La verità di Giuseppe – Un 8 marzo di guerra e odio

Da oggi ospiterò periodicamente i contributi di una persona che ho conosciuto. Si chiama Giuseppe ed è un uomo straordinario, lucido, colto, rigoroso nel guardare la realtà e nel raccontarla. Adoro come lo fa, condivido la sua verità, che per altro espone con capacità espressive straordinarie. Avrò il privilegio di ospitarlo nel mio blog quando vorrà, anche regolarmente. Nella speranza che di persone come lui ce ne siano sempre di più. Buona lettura.

mimosa-fiorituraA valle del 4 Marzo, mentre chi ha esultato si ritrova il cetriolo in mano, e chi si riteneva avesse perso esce di campo portandosi via il pallone (leggi: il PD indispettito vuole far pagare carissima la sua non improbabile partecipazione al governo e fine dei giochi!) dovremmo chiederci “Che Fare?”. E intanto l’8 Marzo giunge a ricordarci che siamo in guerra conclamata. E ci suggerisce cosa fare. Sia chiaro che il tentativo miserabile di alcuni sindacati di base di cavalcare anche loro, proclamando lo sciopero generale, l’arma del consenso sull’antiviolenza di genere, è più squallido di quei tentativi della fine dello scorso secolo di sposare e sfruttare l’impeto antimafioso post Falcone Borsellino, da parte di coloro che Leonardo Sciascia chiamò “I professionisti dell’antimafia”.

Lo sciopero, l’8 Marzo, contro chi? Da quando esiste, lo sciopero ha sempre costituito il tentativo di opporsi ai detentori di capitale e potere, di ricordare al carrettiere che le redini al mulo puoi tirarle non più di tanto, che il limone può essere spremuto fino alla buccia, non di più. Ma lo sciopero dell’8 Marzo ci ricorda invece che siamo in una guerra innescata tra un genere e l’altro (con gli asseriti 9 milioni di uomini maltrattanti in Italia, e la rimanente parte molestante e abusante del suo potere).

5570705882_1e6748cc0aIn una certa parte del mondo l’8 Marzo gli uomini festeggiano le donne, e in tale ricorrenza, portano loro fiori e regalini. Ricambiando queste ultime lo stesso trattamento in una giornata dedicata all’uomo. Nel nostro progredito mondo occidentale non è così. Le donne si armano, l’8 Marzo e chiedono al potere maggiori misure repressive contro il genere maschio. E soldi per i centri antiviolenza, per ricoverarvi le nostre ex mogli (e sarebbe il male minore) insieme ai nostri figli minori (e completare l’opera violenta di demascolinizzazione). Una guerra di genere assurda e illogica, che porta solo sfascio, mentre il vero detentore del potere economico finanziario se la gode, alla faccia anche delle poche donne realmente abusate, scagliando l’odio popolare contro il mostro rivelatosi fragile e stupido nella conclusione della sua individuale battaglia contro la ex moglie.

Perché non tiriamo mai le conclusioni? I gruppi Facebook dei padri separati sono pieni zeppi di vicende personali, di esempi della strage di tanti padri e di maschi infelici perché usati, abusati, maltrattati, ma pochi raccolgono le esperienze generali, le raffrontano con una realtà sistematica, le paragonano con analoghe esperienze femminili, (si perché anche le esperienze narrate da donne frequentanti tali gruppi come “nuove compagne” o separate “fai da te” sono utili da confrontare e non solo quando concludenti) e tirano infine le conclusioni, politiche e umane. Pochi cercano di inquadrare la loro sofferenza in un contesto sociale che sta prendendo i contorni della persecuzione di un genere; e chi dovrebbe dare la chiave di lettura di certi comportamenti umani, professionisti, legali, come gli psicologi e gli psichiatri, si adattano al quieto incasso della parcella, che tant’è, dal disagio sociale c’è solo da guadagnare. Con eccezione fatta di qualche intellettuale. Che getta l’allarme. Quasi inascoltato.

cropped-17097649_1262393990481533_7377893342382724138_o.jpgMa i più, smarriti, continuano ad attaccarsi ai dispetti della ex snaturata, e di qualche figlio alienato, per giustificare la loro conseguente, giustificata, per carità, ma individualissima frustrazione, alla ricerca di una parola buona e di incoraggiamento sui gruppi, come di qualche consiglio legale (ma fare a meno di un legale non è possibile) che raramente seguono. Prigionieri del misero tentativo di evitare la tenzone. E raramente vanno più in là, della punta del naso rigato di qualche lacrima di rabbia. Perché non recepiscono la sfida lanciata loro non solo dalla ex, ma da poteri globali e di governo ben maggiori ed ancora più spudorati e beffardi.

