Faccia a faccia con il business dei centri antiviolenza

foia-italiaBenedetta legge sulla trasparenza! Consente di controllare come le amministrazioni pubbliche gestiscano e distribuiscano il denaro dei cittadini. E andare a vedere le carte è un’attività illuminante e deprimente allo stesso tempo. Mi sono infatti cercato i link alle tabelle con cui il Comune di Firenze ha reso pubbliche le allocazioni delle sue risorse negli anni 2012, 2013, 2014, 2015, 2016 e 2017. Perché proprio Firenze? Be’, caso vuole che la città di Dante e la Toscana in generale siano stati fino a poco tempo fa un centro di potere di riferimento in Italia. Fiorentino è Renzi, toscana è la Boschi, così come gran parte del cerchio magico che ha gestito il potere politico in Italia negli ultimi anni. Anche per questo i dati sulle allocazioni del Comune di Firenze sono interessanti.

Caso vuole anche che conosca diverse persone finite, a diversi livelli, negli ingranaggi di una delle associazioni antiviolenza più note e potenti a Firenze e dintorni, l’Associazione Artemisia (su cui, se sono fortunato, in un futuro non lontano riuscirò a pubblicare un dossier). Tignoso fino al midollo (come sempre…) sono andato a vedermi per ogni tabella quanto denaro pubblico è confluito negli ultimi sei anni dalle casse del Comune a quelle della suddetta associazione. Ho dovuto fare i conti tre volte. Non per essere preciso, ma per incredulità. Perché, sotto la giustificazione prevalente del finanziamento a “servizi e interventi di contrasto e supporto a donne e minori vittime di violenza e/o maltrattamenti”, la quantità di denaro arrivato alle casse di Artemisia, negli ultimi sei anni, ammonta a 1.084.961,74 euro. In lettere: un milione ottantaquattromila novecentosessantuno virgola settantaquattro. Più precisamente:

2012 2013 2014 2015 2016 2017
€ 12.668,00 € 35.000,00 € 60.000,00 € 33.083,00 € 64.000,00 € 64.000,00
€ 12.668,00 € 11.666,00 € 49.200,00 € 28.500,00 € 33.083,00 € 64.000,00
€ 2.798,00 € 4.690,00 € 41.900,00 € 20.700,00 € 30.887,00 € 23.083,34
€ 2.980,15 € 18.644,00 € 35.000,00 € 7.917,00 € 16.613,00 € 23.083,34
€ 2.980,15 € 23.334,00  € 30.000,00 € 6.500,00 € 7.916,00 € 7.916,66
€ 10.663,32 € 384,00 € 11.666,00 € 2.160,00 € 1.872,00 € 1.848,75
€ 25.683,38 € 10.800,00 € 1.200,00
€ 25.335,00 € 8.467,00
€ 9.870,00 € 7.064,00
€ 15.541,67 € 5.269,00
€ 42.533,96 € 1.920,00
€ 55.400,00 € 1.273,02
€ 70.000,00 € 1.200,00
€ 289.121,63 € 93.718,00 € 263.759,02 € 100.060,00 € 154.371,00 € 183.932,09

Ragioniamo un secondo su questi numeri. Anzitutto va osservato che le cifre totali di anno in anno oscillano, talvolta anche sensibilmente (come tra il 2012 e il 2013). Per stabilizzare il dato è sufficiente osservare che in media Artemisia ottiene dal Comune di Firenze 180.826,96 euro all’anno. Una cifra non indifferente. Viene da chiedersi cosa diavolo facciano questi bruti e violenti uomini fiorentini verso le loro donne e bambini per rendere necessario uno stanziamento annuale medio di quelle proporzioni per una delle associazioni antiviolenza attive sul suo territorio. E chissà se conteggiassimo i soldi dati alle altre. Pochi, perché pare che Artemisia faccia l’asso pigliatutto in zona, tuttavia si tratta solo di una parte di finanziamenti a queste realtà. In ogni caso, viste le cifre, viene da pensare che Firenze e il suo comprensorio siano per le donne una sorta di zona di guerra.

9788849627220Una seconda osservazione va fatta sul numero di erogazioni annuali. Perché le cifre sono così frastagliate? Non si faceva prima, nel 2012, ad esempio, a dare ad Artemisia quasi 300 mila euro in un colpo solo, senza fare quello “spezzatino” di cifre? Sì, si sarebbe fatto prima, ma esiste una cosa, in Italia, chiamato “Codice degli appalti”, secondo cui per cifre oltre i 150.000 euro l’ente pubblico è costretto a indire una gara d’appalto, con tutti i vincoli di trasparenza ed economicità connessi. Sotto quella soglia si può andare per “affidamento diretto”, cioè l’amministrazione decide autonomamente e arbitrariamente a chi dare i soldi, o può fare una “procedura negoziata” (si chiede a diversi operatori e si prende quello che fa l’offerta più vantaggiosa). Solitamente, e chissà se è anche questo il caso, il motivo di questa suddivisione delle cifre è proprio scavalcare i vincoli del Codice degli appalti. Solo a titolo di cronaca: provate a digitare su un motore di ricerca le parole “spezzatino appalti” e date un’occhiata a cosa viene fuori tra le notizie di cronaca. Prendo a caso le parole che vedo: “favorire imprese amiche”, “reati gravissimi”, “corruzione”, “frode fiscale”. Così, tanto per gradire.

