1 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

minestrone-con-lorzoCompito di una persona che, a qualche titolo, voglia provare a fare informazione, è anche quello di selezionare le notizie, riconoscere quelle più rilevanti da riportare, su cui ragionare assieme al lettore. Si tratta di un compito facile quando hai un editore o degli inserzionisti che ti dicono cosa devi e cosa non devi diffondere. Molto meno facile, la faccenda, quando si è liberi da condizionamenti e quando ci si occupa di tematiche su cui ogni giorno si è inondati di notizie. Magari non tutte cruciali, ma in ogni caso tutte “segnali” di dove e come si stiano svolgendo i tempi e i costumi contemporanei. Il fine settimana è spesso utile per raccogliere un po’ di materiale, e il primo giorno della settimana può quindi essere propizio per una rubrica che tenterò di curare regolarmente: il “minestrone del lunedì”.

Così chiamato proprio perché non mi concentrerò su una o due notizie, connettendole e commentandole, ma butterò nel mucchio, cercando in essi un qualche ordine logico, tutti i fatti che mi pare importante rilevare, sia in quanto tali, sia perché, da soli e ancor più insieme, danno il segnale dei tempi che corrono. Il sentore che ho è che non siano tempi di cui essere granché fieri, specie per le tematiche che affronto regolarmente su questo blog. Per questo il titolo della rubrica ha già, data per scontata, una chiosa: “mala tempora currunt”. Può essere che qualche notizia tra quelle di cui parlerò sia incoerente con questo detto, ma da lì a smentirlo ce ne passa e credo ce ne passerà. In ogni caso, ecco di seguito il primo “Minestrone del lunedì – Mala tempora currunt“.

920x920Non de me loquor sed de virtute – Così, con questo noto detto di Seneca, ovvero “non sto parlando di me stesso ma della virtù in generale”, potrebbe cercare di trovare una via d’uscita la signora Cristina Garcia, deputata del Partito Democratico al Congresso degli Stati Uniti, leader e pasionaria del movimento #metoo in difesa dei diritti delle donne e contro la violenza e gli abusi sulle stesse. Una via d’uscita le serve visto che un suo collaboratore l’ha accusata pubblicamente di averlo molestato sessualmente dopo una partita di softball. E non è l’unico: a quanto pare la gentile signora ha trovato modo in passato di smanazzare anche un lobbista del Parlamento USA. Forse nessuno nel mondo aveva capito che dicendo “me too” la signora esprimeva una rivendicazione più che una denuncia. Resta il fatto che, come sempre, i movimenti moralizzanti e tendenzialmente ideologici il più delle volte parlano delle sozzure inconfessate di chi li promuove e non certo della virtù in generale.

WhatsApp Image 2018-02-10 at 19.52.41Silenzio, parla il Presidente – “La vita di alcune persone è stata mandata in pezzi e distrutta da semplici accuse. Alcune vere e alcune false. Alcune vecchie e alcune nuove. Non c’è recupero per chi viene falsamente accusato, la vita e la carriera sono finite. Non esiste più quella cosa chiamata Equo Processo?”. Così ha twittato di recente il POTUS, President of United States, Donald J. Trump, gettando sul tavolo una tematica, quella delle false accuse, ben nota là oltreoceano così come qua nella Terra dei Cachi. Sì, ok, lo so, lui stesso ha subito quel tipo di accuse, quindi la sua dichiarazione è sicuramente autoreferenziale e minata da conflitto di interessi. A noi italiani non dovrebbe sconvolgere più di tanto che un milionario approdato alla politica mescoli questioni personali alla funzione pubblica. Dunque restiamo al fatto: l’uomo più potente della terra, capo di una nazione dove l’ideologia del femminismo degradato contemporaneo dilaga e il moralismo scollina spesso nell’isteria, pone un dato di fatto: per le accuse ci sono i tribunali. Tutto il resto è abuso. Dunque talvolta anche le dichiarazioni interessate possono servire a rompere un silenzio assordante, e magari a cambiare tono e narrazione, imponendone altre decisamente più ragionevoli. Così come i sarcasmi, che fanno sorridere ma lasciano molto amaro in bocca:

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Questo povero bambino ancora non lo sa, ma ora non potrà più correre per un incarico politico.