Poiché la storia è però maestra di vita, dovremmo gettare uno sguardo indietro ed imparare che da grandi malesseri sociali (quindi non solo pane per gli psicologi) ed esasperazioni dello sfruttamento economico di massa, da misere condizioni di vita di categorie intere di persone, può nascere una ribellione. Può, non deve. Non sempre. Non necessariamente. A tempo debito. Quando la ribellione prende una forma organizzata e trova chi si faccia carico delle responsabilità e dei rischi di assumerne la guida, insieme ai rischi, tanti. Perché paga, costui, il prezzo dell’abbandono di una personale sicura posizione per attirare la reazione conseguente alla sua azione. Sospetti, gelosie, ipocrite accuse di tradimento, tentativi immediati di spodestamento. Che dovremmo razionalizzare prima di malcelare. Ma poiché la tanto decantata libertà non esiste senza giustizia sociale, mentre le economie del mercato globale discutono di dazi, noi andiamo al dunque del nostro problema.

tribunaleSempre alla luce dell’esito delle elezioni del 4 Marzo, non c’è molto da sperare. Il businness delle separazioni non verrà sconfitto da chi lo ha seppur larvatamente annunciato, ma è alla guida di un partito che, dovendo fare i conti con un elettorato che si è spaccato in tre tronconi, non potrà che ricercare il compromesso per ergersi alla guida del paese. E intanto? Non c’è compromesso per i generi in guerra. I settori penali dei tribunali lavorano a pieno ritmo su cause ormai per due terzi intentate per reati di maltrattamento, stalking e lesioni. Coi giudici, replicanti di se stessi fino alla noia, che non esitano ad emettere condanne in auge alla pace sociale, altrimenti non garantita dalla capacità di reazione nazifemminista, sfriutttata al massimo da chi non allenta la sua presa rapace non solo sul mondo femminile, ma anche su degni rappresentanti dell’elettorato.

Maltrattamenti e stalking, sono reati eterei ed impalpabili, soggetti alla interpretazione dell’accusante, testimone di se stessa, anche se procedibili sempre il primo, e spesso il secondo, d’ufficio. Qualche assoluzione solo per le lesioni, ove dalla suprema Corte di Cassazione è stato definito cosa si intende per lesioni (da non molti anni). Ma il ritmo è quello dei tribunali speciali di regime. E’ uno spettacolo che consiglio a molti, quello di assistere a qualche sessione, dove ex separate con le lacrime agli occhi e l’arroganza di ergersi a unica difesa della prole raccontano di intimidazioni, persecuzioni, insistenza dei padri ai limiti o oltre il limite della violenza, nel pretendere (cavolo!) di accaparrarsi un po’ di tempo coi loro bambini in custodia cautelare materna, e cadono in trappola provocando richieste continue di intervento alle forze dell’ordine, (basta un colpo di telefono e la prova è bella e costituita). Denunce contro padri che, ma guarda, si disinteressano, infine, del “giusto” assegno di mantenimento mandando a quel paese ex mogli/compagne/madri dei loro figli insieme qualche volta allo stesso (qualche volta persino dubbiamente) frutto del loro seme. Ex mogli/compagne madri, che registrano le minacce dei loro ex mariti (affidate a trascrittori professionisti, hanno imparato meglio dei padri). Storie di galletti, ex mariti, che in un ultimo colpo di coda di maschilistico orgoglio di vincere una battaglia a titolo personale, mostrano muscoli (qualche imbecille) e ugola adeguati. E qualche volta anche una pistola. Degna sostituta del pene mortificato. E si rivelano polli al macello. Più degli altri, dei più, che non osano, non violano alcuna legge, ma vengono da un solo, disperato, singolo gesto folle, e dalla conseguente reazione mediatica, danneggiati e intimoriti.

1488549724952.jpg--trump_e_il_futuro_dell_europaIl dono della sintesi non è patrimonio genetico, ma discende dall’esperienza; ed allora quale conclusione trarre dal prezioso patrimonio di esperienze portate all’attenzione degli amici, ma speriamo non solo di essi, sui gruppi traboccanti dei lamenti risalenti dai gironi infernali delle variegate separazioni? Un sano dibattito, una discussione allargata, guidata da sane intelligenze che vedano il fondo del tunnel, che inquadrino il tutto in una crisi della famiglia che da qualche parte dovrà venire e da qualche parte dovrà pure andare, se vogliamo che il XXI secolo non sia ricordato come quello nel quale la parte avanzata della civiltà abdicò al tentativo di una sana crescita della progenie, fidando più nel randagismo e nella strada per l’educazione di rampolli che avrebbero dovuto prendere dopo di loro il controllo della società e proseguirne la crescita, sulla base dell’eredità a loro lasciata dalle vecchie generazioni. Eredità da trasmettere, dai padri depositari di esperienza di vita e di lavoro, ai figli.

