Nuova indagine ISTAT: l’assist perfetto

17434893_1276219282432337_8487544658884145592_oTempo fa c’era chi parlava di “giustizia a orologeria”. Oggi si può parlare di “statistica a orologeria”. La parte politica in lizza per le prossime elezioni che con più costanza e convinzione si è associata a Rosa Nostra è in calo verticale, data per perdente da tutti i sondaggi. Serve un rinforzino. Ed ecco che, giusto a metà della campagna per le politiche di marzo, se ne esce l’ISTAT con una delle sue indagini demoscopiche intitolata “Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro“. Tocca andarsi a vedere cifre, analisi, metodo e il modo con cui media e politicanti nostrani hanno rilanciato la cosa. Non è molto faticoso, in realtà: il copione è sempre lo stesso, con solo un paio di piccole varianti.

Dico che non ci sono grandi novità perché quello che ho segnalato in passato sulla questione statistiche semplicemente si ripete, nei suoi elementi di base. ISTAT intervista un campione di 15.000 donne e 16.000 uomini (pari allo zerovirgolazerozero della popolazione italiana), con domande concepite in modo tale da far emergere per forza anomalie e devianze. Svolge l’indagine su un fenomeno ristretto, le molestie sul posto di lavoro, ma applicandola a una finestra di tempo larghissima (tutto il corso della vita degli intervistati, poi gli ultimi tre anni). Poi prende i risultati, applica qualche formula matematico-statistica per calcolare una stima, ed ecco pronto il piatto da far divorare ai media e ai politici: 8,8 milioni di donne in Italia hanno subito molestie sessuali (3 milioni sull’arco di tre anni).

survive-institute-crime-statisticsIn precedenza, per misurare il fenomeno della violenza domestica e dello stalking, aveva intervistato rispettivamente 20 mila e 22 mila donne. Le stime erano state 3 milioni di donne in un caso e 6 milioni nell’altro. Nella nuova rilevazione, il campione è ancora più limitato (16.000) ma la stima sempre più alta, quasi 9 milioni. Avanti così e nelle prossime indagini si stimerà che tutte le donne italiane sono state molestate una volta o l’altra. Conosco solo le basi della statistica, dai miei studi universitari, lo ammetto. E so che chi si occupa di quel tipo di ricerche ha doverosamente qualche margine di libertà nelle elaborazioni matematiche. Tuttavia mi viene da pensare che il calcolo delle stime dovrebbe seguire più o meno sempre la stessa procedura. Dunque perché c’è questa enorme sproporzione tra i calcoli del recente passato e quelli di oggi? Quasi 9 milioni di donne vittime di molestie sessuali è un dato che non torna con altre rilevazioni fatte sull’Italia a livello internazionale. E se fosse vero sarebbe un’emergenza nazionale che, a confronto, fenomeni come l’infarto o le tossicodipendenze sarebbero sciocchezze.

Il fatto è che non si tratta comunque di cifre vere. Si tratta appunto di stime, ovvero ipotesi, ovvero qualcosa di non reale, per lo meno di non dimostrato. Perché una stima basata su un’indagine campionaria assuma contorni realistici andrebbe incrociata con altri dati, non da indagine, ma da rilevazione reale, per esempio il numero di denunce e di sentenze di colpevolezza. L’esito sarebbe ben più calmierato, tale da non poter essere utilizzato in campagna elettorale, ed è anche per questo che il dato non viene affinato. Quindi dobbiamo ancora una volta sorbirci statistiche impostate in modo discutibile, con risultati altrettanto discutibili. In quanto tali, strumento ideale per i due azionisti più attivi della holding “Rosa Nostra”: politici e media.

titoliSfido chiunque a trovare nei titoli e negli articoli su questa indagine campionaria la specifica che si tratta di stime. Zero. Unica eccezione: Il Foglio. Il messaggio che passa è: quasi 9 milioni di donne sessualmente molestate, punto. Poi se si va a leggere si trova qualche accenno timido al fatto che, in ogni caso, pur con tutti gli sforzi proiettivi dell’ISTAT, il dato è in netto calo rispetto al passato. In un paese normale sarebbe questa la notizia. Invece no. Figuriamoci poi i politici: una gara a chi la spara più grossa, da destra a sinistra. Soprattutto da sinistra, va detto: lì si annaspa in previsioni di voto drammatiche, e inevitabilmente l’indagine ISTAT viene utilizzata come richiamo alle armi per tutte le consorterie (centri antiviolenza e simili) foraggiati ampiamente in tutti questi anni. E’ tempo di passare all’incasso sul piano elettorale, e l’ISTAT dà lo strumento e il pretesto giusti per un richiamo in questo senso.

