Un passo sopra e… dove cazzo siete?

-Oggi faccio un passo indietro. Anzi, un passo sopra. Per una volta prendo le distanze dal solito “io-noi”, salgo su uno scalino, mi volto e, con un pelo di presunzione (ma giusto un pelo), passo al “io-voi”. Questo perché ogni giorno, a secondo dell’articolo che pubblico, ricevo decine, talvolta anche centinaia, di messaggi o telefonate di congratulazioni, di adesione, di incoraggiamento. Segno che riesco a interpretare un sentire diffuso e a dargli voce, o che le mie riflessioni, anche quando eccentriche, aiutano a inquadrare meglio alcune situazioni. Ne sono felice e orgoglioso, ovviamente. Ma non posso fare a meno di tanto in tanto di guardarmi ai lati per vedere chi e quanti si sono messi attivamente al mio fianco, pronti come me a metterci la faccia e il culo (due entità che nel mio caso tendono pure a corrispondere…).

Solo in quel momento capisco che forse mi sto concentrando troppo sul “che fare”, e che il percorso per un riequilibrio della situazione è ancora molto indietro, alla fase primitiva del “dove siete?”. Perché il più delle volte mi rendo conto di avere un numero di fratelli e sorelle e alleati contabile sulle dita di una mano. Combattivi e irredimibili, ma pochi. Ben inteso, il ruolo di Lone Ranger (o Don Chisciotte, come volete) caratterialmente mi si addice, soprattutto perché mi permette di rendere conto solo a me stesso di ciò che faccio. Ma un po’ di compagnia non farebbe male, soprattutto negli scenari di guerra che tutti ben conosciamo. E dunque la domanda resta: dove siete? Anzi: dove cazzo siete?

educazioneSì, lo so, siete impegnati a far quadrare il vostro bilancio tra avvocati, ex insaziabili (di soldi, s’intende) e una vita da tirare avanti; o a cercare di riconquistare un minimo di affettività da figli alienati oltre ogni limite tollerabile; o a tenere botta di fronte a magistrati ottusi, avvocati cinici e a una pressione sociale che soffoca. Lo so bene, molto bene. La barca è la stessa. Tuttavia la vostra assenza si sente, ed è ancora più pesante se comparata con l’iper-attivismo che riscontro tutti i giorni nel vostro febbrile mettere like, condividere o chiedere/dare consigli sui social network. Un esercito di leoni o piagnoni da tastiera è il perseguitato fronte maschile italiano? Sono vicino a pensare che sia così. Perché quando si tratta di affrontare a viso aperto e a muso duro l’esercito che porta l’ideologico vessillo rosa, i leoni tendono a diventare chihuahua che se la battono, tremanti, con la coda tra le gambe.

E l’associazionismo? Non nego di esserne particolarmente deluso. Quando mi feci pubblicamente promotore del “Patto per l’equità e la giustizia” fui bombardato di telefonate dai rappresentanti di questa o quella congrega. Grandi parole di supporto, lunghi confronti telefonici e personali che probabilmente servivano solo per misurare se e quanto fossi pericoloso per la loro esistenza. Compreso che la mia era una battaglia senza vessilli, senza interessi collaterali, ma fatta solo per risolvere un problema, ossia per avere giustizia, sono scomparsi tutti. Tutti tornati al calduccio della propria esistenza autoreferenziale, dove si mette in scena la pantomima di un attivismo non per giungere a una soluzione, ma perché l’attivismo in sé dà un senso alle persone e alle strutture. Un po’ come la contraddizione dei sindacati: se davvero risolvessero tutti i problemi dei lavoratori, dovrebbero sciogliersi. E infatti i problemi dei lavoratori non si risolvono, anzi. Idem per gli uomini e i padri. La degenerazione dell’associazionismo sta lì, nel fatto che si intraprende un viaggio verso una meta, e durante il percorso l’obiettivo si dimentica perché il viaggio in sé diventa l’obiettivo. Ci sarà un motivo per cui resisto e resisterò sempre contro chi mi chiede di fondare l’ennesima associazione di uomini o padri.

