La premiata ditta Boschi-ISTAT e la banca dati elettorale sulla violenza sulle donne (parte quarta)

Sto analizzando la banca dati annunciata in pompa magna dall’ex Sottosegretario Boschi e realizzata in combut… in collaborazione con ISTAT, relativamente alla violenza sulle donne. E’ un lavoro complesso (d’altra parte è costato due milioni di euro di soldi pubblici…) dove finora, per quanto detto nella prima, seconda e terza parte dell’analisi, come unico filo rosso c’è la mistificazione. Vediamo qui il resto, elaborando osservazioni mano a mano che visitiamo le singole pagine.


13. IL PERCORSO GIUDIZIARIO

Questa parte è sicuramente la più complessa, articolata e interessante di tutta la banca dati. Per molte ragioni: la prima è che si riportano finalmente dei dati, non stime o ipotesi. Qui si può trarre insomma una proporzione esatta dei fenomeni di cui si parla. Di fatto, tutti i numeri contenuti in questa sezione, tutti di provenienza Ministero della Giustizia o Ministero degli Interni, rappresentano forse il più clamoroso autogol nella storia delle manipolazioni statistiche, tra quelle messe in atto dal califfato femminile.

Perché parlo ancora di manipolazioni statistiche? Qui i dati sono dati, corrispondono a fatti. Si riportano nelle varie sezioni (Denunce, Procedimenti definiti in procura, Condanne, Detenuti) le rilevazioni concretamente estratte dagli archivi dei tribunali. Quei numeri non sono ipotesi, ma casi reali. Perfetto. Solo che, per impedire al lettore di mettere tutto in connessione e avere un quadro generale, la premiata ditta Boschi-ISTAT ha pensato bene di suddividere le tematiche. La mole di dati è così vasta che nessuno (tranne il sottoscritto e forse qualche altro tignoso come me…) si mette a seguire e ricostruire esattamente l’andamento dei fenomeni. Quello che resta al lettore superficiale è dunque la visione di gigantesche tabelle Excel con sopra numeri su numeri. La sensazione a pelle è quella di un bollettino di guerra, e riecco quindi la manipolazione, la mistificazione. Ciò che risulta guardando con attenzione e nel dettaglio è qualcosa di ben diverso, infatti.

Per questo motivo, diversamente dalle sezioni precedenti, osserverò questa come una sezione unica, ignorando la suddivisione furbescamente imposta dal sito. Non solo: per evitare di perdermi nei dati e nei numeri, prenderò l’andamento di due sole fattispecie specifiche in un periodo specifico (il 2014), e solo per la parte maschile. Ne seguirò l’andamento, dalla denuncia alla sentenza. Mi soffermerò dunque sui dati statistici, che sono il contenuto rilevante di queste pagine, senza guardare le chiacchiere che si fanno in ogni sotto-sezione. In queste, le uniche cose degne di rilievo sono poche. Tipo che nell’introduzione alla pagina “Denunce“, con un certo dispetto si deve ammettere che i vari tipi di denunce sono in calo, e che ciò accade perché le donne non sono inclini a denunciare, sono sfiduciate o si vergognano. Ho già detto che trovo questa motivazione risibile: sono le donne, nella maggior parte dei casi, a inventare accuse e a presentare false denunce. Non mi pare che quindi gli possano mancare il talento o il coraggio per fare denunce vere. E che le false denunce al femminile siano qualcosa di ormai assodato lo dimostra il fatto che sull’argomento si svolgono convegni e incontri ad altissimi livelli.

Altra cosa degnissima di nota si trova nella sotto-pagina “Condanne“. In uno specchietto specifico si riporta una ricerca del centro studi del Ministero della Giustizia che esordisce con: “Donne uccise da uomini, perché sono donne. Questo è il femminicidio”. Alla base di una dichiarazione così netta dovrebbe esserci una verifica giudiziale incontrovertibile che il movente di ogni omicidio di donna è stato commesso ideologicamente per l’appartenenza della vittima al genere femminile. Cosa che non solo non è mai stata verificata, ma non è proprio possibile né concepibile. Se poi si aggiunge che la ricerca citata, pur aprendosi con una definizione così recisa di femminicidio, include nel novero anche i “matricidi”… be’, la si può già archiviare e ignorare senza troppi rammarichi.


