La strage di Latina è una chiamata alle armi

Cronaca_06-768x507Di fronte alla morte traumatica di due bambine e allo sfascio tragico di una famiglia, ho esortato tutti, me per primo, al silenzio e alla riflessione. Ed è stato difficile tacere e non esprimere pubblicamente alcuni sentori che, sulla vicenda, mi scavavano nel cervello con la determinazione della certezza. Oggi, a distanza di giorni, e mentre un vero e proprio bombardamento mediatico si è abbattuto sul carabiniere suicida, destinandolo a una damnatio memoriae senza possibilità di remissione, è venuto il momento di far uscire dalla testa quei sentori e dagli corpo cercando di dimensionarli per ciò che valgono.

A spingermi a farlo sono le informazioni che mi giungono direttamente da Latina da alcuni conoscenti che hanno fatto qualche domanda, nonché da straordinari amici segugi che sono riusciti a farsi largo nella selva di articoli e reportage morbosi, trovando esattamente ciò che serviva per avvalorare i miei sentori. Il punto di partenza non può che essere l’intervista al fratello del carabiniere omicida-suicida, miracolosamente pubblicata su un giornale non di provincia o di quartiere, sebbene a diffusione molto localizzata come “Il Tempo”. E’ un’intervista da leggere con attenzione e, se possibile, con empatia.

1519986450283.JPG--cisterna_di_latina__parla_il_fratello_del_carabiniere___ve_lo_giuro__non_era_un_mostro____Dalle parole del fratello di Luigi intuisco che ero nel giusto: il carabiniere era stato portato a saturazione. Un tipo di saturazione difficile da concepire, se non con uno sforzo empatico significativo, o a meno che uno non ci sia passato. Eppure quell’intervista non basta da sola a rafforzare i miei sospetti. A parlare è il fratello di chi è già stato sentenziato come mostro, dunque è di parte. Ma la sua difesa assume tutto un altro profilo se si va a cercare qualche ulteriore informazione di contesto. A caldo, quando la tragedia è avvenuta, una delle prime domande che mi sono fatto è: possibile che che dietro atti così estremi non ci siano le azioni sconsiderate di un centro antiviolenza?

Si dirà che sono in fissa con questa cosa. Sì, e ne ho motivo. Ero già convintissimo che a indurre Antonietta a usare il pugno di ferro con il marito  fosse stata il suo avvocato, Maria Concetta Belli. Una cattiva consigliera, di fatto, irresponsabile e superficiale. Ma nemmeno poi così tanto. Gli avvocati vivono sui conflitti. Se si andasse tutti d’amore e d’accordo non ci sarebbe più bisogno di loro. E’ normale quindi, sebbene faccia accapponare la pelle dirlo, che se ci sono margini di conflittualità un avvocato senza scrupoli getti benzina sul fuoco. Ha solo da guadagnarci. Certo, per farlo in casi dove ci siano di mezzo una famiglia e dei bambini deve vantare stessi principi etici e deontologici di uno stercorario. L’avvocato di Antonietta è così? La risposta viene da una contraddizione, sciogliendo la quale si arriva alla verità.

logo_blkDice il fratello di Luigi: “Antonietta se ne andò di casa per due giorni, fu ospitata da una collega che le presentò l’avvocato”. Ma è mal informato. La verità salta fuori da un articolo pienamente convenzionale pubblicato dalla testata online “The Vision”. Nell’articolo retorico dedicato alla vicenda di Cisterna di Latina a un certo punto si dice: “L’avvocato Belli, con cui Antonietta era già in contatto prima dei fatti tramite il centro antiviolenza a cui si era rivolta…”.

