Caro Max Laudadio, ti propongo un business

Ciao Max. Permettimi, anche se non ci conosciamo, di darti del tu. Mi rivolgo a te perché mi è capitato di imbattermi, tramite Facebook, in questa iniziativa, a favore della quale hai speso la nototietà del tuo volto, della tua voce e del tuo nome:

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Il sito che promuove l’iniziativa dichiara che tu sei “amico storico di Amici dei Bambini e di tutti i bambini in difficoltà familiare”, il che pone me e te sicuramente dalla stessa parte. Però ritengo che la tua attenzione verso i minori abbia in questo caso imboccato una strada quanto meno controversa.

Il banner qui sopra parla di 1 donna su 3 vittima di violenza. Significa il 33%. In termini assoluti vuol dire più di 10 milioni di donne. Capisci bene che se questo dato fosse vero si tratterebbe di qualcosa di più di un’emergenza sociale. Se fosse vero è probabile che l’ONU ci manderebbe in casa i caschi blu. In realtà quel dato è una stima, per altro arrotondata per eccesso dai media, elaborata dall’ISTAT nel 2014 su commissione, ovvero con soldi, del Ministero delle (cosiddette) Pari Opportunità. Si trattava di un’indagine durante la quale sono state intervistate 20 mila donne (ossia lo 0,06% della popolazione femminile nazionale), parte delle quali ha dichiarato di aver subito violenza. Sulla base di queste interviste, con un paio di alchimie statistiche proiettive ISTAT ha elaborato le sue stime, ovvero ipotesi sulla diffusione del fenomeno. E l’ha fatto ad abundantiam perché un dato allarmante e ideologicamente strumentalizzabile serviva al committente, per le ragioni che ti dirò tra poco.

logofraVale la pena, credo, farti notare che le stime ISTAT confliggono con i dati raccolti successivamente dall’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Una ricerca un po’ più seria e rigorosa di quella dell’ISTAT, sebbene non immune da posizionamenti ideologici. Secondo quella ricerca l’Italia, per quanto riguarda i vari tipi di abuso sulle donne (stupro, stalking, violenza domestica, molestie sessuali, eccetera) è tra i paesi più sicuri dell’Unione Europea, posizionandosi sempre agli ultimi posti, e comunque sempre sotto la media europea. Curioso, vero? Stesso oggetto d’indagine, campione per altro paragonabile, ma esiti molto diversi. Anzi opposti.

Ma torniamo al centro del nostro disorso, caro Max. I bambini, i minori. Il banner dice che sono 400.000 i piccoli che assistono ad atti di violenza operati dal padre sulla madre. Non ho idea da dove venga preso quel dato (ma se tanto mi dà tanto, visto ciò che si è detto sull’ISTAT…), e onestamente non ho molta voglia di cercarne la fonte. Non per pigrizia, ma perché ho ben presente un altro dato: la violenza domestica sui bambini viene fatta nel 44% dei casi dalle madri e nel 29% dei casi dai padri. Le fonti sono Telefono Azzurro, Doxa e Organizzazione Mondiale della Sanità. Anche qui c’è qualcosa che non torna, non trovi?

manipolare-lopinione-pubblicaInsomma, se l’obiettivo della campagna a cui ti sei prestato sembra commendevole, le argomentazioni portate a suo favore e utilizzate strumentalmente per ottenere fondi appaiono imprecise, volendo essere buoni. Falsate e forzate, volendo essere un po’ meno buoni. Atte ad alimentare una narrazione, come racconta questo blog da tempo, utile a creare un allarme sociale enormemente sovrastimato. Con esso si ottiene la giustificazione per i vari enti pubblici (Ministeri e Regioni) allo stanziamento di molti molti milioni di euro proprio per centri antiviolenza o case rifugio. Tutti dedicati alle sole donne, e tutti con una configurazione discutibile. E’ la costruzione di un patto conveniente alle parti coinvolte, un giro di soldi pubblici, posti di lavoro artificiali, consenso elettorale, che poggia sullo schiacciamento spietato di un intero genere.