I DATI

Dunque mi concentrerò a seguire i dati relativi agli iter di due reati specifici: i “maltrattamenti contro familiari e conviventi” e gli “atti persecutori” (stalking). Scelgo questi perché statisticamente più utilizzati nel fenomeno delle false accuse. Guarderò questi reati quando denunciati e processati nel 2014 a carico di soli uomini. Si sa che i tempi della giustizia italiana difficilmente garantiscono che una denuncia venga processata entro l’anno in cui viene presentata, quindi è possibile che le denunce presentate nell’anno scelto siano state evase nell’anno successivo. E’ per questo che i dati subiscono alcune variazioni non di grande entità, e questo mi obbliga a utilizzare la semplificazione della media. Ciò che mi interessa è il dato tendenziale, anche grossolano. Tutto ciò che considererò, in ogni caso, va visto accettando un ragionevole margine d’errore, come sempre quando si fa statistica, e lo esprimerò ogni volta apponendo un “circa”. Andiamo dunque passo passo e vediamo cosa viene fuori.

Incrociando i dati del Ministero degli Interni e del Ministero della Giustizia sulle notizie di reato (denunce) pervenute, nel 2014 per i due reati si ha una media di casi pari a:

Maltrattamenti in famiglia circa 22.300
Atti persecutori circa 15.000

Siamo ben lontani dai milioni di donne vittime stimate dall’ISTAT, anche accettando una quota X di persone che decidono di non denunciare. Al di là di questo, le procure, davanti a una denuncia, svolgono indagini e decidono se essa è fondata e comprovata oppure no. Se sì, procedono sul piano penale, se no, archiviano. Ciò che risulta per il 2014 è questo:

REATO DENUNCE PROCEDIMENTI ARCHIVIAZIONI
Maltrattamenti in famiglia circa 22.300 42,4% (circa 9.455) 57,6% (circa 12.845)
Atti persecutori circa 15.000 51,2% (circa 7.680) 48,8% (circa 7.320)

Ben più della metà delle denunce per maltrattamenti e poco meno della metà delle denunce per stalking viene archiviata, ossia considerata infondata. Molte di quelle archiviate, si sa bene, sono false accuse, in risposta alle quali la persona ingiustamente denunciata talvolta (non sempre) sporge denuncia per calunnia. Sarebbe utile capire quante volte questo accade, oppure quando il giudice assevera che sono false accuse, ma non procede. In ogni caso, va specificato (fonte Ministero dell’Interno) che l’81% delle denunce per maltrattamenti e il 77% delle denunce per stalking sono presentate da donne. A mio avviso, false accuse (dunque archiviazioni) e denunce fatte da donne sono due fenomeni strettamente connessi.

Ci sono casi, poi, dove i giudici mandano avanti una denuncia, tramutandola in procedimento penale, per scrupolo o per timore. Scrupolo quando non riescono a farsi un’idea ragionevolmente solida sull’accusa mossa e sulle prove portate, cioè non sono certi che l’accusato sia davvero innocente, sebbene magari lo sembri. Allora lo portano in dibattimento, dove si scoprono le carte e si fanno le verifiche del caso. Per timore accade quando, per le stesse incertezze, il Pubblico Ministero non vuole prendersi la responsabilità di un’archiviazione: “e se poi questo torna a casa e ammazza la moglie? Ci vado di mezzo io che ho archiviato, finisco nelle prime pagine…”. Per non sbagliare allora rinvia a giudizio e delega al collegio giudicante la responsabilità di decidere (con eccezioni inspiegabili e scandalose, come questo caso, che verrà definito “femminicidio”, anche se di fatto è un omicidio di Stato). Ed è così che i circa 9.455 procedimenti per maltrattamenti e i circa 7.680 procedimenti per stalking nel 2014 sono finiti davanti a un giudice. Che alla fine ha emesso una sentenza di colpevolezza o di assoluzione (l’una o l’altra diversamente giustificate). Con le cifre delle sentenze, si comincia ad avere un dato reale sulla proporzione dei fenomeni:

