“Non torno indietro di 50 anni”

ragazzeDecisamente molto in ritardo sui fatti, sono riuscito a leggere ieri gli stralci dell’interrogatorio delle due turiste americane che non molto tempo fa hanno dichiarato di essere state violentate, a Firenze, da due carabinieri. Quel poco che sapevo di questo interrogatorio derivava dalle citazioni indignate di femministoidi assortite, che assumevano determinate domande fatte dai difensori dei due uomini come qualcosa di inaccettabilmente invasivo, scandaloso, violento. Già solo per questo mi veniva d’istinto da assolvere i due carabinieri, ma trattenevo l’impulso, appellandomi al mio garantismo. Ora, finalmente, ho trovato il tempo di mettere gli occhi su quegli stralci e di andare a fondo sulla questione.

Gli avvocati della difesa fanno il loro mestiere. E’ vero, fanno domande che possono suonare fastidiose: d’altra parte la ricerca della verità comporta sempre dei fastidi. Ma nulla di ciò che chiedono è ingiustificato. Si vede che conoscono alla perfezione i meccanismi delle false accuse, di come vengono costruite, e di come smentirle. Come gli è consentito di fare dalla legge, cercano ad un tempo di smontare le tesi accusatorie delle due americane, ma soprattutto di minarne la credibilità. Quest’ultimo è l’unico mezzo per uscire indenni da false accuse. Convinti che di ciò si tratti, procedono implacabili. Per lo meno ci provano. Uno dei due legali a un certo punto chiede:

“La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l’esito di questa visita?”

virusDomanda non casuale. Se una delle due ragazze era affetta da qualche virus o manifestazione micotica, magari ad alta trasmissibilità come la candidosi, sicuramente se ne sarebbe potuta trovare traccia anche nei due uomini. L’avvocato fa questa domanda probabilmente avendo già in mano esami medici che comprovano il perfetto stato di salute dei carabinieri. La richiesta, insomma, non appare così assurda. Eppure il giudice salta sulla sedia e fa quello che stava facendo fin dall’inizio, ovvero impedisce l’accertamento della verità:

“Sta scherzando avvocato? Questo attiene alla sfera intima non è ammesso questo genere di domande”.

Non è ammesso da chi? Perché, signor giudice? Tutte le altre domande formulate dalla difesa, lo capirebbe anche un idiota, non sono casuali. I legali dei carabinieri hanno in mano diverse prove, e vogliono verificarne la fondatezza. Non si chiede a una donna che dice di aver subito violenza se ha dato il suo numero di telefono al violentatore, a meno che non si sia già certi che l’abbia fatto. Idem quando viene chiesto se non abbia cancellato una telefonata dal registro chiamate del cellulare, o se non abbia cercato un contraccettivo su internet il mattino dopo, o se non avesse abbondanza di alcolici in casa, o se non abbia nascosto degli indumenti agli inquirenti.

giudice-di-pace1Io non sono scandalizzato dalle domande che i due avvocati hanno cercato di fare. Sono scandalizzato dall’ostruzionismo del giudice. La sua interlocuzione è una gragnuola di “domanda non ammessa”, critiche indispettite agli avvocati che, a norma di legge, stanno indagando per scoprire la verità. Il tutto appigliandosi all’intimità di certe domande, alla riservatezza, all’opportunità di certe richieste. Tutti fattori importanti, per carità, ma che di fronte alla ricerca della verità e della giustizia, in una sede fatta apposta per quello, devono cedere il passo. Invece no, il giudice ripete ossessivamente: “non torno indietro di 50 anni”.

Cosa c’è alla base di una frase del genere? Una e una cosa sola: il terrore di passare per sessista e maschilista. Il giudice sa bene che se lascia agli avvocati della difesa la possibilità di fare determinate domande “delicate”, i legali delle due americane lo spiffereranno subito ai giornali, scatenandogli contro l’ira dei media e dell’ampio ministero della propaganda femminocentrica. A quel punto addio carriera, addio reputazione. E dunque il giudice resiste resiste resiste, con la cocciutaggine di un paladino, anzi di un cavaliere bianco. E non dice: “questa domanda non si può fare in base all’articolo taldeitali del Codice di Procedura Penale”. Dice: “non torno indietro di 50 anni”, che è come dire #metoo, #nonunadimeno, #senonoraquando e altre boiate simili, ma secondo uno stile più giurisprudenziale. Il giudice ha paura per sé: a quel punto del procedimento la patata bollente ce l’ha lui e non può passarla a nessuno. Sa qual è l’andazzo e non vuole finire tritato sui media. Non torna indietro di 50 anni. Piuttosto fa tornare indietro di cento l’intero sistema giudiziario.

scandaloE poi c’è l’indignazione generale per quelle domande, innescata dal femminismo militante, minoritario e rumoroso, attraverso il veicolo amplificante dei media compiacenti. Le domande di quegli avvocati sono invasive, maschiliste, aggressive, sessiste, alludenti, violente. Come si permettono di chiedere a una vittima di stupro se ha fatto resistenza? Se lo stupratore ha usato palesi atti di forza? Dove sta il rispetto? Questa è la cantilena, volutamente ignara dello Stato di Diritto e delle sue regole. Perché al fondo di tutto c’è un concetto eversivo e sovversivo: la donna, quando accusa, va creduta sulla parola, anche quando ubriaca marcia, anche quando contraddittoria. E la condanna dell’uomo dev’essere quindi automatica.