Intendiamoci, non sto attribuendo malafede alla singola iniziativa a cui ti sei prestato. Per quello che ne so, i suoi promotori, esattamente come te, sono mossi da un vero e trasparente afflato di servizio, e non stanno, come accade sistematicamente, cercando solo una via per accedere alla ricca greppia dei finanziamenti pubblici, o un’occasione per spremere denaro a privati in situazioni di disagio. Tuttavia il loro modo di comunicare lascia dei dubbi. E in ogni caso, anche se fatta in buona fede, l’iniziativa va a contribuire a uno scenario nel complesso distorto, anomalo, sbilanciato, ingiusto.

dellanoce191017_640_ori_crop_master__0x0_640x360Ed è per questo che ti propongo un business: per bilanciare la situazione. In Italia ci sono 6 milioni di padri separati. La maggioranza di essi tira la vita coi denti (ricorderai il caso di Marco Della Noce, immagino). Buona parte di essi, secondo statistiche purtroppo non pienamente verificabili, va a comporre le statistiche sui suicidi (in maggioranza maschili) o sul fenomeno del barbonismo (nella stragrande maggioranza uomini). Quando non si arriva a questi estremi, si hanno casi di povertà, e le file per i pasti nelle parrocchie o i dati Caritas parlano abbastanza chiaro. Ma il dato economico è nulla, in realtà. Quella è la beffa che va ad aggiungersi al vero danno: costoro, se sono fortunati, vedono i propri figli un paio di volte al mese. Cioè sono stati defraudati del loro ruolo genitoriale, con ciò condannandoli a una sofferenza infernale. O meglio, restando sul nostro focus dedicato ai bambini: i loro figli sono stati privati di una delle due figure genitoriali. E anche in questo caso il danno e la sofferenza sono incalcolabili.

Ciò accade per diversi motivi. Il primo è il dilagante fenomeno delle false accuse. In modo pressoché sistematico, quando in una coppia con figli si prefigura una separazione conflittuale, l’uomo viene accusato di violenza sessuale sui figli, violenza domestica, stalking, lesioni e simili. Con ciò la madre ottiene l’immediato allontanamento, per decreto di Polizia, della figura paterna dall’alveo familiare. E in sede civile puoi immaginare una cosa del genere che effetti abbia, quando per un giudice si tratta di decidere come gestire la separazione. Le false accuse poi, alla lunga, spesso vengono fuori e sbugiardate. Ma nel frattempo il padre è stato tenuto lontano dai figli per anni, rompendo e inquinando un legame sacro quanto quello con la madre. Va detto che in queste situazioni incorrono anche uomini non sposati o senza figli: le false accuse sono abitualmente utilizzate per vendetta, ritorsione, ricatto e altre belle cose. Ma in questi casi i minori non c’entrano, quindi lasciamo la fattispecie da un canto.

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Quando miracolosamente non accade il fenomeno delle false accuse, ci si mettono i giudici che, dal 2006 ad oggi, hanno disatteso una legge dello Stato, la 54 del 2006, elaborata per allineare il nostro paese alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (novembre 1989) e alle varie direttive europee che ne sono derivate. Una legge perfetta: l’affido dei figli deve essere condiviso, 50 e 50 (a meno che uno dei due non sia palesemente inidoneo), secondo il principio della bigenitorialità e del diritto del minore ad avere relazioni affettive con entrambi, senza che uno prevalga sull’altro. Ognuno dei genitori mantiene i figli durante il suo “turno”, senza giri di assegni di mantenimento il cui utilizzo non è tracciabile e finisce per impoverire la figura paterna, sia in termini economici che in termini di principio (il “papà-bancomat”). Una rivoluzione positiva, insomma, che però non è messa in atto, e per questo il Tribunale Europeo per i Diritti dell’Uomo ha condannato a più riprese il nostro paese. Una rivoluzione che la Magistratura, dal 2006, non ha applicato, continuando a fare riferimento alla legge precedente, o inventando prassi non previste, come il genitore affidatario (sempre la madre), l’assegno di mantenimento, eccetera. A tutto danno dei minori. Sì, quelli a favore e a protezione dei quali sia io che te siamo schierati.