Da qualche centinaio di migliaia di anni la nostra specie non lascia più alla sola madre l’arduo compito della crescita dei piccoli. Vogliamo ripensarci? Chi non reagisce, accetta, è uguale a chi acconsente e ne trae vantaggio. Padri assenti e trattati da criminali, madri impegnate a produrre lavoro e denunce, fidando nei bonus asili nido e nell’immigrazione sfruttabile a pochi euro per l’accudienza della prole pur di sopravvivere? Impoverimento generale ed elemosine a pioggia. Così governavano gli imperatori. Cedere al tentativo inimmaginabile fino al secolo scorso di spezzare il legame imperituro e irrinunciabile, tra vecchia e nuova generazione, tra genitori di ambedue i generi ed i loro figli, e tra nonni di ormai impalpabile presenza (soprattutto quelli cui ricadono le colpe del figlio/padre) ed i loro nipoti una volta pendenti dalle loro labbra e coccole? Io dico di affidarci a chi intravede una via d’uscita. Diamo la possibilità, a chi osa, di guidare il superamento della crisi della famiglia, utile a pochi e distruttiva per tutti. Si organizzi la protesta ed il malcontento. Nell’era della connessione 24h/24h, è possibile. Affianchiamo con le nostre energie, con le nostre risorse intellettuali e materiali, chi propone. Partecipiamo alle sue parole d’ordine di chiamata a raccolta! Elargiamo una quota pari a una mancetta a chi vuole toglierci dal giogo dei professionisti che fomentano lo scontro tra le mura domestiche cibandosi di risorse 1000 volte maggiori. E giudichiamo serenamente ed intelligentemente chi guida la reazione, qualora la direzione intrapresa non si dimostri quella giusta. Ma non bistrattiamolo, seguiamo chi vuole provarci. Spazio ai candidati padri, non solo di figli, ma del cambiamento di rotta. Fuori i cervelli, non solo le palle. Ne abbiamo bisogno.


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9 commenti

  1. 1- Caro Davide, in libreria mi hanno detto che il tuo libro è esaurito. Dimmi come faccio.
    2- Caro Elio, la storia delle associazioni dei Separati è lunga, complessa e, a dire il vero, anche dolorosa.
    In ogni caso un’associazione nazionale delle associazioni dei Separati esiste, è l’Adiantum. http://www.adiantum.it
    3- Caro Vincenzo, la tua è una lettura legittima, ma io la vedo a rovescio. Non sono gli interessi economici a generare le immigrazioni, sono queste che portano con sé e fanno nascere, a posteriori, interessi materiali. Allo stesso modo non sono i governi, le banche, le istituzioni internazionali, i partiti, i sindacati etc. ad aver creato il femminismo con tutti i suoi interessi (anche materiali). E’ questo che ha imposto i suoi valori a tutto l’Occidente, a tutte le sue istituzioni. Gli interessi economici sono venuti dopo.

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          1. Non profittevole la versione kindle? Fermo restando che in linea di principio concordo sul valore e il fascino del cartaceo, io (e molti altri come me) grazie al kindle leggo molto di più perché adesso posso leggere sul bus in piedi, a letto al buio (prima nada, se chi dorme con te dorme), in viaggio (prima potevi portarti al massimo uno o due volumi, adesso non c’è limite), senza contare che puoi comprarti un libro appena ti viene in mente e non aspettare di passare in libreria (quando magari ti sei scordato). Sicuro che l’editore non voglia un po’ boicottarti? Il tema è delicato, l’approccio nuovo e contundente, e anche gli editori subiscono certe pressioni…

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  2. in effetti qui c’è una analogia: un po’ come lo sfruttamento del fenomeno migratorio per bassi scopi di lucro “(“assistenza”, cooperative, ‘progetti’,…).

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  3. Bell’articolo … scritto, e si vede, da uno probabilmente coinvolto o conoscitore della materia e che sa scrivere.
    Sulla situazione in merito a noi padri vittime di una sciagurata guerra di poteri economici e non, aggiungo che se non facciamo massa nessuno ci aiutera’ o meglio, nessuno a luvello politico governativo sosterra’ la nostra causa.
    Sono dell’idea che servirebbe una associazione padri separati naziomale che coordini e rappresenti le tante locali.
    Buona giornata

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