Privilegi di genere: non siamo secondi a nessuno

donna_privilegiataTalvolta, lo ammetto, pecco di ottimismo e superficialità. Fortuna che c’è la rete e che ci sono i lettori, pronti a metterci una toppa, anche a costo di contribuire fortemente alla mia personale indignazione. Nell’articolo di venerdì riportavo un lungo contributo di un periodico spagnolo, dove si dava un quadro a tinte fosche degli intrecci politica-associazionismo in difesa della donna. Un intreccio che, ben condito da sussidi, denaro pubblico di varia provenienza, interessi elettorali, prendeva le chiare fattezze di una cosca malavitosa “alla spagnola”, fondata sulle presunte molestie e i presunti abusi sulle donne. Nell’articolo auspicavo una forma di resistenza nazionale affinché l’Italia non si riducesse nelle condizioni della Spagna. Presupposto: al momento ancora siamo un pelo meglio, da quel lato.

La mia riflessione ha attirato alcuni commenti all’articolo. Io stesso ho osservato, per dimostrare che la Spagna sta messa peggio, che Madrid concede alle donne che abbiano denunciato un abuso (anche senza che vi sia stata una certificazione giudiziale dello stesso) un sussidio mensile. Cosa che, dicevo, in Italia non è prevista. Triste dirlo: mi sbagliavo. Lo ammetto, ignoranza mia, e ringrazio il lettore che nel correggermi ha anche postato del materiale utile per chiarire la questione. E dunque: un siffatto sussidio esiste anche in Italia. Art. 24 del Decreto Legislativo n. 80 del 15 giugno 2015: l’Inps eroga, stanti alcuni semplici requisiti, un’indennità alle lavoratrici dipendenti del settore privato (chissà perché non anche del pubblico…) vittime di violenza di genere. Il sussidio dura tre mesi e “va fruito entro i 3 anni dalla data di inizio del percorso di protezione certificato”.

soldiChe vuol dire percorso di protezione certificato? Semplice e ovvio: la donna che voglia quel sussidio deve far asseverare il proprio status di “abusata” inserendosi in percorsi certificati dai servizi sociali del Comune di appartenenza, dai Centri antiviolenza o dalle Case Rifugio. Tout se tient, dicono i francesi: tutto è collegato, tutto torna. Tutto, soprattutto, trova la propria sintesi all’interno della holding che, in Italia come in Spagna, impernia le proprie esistenza e prosperità sulla “industria del maltrattamento”. Naturalmente presunto, perché, spagnole o italiane che siano, le donne possono ottenere questa prebenda anche senza che vi sia alcuna sentenza di colpevolezza a carico di coloro che esse accusano. In cambio: il 100% del loro stipendio, per tre mesi, erogato dallo Stato, e articolabile come meglio credono.

Da qualche parte in questi giorni ho letto un concetto che trovo impossibile non condividere: mentre il femminismo storico combatteva per un’affermazione di nuovi diritti, ancora non riconosciuti o riconosciuti solo parzialmente alle donne, quello attuale, specie l’ondata partita con l’affermazione di internet e dei social network, combatte per ottenere privilegi. Allo stesso modo nel mio libro sostengo che il giusto femminismo degli albori ha finito per andare lungo. Dopo aver ottenuto successi significativi, invece di esaurire la propria forza in un processo di consolidamento, ha trovato ragione di continuare a esistere con l’estensione della propria missione verso un fanatismo che, appannato in un’allure di vendetta, mira a concedere vantaggi impropri a un genere, schiacciando l’altro. L’innesto in questa nuova missione di logiche di potere e business rende le dinamiche odierne un vero e proprio Moloch, sul cui altare oggi viene sacrificato un genere e l’intero futuro a venire.

Edit – A dieci minuti dalla pubblicazione di questo articolo mi contatta un affezionato lettore, Francesco Toesca, che già nel 2016 si era occupato della cosa, scrivendo un’email con richiesta di chiarimenti al soggetto che gestisce i fondi INPS su questa partita: la UIL. Sì, esatto, il sindacato. Quello che su Twitter ogni volta che muore una donna, qualunque sia la causa del decesso, posta un banner con la scritta: “vogliamo smettere di contare”, seguita dall’aggiornamento dei “femminicidi”. Con il permesso di Francesco pubblico di seguito la sua email mandata a malattiaprofessionale-mobbing@uil.it:

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La risposta della UIL a Francesco è stata questa:

 

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Una sorta di certificazione del privilegio. E una precisa fotografia di come con la Costituzione italiana, nello specifico con il suo Art.3, ci si possa gioiosamente pulire il culo.

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5 commenti

  1. Caro Davide, non ti preoccupare se non sei a conoscenza di tutto. La somma delle norme pro F contenute in leggi statali e regionali nonché in regolamenti e disciplinari di enti di ogni tipo è vastissima. Per non dire poi delle sentenze le più demenziali e inconcepibili. Forse solo uno tra gli attivisti del Mov. Maschile è in grado di ricordare e ripescare tutto.
    Il nostro Pico della Mirandola: Silverback.
    .
    Per noi umani è impossibile.

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  2. chiamiamo le cose col loro nome.
    siamo in presenza di un PIANO EVERSIVO.
    ideato da un’elite intellettuale malata-perversa, specie d’oltreoceano.
    eseguito dal potere politico e giudiziario. cui si accoda l’elite economica.

    quali reati contro lo stato potremmo ipotizzare? associazione sovversiva? insurrezione?
    come potremmo chiamare tale organizzazione? siccome è suprematista, e quindi di estrema destra, opterei per “ORDINE ROSA” (waiting for “ordine arcobaleno”…)

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    1. Quale èlite d’ oltreoceano complotterebbe un piano eversivo in Italia? Mi pare che oltreoceano abbia vinto Trump (e meno male per certi aspetti)!!! E in America comunque stanno prendendo delle contromisure a questo fenomeno!

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      1. Sarei curioso di conoscere queste “contromisure” americane di cui parli. Comunque il legame stretto tra femminismo e organizzazioni internazionali è noto. A pochi ma è noto. Ricordo un vecchio libro di Alessandra Nucci (La donna a una dimensione) che credo essere stata tra le prime (e forse unica) in Italia ad accendere i riflettori. Anno 2006. Dodici anni fa. Silenzio tombale tanto per cambiare…

        http://www.internetica.it/NucciDonna.htm
        http://archivio.maschiselvatici.it/index.php/libri-cinema-musica-eventi/abbiamo-letto/167-la-donna-a-una-dimensione

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      2. anonimo 16.14,
        distruggere il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge è EVERSIONE.
        “ordine rosa” persegue questo scopo in modo pianificato da decenni.
        quindi per i sillogismi aristotelici siamo in presenza di un piano eversivo contro l’ordine democratico. in tutti i paesi occidentali, mica solo in italia.

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