Un concetto che fino a non molto tempo fa sarebbe stato accolto dalla comunità giuridica e dall’opinione pubblica con una risata e una pernacchia, ma che oggi è un fatto quasi accettato. La prima grande breccia l’ha aperta la legge anti-stalking, dove basta l’accusa per essere condannati. Il resto lo sta facendo il fronte comune politica-affari-media, che sul femminocentrismo e i conflitti di genere, insieme ai conflitti sulle politiche migratorie, e alle relative divisioni ideologiche delle persone, sta costruendo la propria esistenza, o meglio sopravvivenza. Forse riusciranno nell’intento, ma non avranno vita facile finché chi, come me, avrà voce in corpo e vorrà usarla. Anche quando, come ha fatto con me Laura Boldrini su Twitter (dandomi una soddisfazione immensa), si viene bloccati sui social.

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12 commenti

  1. Scusate “romanticismo” , ma provo un enorme soddisfazione a vedere crescere questo blog che seguo attentamente , Peccato che le donne a rispondere siamo ancora poche ….Complimenti a Davide Stasi per la sua costanza!

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  2. codice penale, libro II, titolo I (dei delitti contro la personalità dello stato).
    – Art. 270 – Associazioni sovversive: reclusione da cinque a dieci anni
    – Art. 270 Bis – Associazioni con finalità di… eversione dell’ordine democratico: reclusione da sette a quindici anni
    – Art. 272 – Propaganda ed apologia sovversiva: reclusione da uno a cinque anni
    – Art. 283 – Attentato contro la costituzione dello Stato: reclusione non inferiore a cinque anni

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  3. “c’è un concetto eversivo e sovversivo”
    bravo davide, vedo che hai accolto il mio succulento (e realissimo) lessico.
    ripetiamolo tutti in continuazione, a tutti, in tutti gli ambienti, migliaia di volte, facciamolo capire specialmente a bambini, adolescenti, giovani: il femminismo è EVERSIONE… EVERSIONE… EVERSIONE.
    dovrebbe essere ferocemente colpito come fecero col terrorismo degli anni di piombo e cosa nostra: centinaia di ergastoli, decine di migliaia di carcerati, 41bis.

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      1. 1) io vivo in sudamerica e noi sudamerican(izzat)i siamo esuberanti 🙂
        2) quello che penso, dico e scrivo non è frutto di tragiche vicende personali, la rabbia viene osservando ciò che succede in giro
        3) ovviamente la mia ultima frase è utopica, ma non è proprio esagerata. perchè se riconosciamo che l’attività di certi intellettuali, poitici, avvocati, magistrati o persone comuni ha, su questi temi, un contenuto sovversivo, allora (in un mondo giusto utopico) dovrebbero essere perseguiti e condannati per reati di sovversione.
        e che trattasi di sovversione (e pianificata) non ho alcun dubbio:
        – l’inversione dell’onere della prova sovverte un 1° principio millenario del diritto
        – l’ineguaglianza dei cittadini (UU/DD) davanti alla legge sovverte un 2° pricipio millenario del diritto
        – l’arbitrarietà, il non stabilire esattamente quali sono le fattispecie di reato (ad esempio nel caso delle molestie) sovverte un 3° principio millenario del diritto
        – il non stabilire IN ANTICIPO quali sono le fattispecie vietate sovverte un 4° principio millenario del diritto
        – il delegare al capriccio, alla sensazione personale della presunta vittima la corrispondenza tra un fatto e una fattispecie di reato sovverte un 5° principio millenario del diritto

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        1. Nel mio piccolo, da ignorante in materia giuridica e non solo, sottoscrivo. Aggiungerei alla lista il reato di intimidazione a mezzo stampa: al giudice, alle forze dell’ordine, al Parlamento, alla Presidenza delle Repubblica, etc. Non so se esiste come reato, ma soprattutto non so se il giudice e gli altri succitati sono più semplicemente complici. Posso augurarmi soltanto che la difesa non si faccia intimidire, e che il processo sia giusto. Vana speranza, quest’ultima, giacché mi pare i due carabinieri siano stati già condannati. Anche se risultassero innocenti. Peggio di così…

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          1. io parlavo in generale, il caso in questione è solo un’occasione.
            in generale, se facciamo i pignoli, reati minori ne troviamo a decine… “apologie”, “concorsi”, “favoreggiamenti”…
            bisognerebbe trovare qualche avvocato/giurista senza macchia e senza paura e cominciare a far passare i guai a certa gente.

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    1. la nostra costituzione non è la più bella del mondo. Contradditoria in più punti, è ormai stiracchiata in tutti i sensi come una nota parte anatomica

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