5 – Il minestrone del lunedì – Mala tempora currunt

Anno giudiziario: Firenze;Pg Viola, aumento omicidi,17 donneQuote rosa, quote di privilegioL’ANSA lo annuncia in modo piuttosto asettico, ed è normale trattandosi di numeri. Nelle pubbliche amministrazioni le donne rappresentano il 56%. Dai, non fate i maligni, non dite che sono lavori d’ufficio, comodi e non pericolosi, mentre i corsi per “falegname” in Lombardia non trovano candidati, forse perché è un lavoro duro da cui le donne si tengono alla larga, così come dalla professione di minatore, muratore, o pulitore di cisterne… Non fate i patriarcali! Restiamo sul pezzo: il 56% del personale della pubblica amministrazione è composto da donne. Eppure il battage sulla necessità di “quote rosa” è incessante e ossessivo. Se i dati sono questi, e non c’è motivo di dubitarne, parlare ancora di quote rosa significa cercare l’affermazione di un privilegio e non più di un diritto. Non è più parità, ma istituzionalizzazione della disparità quando non della segregazione. Se non fosse che voglio tenermi sul breve, ci sarebbe anche da riflettere su quanto bene funzioni questa amministrazione pubblica italiana “a trazione donna”, ma credo non ci sia alcun bisogno di esporre il mio punto di vista in merito.

28685843_1618040001596487_4017094621301619097_nVia via la polizia! – C’è una forma di bellezza orrifica e morbosa nel modo con cui il femminismo militante odierno afferma boiate senza senso sostenendole appassionatamente con argomenti articolati, espressi come se si trattasse di cose serie. E’ il caso di un articolo, che grazie alla sua astuta formulazione di marketing ha fatto il giro del web, dove si chiede a gran voce che le forze dell’ordine italiane vengano “buttate fuori” dal paese. Perché mai? Perché, si dice, sono responsabili dell’8,5% dei femminicidi in Italia. Non ho letto tutto l’articolo (ammetto, non ce l’ho fatta), ma immagino si ricolleghi ai fatti di Latina. Quello che mi interessa e mi affascina (sì, da piccolo adoravo i film horror) è come ci siano persone che sostengono assurdità basandosi su un fenomeno concettualmente e realisticamente inesistente come il “femminicidio”. Le femministe o femminaziste contemporanee stanno sfiorando la contemplazione esoterica nelle loro formulazioni. Ed è un processo morboso a un tempo orribile e affascinante a cui assistere, come quando si guardano le larve nutrirsi della carne morta dei cadaveri.

donnericche-696x4641-300x2008 mar…ketingGiuseppe nel suo articolo di giovedì ha già detto tutto quello che si poteva dire sull’8 marzo appena trascorso. Aggiungo solo una chiosa: oltre che essere occasione per riaffermare ed esacerbare un conflitto improduttivo e senza fondamento, è stato anche per molti portatori d’interessi un’occasione ghiotta per mostrare quanto bene facciano le risorse pubbliche che cadono a pioggia su di loro, da un lato, e dall’altro per chiederne ancora di più. Sciorinando dati che nessuno, naturalmente, ha la possibilità di controllare, un centro antiviolenza di Genova esulta per la nuova sede appena aperta in centro città e l’abbandono di quella nel centro storico, piccola e scomoda. I soldini di Roma insomma fanno sempre comodo e fruttano parecchio. Forse proprio per questo non bastano mai. E dunque sempre nella stessa data c’è chi, a capo di un’altra holding di centri antiviolenza, ne chiede ancora ancora e ancora. Una sorta di memento al futuro governo, qualunque esso sia: noi esistiamo, diamo lavoro a un sacco di gente priva di arte e parte, a prescindere da quanto siano reali le necessità che giustificano la nostra esistenza. Non dimenticatevi di noi! Per parte mia non posso che augurarmi che il nuovo governo non ci caschi e allochi quelle risorse ben più utilmente.