Ed ecco dunque la mia proposta di business: te la senti di mettere di nuovo il tuo volto, la tua voce e il tuo nome su un’iniziativa che sensibilizzi l’opinione pubblica e le istituzioni sulla piaga dilagante delle false accuse e sulla necessità di trovare mezzi per ostacolarle e sanzionarle severamente? Insieme a questo, te la senti di denunciare la disapplicazione della Legge 54 del 2006, chiedendo alle istituzioni di aprire una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’operato della Magistratura in questo ambito, l’elaborazione di un decreto urgente che, con valore retroattivo, imponga d’autorità l’applicazione della suddetta legge e consenta a chi non ne ha giovato di chiedere l’immediata revisione del processo civile di separazione? Chiariamoci: non ci sono intenti vendicativi o ritorsivi in un’iniziativa del genere e nessuno chiede soldi, via sms o in altro modo. Semplicemente è un atto che forse contribuirebbe a garantire giustizia, da un lato, ma soprattutto restituirebbe un genitore a un numero imprecisato di bambini, per quanto riguarda il passato, e garantirebbe ai minori di oggi di non vedersi in futuro privati della figura paterna. Che dici, ci stai?

1580538-laudadiAh, giusto… è un business… quindi, ti chiederai: “e il mio cachet?”. Hai ragione. Be’, vedi, è probabile che l’associazione per cui ti sei speso abbia già accesso agli ampi fondi ministeriali o regionali, o magari lo spot è stato pagato direttamente da qualche Ministero o Regione. Loro possono permettersi il tuo compenso. Il gruppo di persone per cui ti chiedo di spenderti non tiene un picciolo. Gran parte di quello che ha va alla ex moglie (non ai figli, perché non si sa la ex moglie che faccia di quel denaro, nessuno impone rendiconti precisi…), e proprio non può permettersi il cachet di un noto personaggio televisivo. Però verrai pagato lo stesso. Con la soddisfazione di fare qualcosa di buono e giusto. Gli avvocati talvolta operano così, pro bono, come si dice, quando prendono a cuore la causa di qualcuno che non può permettersi la loro parcella. Il pro bono è una pratica commendevole perché consente al professionista di fare del bene (il vero bene è gratuito), e anche di riequilibrare lo stato della propria coscienza, mandato magari fuori fase dall’ottenimento di assoluzioni o scarcerazioni per criminali conclamati.

Ecco, se hai colto, come ho provato a illustrarti, di esserti speso per un’iniziativa comunicata in modo distorto e che si inserisce in un contesto squilibrato e ingiusto, sono certo che non ti sarà gravoso renderti disponibile per un riequilibrio, spendendoti ugualmente per giustizia e pro bono a favore di un’iniziativa similare. E stavolta davvero indirizzata a bambini in difficoltà familiare.

Che dici, affare fatto?

16 commenti

  1. Buonasera, sono solo un numero tra i tanti padri, madri e figli lasciati soli a difendere la dignità delle proprie relazioni affettive che spesso coinvolgono intere vite, contro i pregiudizi, le falsità, le ingiustizie.
    Questo perchè le Istituzioni, le Associazioni, l’Informazione, gli Specialisti, incaricati di affrontare i problemi delle separazioni, si concentrano nel reclamare sempre nuove risorse anzichè rendere conto di quelle già spese (o accumulate) spesso senza avere neppure contribuito agli attesi coinvolgimenti e rimedi.
    Un sistema più che collaudato è quello di accomunare al peggio piuttosto che apprezzare i distinti valori.
    Il marasma soffoca e confonde, l’indignazione chiede condanne non ragioni.
    Si investe dunque in chi sa produrre colpevoli utili a consolare, o a proteggere vittime utili a confermare, non in chi vuole distinguere, argomentare, articolare, risolvere.
    I Max, gli Aibi, gli Amici dei bambini delle mamme e degli emanueli presidenti sono ingranaggi scollegati dalla trasmissione, per non lasciare le ruote ferme serve la trazione dei Davide e di tutti quelli (e benvengano le quelle) che non si rassegnano di essere sfruttati, umiliati, alienati e che con l’ostinazione della propria solitaria ma universale ragione non si lasciano sopraffare. Passaparola.
    Tanti Auguri, non solo di Buone Feste, da Paolo Pescali.

