Anche la Costituzione s’inchini a “Rosa Nostra”!

VOGLIA DI ANDARE VIAUn breve ripassino prima di entrare nel merito, che tanto male non fa… Esiste una cosa chiamata Costituzione. Un documento scritto dopo la Seconda Guerra Mondiale dove sono elencate le regole generali e di base a fondamento dello Stato italiano e delle sue leggi. In linea teorica nessuna legge in Italia può essere superiore alla Costituzione, né può stabilire regole contrarie a quelle generali presenti nelle sue disposizioni. Dico “in linea teorica” perché con l’istituzione dell’Unione Europea e la ratifica di un certo numero di trattati internazionali, in realtà la nostra legge fondamentale ha assunto il valore più o meno di un regolamento condominiale (una Direttiva UE è considerata superiore alle costituzioni nazionali, ad esempio). Al di là di questi aspetti, tuttavia, dentro il nostro condominio italiano non si possono fare regole contrarie alle norme generali.

Due esempi: se il Parlamento votasse una legge per istituire la pena di morte, essa sarebbe in contraddizione con l’art.47 della Costituzione, che dice, chiaro e netto: “Non è ammessa la pena di morte”, e dunque verrebbe annullata o bloccata dai vari organi di controllo (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, eccetera). Più banalmente: la nostra Carta Costituzionale detta le regole del gioco, come nello sport. Tipo che se un centrocampista a un certo punto prende la palla con le mani e la getta nella rete avversaria, l’arbitro si guarda bene dall’assegnare il gol, anzi sanziona il giocatore con un’ammonizione.

Chiarito questo, diamo un’occhiata veloce all’art.3 della nostra Costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

4-uguaglianza-ridE’ a seguito di questo articolo che non è ammesso fare una legge indirizzata ai soli protestanti, ai soli uomini tra i 40 e i 50 anni con i capelli biondi, alle persone di sinistra o di destra, alle donne che guadagnano meno di 30 mila euro all’anno, e così via. Le leggi dello Stato italiano, insomma, non possono e non devono discriminare in nessun modo. Chiaramente questo articolo, almeno nella prima parte, nasce come reazione all’esperienza precedente delle leggi razziali promulgate e applicate dal regime fascista. La seconda parte, solo apparentemente più retorica, è ugualmente importante: fermo restando l’obbligo di fare leggi non discriminatorie, esse dovrebbero mirare a rimuovere gli ostacoli che si frappongono tra i cittadini e la loro libertà, uguaglianza, realizzazione.

Ecco, questa seconda parte, se interpretata furbescamente, può prestarsi a contraddire quanto affermato nella prima. Basta far finta di non notare che gli ostacoli da rimuovere citati nella seconda parte si riferiscono ai cittadini, ovvero quei tutti già richiamati a inizio articolo. Dice: fare leggi che non discriminano nessuno è abbastanza facile (e anche farle per finta, tipo la recente legge a favore degli orfani da “violenza domestica”…); fare leggi che rimuovano gli ostacoli per tutti lo è molto meno, perché certi ostacoli valgono solo per alcuni gruppi circoscritti. E questo accade davanti a grandi emergenze sociali, vere o artificiali che siano. Esatto, lì siamo: le leggi preferenziali per un genere solo, quello femminile. Già ce n’è un discreto numero, diversamente giustificate (età pensionabile inferiore a quella maschile, incentivi all’imprenditoria femminile), talvolta con qualche argomento accettabile, sebbene con una buona dose di accondiscendenza.

imageMeno accondiscendenti si dovrebbe essere invece verso quelle norme che, con crescente sfacciataggine, accartocciano l’art.3 della Costituzione, facendo leva sui presunti ostacoli che impedirebbero alle donne una loro piena realizzazione, quale l’emergenza femminicidi, abusi, e violenze di cui tanto si è parlato in questo regime boldrinian-boschiano che finalmente volge al termine. Paradigmatica in questo senso è la Regione Sardegna, che ha inserito nella propria legge finanziaria un fondo di 300 mila euro per il “lavoro e l’assistenza delle donne vittime di violenza”. Una norma bipartisan, perché destra e sinistra su questo tema inzuppano il pane equamente, d’amore e d’accordo.

Non è ancora chiaro chi e come potrà accedere a quel fondo. Si parla di “assistenza alle donne vittime di violenza” [Attenzione: “La Nuova Sardegna”, dopo l’uscita di questo mio articolo, ha editato il suo eliminando il riferimento qui citato”, come raccontato qui, NdA], quindi è probabile si tratti del solito modo per far arrivare risorse ai vari centri anti-violenza che poi ricambiano con i voti, equamente distribuiti. Probabilmente nessuna donna davvero vittima di violenza e in stato di bisogno economico vedrà mai un centesimo, questo è sicuro. Rimane il fatto che si tratta di una legge discriminatoria. L’uomo eventualmente in bisogno a seguito di vicende di violenza domestica non potrà giovarsene. E non importa che non ve ne siano o siano in pochi: le leggi fatte sulla base della frequenza dei fenomeni sono discriminatorie, contro l’art.3 della Costituzione. E non è nemmeno il caso di dare l’avvio a una gara della miseria citando gli innumerevoli ex mariti che dormono in auto, rovinati sovente da un danno endofamiliare causato dall’ex moglie. Rendere il tutto sul piano della competizione nella disperazione sposta il problema.

5-il_triumpho_della_divina_giustizia_-_statut_de_la_justice_divine_c_drChe è uno e uno solo: leggi del genere sono anticostituzionali. Così come tante altre leggi, leggine, iniziative finanziate dal pubblico, sentenze della Magistratura, modalità di comunicazione e informazione, e così via. Un andazzo che è andato radicalizzandosi negli ultimi tempi, attestandosi su toni e proporzioni anche ben oltre il grottesco. E’ improbabile che da Roma, specie in questo periodo, qualcuno prenda la legge della Regione Sardegna e la risbatta al mittente facendo notare che si è andati un tantino oltre. L’oltre non c’è più, e se un auspicio idealistico al limite dell’utopia si può esprimere, è che il prossimo Governo, di qualunque colore sia, dia un colpo di spugna a tutto questo pattume, restituendo agli uomini e alle donne per bene, la schiacciante maggioranza di questo paese, uno Stato di Diritto degno di essere chiamato tale. Senza più violazioni interessate delle regole fondamentali e senza le annesse prese per il culo.

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Un commento

  1. Oramai è follia delirante.

    La Lucia Nibali, che ovviamente sta per scendere in campo con il PD, ha attaccato Marco Travaglio per avere osato parlare di ‘sciolto nell’acido’. Travaglio, da par suo, non si è scusato. Le stesse Donne Di Fatto lo attaccarono a suo tempo per avere parlato della Boschi ‘trivellata’ dai giudici (aahh, sessista!). Ma anche allora gli rispose da par suo, facendogli fare la giusta figura barbina.

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