Adesso cosa sei disposto a fare, Tiberio?

1317213290352Tiberio-TimperiCiao Tiberio. Insomma che la tua ex moglie t’ha fatto di nuovo pelo e contropelo… Mi dirai, 1.500 euro sono niente. Sa solo il cielo quanto già ti ha spennato in fase di separazione, quindi quelle sono breccole. Ma già ti ci vedo, incazzato a bestia per la sentenza di ieri, perché non sono i soldi, per lo meno non solo, è il principio. T’ha inchiodato per “diffamazione”, ovvero per aver detto pubblicamente una cosa falsa su di lei. In particolare, ti sei messo a dire che è, usando un termine tecnico, un genitore alienante. Ovvero ti ostacola nell’esercizio del tuo ruolo paterno, anzi magari fa di tutto per dare di te un’immagine negativa a tuo figlio.

“Dopo un meticoloso accertamento dei fatti”, dice l’avvocato della tua ex, “è stata, finalmente ed in maniera autorevole, affermata la dolosa falsità delle dichiarazioni”. Cioè, oltre a pagare, ora ti becchi l’etichetta ufficiale di cacciaballe: tutte le robe che hai detto e scritto si basano su un vissuto che non esiste. Sono certo che contavi su un’assoluzione. Ti avrebbe permesso di denunciare con ancora più autorevolezza quel fenomeno infame che è l’alienazione genitoriale. Invece no: te ne devi tornare a fare programmini mattutini per anziani, pronto al bonifico mensile, e devi tenere quella dannata boccaccia chiusa. Zitto, lavora e paga.

giudice-di-pace1Sai, io detesto la televisione e tutto quello che vomita addosso alla gente. Ma devo dire che tu mi sei sempre piaciuto. Ti hanno fatto fare programmi che dubito abbiano contribuito all’evoluzione intellettuale del paese, e nonostante questo mi è sempre piaciuto il tuo modo di porti e di comunicare: garbato, ironico, mai sopra le righe. Un signore della TV. E questo è emerso ancora di più quando ti sei messo a trattare pubblicamente di questioni relative alle separazioni e ai figli. Ho visto su YouTube alcuni tuoi confronti con teste di legno di vario tipo, e devo dire che ho invidiato la pazienza e la pacatezza con cui ribattevi alle loro minchiate. Io avrei sbroccato dopo cinque minuti.

E’ anche per questo, e non solo perché sei un volto noto della TV, che ti cerco da tempo. Perché, sai, quello che hai passato e stai passando tu l’abbiamo passato in tantissimi, padri e non. Molti lo stanno subendo ora e altrettanti lo subiranno in futuro. Un comunicatore abile e conosciuto, per tutte queste persone, sarebbe davvero utile. Abbiamo provato a coinvolgere Max Laudadio, che ci ha fatto promesse e dato rassicurazioni. Poi l’ho ricontattato, mi ha fatto rispondere dalla segretaria e, in pratica, s’è dato. Ora starà girando qualche altro spot per un centro antiviolenza o qualche servizio di Striscia sul gattino rimasto sull’albero, e si tiene a debita distanza da noi. Io faccio quello che posso, non sono nessuno: tipo, ho chiesto lumi al Comune di Firenze, per la montagna di soldi che dà all’associazione Artemisia, ma anche lì boati di silenzio.

parità-tra-uomini-e-donneE ti ho cercato perché questo è il momento di fare qualcosa, di dare una mano, se si può. La demonizzazione di noi uomini, ancor più se padri, ha raggiunto livelli parossistici. Il business che ruota attorno a questa narrazione è intollerabile. Il numero di figli destinati a portarsi nel futuro ferite e privazioni affettive insanabili è talmente alto da profilarsi un reato contro l’umanità. Di fronte a tutto questo c’è chi sta provando a fare qualcosa di concreto. Qualcuno ha elaborato una proposta politica, chiamata Patto per l’equità e la giustizia. L’iniziativa contiene tutto. Soprattutto contiene la soluzione ai problemi di tuo figlio, dei nostri figli dei figli del futuro. Guardati il video con cui ho provato a spiegarlo (tu l’avresti fatto un milione di volte meglio, lo so…): il patto è pensato con un meccanismo fantastico, che taglia fuori tutte le divisioni e i personalismi possibili.