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  2. Mi sento sempre non tutelato dal mio stato, ma meno solo… Chi riesce ad avere un pò di visibilità, dovrebbe proseguire a far sentire le nostre voci più che può..per una mera questione di vera giustizia…i nostri figli non hanno fatto niente di male per essere privati di una figura genitoriale importante come quella del papà. Grazie.

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  3. Complimenti x la descrizione semplice ma significativa della situazione attuale, purtroppo dubito che muova qualche buon animo. Forse se i figli di Laudadio avesse vissuto quello che vivono la maggior parte dei figli di separati……….

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  4. la mia ex era violentissima e nel quartiere di urlatrici manesce ve ne erano diverse. Ricordo solo un caso maschile
    È sotto gli occhi di tutti la realtà.
    Comunque complimenti bella lettera fatta in modo ineccepibile

    Scommetto che non c’è business per o padri separati e che verrà boicottata

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    1. E’ tutto un boicottaggio generale, ai commenti scomodi su Facebook (classificati come spam), alle testimonianze “non allineate”, fino alle citazioni del mio libro… L’unica è fare passaparola, condividere.

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      1. Io come PADRE , mi sento VIOLENTATO , da tutta questa propaganda contro L’uomo e PADRE.
        Solo negli ultimi mesi si sente di MADRI che hanno ucciso i figli e soprattutto di INSEGNANTI che maltrattano bambini in asili e scuole. PERCHÉ di questo non si parla ? Facendo una ricerca su internet si può verificare quanti bambini sono stati UCCISI dalle madri negli ultimi 25 anni. È una lista lunghissima e atroce . Bimbi di pochi mesi messi in una lavatrice , chi accoltellato, chi buttato ecc…
        Non mi piacciono le cose a senso unico , e ora vedo solo questo.

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          1. Caro Davide,
            Ho letto con attenzione Il tuo scritto e ho chiesto subito info ad Aibi, ti allego la risposta del presidente.
            Detto questo, sono da sempre in difesa delle ingiustizie e, in gratuità, mi rendo disponibile per qualsiasi campagna giusta, anche per la vostra. Ti prego di nn generalizzare nei commenti, l’estremismo rende inutili le giuste battaglie e tu da uomo intelligente sai di cosa parlo.
            I padri trattati come secondi della classe è un’ingiustizia come del resto vale per le mamme vittime di violenza… non c’e Un migliore ed un peggiore c’e Solo da impegnarsi per cambiare le cose. Io ci sono quando lo vorrete, non mi sono mai tirato indietro.

            Buon Natale, ricco di amore.

            Risp Pres Aibi:

            La violenza contro le donne in Italia è un fenomeno ampio e diffuso, in gran parte ancora sommerso. A riferirlo sono i dati resi noti dall’Istituto nazionale di statistica (dal 1926 l’ente di ricerca pubblico principale produttore di statistica ufficiale a supporto dei cittadini) e il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio con l’obiettivo di fornire informazioni e indicatori di qualità, che permettano una visione di insieme sul fenomeno, attraverso l’integrazione di dati provenienti da varie fonti quali Istat, Dipartimento per le Pari Opportunità, Ministeri, Regioni, Centri antiviolenza, Case rifugio ed altri servizi. https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famig/numero-delle-vittime-e-forme-di-

            In Italia sono 6 milioni e 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Sono 652 mila le donne che hanno subito stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Le denunce per violenza sono solo l’11,8%. Solo nel 2016 le vittime di femminicidio sono state 149, di cui 3 su 4 uccise da un marito, fidanzato o convivente. Una donna uccisa ogni due giorni e il 5,6% in più delle 142 donne uccise nel 2015. Nei primi 10 mesi del 2017 sono state 114. Il maltrattamento in famiglia riguarda le donne nell’80% dei casi all’interno delle mura domestiche. Una spirale della violenza contro le donne che coinvolge anche i bambini e le bambine. Considerando il totale delle violenze subite da donne con figli, la percentuale dei figli che hanno assistito a episodi di violenza sulla propria madre è del 65,2%. Era del 60,3% nella rilevazione Istat 2006. In 10 anni il numero di bambini/e orfani di femminicidio è salito a ca. 1.700.

