essere ugualmente ascoltati. E ciò che dovremmo dire dovrà essere franco, anche al limite della brutalità. Che è poi ciò che questo blog fa da tempo. Ovvero che l’emancipazione, cavalcata da interessi economici e politici, è andata decisamente oltre al concetto di parità. Che per questo gli uomini oggi, nella società, nei tribunali e sui media, stanno diventando i paria contemporanei. Che si è passati cioè da un eccesso all’altro, e questo dovrebbe essere inaccettabile per tutti. Che non siamo ciò che statistiche orientate o interpretate in modo distorto ci dipingono essere. Al netto dei devianti, da una parte e dall’altra, che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, il genere maschile e quello femminile sono stati concepiti per contemperarsi, completarsi, camminare insieme, facendo uno quello che l’altro non è in grado di fare. Che per noi uomini l’unico modo per trovare sicurezza in un mondo sempre più incerto è quello di allearci, in un progetto proiettato nel futuro, con le donne, e possibilmente basato sul rispetto reciproco, la condivisione e il merito individuale.

16184264_5578_amor_cortese_H030042_LNon c’è alternativa per noi uomini, di fronte alla demonizzazione dilagante, che essere ciò che storia, natura e tradizione ci ha sempre chiesto di essere: cavalieri. Oggi che ci troviamo in avanguardia rispetto agli sviluppi sociali, dobbiamo guardare alle nostre compagne, rimaste indietro e strumentalizzate da un sistema consumistico che trae vantaggi e profitti dalle contrapposizioni di genere, con inclusione e comprensione. Dobbiamo quindi prenderle per mano con cortesia, voltare loro la testa in avanti e dire loro: ecco, il futuro è là. La realtà che raccontate o vi raccontano non c’è. C’è un futuro da conquistare assieme. Con gli strumenti più alti e belli che esistano: l’amore, il rispetto, i figli, l’unione, la lealtà. Quel tubetto spremiamolo entrambi, insieme e dal fondo.

manipolare-lopinione-pubblicaQuesto significherà per loro un passaggio traumatico, una rottura. Ovvero l’abbandono di ogni strumento di offesa e discriminazione verso l’altro genere. Significherà perdere la facile identità conflittuale imposta dai media, da una politica di bassissimo livello, divisiva come può essere quella di personaggi come Boldrini, Boschi, Carfagna, con tutta la holding elettorale, economica e pubblicitaria che vi gira attorno. Significherà ancora, per un’ultima volta, trovarsi sole a confrontarsi da pari con gli interlocutori maschi all’interno della società, lontano dalla sporcizia di una politica miserabile, cui insieme bisognerà dare una lezione definitiva: il divide et impera va bene, si è sempre usato, non c’è problema. Ma non si osi più, mai più, utilizzarlo nei rapporti di genere, che sono la radice dell’avvenire.

Dunque, amici uomini, basta dire scemenze sui social. Basta rispondere alle provocazioni. Ascoltiamo, in silenzio rispettoso e partecipato. E da domani chiamiamo tutte le nostre compagne in piazza, ben lontane dal palazzo, e lì esigiamo di essere ascoltati anche noi, un’ultima volta, dopo di che: reset. E si proceda fianco a fianco a costruire un futuro che, altrimenti, non sarà solo buio. Semplicemente non ci sarà.

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Un commento

  1. Qui però non mi trovi eccessivamente d’accordo e ti spiego perché:
    -1) anzitutto l’evento delle 1.400 donne è ridicolo. Voglio dire: in quel giorno il parlamento (farsa totale, non conta nulla e lo sappiamo bene, fa solo le fiducie per i DDL) era ‘solo per donne’. Per quale ragione non erano ammessi uomini: Esiste forse un giorno in cui ci sono solo uomini ma non donne? Mi pare che questa sia la rivisitazione molto peggiorata di Donne in Parlamento di Aristofane. La discriminazione la faranno loro.
    -2) il tam-tam mediatico ha raggiunto livelli mai visti. Tanto per dire: il TG-2, la sera PRIMA del ‘grande evento’, ha fatto così: 3 minuti circa per la strage in Sinai (300 morti ma cecchefrega); 20 minuti per il femminicidio con la Boldrini e Boschi star indiscusse. La cosa raccapricciante, però, era il livello dei servizi: PENOSISSIMI, come fattura veramente indecenti. sQuarto Grado è altrettanto ipocrita, ma devo dire che Mediaset è moooolto più professionale; il TG-5, per esempio, quella sera ha dedicato al ‘grande evento’ 5 minuti e poi via, con altre mille notizie, e comunque sia focalizzato sopratutto sul Sinai.
    -3) le donniste sono state capaci di occupare anche le piazze e impedire agli uomini di unirsi al corteo (vedi filmato su YT). Questa è veramente una cosa indecente e assurda. Loro sono le prime ad essere sessiste, è giusto quindi ribadire che questa è una colossale frode nei confronti di tutti e tutte.

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