Ecco il punto di svolta. Antonietta vuole separarsi, Luigi è geloso e sa cosa lo attende da una separazione: alienazione dalle figlie, miseria e solitudine. L’ansia lo induce a farle una scenata davanti al lavoro. Antonietta si spaventa, a torto o a ragione che sia, e va a un centro antiviolenza (di cui purtroppo ancora non so il nome), che la mette in mano a uno dei suoi avvocati. Questi, secondo l’impostazione tipica dei centri antiviolenza, non suggerisce di gestire la transizione in modo prudente e attento alla tutela degli attori in gioco, bambine in primis, ma anzi consiglia la donna di barricarsi in un’autodifesa che sia anche un cannoneggiamento ad alzo zero contro l’ex marito. Non ne è scaturita una denuncia, ma solo un esposto (ma fatto da chi? Non da Antonietta, lei poteva fare solo denuncia o querela), si dice per tutelare l’ex marito, già finito nei guai precedentemente. Pochissimi, se non il fratello, specificano che questi guai hanno riguardato questioni assicurative e non di violenza. La verità, è evidente,  è che si è scelto l’esposto e non la denuncia perché il centro antiviolenza e l’avvocato non avevano davvero nulla in mano di concreto per fare una denuncia. Le bambine adoravano il papà, ricambiate ampiamente, e un solo gesto d’intemperanza non bastava per far partire la denuncia. Da qui la decisione dell’esposto ma soprattutto di cingere d’assedio ed espugnare, svuotandola con violenza, l’intera esistenza di Luigi.

f15a47dc6ec0d46572c20ba3d6f60f5346b62bbcQUESTA è la verità dei fatti. Così accade nel 99% dei casi in cui a tirare le fila di vicende del genere è un centro antiviolenza. Attraverso un avvocato di fiducia, ha indotto una donna debole e in difficoltà a esacerbare il conflitto e a togliere a un uomo, a una persona, ogni senso del vivere. Tutte insieme hanno portato Luigi all’estremo dell’umanità: screditato sul lavoro, isolato socialmente, privato senza motivo dell’esercizio della paternità, privato con violenza e sopraffazione di tutto un mondo interiore ed esteriore, di un progetto di vita su cui fondava la sua esistenza. Quando spingi un essere umano in queste condizioni, uomo o donna che sia, puoi attenderti di tutto. Compresi i quindici minuti di buio, come li chiama il fratello di Luigi nell’intervista. Quei quindici minuti dove anche la brutalità, la tragedia e l’autodistruzione ti sembrano meglio di ciò che sei stato forzato a vivere.

Luigi, alla luce di tutto questo, mi ricorda quei prigionieri dei campi di sterminio nazisti che, pur di interrompere il percorso disumano in cui erano stati condotti, preferivano gettarsi sul filo spinato elettrificato e farla finita. Magari, se erano in condizione di farlo, portando con sé nella tomba qualche aguzzino. A circostanze mutate, così è stato portato a sentirsi Luigi: spogliato di tutto, a partire dal senso stesso e dalla dignità dell’esistenza. E tutto ciò essenzialmente dall’incompetenza e dal cinismo dei mandanti morali del suo atto, il centro antiviolenza e il suo avvocato messo alle calcagna della moglie. Non si mettono esistenze, umanità, relazioni portatrici di senso in mano a soggetti privi di scrupoli. Separarsi fa parte degli eventi della vita ma, per come funzionano le cose in Italia, rischia di essere un trauma che svuota completamente le persone di ogni senso. E questo statisticamente avviene nella maggior parte dei casi a danno della parte maschile.

reticolato_2C’è chi riesce a ricostruirsi una vita nonostante tutto, pur portando dentro di sé una mutilazione inguaribile. C’è chi reagisce arrendendosi alle insistenze degli avvocati e del sistema, e vive il resto della vita con un malinconico senso di privazione, ingiustizia e oppressione. C’è chi non si arrende e finisce a dormire in auto vedendo i propri figli due giorni al mese, assorbendone l’ostilità indotta da una madre alienante. C’è chi si ritrova sbattuto in un moderno campo di sterminio fatto di vuoto e buio, e di dita accusatrici puntate contro. Le relazioni, l’affettività, i progetti di vita non vanno gestiti con conflittualità, soprattutto quando si spezzano. Essi vanno invece accompagnati con una gestione rispettosa, morbida, equilibrata e paritaria verso un esito che può essere sostenibile solo mettendo al centro i figli, quando ci sono, e il rispetto dei sentimenti e dell’umanità delle parti, quando i figli non ci sono. Tutto il resto è barbarie, è guerra, è ingiustizia. Cose che nascono quando l’incompetenza si coniuga con il business e con l’interesse politico.

