Non gridate più

Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

giuseppe-ungarettiLascio a questi versi di Ungaretti l’apertura di oggi. Non gridate più. Lui parlava dei morti in guerra e della morte di suo figlio, e ancora oggi parla di tragedie difficili da concepire e da accettare. Ciò che è accaduto a Latina ha scatenato il solito sabba di commenti orientati a colpevolizzare il mostro, a gridare la sua infamia, a proclamare la sua disumanità. E io dico, di fronte all’enormità dei gesti compiuti da quell’uomo: non gridate più.

Faccio fatica io per primo a non gridare, ben inteso. E’ complicato trattenersi dal scendere in polemica e ricordare cosa significhi oggi per un uomo separarsi, sebbene il senzatetto di Milano morto per il freddo lo abbia ribadito forte e chiaro. O far notare che mentre un carabiniere a Latina compiva il suo gesto tragico, una donna a Reggio Calabria uccideva il marito a colpi di roncola. O ancora sottolineare come nell’un caso e nell’altro i media abbiano centrato l’attenzione su tutte le mancanze maschili (il carabiniere sarebbe stato un violento, l’uomo di Reggio Calabria sarebbe stato vicino alla ‘ndrangheta). Difficile non urlare tutto questo e molto altro. Ma io per primo decido di non farlo stavolta.

3141suicidio_per_amore_fiumicinoPerché ci sono quattro esistenze, prima unite in una realtà e in un progetto comune basato sull’amore, che ora non ci sono più. Due di esse erano bambine. Che senso ha, che valore ha gettarsi sui loro cadaveri come sudici sciacalli per affermare le proprie posizioni ideali o ideologiche? Che valore etico ci può essere? Quale il risultato? Che eventi come quello di Latina e quello di Reggio Calabria si ripeteranno ancora e ancora e ancora. Dunque solo facendo silenzio, un rispettoso silenzio, è forse possibile lasciar parlare, per quel sottile sussurro che ne è rimasto, i sentimenti un tempo alimentati e poi stroncati, cercando di cogliere il loro suggerimento e capire da essi cosa realmente non va.

Solo qualche mese fa la famiglia di Latina si fotografava unita e felice. In pochi mesi, il baratro. Cosa è successo? Cosa ha indotto un carabiniere, teoricamente addestrato a sopportare grossi carichi di stress, a perdere il lume della ragione? Da Latina alcuni amici mi dicono che l’uomo in effetti era un semplice, e come tale spesso assumeva atteggiamenti animosi, non appropriati. Questo gli era valso un richiamo sul lavoro. Ma mi si dice anche che uno spirito così istintivo è stato messo con le spalle al muro, nel momento in cui la moglie ha espresso la sua volontà di separarsi. Un uomo con quelle caratteristiche andrebbe accompagnato con prudenza verso il baratro della distruzione di una famiglia, e verso un futuro fatto di rinunce e indigenza. Pare che non sia andata così.

f15a47dc6ec0d46572c20ba3d6f60f5346b62bbcPare invece che la moglie, su suggerimento del proprio avvocato, quella signora che fin da subito è apparsa in TV affannandosi a colpevolizzare l’uomo e a scagionare la sua assistita, abbia allontanato immediatamente da casa l’ex marito e gli abbia proibito di vedere le figlie fino alla prima udienza di separazione. Ha accompagnato questo approccio molto, forse troppo netto, con pressioni presso il locale Comando dei Carabinieri affinché tenessero l’ex marito sott’occhio e lontano da lei. Per non sbagliare ha fatto anche un esposto alla Polizia per maltrattamenti, chissà quanto fondato. Si sa che quelle sono armi perfette per emarginare un uomo in fase di separazione, e la donna sembra fosse molto ben consigliata in questo senso. In altre parole, da ciò che mi è stato riportato, l’uomo si è ritrovato nel deserto, terra bruciata ovunque: in famiglia, come professionista, come padre. Questo ha creato le condizioni perché imboccasse la strada del delirio e della tragedia.

Qualcuno ha sostenuto giustamente che i tribunali sono l’ultimo posto dove dovrebbero finire le controversie di separazione. Si tratta di luoghi dove i conflitti devono esacerbarsi, manifestandosi apertamente in tutta la loro virulenza, per consentire a un giudice di riconoscere chi ha ragione e chi no. Ma quando ci si separa, di fatto nessuno ha ragione, nessuno ha torto, e gli unici da tutelare sono i figli, se ci sono. Le separazioni dovrebbero essere gestite in contesti conciliativi, per evitare prese di posizioni nette e ostili che, allo stato dei fatti, vedono sempre e comunque prima i bambini e poi l’uomo in posizione perdente. E se si tratta di persona strutturata, capace di concepire per se stessa una forma di restraint, da esercitare per uno scopo più alto (i figli), la sconfitta può anche essere assorbita. Se la struttura è carente, la risposta non può che essere istintiva, al margine della follia, e anche oltre.