REATO DENUNCE PROCEDIMENTI CONDANNE
Maltrattamenti in famiglia circa 22.300 42,4% (circa 9.455) 24% (circa 2.278)
Atti persecutori circa 15.000 51,2% (circa 7.680) 13% (circa 979)

Questo ci dice che più di 7 mila denunce per maltrattamenti e quasi 7 mila per stalking sono finite con una sentenza di non colpevolezza. Di nuovo, quante di queste erano frutto di false accuse? E’ un dato mancante, che andrebbe integrato con le motivazioni delle sentenze o con le conseguenti cause per calunnia o con le notizie di cronaca. Sono certo che gli esiti sarebbero sorprendenti. Specie per il reato di stalking che, per sua stessa natura, non richiede prove concrete, ma basta il sentore della presunta vittima, a differenza dei maltrattamenti che in buona misura vanno provati in tribunale (fermi restando ampi margini di falsificazione anche in questo caso). Spesso, lo si è testimoniato in questo blog, si condanna per stalking chi stalker assolutamente non è (al massimo è un molestatore), riservando a una maggioranza di condannati (nel 56% dei casi) una pena detentiva che per questo appare sproporzionata. E’ certo che di quei 979 condannati nel 2014 forse solo una ventina, volendo esagerare, erano veri stalker.

Di sicuro i numeri, dando fiducia alla Magistratura rispetto alla sua capacità di sapersi districare tra false accuse e colpevoli oltre ogni ragionevole dubbio, non parlano di quell’emergenza nazionale spacciata da anni da certa politica, non ultimo da questa banca dati che stiamo analizzando. Vedendo quante denunce si perdono per strada, la sproporzione appare gigantesca tra chi accusa e denuncia senza motivo, così per altro assorbendo e sprecando preziose risorse pubbliche per la giustizia, e facendone spendere un’enormità ai privati che devono difendersi dalle false accuse, che potrebbero molto più utilmente essere utilizzate in altro modo.

Il trend analizzato per lo stalking e i maltrattamenti si ripete uguale anche per gli altri reati presi in considerazione dalle statistiche riportate dalla banca dati (violenza sessuale, percosse, e altro). Per questo ho parlato di autogol: mettendo in fila le cifre non solo si smentisce l’allarme che vorrebbe portare addirittura a percorsi di trattamentorecuperorieducazione per il maschio italiano, ma se ne afferma l’esatto opposto: il problema sono le denunce che vengono archiviate, oppure vanno a procedimento e cadono durante lo stesso. Come già detto, per me questa sproporzione ha un nome solo: false accuse, o accuse strumentali, o accuse improprie. Comunque un qualcosa che in uno Stato di Diritto funzionante non dovrebbe avere le proporzioni mostrate dai numeri sopra riportati.

Un’ultima nota, molto specifica, ma importantissima. Nella pagina Denunce c’è una tabella dedicata appositamente agli ammonimenti irrogati dalle Questure a carico di presunti stalker. Cosa sia l’ammonimento, quale allucinante anomalia esso sia, l’ho spiegato più volte in questo blog, e a tale istituto è dedicato un intero capitolo del mio libro. Preme qui sottolineare solo uno dei tanti aspetti grotteschi. Nel 2014 ne sono stati irrogati 1.526. Stando alle percentuali viste sopra, è presumibile che un 51,2% (circa 780) di essi sia poi stato portato in sede penale. Di questi, il 13% (circa 101) potrebbe essere andato incontro a una condanna. I 679 che quindi potrebbero essere stati assolti però continueranno a risultare “ammoniti” per stalking. Perché nemmeno un’assoluzione cancella quel tipo di segnalazione. Che, si dice, è solo amministrativa. Peccato che invece venga utilizzata come parametro per definire sul piano penale la presenza di una recidiva o no. Dunque anche quando si viene assolti, in Italia si può essere considerati recidivi.

Punto e a capo, andiamo #avanti, come dice sempre l’ex Sottosegretario Boschi.

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