Ma Doppia Difesa non è sola… – Mi guardo bene dal tentare di imitare Selvaggia Lucarelli e la sua meritoria inchiesta che ha svelato come Doppia Difesa della premiata ditta Huntziker-Bongiorno sia in realtà una scatola vuota utile per farsi pubblicità e forse per raccattare qualche milioncino pubblico. Mi limito quindi a segnalare come Doppia Difesa sia solo la punta dell’iceberg. Come sostengo da tempo su questo blog, la maggior parte dei centri antiviolenza, associazionismo in difesa della donna eccetera sono solo scatole vuote, deboli entità giuridiche utili solo in quanto hanno i requisiti per pescare nella greppia di soldi pubblici stanziati su un problema che non c’è. Un’ulteriore riprova me la dà un amico che su Twitter mi segnala il profilo di un centro antiviolenza, ancora attivo (in teoria) ma che non pubblica alcun contenuto dal 2014. Come per Doppia Difesa, che è rimasta “dormiente” per anni finché Lucarelli non l’ha risvegliata dal coma. E la prima cosa che ha fatto, una volta risvegliata, è stata minacciare denuncia. Ah, naturalmente l’ultimo contenuto del centro antiviolenza che mi è stato segnalato è una richiesta di più soldi. Ci mancherebbe… Eccola qua:

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violenza-donne-464x336Venghino signore venghino – Che i centri antiviolenza siano una bolla economica buona per creare lavoro pur senza una domanda reale, e dunque essenzialmente per creare clientele, è provato da questa ricerca di personale di un centro antiviolenza campano. Che recupera l’anomalia nell’anomalia: i posti di lavoro sono riservati a sole donne per servizi per sole donne. Il tutto con soldi pubblici. E in barba all’Art. 3 della Costituzione. Nel caso ci fossero ancora dubbi che i centri antiviolenza sono incostituzionali… A buon peso si usa l’immagine di un rude pugno maschile pronto a picchiare una bambina sullo sfondo. Come se le violenze sui bambini non fossero agite nella stragrande maggioranza dei casi da donne (tipo negli asili). Quanta pazienza….

WhatsApp Image 2018-03-09 at 08.45.38Brava Glenda, immenso Vittorio – Settimana scorsa è uscito il nuovo libro di Glenda Mancini “Anche le donne uccidono”, un’altra occasione per fare il punto, dati alla mano, su una situazione reale ben diversa dal matrix in cui le spinte femministe, con il supporto di politica e media, ci costringono a vivere. Leggendo la presentazione del libro che Glenda ha fatto sul suo profilo Facebook ho avuto qualche motivo interiore di dubbio sulla sua impostazione generale, che pare nascondere, nonostante il contenuto dei suoi testi, una sorta di femminismo di base. Nel caso, sarebbe un forte inquinante della sua missione egualitaria. Mi auguro si tratti solo della necessità di non alienarsi un potenziale pubblico femminile. Di contro sta Vittorio Feltri, che ha promosso il libro di Glenda su “Libero” con un pezzo monumentale, da applauso, anzi da standing ovation. Contiene una presa di posizione espressa con ironia, garbo, rispetto, ma con la schiena dritta, senza inchini al politically correct, ma solo alla realtà dei fatti. Leggete e godete tutti delle sue parole. Idem per il libro di Glenda Mancini: qualunque sia la sua reale impostazione ideale, è comunque un controcanto che va conosciuto.

tribunaleGiudice smemorato, carcere assicuratoQui una storia che definire allucinante è poco. Difficile sintetizzarla o raccontarla, quindi rimando alla lettura dell’articolo linkato. L’unica osservazione che si può fare riguarda gli effetti della noncuranza e dei pregiudizi sulla vita delle persone. E l’importanza fondamentale di un sistema di giustizia che funzioni veramente, ossia garantisca alla comunità equità di giudizio e oggettività nelle valutazioni. A margine, due parole sui periti e gli specialisti chiamati a operare dai tribunali. Qui di mezzo ci sono degli psicologi che lavorano in modo superficiale e poi cercano di pararsi il culo, mentre un innocente finito in carcere e sputtanato con una delle peggiori accuse al mondo (pedofilia) paga le conseguenze a nome di tutti. Fortuna che le persone di coscienza, sebbene in esagerata minoranza, ancora esistono e talvolta, come in questo caso, intervengono a riportare equilibrio, sebbene dopo molto tempo e molta sofferenza. Un caso di scuola in quest’Italia soffocata dall’inefficienza, dalla semplificazione, dalla superficialità.