Poi c’è (toh, sorpresa!) anche una rilevazione sui maschietti. Hai visto mai che l’ISTAT si è accorto che esistono anche gli uomini, e che anche loro sono oggetto di molestie, violenze, eccetera? Qualcuno ha gridato al miracolo o al trionfo per la presenza di statistiche anche sugli uomini. Ma la critica metodologica resta anche su questa parte. Senza contare che l’indagine non fa cenno alla possibilità che i dati sugli uomini siano sottostimati, per le remore o la vergogna tipicamente maschili di ammettere di aver subito molestie o violenze. Al contrario fa cenno, anzi sottolinea fortemente, che i maschi molestati in gran parte hanno subito l’abuso da altri maschi. La chiave di lettura resta insomma la stessa: uomo=molestatore, donna=vittima. Andiamolo a raccontare all’aitante ex Vigile del Fuoco di Pistoia morto per i maltrattamenti della moglie.

Man-Mouth-Zipper-Face-CensorshipChe questa indagine sia uscita ora non per caso lo do per scontato. Così come il fatto che sia uguale alle tante altre statistiche del recente passato, tutte già analizzate in questo blog o nel mio libro, ossia scarsamente rilevante e veicolata in modo strumentale sul piano della comunicazione. Siamo ancora lontanissimi da una considerazione oggettiva dei fenomeni che hanno a che fare con le relazioni di genere. Sussiste un muro, una cortina di ferro, un vero e proprio blocco culturale, sostenuto da un’alleanza business-politica, che non ha precedenti, se non nei peggiori regimi dittatoriali. Ieri diverse trasmissioni radio e TV hanno parlato di questi dati, annunciandolo su diversi social. In alcuni casi ho commentato cercando di segnalare le criticità e la necessità di un “controcanto” equilibratore, e offrendo a questo scopo le analisi svolte giornalmente su queste pagine. Risposte: zero. Più facile suonarsela e cantarsela, tagliando fuori tutti coloro che potrebbero disturbare il conducente con punti di vista scomodi, perché reali.

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3 commenti

  1. il problema sta nella DEFINIZIONE della fattispecie “molestia”. se da un anno all’altro vengono aggiunte alla definizione nuove fattispecie, è logico che il numero di casi aumenta.
    quando lavoravo in una grande azienda, tra colleghi e colleghe era un continuo farsi battutine e allusioni a sfondo sessuale (lo facevano anche le donne), tutti i giorni.
    ecco, se oggi una cosa del genere è “molestia” io sono stato molestato da colleghe centinaia di volte. invece 5 anni fa ero stato molestato solo da una che mi metteva le mani sulle cosce a 2cm dal coso.

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  2. L’ISTAT si “stima” molto, evidentemente… Perdonate la battuta. Non mi sorprende che gli uomini “molestati” coscienziosamente minimizzino l’accaduto, mentre per le donne sono atteggiamenti gravissimi. Alla fine tutta questa propaganda di Regime un effetto sulla coscienza femminile purtroppo l’ha avuta. D’altronde come darle torto se il messaggio è che ci sono Angeli e maiali. Non oso immaginare il danno psicologico che stanno facendo alle nuove generazioni. Se questa non è violenza di Stato…

    https://www.questionemaschile.org/forum/index.php/topic,15491.0.html

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    1. il danno sulle nuove generazioni è che diventeranno tutti gay o asessuati, perchè stanno spandendo il TERRORE dell’eterosessualità.
      è incredibile ma dove non è riuscita la chiesa in 2000 anni stanno riuscendo questi qua in pochi anni.

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