La premiata ditta Boschi-ISTAT e la banca dati elettorale sulla violenza sulle donne (parte seconda)

Sto analizzando la banca dati annunciata in pompa magna dall’ex Sottosegretario Boschi e realizzata in combut… in collaborazione con ISTAT, relativamente alla violenza sulle donne. E’ un lavoro complesso (d’altra parte è costato due milioni di euro di soldi pubblici…) dove finora, per quanto detto nella prima parte dell’analisi, come unico filo rosso c’è la mistificazione. Vediamo qui il resto, elaborando osservazioni mano a mano che visitiamo le singole pagine.


7. IL FENOMENO – VIOLENZA DENTRO E FUORI LA FAMIGLIA

Qui viene il bello. Si fa per dire. Il riferimento di tutti i dati riportati nella pagina, attraverso vari link, è a tre indagini statistiche realizzate dall’ISTAT, sempre su finanziamento del Dipartimento delle cosiddette Pari Opportunità, una sulla violenza sulle donne, datata 2006 e rinnovata poi nel 2014, e una sullo stalking, sempre datata 2014 (anno d’oro, il 2014, per l’Istituto Nazionale…). In tutti i link presenti quei dati vengono girati e rigirati, visti e rivisti sotto diversi aspetti, analizzati e argomentati, il tutto con un unico obiettivo: trasmettere l’idea che in Italia sia in atto una sorta di guerra civile tra uomini e donne, dove naturalmente i primi sono i carnefici e le seconde le vittime.

Ho già analizzato in dettaglio le due ricerche in passato, e ne ho ripreso l’esame in diversi articoli (reperibili usando il tag “statistiche” nella ricerca d’archivio). Vale la pena mettere in luce qui solo alcune delle anomalie presenti in esse.

a) Entrambe sono indagini. Ossia è stato sottoposto un questionario a un campione di donne, all’incirca 20.000, sia per la violenza che per lo stalking. Parte del campione ha risposto, ma va specificato che esso rappresenta lo 0,06% dell’intera popolazione femminile italiana. A partire dal campione, l’ISTAT, come si fa nella statistica, ha elaborato delle stime, ossia delle ipotesi. La formula logica della stima è, fatti i debiti calcoli alchemici:

Se l’x% del campione femminile ha avuto questa esperienza, allora l’y% dell’intera popolazione femminile deve averne avuta una identica.

La statistica opera legittimamente, in questo senso. Chi agisce sui numeri in questo modo è tenuto a informare il lettore della metodologia usata per fare le stime, che restano tali, ovvero ipotesi, da usare con cura e responsabilità, come tutte le proiezioni statistiche. Chi legge e usa i dati deve essere sufficientemente onesto da specificare che si tratta appunto di “stime” e trattarle come tali. Insomma, la statistica va usata con prudenza e intelligenza. Sennò diventa manipolazione e mistificazione. A questo proposito, prendo l’incipit del primo capitolo illustrativo dei valori riportati nella banca dati:

Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Quello che sta scritto qua sopra, semplicemente NON E’ VERO. E’ probabilmente vero che il 31,5% delle 16-70enni tra le 20.000 intervistate ha subito una qualche forma di violenza. Ma è falso che l’abbiano subita 6 milioni 788 mila. Se non è falso, è comunque una stima. Un istituto di statistica che voglia comunicare seriamente, senza manipolare o mistificare a fini elettorali e dietro pagamento, i numeri in suo possesso avrebbe dovuto o premettere una nota metodologica chiara, oppure esprimere la stessa frase così:

Sulla base delle risposte del campione, si ipotizza che il 31,5% delle 16-70enni (stima: 6 milioni 788 mila) possa aver subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (stima: 4 milioni 353 mila) potrebbe aver subìto violenza fisica, il 21% (stima: 4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (stima: 1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (stima: 652 mila) e il tentato stupro (stima: 746 mila).

Già un’altra roba così, con tutti quei verbi al condizionale, vero? Ha tutto un altro suono. Idem per le statistiche sullo stalking, identica solfa. Senza contare che un’analisi dei questionari utilizzati lascia sospettare che le domande siano state pensate apposta per far emergere un’emergenza. Un discorso troppo lungo e dettagliato che qui non farò… In ogni caso, l’ISTAT dovrebbe esporre i dati con responsabilità metodologica. Invece non lo fa. Il Dipartimento delle cosiddette Pari Opportunità deve essere stato piuttosto convincente nell’indurlo a sorvolare un po’ sulla forma corretta di comunicazione, e a sbrodolare invece tutto lo sbrodolabile su dati ipotetici. Che prenderebbero sostanza e fondatezza se incrociati con molti altri (sulle archiviazioni delle denunce, sulle violenze legate ai processi di separazione coniugale, sulle false accuse, e altri), cosa che ci si guarda bene dal fare.

