Rosa Nostra ora se la prende coi tribunali (che però non ci stanno)

femminiciOrrore e indignazione! Una denuncia su quattro di violenza sulle donne viene archiviata! Così strillano alcuni media*, seguiti a ruota dai vari esponenti politici che, come iene su una carogna, fanno a gara a chi strappa più consenso dalla parte femminile dell’elettorato. Faccio una rivelazione a costoro: siete stati fin troppo generosi. E avete riportato solo il dato relativo alla fase pre-processuale, dove in realtà a essere archiviato è quasi il 50% delle denunce. Però è un dato incompleto. Che succede alla restante metà che va a processo? Circa il 40% viene archiviato o si conclude con un’assoluzione dell’accusato (come ho illustrato qui). Totale delle denunce che finiscono in nulla: circa il 90%.

La fonte dell’informazione che ha scatenato il putiferio è la Commissione sul femminicidio (sì, abbiamo una commissione sul femminicidio…), una delle tante componenti della grande holding di cui tratto spesso su questo blog. Che ora, in periodo elettorale, è in piena fibrillazione, ansiosa com’è di affermare la propria esistenza dando in pasto al sabba della campagna per le politiche qualche dato in grado di far rumore. Unica innovazione rispetto alla prassi di fornire dati generici e inaffidabili, è il dito puntato contro i tribunali nazionali, colpevoli del “caos” creato derubricando gli abusi in conflitti familiari e della mancanza di una capacità di fare “rete”.

Una replica a queste accuse è arrivata a stretto giro dal Procuratore Capo di Genova Francesco Cozzi, che ha tenuto a precisare che la sua Procura non si rivede nelle conclusioni della Commissione. Ma soprattutto che, stanti le difficoltà di istruttoria in alcuni casi, in altri:

“quando una denuncia viene approfondita, porta a un quadro diverso rispetto a quello dipinto dalla presunta vittima”.

copertinaprontaIl riferimento del Procuratore è al fenomeno abbastanza frequente della ritrattazione dell’accusa da parte di alcune donne. In realtà la frase di Cozzi è un capolavoro di diplomazia: dice, senza dirlo, molto di più. Ovvero che, al di là delle ritrattazioni, sono innumerevoli le denunce prive di prove, basate sul nulla, o direttamente false, presentate a vari scopi (ritorsivi, per vendetta, o altro). Una precisazione che il Procuratore, come magistrato della Repubblica, non può fare: sarebbe come a dire che il sistema e le leggi per cui lui presta servizio creano un numero di abusi superiore ai casi realmente fondati che vengono risolti. Un dato di fatto, che ho trattato e dimostrato ampiamente in questo blog e nel mio libro, e che io sono (più o meno, e per ora) libero di esporre. Sicuramente più del Procuratore.

E’ il segreto di Pulcinella che il sistema sia minato da questa anomalia che, come una metastasi, abbraccia un intero apparato, ingolfandolo di pratiche che è obbligato a trattare, anche quando palesemente infondate, con l’effetto collaterale di mettere in grossi pasticci persone spesso estranee a qualunque tipo di reato, o anche solo accusabili di reati molto più lievi. E mentre qualcuno soffoca in questo abbraccio mortale, altri prosperano: avvocati, centri antiviolenza e affini, politici ad essi collegati, riuniti in quella holding che trova nell’allarme donna, ben affermato dai media, una delle sue ragioni di esistere. Un conglomerato di interessi che ho da tempo battezzato sarcasticamente come “Rosa Nostra”.

pulcinellaUn complesso di osservazioni, le mie, così come quelle di molti altri, scomodo come lo fu ai tempi la battuta di Beppe Grillo sui socialisti, che poi si rivelò verissima. Ma sul momento determinò l’ostracismo del comico, come accade sempre quando qualcuno, incurante del politicamente corretto, svela pubblicamente un segreto di Pulcinella. Che un Procuratore della Repubblica importante come Cozzi confermi, sebbene con la giusta e dovuta diplomazia, l’approccio relativizzante con cui da tempo interpreto questo tipo di vicende, con tutte le anomalie che conseguentemente denuncio, è qualcosa che conforta. E che spero sia un primo tassello per un ristabilimento della verità dei fatti e soprattutto della giustizia. Una replica alle discutibili conclusioni di una discutibile Commissione fatta da un alto magistrato può far propendere verso un ragionevole ottimismo.

* Degna di nota è la copertina all’articolo qui linkato: sedie vuote con fogli riportanti i nomi delle donne vittime di femminicidio. In primo piano “Sofia, 23 anni, accoltellata da uno sconosciuto”. Ma il femminicidio non era quando lo commette il marito, il fidanzato, il compagno o l’ex? Tutto fa brodo se l’obiettivo è la strumentalizzazione…

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