DVtDMZDXUAQW6umDelitto Mastropietro e fiche militanti – A Macerata, luogo del terribile delitto della giovane Pamela Mastropietro, cui è seguita la follia criminale e, nella sua mente disturbata, vendicatrice, di Luca Traini, qualcuno ha sentito la necessità di organizzare una manifestazione “antifascista e antirazzista”. Entrambi i fatti rientrano in casistiche di ordine pubblico ma, sotto elezioni, ogni strumentalizzazione è possibile, ed ecco quindi che si coagula una dimostrazione. Come in ogni manifestazione “buona” e tollerante che si rispetti (come quella di Piacenza, dove un carabiniere è stato massacrato di botte), è stato dato spazio un po’ a tutti, compreso il movimento femminista o in difesa delle donne, o quello che è. Pare che quella nella foto qui sopra sia delle sue attiviste durante la manifestazione. Forse intendeva ricordare il colore naturale del proprio organo riproduttivo, o più probabilmente intendeva dare la cifra stilistica del femminismo contemporaneo. In quest’ultimo caso, c’è riuscita benissimo.

Delitto Faoro e money-money-money – Anche Milano è sconvolta per un altro efferato delitto che ha visto vittima un’altra ragazza giovane, spinta, come Mastropietro a Macerata, ai margini della società da scelte personali autodistruttive. Lì nessuna manifestazione di piazza, ma una dichiarazione emblematica di Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali, in quota PD, al Comune meneghino, che su Facebook ha scritto:

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Qui c’è un po’ tutto quello che dico su questo blog da tempo. Si parte con la excusatio non petita (che spesso è accusatio manifesta): il Comune si costituirà parte civile. Come a dire che anche la municipalità è stata danneggiata dal delitto. Proprio quella municipalità che seguiva il caso di Jessica attraverso i servizi sociali. Traduzione: il nostro abbiamo provato a farlo, lo stavamo facendo, prima che qualcuno la ammazzasse. Purtuttavia, viene da aggiungere (ed ecco l’accusatio manifesta), non è che abbiano fatto quel gran lavorone… Poi la si butta in caciara: è sempre colpa dell’uomo mostro italiano, affamato per sua natura di sangue femminile. Così un fatto di degrado sociale e disturbo mentale viene fatto rientrare in un’ideologia capace di dare una chiave di lettura semplice, sebbene falsa e volutamente divisiva. E alla fine del messaggio, ecco ciò che conta: risorse, soldi, grana. Non sui servizi sociali del Comune, che a quanto pare non è che funzionino granché, ma a soggetti esterni senza alcun controllo: centri antiviolenza, associazioni e avvoltoi assortiti. Per loro le risorse sono già “radicalmente aumentate” (e se ne vanta pure, l’Assessore…): ebbene, aumenteranno ancora, purché si occupino di difesa solo delle donne. Il messaggio dell’Assessore in realtà continua, ma la parte dopo è scritta con l’inchiostro simpatico. E dice: “ok, ho pagato pegno, ho promesso altri soldi. Se la croce di voi delle associazioni antiviolenza che pappate a quattro palmenti e che avete così trovato uno straccio di lavoro il 4 marzo va sul mio partito, quei soldi arriveranno davvero”.