Altra cosa che manca, ma questa è piuttosto ovvia: un gruppo di studiosi, nel 2012, ha preso gli stessi questionari usati da ISTAT, li ha revisionati mettendoli al maschile e li ha sottoposti a un campione di uomini. Risultati: perfettamente paragonabili. Con in più il fatto che gli uomini davvero si vergognano a denunciare, un po’ per l’immagine che si ha del maschio, un po’ perché sanno che non verrebbero ascoltati, anzi verrebbero derisi. Anche le donne, si dice, tendono a non denunciare, ma mi pare poco sostenibile: campionesse olimpioniche assolute della falsa accusa, come emerge dai dati, dalle cronache e da convegni di altissimo livello, difficilmente le vedo in difficoltà a fare denunce vere. Ma tutto questo nella banca dati Boschi-ISTAT non si può certo dire.

In ogni caso, su questa pagina c’è tutta roba nota, roba vecchia a cui si è data una lavata e una mano di bianco. Qui ho citato le due più evidenti criticità. Per le altre si vedano gli altri miei articoli precedenti.

Punto e a capo, andiamo #avanti, come dice sempre l’ex Sottosegretario Boschi.


8. IL FENOMENO – VIOLENZA SUL LUOGO DI LAVORO

La musica qui cambia, ma pochissimo. All’inizio si ammette (finalmente un po’ di dignità, ISTAT!) che i numeri citati sono stime. Ed è l’unico passo avanti. Per il resto le dichiarazioni usano lo stesso tono:

Sono un milione 404 mila le donne che nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro.

Fosse vero, si tratterebbe del 15% delle donne occupate in Italia. Una donna su sei. Davvero si può considerare realistica una cifra del genere? Siamo seri…

Altro bug di questa parte: le stime derivano da una rilevazione che ISTAT fa periodicamente sulla percezione della sicurezza presso i cittadini. Il campione intervistato è di circa 50 mila persone, non è dato sapere quanti uomini e quante donne. In ogni caso si tratta dello 0,0008% rispetto alla popolazione totale. Sapessimo quante donne c’erano nel campione potremmo calcolare anche quella percentuale, e forse non basterebbe la pagina per contenere gli zerovirgola. Alla faccia delle stime.

Punto e a capo, andiamo #avanti, come dice sempre l’ex Sottosegretario Boschi.


9. IL FENOMENO – OMICIDI DI DONNE

Già già, si parla di “omicidi di donne”, non di “femminicidio”. Un po’ di pudore ancora c’è. Accompagnato da una grande capacità contorsiva e di manipolazione dei grafici (roba che insegnano in tutti i corsi base di statistica all’università…). Si fa fatica infatti a parlare di un’emergenza omicidi di donne in un paese terzultimo in Europa per questo fenomeno, dove la schiacciante maggioranza degli omicidi riguarda gli uomini. E soprattutto in presenza di serie storiche in continuo calo, per entrambi i generi. Ma tant’è, si dice, gli omicidi di uomini sono calati più velocemente di quelli per le donne. Eh, ma guarda un po’, il patriarcato maledetto… Meglio che niente, la premiata ditta Boschi-ISTAT opta per una gara dell’orrore. E per farci vedere bene bene quello che vogliono loro, viene messo questo grafico:

graf

Cosa sembra? Gli omicidi maschili in caduta libera, quelli femminili rimangono sempre uguali. Balle, sono in calo anch’essi, da anni, da sempre. Ma allora perché la linea femminile sembra così piatta? Semplice, basta “allungare” il grafico e le linee del grafico si stiracchiano. Questo di seguito riporta praticamente gli stessi dati, un po’ più limitati nel tempo, ma anch’essi di fonte ISTAT. La visuale è un tantino diversa, n’est pas?

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Qui il grafico è più compresso e le curvature dei cali risaltano di più. Soprattutto si vede meglio la sproporzione tra i morti ammazzati maschi e quelli femmine. Questo grafico non genera indignazione istintiva, come la linea piatta con cui Boschi-ISTAT cercano di imboccare e indignare gli utenti, anzi gli elettori.