Per questo ho titolato l’articolo parlando di chiamata alle armi. Ciò che è accaduto a Latina è evidente e sotto gli occhi di tutti. Grattata via la crosta retorica dei media asserviti e conformisti, la verità è lampante e il mirino attraverso cui si punta al colpevole deve spostarsi da Luigi al sistema. La sua morte, quella delle due bambine e il trauma di Antonietta sono il frutto dell’azione combinata di un lungo elenco di mandanti morali: del centro antiviolenza e del suo avvocato, il cui agire irresponsabile viene moralmente giustificato ogni giorno da quei media che diffondono allarmi privi di fondamento, e la cui esistenza si deve a una volontà politica cinica fino alla disumanità, nonché al tanto, troppo denaro pubblico che quella stessa politica ha destinato a questo filone mostruoso, a un ideologismo conflittuale che deve essere spazzato via dalla faccia della terra.

1488549724952.jpg--trump_e_il_futuro_dell_europaLuigi, Antonella, Martina, Alessia sono tutte vittime di questa metastasi della società odierna. Pedine di una logica insensata, inumana. Qualcosa in cui possiamo cadere tutti, uomini e donne. E per questo chiamo tutti alle armi, nel nome di queste quattro persone. Scriviamo alle redazioni dei giornali, contestiamo tutti insieme la loro narrazione, urliamo al telefono ai redattori che sono degli irresponsabili, e facciamo lo stesso, anzi con maggiore energia, ai politici, alle istituzioni. Basta stare dietro a un PC o annoiarsi attorno a un inutile tavolo di un’inerme associazione. Le chiacchiere sono state fin troppe, ora è il momento di agire ed esigere che si faccia tutti un passo avanti. Se non ci smuove la distruzione della famiglia di Cisterna di Latina, allora nient’altro può farlo. E allora poveri noi oggi. E povere le generazioni future.


Edit 1: pochi minuti dopo la pubblicazione di questo articolo vengo informato dalla preziosa testata online “A Voice for Men” che il centro antiviolenza di Latina coinvolto in questa orribile storia si chiama “Valore Donna“. Al cui nome mi sento di contrapporre volentieri un concetto ben diverso, quello che a loro manca drammaticamente: valore umanità.


Edit 2: la rete informativa di chi non ne può più di un certo andazzo migliora di giorno in giorno. L’articolo di “A Voice for Men” menziona la coordinatrice del centro antiviolenza di Latina “Valore Donna” con le sole iniziali: VP. Secondo alcuni ben informati si tratta di Valentina Pappacena, un nome noto per il suo attivismo su molti fronti civili e politici. Ma soprattutto, a quanto emergerebbe da un’interrogazione parlamentare del 2010, una specie di campionessa olimpionica dell’alienazione genitoriale. Una di quelle persone che considerano i figli proprietà privata, e per questo si pongono al di sopra delle norme e delle disposizioni dei tribunali, in ciò supportate da avvocati e da uno Stato che non esita a mandare in carcere un uomo per accuse non provate, ma cede di buon grado di fronte a una donna che infrange ripetutamente la legge. Naturalmente, per correttezza, se quel VP sta a indicare un’altra persona, questo secondo Edit non ha alcun valore. Se invece corrisponde, la mia opinione è che gli inquirenti dovrebbero scavare un po’ di più sulla vicenda di Cisterna, e magari indagare questa VP per istigazione al suicidio (art. 580 CP) di Luigi Capasso.


Edit 3: la rete è in fibrillazione, saltano fuori notizie e collegamenti come funghi. Valentina Pappacena, sempre che sia lei la VP citata da “A Voice for Men”, è piuttosto nota in quel di Latina anche per il suo impegno a favore dei senzatetto, purché naturalmente questi non occupino sue proprietà. Ed è lei a essersi impegnata, ai tempi con l’appoggio dell’Italia dei Valori e il supporto mediatico di Doppia Difesa (santo cielo, mancano il Mostro di Firenze e Godzilla per completare il quadro…) ad aprire un centro antiviolenza da quelle parti. Latina e dintorni sono un paesone, tutti sanno tutto di tutti. Si riesce a immaginare Capasso, per di più carabiniere, come si sia visto già crocifisso a sapere che la moglie era finita nelle grinfie di questo scenario? E infatti… Poi non ditemi che esagero a chiamare tutto questo “Rosa nostra”.