Young Women FightingLa contesa donzellesca di Sanremo – C’era da aspettarselo, non si è meravigliato nessuno: la Huntziker ha colto l’occasione di un palcoscenico seguitissimo per cercare di mettere sotto al tappeto il polverone sollevato da Selvaggia Lucarelli sulla Fondazione “Doppia difesa”, di cui la Huntziker stessa è fondatrice assieme all’avvocato Giulia Bongiorno. Dall’Ariston la garrula showgirl ha imposto la solita sbobba e la solita retorica, che però a qualcuno del suo stesso schieramento non è piaciuta. Si sono sollevate aspre proteste, infatti, da altre associazioni antiviolenza per la pubblicità più o meno subliminale fatta per “Doppia difesa” a discapito appunto di altre altrettanto fameliche realtà analoghe. In ballo ci sono milioni di soldi pubblici, nazionali ed europei. I centri antiviolenza si sono moltiplicati così tanto, e senza una reale domanda a supporto, che la coperta sta diventando corta. Ed è così che ci si accapiglia, con tanto di colpi bassi, per non perdere la propria fettona di torta. Iniziative che dovrebbero unire, come quelle contro la violenza sulle donne, finiscono per dividere, perché alla base di tutto c’è la pecunia, non altro. Dice una nota freddura: “se il mondo fosse governato dalle donne, non ci sarebbero guerre, ma solo paesi che non si parlano”. Ecco: che associazioni teoricamente unite da un unico scopo etico non solo non si parlino ma entrino in conflitto, la dice lunga sulla sincerità del loro afflato. E in ogni caso: lasciamole fare. Se si sbranano fra di loro può essere che il fenomeno pressoché inutile dei centri antiviolenza & Co. finisca per implodere.

ImmagineSmettete di contare, per carità – “Femminicidio”, questo concetto misterioso, così vicino alla fuffa, questo passe-par-tout per l’attivismo ideologico e l’appeal informativo verso il lettore-utente gonzo, dilaga senza confini. La UIL, quel sindacato che gestisce i fondi INPS da erogare alle donne (e solo alle donne) teoricamente vittime di abusi (cioè senza che l’abuso venga accertato in via giudiziale, come ha notato Donald Trump), tiene sui suoi social un “conto” delle donne vittime di femminicidio, attraverso un banner che dice “Noi vogliamo smettere di contare”, seguito dall’aggiornamento del numero delle vittime stesse. Se, come si argomenta (per modo di dire), il femminicidio avviene quando a commettere il delitto è il partner o l’ex partner, non si spiega perché quel conteggio, così come quello tenuto da altri (27esima Ora del Corriere della Sera, politicanti assortiti, e altri) sia aumentato a seguito dei casi Mastropietro e Faoro, che nella categoria “femminicidio” non dovrebbero rientrare. Ugualmente, ci scommetto, verranno conteggiate le due donne uccise sabato a Ornago, in Brianza, da un uomo che era zio per l’una e fratello per l’altra. Sì, vero, sto a guardare il pelo nell’uovo. E’ che se la “UIL mobbing stalking” vuole smettere di contare, io vorrei smettere di essere preso per il culo.

7cda0cdc78b414c2ffd681d6a9589cbaStalking, due pesi e due misure – A Jesi sono comparsi ovunque enormi manifesti . Stampato su di essi un messaggio che sembra di una donna in cerca di un uomo sconosciuto, forse incontrato da qualche parte, e che attraverso i manifesti vorrebbe ritrovare. Qualcuno sospetta che sia una trovata pubblicitaria, ma in ogni caso si può verificare sui media nazionali come questa trovata venga letta. Chi crede nella prima versione, qualcuno anche delirando come la Boralevi (ma da lei questo e altro…), sbrodola di dolcezza e romanticismo, parla di un messaggio d’amore, di nuova frontiera dei sentimenti femminili, di splendida donna cacciatrice che cerca, stana e si prende l’uomo che vuole. A leggere quella brodaglia sembra di sentire in sottofondo un coro di persone che, mani strette al cuore e occhi lacrimosi, mormora deliziata: “ooooohhhh”. Non sbaglio, la cronaca mi sostiene e non mi smentisce, a dire che se quei manifesti li avesse affissi un uomo, sarebbero stati attivati la Polizia di Stato, i Carabinieri, Guardia Costiera, Guardia di Finanza, servizi segreti italiani, americani, israeliani e russi, Protezione civile, Esercito in tutte le sue articolazioni, forse anche Batman e Spiderman, tutti sotto il coordinamento dei centri antiviolenza italiani, per stanare il bruto, condannarlo per stalking e sbatterlo in galera buttando poi via la chiave.

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