La legge anti-stalking è una stronzata: quante prove servono ancora?

copertinaprontaSul fenomeno stalking ho incentrato un intero blog (222 articoli incluso questo di oggi) e ho scritto circa centoventi pagine di libro. Con quale scopo? Dimostrare che nel nostro paese non si sa di cosa si parla, quando si tratta di atti persecutori, che la Magistratura è inidonea a gestire il problema, che la legge è una mostruosità giuridica per di più inefficace, di cui molti si approfittano. Diverse tesi, tutte collegate, tutte dimostrate. La parte peggiore, l’inefficacia della norma, viene di tanto in tanto dimostrata vera da terribili fatti di cronaca, dove lo stalking avviene davvero. E’ il caso di Massimiliano Bagnoli e Francesca Citi, livornesi, sposati, due figlie. Lei uccisa da lui e lui morto suicida poco dopo.

I media su questa vicenda, come su tutte le altre di cronaca nera, ci hanno inzuppato il pane, naturalmente. Devo dire che, tra tutti, l’articolo più interessante è quello apparso sul Tirreno. Non è diverso dagli altri in termini generali: la pagina è inzeppata di sciocchezze relative alla difesa della donna, eccetera, roba che non può mancare perché “tira”, e l’articolo ha il taglio solito: gira che ti rigira, il maschio è il mostro, la femmina è la vittima innocente. A differenza di altri, però, raccoglie alcune testimonianze e dà spunti interessanti a inquadrare il contesto entro cui è maturato l’omicidio-suicidio. Stranamente, non è una glorificazione unilaterale della donna vittima. Qualche parola viene spesa anche per l’uomo.

livornoDi base la vicenda è la solita. Lei vuole lasciarlo. Lui comincia a tormentarlo con comportamenti tipici del vero stalker e per questo riceve un decreto di allontanamento dal Tribunale e poi una condanna per atti persecutori (art.612 bis Codice Penale). Questo però non lo ferma, se non per un breve periodo. Al culmine dell’escalation, condita da un’altra denuncia della ex, va da quest’ultima, la uccide e si uccide. Una storia come tante. Ma a qualificarla meglio, rispetto ad altre, è la dichiarazione resa da un’amica della coppia:

Tutta questa storia mi sembra incredibile. Soprattutto ricordando quanto si erano voluti e amati all’inizio della loro storia.

Dunque una persona che li conosceva testimonia la sussitenza di un amore grande, voluto, profondo. Da lì occorre partire. Da un sentimento così evidente da essere notato anche all’esterno, e di cui le due figlie sono da considerarsi come l’apice. Una persona, uomo o donna che sia, che vive una situazione simile non può non sentirsi parte di un progetto per la vita. Un progetto luminoso, pur con tutte le difficoltà del quotidiano. Qualcosa che dà senso all’esistenza e che, in quanto tale, deve essere frutto di scelte molto ponderate, da cui deve essere pressoché impossibile tornare indietro, salvo sfracelli intollerabili. In questo scenario interiore e di prospettiva viveva Massimiliano. Lo si capisce dallo sfogo che consegna a quella stessa amica, incontrata poco prima di Natale:

Sono rimasto solo. Vivo con mia madre e ho perso i miei vecchi amici. Torno a vivere a Livorno per stare vicino alle mie bimbe, non ce la faccio a stare lontano da loro.

sconfitto_(2)A parlare è una persona che si era già macchiata di atti persecutori, e che poi si macchierà di omicidio, suicidandosi poi e lasciando senza genitori le due bambine a cui voleva stare vicino. Questo è il quadro penale. Ma il quadro umano lo vedete? A pronunciare quelle parole è un pazzo maniaco assassino, o forse un uomo spezzato, messo in ginocchio dagli eventi? L’articolo del Tirreno, così come tutti gli altri, mena il torrone con il solito argomento, il più stronzo e il più diffuso: “non si rassegnava a non avere più il possesso della sua compagna”. Cazzate buone per sostenere la narrazione dominante. Le sue parole lo dicono chiaro: non si rammarica di non possedere più Francesca, sebbene la sua mancanza, è certo, gli pesasse. E’ disperato perché il suo progetto di vita è andato in pezzi. Come se non bastasse, il crollo ha generato isolamento, solitudine, retrocessione sociale e lontananza dalle figlie.

Massilimiano era un essere umano posto in uno stato di prostrazione e umiliazione. Non un maschilista che considerava la moglie cosa sua, ma un uomo che considerava parte della sua proprietà affettiva un progetto di vita realizzato assieme alla donna che amava. Crollato perché? L’articolo non ne parla, non c’è cenno al motivo della crisi coniugale. Sono pronto a scommettere che Francesca l’aveva tradito, aveva un altro, probabilmente più giovane e “vivace”, e Massimiliano l’aveva scoperto. Non ho prove di questo, e la mia è una pura illazione, lo so. Mi prendo il diritto di farla perché le innumerevoli testimonianze che raccolgo mi suggeriscono che così va, nella maggior parte dei casi. Donne dai grandi e coinvolgenti amori, che costruiscono per poi distruggere qualunque progetto, qualunque impegno, alla prima occasione in cui qualcun altro le fa sentire più donne. E che poi magari mettono fuori gioco, fuori casa e fuori dalla famiglia l’uomo con una bella denuncia mirata. Non ho prove, ripeto, ma ci scommetterei. Se c’è qualcuno di Livorno in condizione di raccogliere informazioni, sarò lieto di riceverle e confermare o smentire la mia illazione.

teens_in_prisonCompreso lo scenario, andiamo ai fatti. Massimiliano è in ginocchio. Con le sue parole chiede palesemente aiuto, come ammette anche il Tirreno, senza dirlo esplicitamente. Ma non c’è nessuno ad aiutarlo. E dunque la disperazione gli fa perdere la testa. Dando attuazione alla legge, e aggiungendo umiliazione all’umiliazione, arrivano la forza pubblica e i giudici. Scrivo nel mio libro come numerosi e autorevoli studi scientifici abbiano provato quanto la gestione giudiziaria di casi di atti persecutori non solo non fermi l’escalation tipica della sindrome, ma addirittura la esacerbi. Massimiliano, come ogni persona scivolata dentro questa semi-patologia, ha bisogno di aiuto, non di manette. Ma la legge prevede solo queste ultime. E la situazione peggiora, fino all’esito finale.