Dato che fino a questo momento il califfato femminile non riesce a trarre dati significativi per la propria tesi, si va a cercare l’autore degli omicidi. Obiettivo: arrivare per lo meno a strizzare l’occhio a uno dei tanti concetti di femminicidio, quello per cui è sempre il partner o l’ex partner ad ammazzare la donna. La tabella, a prima vista (Fonte Ministero degli Interni), sembra confermare il concetto (riporto solo i dati assoluti relativi al 2016):

dati

Un altro trucchetto tipico di chi manipola statistiche, e vuole nascondere dati in contraddizione con la propria tesi, è quello di presentarle in modo che emerga immediatamente il numero che più supporta la tesi stessa. Cosa vi salta agli occhi guardando la tabella qui sopra? Ve lo dico io e ditemi se sbaglio: sono due cose.

PRIMO (osservazione superficiale, quella che fanno tutti): le donne uccise dal partner sono tantissime rispetto agli uomini uccisi dalla partner.

SECONDO (osservazione mediamente approfondita, che qualcuno fa): i dati sono elencati in modo disordinato, ossia non dal più grande al più piccolo o viceversa.

C’ho preso? In ogni caso l’ordinamento non è casuale. Chi ha presentato il grafico sa che chi legge va a cercare il dato, quello che assevera la tesi sostenuta. Ed eccolo lì, subito visibile. Ma i dati sparpagliati, che senso hanno? Hanno molto senso, e per capirlo basta metterli in ordine (che è un tipo di osservazione che non fa praticamente nessuno). Ecco che succede ordinandoli. Questa è la tabella con ordinamento dal più grande al più piccolo per gli omicidi di uomini, banalmente fatta da me in Excel:

tab1

Si conferma che le donne raramente ammazzano il partner o l’ex partner. E molti degli omicidi con autore sconosciuto o non identificato hanno a che fare probabilmente con la malavita o cose del genere. Ma è anche ben noto dalle cronache che quando la donna decide di far fuori un uomo, solitamente delega il lavoro sporco a un altro uomo, l’amante o uno qualunque (qui un esempio recente e molto all’avanguardia…). Chissà quanti casi del genere si nascondono dietro quel 97 e quel 94. E’ abbastanza lecito chiederselo, anche se la faccenda resterà sempre un mistero.

Rivediamo ora la tabella ordinata dal più grande al più piccolo, ma sul parametro femmine:

tab2

Nessuna sorpresa, s’era già visto: al primo posto ci sono i mariti e fidanzati. Quanti di questi abbiano agito sull’onda dell’esasperazione per una separazione minacciata o agita non è dato sapere. Sì, quei fenomeni per cui la donna ti minaccia di rovinarti e di non farti vedere più i figli, oppure lo fa e basta, senza nemmeno minacciare. Magari, per allontanarti subito da casa e dalla prole, inventandosi un’accusa per stalking, violenza sessuale eccetera. Le cronache (naturalmente solo locali) sono gonfie di fatti del genere. E che vuol dire, si dirà, la donna non ha più diritto di separarsi? Certo che ce l’ha: anzi è un diritto sacrosanto e intoccabile. Il problema è a monte: la legge che regolamenta le separazioni, specie in presenza di figli, e la Magistratura che la applica. Il problema è l’affido condiviso e il mantenimento diretto, previsti nell’ordinamento e mai applicati, come già si è detto più volte in questo blog. La domanda allora è: quante di quelle 59 donne uccise avevano preso vantaggio da un sistema che regolarmente abbatte e devasta la figura paterna o maschile, mandando magari quest’ultimo fuori di valvola? O meglio: se la legge tutelasse paritariamente le due figure genitoriali, e dunque i figli, quel numero lì non diminuirebbe? Io sono certo di sì.

Ad ogni buon conto, faccio notare un’altra anomalia che emerge dall’ordinamento dei dati: gli “ex partner” sono solo quarti in classifica. Prima di loro ci sono altre tipologie di killer di donne. E dunque la categoria di femminicidio, di nuovo, non regge. Posto che, in ogni caso, 76 donne uccise da partner ed ex partner in un anno non sembrano poter rappresentare davvero un’emergenza sociale tale da giustificare tutti i denari pubblici spesi e tutte le trombonate di cui sono pieni i media. Non ho dati precisi in merito, ma ho come l’impressione che un fenomeno ormai terribilmente demodé come l’eroina presenti dati emergenziali ben più gravi…

Direi che con ciò anche questa sezione della banca dati può essere archiviata. Senza dimenticare lo “svuota cestino”.

Punto e a capo, andiamo #avanti, come dice sempre l’ex Sottosegretario Boschi.

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