La PAS è un mucchio di merda. Infatti attira le mosche

1_123125_123087_2279918_2292777_110518_jur_hatetn.jpg.CROP.original-originalPAS, per chi non lo sapesse, sta per “Parental Alienation Syndrome”, ovvero: sindrome da alienazione genitoriale. Un meccanismo infame che si innesca sui figli di separati, laddove uno dei due, quando non entrambi reciprocamente, opera per allontanarli dall’altro genitore, non solo e non tanto fisicamente, ma soprattutto psicologicamente e affettivamente. Una volta si chiamava “usare i figli come arma” o “farsi scudo dietro ai figli”, e così si definiva un semplice e orribile comportamento. Ora diversi studi, anche se ancora non del tutto condivisi dalla maggioranza della comunità scientifica, hanno elevato il fenomeno a vera e propria sindrome, ossia a problema psichiatrico.

Per i dettagli, rimando ai tanti articoli sparsi per il web e ai tanti libri che ne parlano. Quello che mi preme qui sottolineare sono essenzialmente due cose: la prima è che si tratta di una sindrome infame, la peggiore possibile. Utilizzare i figli, specie se minori, per vincere un conflitto tra adulti è l’atto più ignobile che si possa compiere. In sé, in quanto tendenzialmente rovina la vita a un adulto del futuro, e anche nei confronti dell’altra vittima, quel genitore che viene alienato da un affetto profondissimo quale quello padre-figlio o madre-figlio. Insomma, non esito a usare per la PAS, se esiste, o al semplice comportamento, che è sempre esistito e sempre esisterà, la definizione che Impastato usò per la mafia: una montagna di merda.

18157639_1311819512205647_5178315412359385933_nLa seconda cosa è che la PAS, essendo agita nella stragrande maggioranza dei casi da donne (madri) a danno degli uomini (padri), ed essendo appunto un mucchio di merda, inevitabilmente attira le mosche. Le peggiori, le più fastidiose. Questo in generale. Se poi il concetto di PAS viene espresso da un giudice, apriti cielo. A smuoversi, in quel caso, sono intere legioni di mosche, mosconi, tafani e parassiti simili, con tanto di ronzio arrogante e fastidiosissimo. A cosa mi riferisco? A “Rosa nostra”, naturalmente, e alle sue scagnozze più zelanti a individuare luoghi e tempi dove la PAS viene nominata: le valchirie dei centri antiviolenza. Basta la parola (anzi l’acronimo), che in massa si gettano sulla montagna di merda, divorandola a quattro palmenti, per farla sparire.

E’ accaduto di recente a Lucca, ad esempio. Una donna denuncia l’ex marito per violenza (ça va sans dire). Non si sa se è un’accusa vera, se è capitato una volta o se è abituale, in quale contesto l’eventuale violenza si sia verificata. Niente, silenzio, buio. Si sa solo che l’uomo è stato denunciato e allontanato dalla famiglia grazie alla denuncia della donna, coadiuvata in questo da un mezzo esercito di centri antiviolenza. Sì, quelli che prendono milioni di euro dallo Stato per far finta di essere esperti in materia… Se non che il giudice, studiando il caso, si è accorto che forse la madre era un tantinello alienante, così ha emesso un’ordinanza che affidava il figlio minore a una comunità. Sì, quelle che prendono milioni di euro dallo Stato, proprio quelle. Insomma che sono talmente tante le mosche che la merda finisce per non bastare per tutti. La coperta è corta, e allora avvocate e centri antiviolenza, come un sol’uomo (ops!), si scagliano contro il tribunale, minacciando addirittura richieste di risarcimenti danni (sempre per allargare quella dannata coperta).

shushing-1240x681Il giudice sembra in procinto di cedere, e di ritirare l’ordinanza. L’avvocata della donna, legata a doppio filo a tutta la pattuglia di centri antiviolenza con la bava alla bocca, pare l’abbia convinto citando la Convenzione di Istanbul. Sì, quella firmata da una trentina di paesi in cinque anni. Dimentica di citare, ovviamente, e il giudice si guarda bene dal rintuzzare, anche la Convenzione per i diritti dell’infanzia, approvata in quattro mesi da tutto il mondo. Nella dimenticanza, a buon peso, cita anche la legge italiana sull’affido condiviso che, a suo dire, non dovrebbe valere se l’uomo (e solo l’uomo si badi bene) è stato accusato di violenza.

Roba delirante? Sì, ed è pure dire poco. Ma se si vuole andare oltre nel delirio basta leggere articoli di questo tenore. Pura eversione. Altro che neofascisti e centri sociali… Dilettanti a confronto. Perché in tutto questo gli esiti reali sono due e solo due. Il primo, gravissimo: un giudice deve affrontare non un legale che porti prove, testimoni e ragionamenti logici, non le normali dinamiche di uno Stato di Diritto, ma un’orda di donne infuriate che dicono di rappresentare un’intera Convenzione, rappresentando invece solo loro stesse e i loro interessi. Spesso accompagnando le loro ragioni con la forza dei media che si portano dietro come cagnolini scodinzolanti. Può un giudice decidere serenamente e oggettivamente in queste condizioni? La vedo dura. Infatti il giudice di Lucca è già pronto a ritirare la decisione (di per sé comunque sbagliata) di togliere il figlio alla donna.

TNX-1270-bimboE veniamo al secondo esito, che non è gravissimo, è tragico: il bambino. Alla mercé di interessi incrociati, confliggenti e sbagliati, quando non puramente infami. Probabilmente terrorizzato dai tentativi alienanti della madre tanto quanto dalle presunte violenze che il padre una volta sembra aver fatto sulla stessa. Con un bisogno, uno solo: amore, attenzione, affetto, considerazione. Se possibile da coloro che, fin dalla nascita, riconosce come i suoi genitori, padre e madre. Il problema, come sempre, sta a monte: se in Italia fosse applicato il vero affidamento condiviso, se ci fosse una cultura diffusa incentrata sugli interessi dei figli, se l’utilizzo strumentale dei tribunali (con accuse più o meno vere) fosse disincentivato con forza, se la politica non fosse sudicia e immorale così come i vari compagni di merende (in questo caso compagne) che le ronzano attorno, allora letamai come la PAS e tutti i parassiti divoratori che corrono a banchettarvi sopra al solo nominarla non esisterebbero proprio. E a guadagnarci sarebbero non i padri, gli uomini, i maschi, o le madri, le donne, le femmine. Ma gli unici degni del diritto di essere al centro di ogni tutela: i bambini, i minori. Ovvero la nostra società del futuro.

P.S.: segnalo di aver aggiunto una nuova sezione al blog chiamata “Incontri“, dove metterò via via gli appuntamenti delle varie presentazioni del libro, qualora mi chiamassero a farle. Al momento ce ne sono due in programma… Passaparola!

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