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21 commenti

  1. state difendendo un assassino, un uomo morbosamente geloso e possessivo (che però aveva un’amante,lui poteva tradire la moglie ma la moglie no guai eh!) che aveva già aggredito fisicamente antonietta, questo comportamento non ha giustificazioni, mai in nessun caso! Non ci sono stati affatto “15 minuti di buio”, aveva premeditato tutto, aveva scritto delle lettere. Ha progettato tutto nei minimi dettagli e lucidamente, nessun buio. Un uomo che picchia una donna non ha nessuna giustificazione a prescindere da come si è comportata la donna in questione (e Antonietta si è comportata in maniera giusta)

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    1. Caro Ned, le informazioni che ho, direttamente da Latina, parlano di una situazione diversa. In ogni caso non è quello il punto. E non lo è nemmeno dire che le donne non si picchiano, non si toccano nemmeno con un fiore e non ci sono più le mezze stagioni. Se ci limitiamo alle banalità emozionali e di pancia, allora va detto che NESSUNO andrebbe picchiato, a prescindere. Ugualmente di nessun interesse è che l’uomo avesse un’amante. Il punto non è quello bensì:
      1) cosa porta un essere umano (uomo o donna) agli estremi della sanità mentale e a compiere atti ugualmente estremi?
      2) che ruolo hanno le istituzioni e il contesto in questi casi?
      Io non assolvo né giustifico nessuno. L’uomo ha tentato di uccidere la donna, poi ha ucciso i figli, poi ha ucciso se stesso, questi sono i fatti. Ma come si è arrivati quel punto? Quacuno o qualcosa, il “sistema”, ha esacerbato la situazione, invece di gestirla e di contribuire ad abbassare la tensione. Al di là dei fatti, che sono chiari, a mio avviso, la colpa è da attribuirsi al sistema. E se si vuole andare un po’ più nel profondo dell’immediata emozionalità, occorre prendere atto che dovere di un sistema sarebbe quello di prevenire, intercettare e gestire situazioni di conflittualità e tensione che possono degenerare.

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      1. lui aveva premeditato tutto, aveva scritto lettere dove annunciava quel che voleva fare, era andato lì con la pistola quindi non c’è stato nessun “buio” ma una decisione lucida. Che lui avesse un’amante non è rilevante per i fatti in sè, ci dice solo che oltre a essere un violento era anche un ipocrita e malato di possesso dato che tradiva la moglie ma non tollerava neanche il sospetto che lei potesse vedere un altro uomo.
        Bisogna vedere cosa intendiamo con “conflittualità”. Per me se c’è uno dei due che ti aggredisce fisicamente, ti perseguita sul posto di lavoro, ti prende a schiaffi non è “conflitto”, è aggressione, è persecuzione

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        1. Ed è irrilevante cercare di capire perché è arrivato a tanto? E’ irrilevante registrare che avvocato di lei e centro antiviolenza alle spalle l’avevano indotta a espellere il marito da ogni aspetto della vita, dai figli e anche sul lavoro? Io non credo sia irrilevante. Non mi interessa che avesse premeditato o avesse un’amante. Mi interessa capire perché è arrivato a tanto. Mi interessa individuare i mandanti morali. Non mi pare che a te questo interessi molto. Ed è un peccato perché la radice del fenomeno sta lì.

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          1. non era affatto espulso da nulla, e aveva mantenuto il suo lavoro di carabiniere tanto che possedeva ancora la sua pistola. Ci si è limitati a un esposto e non a una denuncia penale (come sarebbe stato meglio, se non altro gli avrebbero tolto la pistola) proprio perchè Antonietta non voleva che perdesse il lavoro. L’ex moglie a dirla tutta è stata fin troppo buona e comprensiva nei confronti di questo orrendo essere incapace di amare veramente perchè chi ama non uccide (chi spara alla madre dei suoi figli e poi ammazza i figli non merita nulla, me ne fotto se soffriva come beninteso me ne fotto delle sofferenze di chiunque, uomo o donna, ammazzi i propri figli)

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  2. Finalmente qualche “illuminato”, specie rara, racconta le cose per come effettivamente sono e vanno in questo paese dove l’uomo-padre viene sistematicamente distrutto, portato alla rovina da questo sistema dove sono collusi tutti, compresa la magistratura che per anni non ha applicato la legge 54/2006. Ottimo artico, peccato che rimane fine a stesso. Grazie per il vostro impegno e verità, cosa ormai rara in caso di separazioni. Stefano

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    1. Condivido appieno. Io li definisco “cancro maligno dello Stato di Diritto”. Leggevo giusto ieri nel mio giornale cittadino che uno di essi sta tentando di costituirsi parte civile in un processo per maltrattamenti a una donna. Cosa già capitata altrove. Ebbene, questo fenomeno, se viene accettato dalla magistratura, rappresenta la metastasi.