            Una spirale drammatica, quella della violenza domestica e della violenza assistita, che non viene confermata soltanto dall’unica fonte pubblica e indipendente di ricerca che viene autorizzata a fornire i dati statistici in Italia, cioè l’ISTAT (Istituto nazionale di Statistica), ma anche dalla quotidiana esperienza che noi operatori di Ai.Bi. ci troviamo a vivere di fronte alle richieste di aiuto delle donne e madri con i loro figli.

            Da qui, così come dalla difficoltà e dal dispiacere che emerge tutte le volte in cui non è possibile accogliere una madre in difficoltà (negli ultimi 10 giorni sono ben 8 le mamme che hanno chiesto una mano alle quali non è stato possibile fornire assistenza, perché le comunità di Ai.Bi. sono piene), è nata l’esigenza di lanciare la Campagna ‘Non Toccatemi La Mamma’, ovvero il grido di dolore dei figli al quale Amici dei Bambini vuole dare risposta.

            Un sostegno, d’altra parte, che Amici dei Bambini non ha mai fatto mancare neppure ai papà, laddove non sussistano, ovviamente, situazioni di illecito o violenza pregresse.

            Da più di trent’anni condanniamo e lottiamo contro la violenza sui bambini, di qualsiasi forma e provenienza. Lo spot della Campagna “Non Toccatemi La Mamma” – “Riflesso” – è uno spot di denuncia che vuole dar voce ai minori in Italia che assistono ai maltrattamenti sulle loro mamme con conseguenze psicologiche e fisiche devastanti, senza per questo volerne mettere in ombra altre. Una denuncia che è stata affidata ad un volto e ad una voce maschile proprio perché sono gli uomini, i padri, i mariti, i compagni e i fratelli amorevoli i primi a condannare ogni forma di violenza sulle donne, figlie, figli, mogli, compagne e sorelle.

            La violenza domestica non riguarda tutte le famiglie e lo sappiamo bene, lavorando noi di Ai.Bi. ogni giorno da oltre 30 anni al fianco di famiglie fragili e in difficoltà proprio contando sul sostegno e l’impegno di tante, tantissime famiglie volontarie e accoglienti che si impegnano in prima persona.

            I commenti di gruppi ed associazioni di denuncia di violenza sugli uomini – sebbene si riferiscano a un fenomeno che va certamente contrastato come qualsiasi forma di violenza – nulla hanno a che vedere con la campagna “Non Toccatemi La Mamma” e la “Violenza Assistita”.

            COMMENTO FACEBOOK

            Marco Griffini Qui non è un problema di padri e madri ma di ” impellente necessità “. Come Presidente di Amici dei Bambini mi piange il cuore ogni volta che i miei operatori mi dicono – e questo capita purtroppo ogni settimana- che abbiamo dovuto rifiutare di accogliere una mamma con il suo o i suoi bambini , perché non abbiamo più posto nelle nostre strutture .
            Ecco perché abbiamo lanciato questa campagna #nontoccatemilamamma, per riuscire a realizzare almeno una struttura in più .
            Certo ho ben presente il tema dei ” padri separati ” fin da quando il caro Emanuele Presidente della omonima associazione me ne ha parlato anni fa.
            Abbiamo anche affrontato il
            problema al nostro interno per vedere cosa poter fare .
            E qualcosa in futuro faremo , ad iniziare da un lavoro di lobby con il nuovo governo per arrivare ad un intervento normativo a loro favore, senza il quale è difficile intervenire .
            Di povertà ce ne sono tante e molte di queste colpiscono proprio la ” famiglia ” che dovrebbe essere viceversa la roccaforte capace di resistere a tutto e tutti .
            Lavoriamo quindi per rafforzarla , credendo in essa !
            Grazie e un caro augurio di Buon Natale : nella Notte Santa pregherò per tutte le povertà che avete evidenziato

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            1. Caro Max, ti ringrazio moltissimo della tua risposta. Il fatto che tu me l’abbia postata in pubblico mi fa pensare che non sia un problema per te se do ad essa un maggiore risalto trasformandola in articolo del blog. In quella sede avrò il piacere di risponderti. L’articolo uscirà a brevissimo. Grazie ancora!

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            2. SI cita l’indagine ISTAT (sempre quella) la quale arriva a conclusioni ben diverse rispetto ad altri studi forse più indipendenti e quindi meno orientati.

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