Stalking: la lettera scarlatta dell’ammonimento

ammoVia via che raccolgo casi e testimonianze, e che approfondisco l’analisi dei problemi connessi specificamente allo stalking, e più in generale alle relazioni di genere, scopro aspetti che mi erano sfuggiti, e che quindi risultano assenti nel mio libro. Provvederò a inserirli nelle prossime edizioni, tuttavia ritengo utile darne conto anche qui, come anticipazione e memo. In questo senso oggi vorrei centrare l’attenzione sull’istituto dell’ammonimento, previsto dalla procedura collegata a quanto disposto dall’art.612 bis, il cosiddetto “Anti-stalking”.

Riassumendo: se il soggetto X compie atti persecutori verso il soggetto Y, quest’ultimo ha la facoltà di chiedere provvedimenti alle forze dell’ordine. Queste possono dare due opzioni: inoltrare richiesta di ammonimento o procedere direttamente a una querela di natura penale. Solitamente la prima opzione si consiglia quando gli atti persecutori sono rari e tutto sommato blandi, sebbene annuncino una possibile escalation, mentre la querela viene consigliata a fronte di atti più gravi. Quest’ultima comporta un’azione solitamente rapida, dove si pongono in essere iniziative atte a porre il presunto persecutore, di cui si riconosce la potenziale immediata pericolosità, in condizioni di non nuocere.

escalationL’ammonimento invece, lo dice la parola, è un avvertimento prodotto direttamente dal Questore a carico di X. L’avvertimento è chiaro: se non la smetti di perseguitare Y, rischi il penale. Così è stato concepito perché, com’è noto, gli atti persecutori solitamente vengono costruiti in una escalation di oppressione verso la vittima. L’ammonimento servirebbe per interrompere quell’escalation e far sentire X sotto pressione e sotto controllo. Di base, dunque, potrebbe sembrare un istituto corretto ed efficace. Ma, si è detto, esso annuncia una possibile azione penale. Dunque non è un atto penale esso stesso. Esso è un atto amministrativo. Come una multa. Ed esattamente come le contravvenzioni, la sua irrogazione non va a “sporcare” la fedina penale di X.

Almeno così si dice. Ma la realtà è diversa. L’ammonimento, una volta ricevuto, non è più revocabile. Resta per sempre. Unico modo per cancellarlo è una lunga e costosissima procedura di ricorso al TAR di competenza o presso la Presidenza della Repubblica, da depositarsi entro tre mesi dalla sua irrogazione. Termini così disincentivanti che nessun ammonito fa mai ricorso, che l’ammonimento sia giusto o frutto di false accuse. Dunque quando ce l’hai, te lo tieni, non si cancella. Proprio come le multe. Il problema è che se poi un altro soggetto, poniamo Z, dopo molto tempo ha motivo di lamentare atti persecutori da parte dell’ammonito Y, le forze dell’ordine, in presenza di un ammonimento pregresso, assumono che si tratti di una recidiva, e dunque partono dirette con l’azione penale. Cioè, non si può essere ammoniti due volte. Alla seconda, si va direttamente alla sbarra.

51sZlJ6u4LLPrima conseguenza, banale ma non troppo: venire ammoniti significa avere la propria vita relazionale condizionata per sempre. Significa dover tenere segretissimo lo stigma di “quasi-persecutore”: se noto, data la facilità di accesso alla denuncia per stalking, si dà ad altri una possibilità straordinaria di condizionamento, quando non di ricatto. Seconda conseguenza: un atto amministrativo può essere considerato fonte di azione penale. Detto così significherà poco per chi legge. In realtà è una ferita gravissima all’ordinamento giuridico. Per intenderci con un esempio banale: per mero errore ferisco una persona investendola con l’auto, e giustamente vengo incriminato per lesioni. Se però gli inquirenti scoprono che in passato ho preso una multa per divieto di sosta, il reato viene elevato in tentato omicidio. Così l’anomalia è più chiara? Far discendere un’azione penale, o un aggravamento dell’accusa, dalla sussistenza di un atto puramente amministrativo, è una disposizione eversiva dell’ordinamento giuridico.

Non basta. Come detto, se un persecutore, vero o no, prosegue nei suoi atti pur avendo ricevuto un ammonimento, o se il Pubblico Ministero ritiene comunque doveroso portarlo davanti a un giudice, parte l’azione penale. Poniamo che, come capita nel 90% dei casi, il processo si chiuda allora con un’archiviazione o un’assoluzione. Cioè il nostro X risulta del tutto estraneo ai fatti. Va da sé dunque che anche l’ammonimento a suo tempo irrogato a suo carico fosse improprio e ingiustificato. Non è così infrequente dato il dilagare delle false accuse… Ebbene, l’ammonimento resta anche a fronte di un’archiviazione o assoluzione in sede penale. Un giudice sentenzia che sei innocente, che il fatto non sussiste, ma resti comunque ammonito, per sempre. Oltre l’eversione, lo stigma.

The_Scarlet_Letter_1926_filmSì perché così com’è concepito il meccanismo appare in realtà come un modo per appiccicare al maggior numero di persone possibile, nella gran parte uomini, un segno di riconoscimento che, pur non sporcando la fedina penale, rimane incancellabile. Un po’ come la lettera scarlatta raccontata da Nathaniel Hawthorne nell’omonimo romanzo, che veniva appuntata sul bavero delle donne adultere. Una lettera A di un rosso acceso. A come adultera. Ma A anche come ammonimento. Nella vicenda di fantasia di Hawthorne il simbolo della vergogna veniva obbligatoriamente esposto. Nel caso dell’ammonimento no, non è necessario esibirlo. Ma rimane comunque disponibile, “agli atti”, per chi ha la facoltà di rilevarlo. Una schedatura perenne, insomma, a disposizione delle istituzioni, e che rende una moltitudine di persone immediatamente incriminabili e ricattabili.

Ispiratrice di questi meccanismi eversivi e, pare, anche loro coautrice, è l’avvocato Giulia Bongiorno. Colei che su Twitter ha fatto scalpore scrivendo “Contro femminicidio servono leggi spudoratamente a favore delle donne che disintegrino la cultura maschilista”. Colei la cui fondazione “Doppia difesa” è stata svelata in tutta la sua inconsistenza da una recente inchiesta giornalistica. Colei che oggi è candidata alle prossime elezioni con la Lega Nord, in esplicito predicato di diventare Ministro della Giustizia. Un buon motivo, insomma, se le indagini demoscopiche sull’esito elettorale sono corrette, per far partire in tutta fretta le procedure per il rilascio del passaporto.


Aggiornamenti:

  • Nonostante l’asserita disponibilità ad adoperarsi gratuitamente per la causa dei padri separati e/o delle false accuse, e nonostante un mio contatto via email di sollecito, Max Laudadio non si è più fatto vivo.
  • Dopo aver inoltrato, un mese fa, le mie domande su un modulo apposito, previsto dalle norme sulla trasparenza degli enti pubblici, il Comune di Firenze ancora non mi ha fatto pervenire risposta alcuna sulle laute provvidenze pubbliche destinate all’Associazione Artemisia.

bannerpromominiwp

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.