lonerangerEppure di occasioni ve ne ho date e ve ne sto dando. Il Patto per l’equità e la giustizia c’è, non è dimenticato, è solo sospeso. In questa Repubblica con una Costituzione da dopoguerra e una legge elettorale inadeguata, si profila un esito post-elettorale palesemente a termine (cosa che avevo previsto, tra l’altro). Tutto è possibile in Italia, si sa, ma ho idea che questa legislatura non durerà molto e che quindi si tornerà presto a votare. In quest’ottica, il Patto resta valido, nei suoi contenuti e nella sua proposta provocatoria e rivoluzionaria. Non passerà molto tempo che lo scambio che vi era contenuto verrà riproposto, con la speranza di raccogliere ben di più di settecento adesioni e di poter essere quindi nella posizione di dettare alla politica un’agenda finalmente sensata, fattibile e giusta. A questo scopo, sul patto occorrerebbe continuare a lavorare: sebbene sia sospeso, andrebbe diffuso, promosso, portato alla conoscenza di più persone possibile. Certo è faticoso e frustrante. Il Lone Ranger lo fa, finché regge. E voi dove siete?

Poi c’è il crowd-funding, lanciato subito all’indomani della chiusura del Patto. Una roba molto più facile: uno, due euro a testa per un progetto di comunicazione mirato. Qualcuno è stato subito estremamente generoso, altri hanno cercato subito di piazzarsi come attori, sceneggiatori o registi, ma di fatto la gran massa critica dorme dietro la tastiera del PC. Evidentemente non crea problemi a nessuno che la realtà italiana, contro i fatti e le statistiche, venga rappresentata così:

O così:

O così (qui purtroppo lo spot non dice che i bambini prendono botte quasi esclusivamente dalle madri o dalle maestre d’asilo…):

 

Cosa posso dire? Se vi sta bene che sui media questa sia l’informazione che passa, per di più spesso finanziata già coi vostri soldi (fondi pubblici ministeriali), be’, a me non sta bene. L’idea che ho avuto è quella di metterci davvero soldi nostri, pochi per ognuno, per raccontare una storia diversa e collettiva. Ma pare che nemmeno questa proposta smuova i leoni-piagnoni da tastiera. Convinti forse di poter cambiare la loro realtà oggi con le loro intemerate da social-network o le loro lamentele singhiozzate. Cacciatevelo via dalla testa, amici (e qui torno al noi): il destino ci ha messo in situazioni non più risolvibili. Possiamo solo mettere delle pezze, che raramente tengono a lungo. Se attivi si ha da essere, e personalmente non vedo alternativa, lo si deve fare per gli uomini e i padri del futuro immediato e di quello prossimo. Ossia per i padri di oggi e quelli di domani, i nostri figli. Sono tanti i sacrifici che si fanno per loro, da genitori uniti e da genitori separati. Quello che forse non vi è chiaro è che mettere la vostra faccia e il vostro culo, insieme al mio e a quello di pochi altri coraggiosi, fa parte del sacrificio che vi è richiesto per loro.

Perché se una cosa si può desiderare per il loro futuro, è sicuramente che non vivano domani le rotture, le umiliazioni, l’oppressione, le mutilazioni che abbiamo vissuto noi ieri e che altri stanno vivendo oggi. Resta dunque la domanda: dove cazzo siete tutti quanti?

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3 commenti

  1. Eccomi a tua disposizione Stefano **********
    Hai ragione non riusciamo ad essere uniti, ci scontriamo con entità ben più forti in quanto ricevono i soldi pubblici, cioè i nostri, uno schifo

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    1. Ciao Stefano. Grazie per la tua disponibilità. Naturalmente non posso e non voglio pubblicare il tuo cognome e numero di telefono, perdonami quindi se li ho censurati. Mi sono salvato il tuo contatto. Iniziative se ne stanno pensando molte, io sto cercando di dare un impulso alla presa di coscienza che ci sono parecchie cose che non vanno. Lo faccio nel mio piccolo con questo blog, con il libro che ti invito ad acquistare e pubblicizzare (io non ci guadagno pressoché nulla, anzi metà degli introiti vanno a favore di William Pezzulo) o a buttare un occhio al “crowd-funding” di cui mi sono fatto promotore.
      Resta sintonizzato su questo blog (e anche su altri simili) per essere aggiornato sulle iniziative.
      Grazie, ciao!

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