Va detto, infine, che questi sono gli stanziamenti solo del Comune di Firenze: chissà cosa accadrebbe se trovassimo anche quelli della Regione Toscana o quelli di diretta emanazione governativa. Inoltre Artemisia non è presente solo a Firenze. Ha sedi in molte parti d’Italia. E sarebbe interessante andare a vedere anche lì se gli enti locali hanno pubblicato i loro stanziamenti, e dunque quanto questa associazione incamera a livello nazionale, e se lo fa ovunque con la tecnica dello “spezzatino”. Però, intendiamoci, con tutto questo non voglio fare il manicheo: non è che, trattandosi di cifre molto alte, io dia per scontato che dietro ci sia del male. Lascio ad altri questi populismi. Perché se di fatto esiste un fenomeno di grandi dimensioni da gestire, ci sta che chi è chiamato ad affrontarlo venga dotato delle dovute risorse, anzi è sacrosanto.

Rimangono però, a questo proposito alcune domande. Le solite.

1) A Firenze e dintorni dev’esserci una grande domanda di servizi di questo tipo, ovvero un numero molto ampio, quasi da emergenza sociale, di donne e minori vittime di violenze e maltrattamenti, se così significative sono le cifre stanziate a sostegno di tali servizi. Come viene rilevata e da chi la proporzione di questa domanda? Chi raccoglie i dati che giustificano la necessità di tali stanziamenti?

2) L’Amministrazione Comunale nell’erogare tali fondi mette in atto delle verifiche di metodo e merito (ispezioni, audit, eccetera) sulle competenze e le professionalità messe in campo dall’Associazione Artemisia per affrontare i casi critici di violenza e maltrattamento su donne e minori, nonché una verifica sulla qualità e l’efficacia dei servizi? Se sì, come avvengono tali verifiche? Chi le conduce? Esistono dei report da poter consultare sulla base delle norme sulla trasparenza?

3) Sul piano economico-finanziario: sull’Associazione Artemisia, destinataria degli stanziamenti, grava qualche obbligo di rendicontazione con presentazione di evidenze? Se sì, è possibile visionarle, sempre per le norme sulla trasparenza? Se no, perché?

4) Sul piano operativo: come si giustifica lo “spezzettamento” in numerose tranche, per ogni anno, degli stanziamenti all’Associazione, sebbene in molti casi l’oggetto dello stanziamento sia lo stesso?

Domande che mi tormentano. Da libero cittadino vorrei sapere. Credo di avere il diritto di sapere. E allora cerco un po’ sui motori di ricerca e mi pare di capire che di queste cose si occupi l’Ufficio Promozione Diritti e Tutela Minori del Comune di Firenze, e in particolare una funzionaria o dirigente. Non ne pubblico il nome perché non sono sicuro che sia lei ad occuparsi di questa partita. Tuttavia decido di inviare le mie domande sia a lei sia all’indirizzo generico dell’ufficio. Ecco la mia email:

letterartemisia

Se avrò risposta, ne darò naturalmente conto su queste pagine.

Colgo l’occasione per integrare, in conclusione, con una notizia che nulla ha a che fare con Firenze e Artemisia, ma in generale con il business dei centri antiviolenza. Una notizia a mio parere sconvolgente. Qui si rende conto, pure con gaudio, del fatto che un centro antiviolenza si è costituito parte civile in un processo per omicidio (vittima una donna, accusato il marito). Se ci sarà un risarcimento, il centro antiviolenza se ne papperà un pezzo, non si sa bene a che titolo. In ogni caso, la possibilità di costituirsi parte civile è prevista nello statuto di questa associazione, e questo la dice già lunga sui reali obiettivi della sua “missione”. Ciò che sconvolge è la decisione del giudice di ammetterla come tale nell’ambito del processo, appigliandosi proprio al suo regime statutario. Una scelta che, a quanto so, non ha precedenti. E che segna un passo ulteriore nella china profonda che, su queste tematiche e dietro la spinta di questi gruppi di pressione, si sta scendendo a grande velocità.

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4 commenti

  1. Davide Stasi è un incredibile rompiballe.
    Adesso pure le mail agli assessorati con richiesta di rendicontazione. Chi si crede d’essere?
    Per mettere il naso in ambiti di potere istituzionalizzato si dev’essere pazzi o eroi.
    Dato che presto, a occhio e croce riceverà sganassoni, propendo per entrambi.
    Sarebbe interessante non lasciare il lavoro tutto a lui: seguirne l’esempio.
    Ho il sospetto che basterebbe fare un copia incolla.

    E poi c’è parecchio bisogno di rompiballe.

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      1. Certo che no!…propiziare il gesto apotropaico maschile per eccellenza, serve proprio (a chi opera nel rompere quelle degli altri/e) a far si che preservi le proprie.
        Le due specie, seppur simili, non sono della medesima qualità.

        E utilità.

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