Ai ripari! Il castello di bugie scricchiola…

ENB50EUA6292-keGB-U11011360756843WJE-1024x576@LaStampa.itGiornate dense di notizie e di sentori, queste ultime. Sperando di non sbagliarmi, sembra di poter fiutare nell’aria un debole ma pur percepibile cambio nel modo con cui la realtà delle cose viene raccontata. Le notizie di uomini uccisi da donne o incastrati da false accuse iniziano timidamente a fare capolino anche nei media mainstream a diffusione nazionale. Si tratta di brevi ma frequenti comparsate, sia chiaro, ed è già molto visto il mood imperante.

Il caso di Sestri Levante, l’avvocato di Genova ucciso dalla sorella, l’idraulico ucciso e dato alle fiamme a Ladispoli, il 34enne pugliese scannato nei dintorni di Milano, sono riusciti per qualche secondo a rompere il muro del femminocentrismo misandrico, che ha smesso di strillare, ha lasciato che l’effetto stupore delle notizie scemasse gradualmente, per poi riprendere imperterrito come prima. Anzi peggio di prima, ma con maggiore isteria e furia, come se si fosse aperta una falla nella barchetta di carta su cui naviga e prospera da tempo. Ed è un buon segno, che lascia ben sperare rispetto alla possibilità che finalmente venga stracciato il velo dell’ipocrisia che su questi temi sta ammorbando il dibattito pubblico da troppo tempo.

boschiNe è prova un oggettivo autogol della pasionaria ministeriale (e bancaria), la graziosa Maria Elena Boschi. A fronte di una critica di Berlusconi sulle politiche di genere, la bionda ministro sbotta su Facebook con un post che, conoscendo la realtà dei fatti, più che elencare risultati finisce per essere una confessione e un’ammissione di colpa. Vi si elencano infatti le immense risorse pubbliche buttate via per un’emergenza che non esiste, per lo meno non nelle proporzioni con cui viene raccontata. Si sottolinea come sotto il suo coordinamento i centri antiviolenza, ovvero associazioni prive di qualunque controllo, stiano proliferando, contribuendo a una bolla economica senza alcun fondamento. Tutte cose che molti, nei commenti al post, fanno notare, ma inutilmente. Il Ministro non risponde mai. Sciorina slogan, numeri e statistiche, poi scompare. Passa dalla porta laterale, come alla Scala di Milano.

Che qualcosa stia vacillando però emerge soprattutto da alcuni articoli semplicemente ridicoli apparsi sulla stampa. Eleggiamo a prototipo simbolico quello su La Stampa di Torino, a titolo: “Il paradosso: diminuisce la violenza ma aumenta il rischio femminicidi“. In pratica è l’ennesimo articolo che commenta per l’ennesima volta dati statistici del 2009 e del 2014. Già per questo si poteva fare a meno di scriverlo. Ma no, serve rinfocolare disperatamente, perché qualcosa sta stonando nel coro. E allora via col delirio.

imagemfIn pratica il pezzo dice che sì, in effetti i dati sulla violenza sulle donne sono calati sensibilmente. Naturalmente il merito è delle statistiche citate (che non sono rilevazioni ma sondaggi, ma questo non lo si dice, ovvio) e della reazione culturale conseguente, per cui oggi la donna ti molla appena le fai notare che è vestita come una zoccola. Insomma un bel modo per impostare le relazioni interpersonali… Però, nonostante tutto, dice l’articolo, con un fastidioso stridore di unghie sugli specchi, la percezione di pericolo resta alta tra le donne. Perché gli uomini restano impuniti, dice (ma dove???), quindi quei pochi che fanno violenza, sono più efferati.

Conclusione: le cose vanno meglio, ma sussiste il rischio che possano peggiorare. Su questa ipotesi indimostrata e indimostrabile si snoda l’ennesimo articolo che interpreta a modo proprio l’opinione dello 0,06% della popolazione femminile italiana, interpellata a suo tempo in una delle tante indagini volute da una dirigente ISTAT poi rimossa, famosa per aver dato attuazione a queste iniziative puzzolenti di ideologia e finanziate dal Ministero delle Cosiddette Pari Opportunità. Con contorsioni degne di Houdini si cerca insomma di far passare il solito messaggio, utile a sostenere una narrazione strumentale a politiche ideologiche e cariche di interessi correlati.

Solo che stavolta le contorsioni sono sempre più visibili e grottesche. Non c’è più la sicumera solita nello spacciare fuffa. C’è una specie di urgenza, come se si volesse correre ai ripari rispetto ad alcune narrazioni alternative molto più oggettive, come quelle testimoniate da Barbara Benedettelli, dal sottoscritto, per citare alcuni, o dal fiorire sempre più frequente, sul web e sugli altri media, di notizie come questa:

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Si comincia a diffondere l’idea che se così tante sono le donne capaci di inventare accuse per inguaiare l’ex, difficilmente quelle stesse donne non hanno poi il coraggio di denunciare un abuso reale. Non avrebbe senso. E anche alcune procure cominciano a rendersene conto. Con grande clamore nell’ambito degli uomini e delle donne separate, alcune di esse stanno iniziando (alla buon’ora) ad applicare la legge 54/2006, affido condiviso e mantenimento diretto. Talvolta con affidi esclusivi ai padri. Sentenze del genere sono state emesse di recente in Veneto ed Emilia Romagna. E sono di rottura forse più di qualunque articolo di stampa perché potrebbero risolvere un problema molto grande, di fronte al quale quello del “femminicidio”, qualunque corbelleria significhi tale termine, impallidisce.

554080636-bcgernpxiSi avvicinano le elezioni, e questo formicolare sotterraneo di notizie in contro tendenza, in un’opinione pubblica satura di isterismi e parossismi, anzi desiderosa di vedere chiaro oltre la cortina fumogena, sta mettendo un po’ di paura a tutta la grande holding politico-economica che prospera sulle spalle di questa inesistente guerra di genere. L’augurio è che il trend si interrompa davvero, ma non per finire sul versante opposto, che sarebbe ugualmente inaccettabile. Non si può, non si deve andare di partigianeria nel rapporto uomo-donna, nella condanna della violenza e degli abusi a 360 gradi. Lì si deve essere una cosa sola. Se davvero, come sembra, sta cominciando un repulisti di tutta l’ossessione boldriniana e boschiana, con media e centri antiviolenza a carico, lo sbocco deve essere un oblio totale di ogni atteggiamento discriminante (vedasi l’infame legge a sostegno degli orfani di femminicidio). Qualunque cosa, nel dopo di questo medioevo culturale, dovrà essere improntata alla concertazione e all’armonia. Oppure non se ne esce, e a pagarne il prezzo sarà il futuro, ovvero i figli.

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