Max Laudadio risponde: affare fatto!

Qualche giorno fa ho scritto al noto personaggio televisivo Max Laudadio, avanzando qualche remora su un’iniziativa a cui si era prestato. Non tanto per l’iniziativa in sé, meritoria in quanto indirizzata ai bambini, quanto piuttosto per il modo e i dati con cui veniva veicolata. Ho colto allora l’occasione per invitare Max Laudadio a prestarsi gratuitamente a un’iniziativa che ho definito “di riequilibrio”, ovvero in grado di chiarire gli aspetti anomali dei dati utilizzati impropriamente da tutti, e soprattutto mirata ad altre realtà, in primis quelle relative al fenomeno dei padri separati, su cui invece ci sono dati e fatti certi. Ho avanzato quell’invito con un certo scetticismo, lo ammetto. Mai avrei pensato che l’articolo di un blog “di nicchia” come il mio potesse arrivare a Laudadio, da un lato. Dall’altro, mea culpa, ho dato per scontato che difficilmente egli stesso avrebbe accolto il mio invito.

Mai stato così felice di essermi sbagliato. Il mio articolo ha fatto il giro del web ed è arrivato a Laudadio, che mi ha risposto, postando il suo contributo a commento dell’articolo stesso. Riprendo le sue parole qui di seguito e subito dopo gli rispondo, augurandomi che anche la mia risposta possa arrivargli.

Caro Davide,
Ho letto con attenzione Il tuo scritto e ho chiesto subito info ad Aibi, ti allego la risposta del presidente.
Detto questo, sono da sempre in difesa delle ingiustizie e, in gratuità, mi rendo disponibile per qualsiasi campagna giusta, anche per la vostra. Ti prego di non generalizzare nei commenti, l’estremismo rende inutili le giuste battaglie e tu da uomo intelligente sai di cosa parlo.
I padri trattati come secondi della classe è un’ingiustizia come del resto vale per le mamme vittime di violenza… non c’e Un migliore ed un peggiore c’e Solo da impegnarsi per cambiare le cose. Io ci sono quando lo vorrete, non mi sono mai tirato indietro.
Buon Natale, ricco di amore.
Max Laudadio

Caro Max, sono molto felice per la tua risposta, e anche sorpreso: non pensavo che il post di un blog tutto sommato molto “settoriale” come il mio arrivasse anche a te. Permettimi di dissentire rispetto al tuo rilievo sull’estremismo. Non credo di essere estremo in ciò che scrivo: rispondo con dati e fatti a ciò che di ingiusto osservo attorno a me, e purtroppo è molto. Lo faccio spesso con sarcasmo, quello sì, ma è solo uno stile con cui cerco di penetrare una realtà che ha molte più anomalie di quanto non sembri. Ed è un sarcasmo ben stimolato dalla parzialità e ossessiva faziosità con cui determinate informazioni vengono veicolate. Se hai avuto modo di leggere qualche pezzo del mio blog o il mio libro, ti sarai reso conto della sproporzione e dell’unilateralità con cui la realtà viene descritta.

Se invece ti riferisci a certa virulenza in taluni commenti su Facebook o altri social… be’, un po’ sappiamo entrambi come funziona. Non c’è molto filtro, purtroppo, e io non posso assumermi la responsabilità di ciò che altri scrivono. Però posso testimoniarti, dopo una lunga frequentazione di pagine e gruppi legati alla difesa dei diritti degli uomini o ai padri separati, che essi trasmettono una tale e così profonda sofferenza da lasciare spesso attoniti e senza fiato. Andando a fondo si finisce per trovare facilmente la fonte di quelle sofferenze. Ed è nelle leggi, nella comunicazione e informazione mediatica, nella cultura diffusa, negli apparati. La denuncia che ne deriva, che sia filtrata da me o comunicata direttamente da chi ne è coinvolto, è inevitabilmente molto sentita, partecipata, fino ad apparire frustrata ed estrema. Quello che posso fare è accertarti che non si tratta di sbocchi da analfabeti funzionali, ma di mesi, anni di soprusi subiti a norma di legge, il che rende quei soprusi ancora più odiosi.

Giuro che mi sono messo d’impegno e senza pregiudizi a leggere la risposta del Presidente Aibi. Giunto al punto in cui menziona le statistiche, ammetto di essere passato subito alla modalità “lettura distratta”. E non può essere diversamente nel momento in cui, ancora, mi tocca leggere cose come: “In Italia sono 6 milioni e 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita”. Senza nemmeno il buon senso di aggiungere quelle due paroline che cambierebbero tutto ovvero “si stima”. Ancora si fa passare un’ipotesi statistica come un dato di fatto, come ho avuto modo di dimostrare nell’articolo che tu stesso hai commentato. Capisci bene che un incipit del genere fa perdere subito la voglia di leggere il resto con attenzione, come se fosse una cosa seria e non un modo per arrampicarsi sugli specchi rispetto ai grandi interessi che circolano attorno alla cosiddetta “questione femminile”.

Io non ho notizie su Aibi, e non mi permetto di giudicare né quell’associazione né le sue attività. Come ho fatto nel precedente articolo, però, non posso non notare come utilizzi in modo errato (fazioso?) dati statistici, né il fatto che essa rientri in quel fenomeno ampio di soggetti che sul territorio si spartiscono milioni di euro sulla base di un fenomeno “ipotetico”. Quella che in questo blog viene chiamata holding rosarosa nostra a seconda del carico sarcastico che mi viene da metterci. E che ha sponde potenti e interessate nella politica. E che di tanto in tanto la fa talmente grossa da venire scoperta ad agire in modo mostruoso e per questo condannate.

Ripeto: non sto dicendo che Aibi è una di quelle. Sto dicendo che il modo con cui comunica non fa pensare bene. Ed è questo sostanzialmente il motivo per cui in questa risposta non ho riportato il testo del suo Presidente (ma la lascio naturalmente nel commento all’articolo). Margini di confronto, stanti così le cose, non ce ne sono. E non è estremismo: sono numeri e fatti.

A proposito di fatti: sono certo che la tua disponibilità a un’iniziativa che dia voce all’altra faccia della luna, come ti ho proposto nell’altro articolo, verrà accolta con una vera e propria standing ovation. C’è un’intera numerosissima comunità di persone, contabili una ad una senza stimarle ipoteticamente, che ha molte cose da raccontarti e da segnalarti. E che è pronta a trasmetterti la più grande gratitudine per la disponibilità a dar loro voce gratuitamente, andando a riequilibrare l’indignazione precedentemente espressa sui social. Lasciami dire che questo tuo gesto ti fa grandissimo onore, e che esso ti verrà reso mille volte di più.

Io in tutto questo vorrei limitarmi a fare da portavoce. Quindi, operativamente, sarei felice di avere un contatto diretto con te, in modo da vedere in quale modo si può concretizzare questa tua preziosissima disponibilità. Non ho tuoi recapiti, e naturalmente non ti chiedo di condividerli pubblicamente. Ti chiedo quindi di farti vivo tu, scrivendomi a davidestasi1974@gmail.com oppure usando il form “contatti” di questo blog. Sono certo che in breve troveremo il modo di dare finalmente voce misurata ed efficace a una comunità di uomini e padri perbene che attende da tanto, da troppo, di venire ascoltata e di porre all’attenzione pubblica questioni che attengono non solo ai loro casi personali, ma a un senso di giustizia più generale.

Ti ringrazio ancora infinitamente. Aspetto il tuo messaggio e auguro anch’io a te un Natale e una vita pieni di amore.

 

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