E’ così che quanto sostengo nel mio libro e in questo blog, ossia che la legge anti-stalking sia una cagata pazzesca, che fa più danni di quante situazioni risolva, viene dimostrata. Nel sangue e nell’orfanaggio traumatico di due bambine. Tutte vittime di Stato, non della folle disperazione di un marito e padre. Uno Stato governato da politici e legislatori ansiosi di agganciare il consenso della pancia del popolo e di dividere quest’ultimo in fazioni contrapposte più che di risolvere problemi. Cosa si dovrebbe fare in casi di vere sindromi da molestie assillanti l’ho spiegato nel libro, e qui sul blog da tempo è presente una proposta di modifica di legge coerente con il corretto inquadramento di questo fenomeno. Qualcosa che probabilmente non accadrà mai. A leggere in giro la soluzione è il braccialetto elettronico, la galera immediata per direttissima e senza passare dal via, o la consegna diretta della persona al popolo con annesso linciaggio. Non se ne esce, insomma.

E’ in questi termini che Massimiliano, Francesca, le due bimbe orfane, ma anche Jessica Faoro a Milano, il cui omicida era indagato per stalking, dovrebbero andare non nel conto dei femminicidi, categoria che non esiste, ma in quello delle vittime delle stragi di Stato. Che invece esistono eccome.

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5 commenti

  1. Faccio presente che sono unappartenente delle forze dell’ ordine dopo una relazione avuta con la mia compagna e aspettando la separazione da parte di mia moglie mi so o trovato in una situazione si guerra con mia moglie e la mia compagna che mi affliggeva in quanto mia moglie non firmasse avevo preso casa x avere una vita più tranquilla ma questo nulla e ‘ servito anche se non conviveva ancora con me ‘ la mia ex compagna.andati a convivrre ossessionata riguardo la nostra posisizione mi ripeteva che io volessi prenderla in giro passato del tempo esausto della situazione abbiamo litigato ho lasciato casa affittata ed arredata con tanti sacrifici dopo si che mi ha minacciato dicendo che io l’avevo pretesa in giro lasciando un biglietto sul tavolo.di casa e telefonarmi mi diceva che me l’avrebbe fatta pagare mi avrebbe fatto perdere il.lavoro e mi avrebbe mandato sotto i ponti incontranfoci due tre volte discutevano civilmente la mostra posizione sentimentale ma poi le discussioni sono generate dopo giorno la messaggiamo dicendole.parolacce ma.la.stessa fece con me con Tel e contattando i mie familiari alla fine dopo due mesi alle quattro di mattina mi ritrovai i carabinieri Bello a.mia.abitaxione di famiglia x una denuncia di stalking con denuncia assurda di.minacce ed altro nulla ho fatto di tutto ciò ma ho trascorso 6 mesi di arresti domiciliari senza aver fatto nulla solo chiarimenti con lei e parolacce conclusione ho.pagato 6 euro di avvocato sono ancora sospeso dal servizio con trattenuta del 50.x cento più pagamento di spese processuali e ‘ un danno da pagare alla mia ex compagna do 5000 euro DITEMI se questa d’ giustizia mi ha rovinato la vita e una reputazione essendo unappartenente delle forze dell’ordine il giudice non ha tenuto conto di tutte le mie prove provo schifo x questa giustizia italiana grazie

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  2. Articolo abbastanza equlibrato, che condivido. L’impressione che si ha dalla lettura di fatti come questo è che lo stato sembri non volere una qualche vera soluzione del problema, ma cerchi solo di mantenere alta la tensione tra i due sessi, facendo terrorismo psicologico e cercando di salvare le apparenze, proponendo a tal scopo punizioni là dove punizioni non possono essere date. Va da sè, infatti, che un uomo che uccide la propria ex e poi si sucida, non può essere punito ulteriormente. Le uniche persone punite da una simile tristissima vicenda risultano essere le figlie, naturalmente incolpevoli di alcunchè. Una ragionevole e possibile soluzione sarebbe stata, invece, ascoltare quell’uomo, sapergli dare qualche risposta convincente e magari quel minimo di aiuto che sicuramente chiedeva. Ma sarebbe stato troppo complicato, ovviamente. E poi magari costava. Molto meglio, per i nostri solerti politici, inventarsi le storie di nuovi asili nido per figli inesistenti (non se ne fanno più), per quello i soldi si possono chiedere. Siamo proprio una specie intelligente, non c’è dubbio.
    E allora va bene, proponiamo ottusamente (empaticamente) fantasiose nuove punizoni per chi uccide e poi si suicida, e aspettiamo intanto nuove tristissime tragedie.
    Quel conta di più, lo ripeto, sembra sia mantenere una costante tensione tra i due sessi.

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  3. Lo sostengo fin dal primo momento… anzi a volte credo che con la fattispecie si sia cresta una figura che poteva essere tranquillamente chiamata definita diversamente. Boh…

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