Potrebbe insomma essere la chiave di volta, se fosse noto fuori dai soliti gruppetti dei social network. Metti anche che nessun partito politico lo sposi: comunque sarebbe un mezzo per portare all’attenzione nazionale una serie di anomalie non più tollerabili. Senza alcun rischio di venire zittiti da una denuncia per diffamazione. Per riuscirci serve non un leader, ma sicuramente un testimonial. Uno come te. Intendiamoci, sono schietto: su di te girano un sacco di voci. Dalle più banali (“usa una questione personale per avere visibilità”) alle più realistiche (“non si espone perché sennò lo fanno fuori dalla RAI e non può più pagare la ex”). A me personalmente non interessano. Mi interessa capire, arrivato a questo punto, cosa sei disposto a fare?

affidoPerché, lo dico chiaro, anche se il giudice ha sentenziato diversamente, la mia opinione è che tu non abbia mentito. Anzitutto non ne avresti avuto motivo, ma soprattutto l’alienazione genitoriale è un fenomeno talmente diffuso che è quasi patetico provare a negarne l’esistenza con le carte bollate. Lo so io, lo sai tu, lo sappiamo tutti. I giudici fingono di non saperlo, così come fingono di non sapere che le loro sentenze di separazione non hanno nulla a che fare con l’affido “condiviso”. E’ tutto un grande Truman Show per far girare soldi (e voti) sulla pelle dei bambini e, tendenzialmente (ma non solo), degli uomini. I disastri che si stanno facendo li sappiamo, Tiberio. E sappiamo che se uno si azzarda a denunciarli, gli viene chiusa la bocca, in un modo o nell’altro. Oppure viene ignorato.

E’ il caso mio: ho scritto un libro molto scomodo, dato che racconta la verità. Si sta diffondendo bene, ma non c’è una libreria che mi ospiti per una presentazione o un giornalista mainstream che ne voglia parlare, e mi aspetto a breve qualche querela, così chiudo baracca e burattini e tanti saluti. Non che m’importi, sinceramente: ciò che ho scritto resta e resterà, fintanto che non inizieranno a bruciare i libri scomodi in piazza (già la Carmen l’hanno deturpata, quindi tutto è possibile). E’ solo per dire che noialtri, tutti, se alziamo la testa o ci ignorano, o ci insabbiano, o ci chiudono la bocca per sentenza. Alla fine tu sei solo uno dei tanti casi dove un sistema mette la pietra tombale sulla verità e sulla giustizia. E allora la domanda torna: adesso cosa sei disposto a fare?

comunitàLo eri già prima, ora lo sei ancora di più: parte di una grande legione di sfigati. Qualcuno dorme in macchina, qualcuno tira la vita coi denti, qualcuno se la cava ancora bene, ma non è questo che conta. Conta il principio quello per cui ora sei sicuramente incazzatissimo. E’ quel principio che ci accomuna tutti. E che, al momento, non basta ad unirci anche tutti in un fronte compatto schierato dietro qualcosa che imponga il problema e anche la sua soluzione. Per quel principio molti si battono, ma non bastano, sono troppo piccoli. La tua signorilità e la tua celebrità potrebbero rendere un grande servizio al tentativo di imporre un cambiamento in questa burletta di paese.

Scusa il cinismo ma, esattamente come quasi tutti noi, ti resta più poco da perdere, dopo la sentenza di ieri. Noi, esercito di sfigati in armi, tribunale di massa paterno e perbene, sentenziamo che no, non hai raccontato falsità. Hai soltanto detto, da solo, qualcosa che da queste parti non si può più dire: la verità. Questo esercito di sfigati in armi ti attende a braccia aperte per tornare a ribadirla, non da soli, ma tutti insieme. Hai visto mai che urlando in coro ciò che la ragione mostra come sacrosanto alla fine qualcuno non si accorga e non metta una pezza? Magari anche solo per farci star zitti. Insomma, come già ho fatto con Laudadio, io non insisto, non ti cerco più. Ma se vuoi io, noi, su quella stessa maledetta barca ancora senza bandiera, ci siamo. E c’è un sacco di lavoro da fare.

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4 commenti

  1. Finché non avremo un Unica Associazione nazionale dei tanti genitori che vengono esclusi dalla vita dei figli non conteremo nulla ed invece la realtà è una quantità di minuscole associazioni che continuano a litigare tra loro . Servirebbe un leader e Tiberi poteva esserlo

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  2. E’ una sentenza di quelle “esemplari”, quelle che servono come minaccia contro milioni di altri.
    “Colpirne uno per educarne cento” era uno slogan delle Brigate Rosse.
    “Colpirne uno per terrorizzarne milioni” è il significato effettuale della sentenza emanata dalla magistratura
    agente del brigatismo rosa.

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