Gustave_Courbet_auto-retrato-800x600Mi si dirà subito: allora una donna non può più lasciare il marito? Ho detto: non gridate più. Non è di questi slogan, di queste cazzate che sto parlando. Sto parlando di umanità, valida in entrambi i sensi, da uomo a donna e da donna a uomo. Vicende come questa ci dicono non che gli uomini sono violenti e le donne sono vittime. Troppo semplice per giustificare l’atto di un padre che uccide nel sonno le proprie figlie a colpi di pistola. Ma riuscite a immaginare come si sentisse? I due corpi, sangue del tuo sangue, che respirano piano nel sonno. La pistola puntata. Il rumore. Il sangue. E quel respiro che non c’è più. Un pezzo di te stesso ucciso da te stesso. E prima ancora un uguale gesto verso la persona che hai amato tanto, e che magari ami ancora. E poi contro te stesso. Riuscite a immaginare tutto questo, e dunque a smettere di gridare?

Riuscite a capire che mi sto solo interrogando su cosa mai abbia portato un essere umano a compiere un gesto del genere? Perché non è follia estemporanea. E’ premeditata in buona parte. E tutto ciò che è premeditato ha alle spalle condizioni che hanno favorito o indotto la premeditazione. Io vorrei tanto che tutti, uomini e donne, ci fermassimo un attimo e con brutale sincerità si cercasse di andare assieme alla radice più profonda del problema. Molto più profonda di quanto non sembri, dato che interroga le coscienze su cosa sia oggi lo stare insieme, quale sia il grado di consapevolezza e maturità richiesta a persone che decidono di costruire un progetto di vita sulla base di un sentimento, quali le tentazioni distruttive a cui si deve imparare a resistere, individuando quelle condizioni che davvero richiedono una rifondazione ad ogni costo.

554080636-bcgernpxiSiamo capaci di interrogarci su quanto bene stia portando alle nostre reciproche relazioni questa liquidità in cui viviamo? Non è forse il caso di trarsene gradualmente fuori e trovare una mediazione tra soliditàliquidità che ci permetta di procedere con rispetto, consapevolezza, pace, prospettiva? Se ne saremo capaci, tutte le cose su cui giornalmente gridiamo, il business delle separazioni, la politica in malafede e le sue consorterie, le pessime leggi o le ottime leggi pessimamente applicate, spariranno da sole, gradualmente. Tragedie come quelle di Latina, ma anche come quella di Reggio Calabria e di tante altre devono, oggi, dare l’occasione non più per gridarsi in faccia mostrando le proprie ferite, ma per accomodarci, prendere un respiro e ricominciare a parlare. Non per sopraffarsi a vicenda. Ma per capirsi e andare finalmente oltre.

P.S.: segnalo di aver aggiunto una nuova sezione al blog chiamata “Incontri“, dove metterò via via gli appuntamenti delle varie presentazioni del libro, qualora mi chiamassero a farle. Al momento ce ne sono due in programma… Quella del 7 marzo, a Savona, verrà mandata in diretta streaming dal profilo Facebook di “Stalker sarai tu“.

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7 commenti

  1. Il problema non sta nell’incapacità di un uomo a rinunciare alla propria donna, piuttosto nell’incapacità della donna a rinunciare alle armi che la legge gli permette per mandare sul lastrico economico e sentimentale un uomo.
    Non è sufficiente a una donna chiedere una separazione normale, con divisioni dei beni più o meno equa e condivisione dei figli ragionevole?
    Perché la donna cerca sempre di mandare un uomo sotto un ponte?
    Quanti uomini separati ci sono a cui è stato sottratto tutto, anche l’essenziale per vivere, è normale tutto questo?
    Perché la magistratura segue totalmente la volontà della donna? Possibile che non si accorge che una persona va nel disagio più completo?
    Se la donna agisce nel fare questo sotto un impeto di odio e di vendetta, spesso non giustificata, la magistratura non può scendere allo stesso livello, deve giudicare affinché tutti i componenti della famiglia stiano in equilibrio con le risorse disponibili.
    È possibile che ogni donna in fase di separazione se ne deve uscire dipigendo il marito come un violento verso la moglie e i propri figli.
    Queste affermazioni, se sono false, sono gravissime agli occhi di Dio a cui ogni cosa non gli è ignota.

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  2. Doveroso il silenzio davanti a una tragedia di questa portata. Ci sarà tempo poi per razionalizzare e capire.
    Ma che differenza la sensibilità di questo post e il ronzio rivoltante delle moscone e dei mosconi su altri lidi.
    Si dice che raggiunto il fondo non si può che risalire; eppure c’è chi continua a scavare.

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  3. Proprio ieri mia madre parlava per telefono con una zia, quando quest’ultima tira fuori il delitto di Latina dicendo che il carabiniere ha ucciso perchè considerava la moglie sua proprietà più la solita tiritera di uomini mostri che ammazzano tutte le donne e blablabla….
    Non aggiungo altro, a parte che avrei voluto sbraitare contro mia zia ma mi sono trattenuto perchè ha 88 anni.
    Mi chiedo come sia possibile che un uomo al giorno d’oggi si avvicini a una donna pensando di corteggiarla.

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    1. Penso che il silenzio deve iniziare a diventare un bisbiglio, non si deve, non si può e non si vuole tacere su questi orrori con sciacalli annessi. Si il silenzio, ma se il silenzio inizia a diventare un fruscio di fondo, di quelli che non si fermano mai, inesorabili e ineluttabili di quelli che si insinuano.

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