marco-brancaccia-livia-giuggioli-colin-firth-9932042 messaggi + 1 email = stalking – L’equazione maledetta torna, e stavolta riguarda personaggi famosi. Ma l’anomalia resta. Quello che capita a legioni di uomini qualunque stavolta ha colpito alcuni personaggi noti: l’attore Colin Firth (che non mi è mai piaciuto, tra l’altro…) e la sua compagna italiana Livia Giuggioli. Tra i due si è infilato Marco Brancaccia, cronista dell’ANSA. Alcune notizie riportano che fosse l’amante della Giuggioli, altre che fosse l’ex compagno, ma sono dettagli poco importanti ai nostri scopi. Che sono quelli di dimostrare la solita cosa: la legge anti-stalking fa schifo, è una ferita profonda allo Stato di Diritto. Brancaccia infatti ha inviato due messaggi alla donna e un’email all’attore, con contenuti non minacciosi. Sicuramente, lo ammette il cronista stesso, con toni sopra le righe, come sa fare solo un uomo innamorato e ferito. Esito: si è beccato una bella denuncia per stalking e per questo è stato trattato come un terrorista internazionale o uno spacciatore di droga. Caro Brancaccia, è solo l’inizio. La trappola è scattata e ora sei nei pasticci. Per due messaggini e una email. Come diceva Arbore quando faceva pubblicità alla birra?

1083px-William-Adolphe_Bouguereau_(1825-1905)_-_The_Remorse_of_Orestes_(1862)Le erinni – Dice: solo i maschi fanno violenza alle donne perché sono fisicamente più forti. Una sciocchezza già ampiamente dimostrata come falsa. La cronaca aiuta a smentire ancora di più questa cosa, quando ci racconta le imprese di donne che si associano e riempiono di mazzate un uomo di famiglia, marito per l’una e genero per l’altra, fino a mandarlo in ospedale. Non paghe di questo, come moderne erinni scatenano la loro furia anche su altri maschi, di quelli che vestono una divisa, e che per questo è sempre meglio non aggredire. Le due pasionarie, incuranti del fatto che “l’uomo è fisicamente più forte”, oltre che al reato di lesioni dovranno quindi rispondere anche di resistenza a pubblico ufficiale. E’ accaduto a Bari, in pieno centro. Ed essendo che a commettere violenza sono state esponenti del sesso femminile, la notizia resta confinata localmente, come al solito.

spogliatoio juve qualificazione quarti champions tottenham wembley-2Isteria – Solo così si può definire lo stato d’animo che imperversa nella società riguardo alle violenze domestiche. A tanto si arriva grazie all’ossessionante battage mediatico: uno esulta per un gol della propria squadra e i vicini, impressionati dall’urlo, chiamano i carabinieri pensando che sia in atto un’aggressione dell’uomo alla donna. E niente, se non fosse un tragico spaccato dei tempi odierni, farebbe già ridere così.


IMG_8664Grazie!
– Settimana scorsa ho fatto due presentazioni del mio libro. Voglio ringraziare pubblicamente chi mi ha invitato, ovvero il Comune di Savona, Assessorato alle Pari Opportunità, e il Municipio 9 di Genova, Assessorato alle Pari Opportunità, e chi mi ha ascoltato. Sono stati due momenti belli, importanti, di confronto, dialogo, produzione di contenuti. Senza nulla togliere all’evento di Savona, promosso dalla straordinaria Associazione papà separati, quello di Genova è stato particolarmente importante, perché ha messo a confronto due narrazioni rispettosamente alternative: quella di una compagnia teatrale che, con raro pathos e vera bravura, ha inscenato alcuni brani di una loro pièce sulla violenza sulle donne. Momenti di bel teatro, emozionanti. A cui è seguita la mia orazione civile, di impianto nettamente opposto. Dovevo parlare 35 minuti (in foto un momento evocativo, che per qualcuno potrebbe anche essere un auspicio nei miei confronti…) e mi hanno lasciato parlare un’ora e mezza. E non per gentile concessione, ma per il desiderio di sapere di più. Questo soprattutto mi ha colpito dell’evento: una vera impressione suscitata dalla rappresentazione teatrale, accompagnata però da una forma di stanchezza per un tipo di narrazione straconosciuta e forse ormai un po’ troppo sfruttata e inflazionata. E che lascia intravedere qua e là le forzature e la retorica su cui si basa. A ciò è seguita quella che mi è parsa una forma di sollievo nell’ascoltare una persona (me) che stracciava il velo e mostrava le cose per come realmente sono. Si è associato cioè il bisogno di emozione e pathos con il bisogno di verità e di “dirla tutta”. Quella sera, a Genova, si è aperta un’importante piccola breccia nel “matrix”, anche grazie all’utile confronto con le domande dal pubblico. Se così fossero impostati tutti gli eventi del genere, non necessariamente invitando il sottoscritto (anzi…), l’Italia sarebbe decisamente un paese migliore, sotto tutti gli aspetti.

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