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  3. Nel caso di Saverio Galoppo di Genova, ispettore di polizia, la magistratura secretò le lettere che spiegavano il motivo del suo gesto, la strage e il suicidio. Questo dimostra il coinvolgimento di certi magistrati che dovevano essere rinviati a giudizio per concorso colposo in strage.

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  4. Ha ragione Davide Stasi, la storia di Luigi va capita con uno sforzo empatico significativo ! Ho letto le parole del fratello e credo come lei che dietro ci sono stati azioni che hanno contribuito ad arrivare alla tragedia, stiamo a vedere. Peccato delle vite spezzate delle figlie, dovrebbero essere tutelate !

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  5. A ridosso del fatto, m’è capitato di sentire in una trasmissione RAI, un giornalista (credo del Manifesto…quindi non sospettabile), il quale ventilava l’ipotesi che Luigi Capasso, abbia speso il tempo della (falsa) trattativa per cercare di fare proclami.
    La casistica di questi accadimenti infatti, contempla quasi sempre un rapido epilogo.
    Non ha molto senso un suicidio differito di quasi nove ore in quelle condizioni da braccato.
    E non certo da chi aveva premeditato tutto fino a lasciare i soldi per i funerali.
    Il comandante provinciale dell’arma, al comando delle operazioni, a specifica domanda dei giornalisti nel mezzo delle fasi cruciali, riferiva che proferiva frasi sconnesse.
    Senza specificare però nulla in proposito (comprensibilmente s’intende).
    Sta di fatto che però di quella pantomima di trattativa non s’è poi saputo nulla di preciso.
    E’ calato un (in)comprensibile silenzio…

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  6. Bravo Davide.
    Osservo che spie e delatori, ricattatori e rapinatori di vite sono sempre latenti nella società. Emergono dai bassifondi quando esiste un regime. Le ex e le assistenti sociali e le avvocatesse (o avvocati) possono devastarti la vita oggi, non lo potevano 50 anni fa. Se c’è un regime, emergono le spie. Se queste sono in azione vuol dire che il regime esiste.
    .
    Ma non è così solo “in questo stato di m…” come dice Luca, è così in tutto l’Occidente.

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  7. Sono delle vere “linee guida “ fissate e seguite da avvocati, ctu, giudici, me lo ha spiegato chiaramente una loro ex, diciamo così, che non voleva più in coscienza sottomettersi a seguirle

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  8. Anche lo stercorario che si dice avvocato della mia ex moglie in presenza di una donna con evidenti disturbi psichici e due figli di 12 e 6 anni le consigliò di fare tutto il possibile per indurmi a picchiarla per poi ottenere ciò che avrebbe voluto.. soldi.. oggi a distanza di 7 lunghi anni i miei figli sono psicologicamente devastati da quel periodo folle,mia moglie si è portata in casa dopo quattro giorni che io ne sono uscito per sottrarmi alle continue angherie, la sua nuova compagna, con conseguenze pesantissime sui miei figli.
    La fase lesbica è durata poco e oggi dopo un paio di fidanzati è una promiscuità imbarazzante, non là si riesce a fermare, in questo stato di merda le donne, anche le peggiori sono tutelate.

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    1. Pare che non abbiano limiti. Ho ricevuto la storia di una che ha proposto al proprio compagno, prima di farlo a pezzi con varie accuse di stalking, di fare sesso a tre coinvolgendo la propria sorella. Dopo aver tradito e devastato l’uomo, per tappargli la bocca su questo (e su altri) dettagli personali abbastanza indegni, che se conosciuti le avrebbero fatto togliere le figlie, gli ha appioppato una denuncia per stalking.
      Sembra che non abbiano limiti, in effetti… e leggi, Stato e Magistratura le assecondano.

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    2. Luca Braccini
      @@
      in questo stato di merda le donne, anche le peggiori sono tutelate.
      @@

      Capisco il tuo stato d’animo, ma per cortesia smettiamola di propagandare questa leggenda urbana secondo la quale certe cose accadrebbero “solo in Italia”.
      No, non è affatto così.
      Negli USA è lo stesso (se non peggio), idem in tutta l’Europa dell’ovest, nonché in Australia.

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