Una nuova fonte di diritto: la femina accabadora

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Qualche giorno fa ho riportato la traduzione di un’inchiesta di un periodico spagnolo riguardante le connessioni para-mafiose che in terra iberica si sono da tempo create tra il movimentismo femminista, i centri antiviolenza e affini e la politica. Auspicavo, nel presentare il lungo reportage, che l’Italia fosse ancora lontana da quel tipo di eccessi, poi molti gentili lettori sono venuti a commentare smentendomi, purtroppo, e dimostrandomi che le differenze con i cugini dell’altro lato del Mediterraneo sono davvero minime. Forse l’unica è che da noi manca nei media il coraggio di svelare il mafio-affarismo nostrano, essendone in parte prospero complice.

La cronaca recente arriva a confermare come valido questo parallelismo Italia-Spagna, e anche la mia idea di complicità assoluta dei media. Buttate un occhio su questo articolo, uscito sul Corriere della Sera di ieri: “Maria, 85 anni e un figlio disabile. Il giudice grazia la mamma assassina“. La storia di per sé è terribile, tragica: un’anziana donna, una vedova madrilena, si ritrova con un figlio di 64 anni disabile al cento per cento, e con la stessa proporzione dipendente da lei. Pensando alla sua sorte, una volta che lei fosse passata a miglior vita, ha concepito come soluzione una forma familiare di eutanasia. Così ha polverizzato un mix di farmaci, l’ha fatto bere al figlio e l’ha bevuto anche lei. Trovati in stato d’incoscienza, sono stati portati all’ospedale. Lei si è salvata, lui è morto. Doverosamente la donna è stata incriminata per omicidio (maschicidio?) ma, colpo di scena, i giudici spagnoli l’hanno prosciolta, obbligandola solo a qualche cura psichiatrica.

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Prendiamo ora un traghetto, e dalle sponde iberiche approdiamo a quelle italiche. Un anziano pensionato 83enne di Firenze viveva con la moglie 88enne malata di Alzheimer, una delle patologie dal decorso più terribile, quando colpisce un proprio caro. Assistere un malato di Alheimer è una tortura fisica e soprattutto psicologica. L’uomo si è posto un problema simile alla señora di Madrid: se morissi prima di lei, il peso di tutto ricadrebbe sui nostri figli. Per evitarlo, e per abbreviare le sofferenze della consorte, l’ha uccisa. Con un metodo sicuramente più brutale, strangolamento invece del meno cruento mix di farmaci (che però ha in sé l’abuso della fiducia), ma la fattispecie resta la stessa: omicidio. Che tra parentesi sarà andato nel conteggio farlocco dei “femminicidi”. Anche il pensionato italiano è stato incriminato e condannato. Il caso è arrivato in Cassazione, (come raccontato qui da Repubblica) che ha confermato la condanna, negando “l’attenuante etica”. Sette anni e otto mesi di reclusione per l’anziano. Non li sconterà, per questioni d’età, ma sempre condanna è.

Le conclusioni che si possono trarre da queste due storie molto molto simili, avvenute tra le due sponde del Mediterraneo, sono anch’esse due. Di là come di qua, se l’omicidio viene commesso da una donna su un uomo, sussiste una sorta di attenuante etica, che a parti invertite non viene riconosciuta. Una mostruosità giuridica che sfiora l’eversione ed è dentro fino al collo nella discriminazione di genere istituzionalizzata. Gli apparati di giustizia di questi due paesi minati alla radice dal dilagante femminazismo abbandonano la tradizione di equanimità giuridica per affidarsi all’etica antica che afferma il mito della donna portatrice di scelte etiche: colei che dà la vita, può anche toglierla. L’uomo no. Tra Italia e Spagna c’è un’isola chiamata Sardegna, dove questo mito è ancora vivo nell’affascinante figura della “femina accabadora“. Nuove fonti del diritto dunque non sono più le costituzioni o le convenzioni e i trattati internazionali, ma le leggende popolari. E’ bene che tutti i maschi dell’area sud dell’Europa lo sappiano e si regolino di conseguenza.

accabadora

La seconda conclusione riguarda la complicità dei media, cui facevo cenno a inizio articolo. Vi chiedo di fare uno sforzo e di leggervi, comparandoli, i due articoli che ho linkato, uno del Corriere della Sera e uno di Repubblica. Che ve lo dico a fare? La narrazione riguardante l’omicida spagnola è intriso di pietismo, romanticismo, idealismo, tutti mescolati a giustificare e anzi elevare al sublime l’atto della donna e le decisioni della magistratura spagnola. Il resoconto di quanto deciso dalla Cassazione per il pensionato fiorentino è freddo, impersonale, vagamente colpevolizzante. Niente di nuovo. Solo un’ulteriore conferma che le tesi mie, e di molti altri, sono corrette. Drammaticamente corrette. E si applicano dentro e fuori i nostri disastrati confini nazionali.

EDIT: con grande tempestività un lettore mi segnala una notizia che conferma, anche se non ce n’è alcun bisogno, quale sia il clima in questo paese. L’11 febbraio due donne, madre e figlia, vengono trovate morte in casa, a Monza. Subito, a prescindere, viene arrestato un uomo di 75 anni, fratello dell’una e zio dell’altra. I media, manco a dirlo, eiaculano il loro solito “femminicidio”. Orgasmo multiplo perché è “doppio femminicidio” (un esempio, il primo preso a caso, qui). L’anziano finisce in carcere e ci resta dieci giorni. Fatti tutti gli sforzi possibili per lasciarcelo, gli inquirenti devono ammettere che non c’entra niente: gli accertamenti medico-legali, che non si possono manipolare (per lo meno sono difficili da manipolare), accertano che si è trattato di morti naturali. L’uomo esce, ma intanto un po’ di galera se l’è fatta, a prescindere. E i pochi media che danno conto della scarcerazione lo fanno da stitici. Questa è la realtà oggi. Grazie al lettore per la segnalazione.

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