Come ti servo l’ingiustizia: la magistratura schizoide

tribunaleIn questo blog da tempo analizzo tutti quei fattori e quelle dinamiche che costituiscono un quadro di ingiustizia e iniquità pressoché strutturali nel sistema giudiziario italiano, con ferite profonde e chissà se mai guaribili ai principi dello Stato di Diritto. Una delle condizioni fondamentali affinché in una comunità venga distribuita giustizia ingiusta, ovvero non equa, è che non ci siano linee di condotta e valutazione uniformi valide per ogni tribunale, su fattispecie analoghe. Che casi simili riferiti allo stesso tipo di reato vengano trattati in un modo presso una Procura e in modo del tutto opposto in un’altra, è la premessa per la distruzione pezzo per pezzo della convivenza civile e comunitaria, nonché del più normale senso della giustizia.

Quando si tratta di questioni che si manifestano all’interno delle relazioni di genere, nel senso più ampio della definizione, queste difformità nelle decisioni della magistratura assumono, a ben guardare, un carattere patologico. C’è, di fatto, una sorta di disturbo schizoide della personalità nel pachidermico corpo della magistratura italiana quando si tratta di dirimere questioni conflittuali riguardanti un uomo e una donna. Forse facilitato dal grande business che ruota attorno a queste faccende, forse per la tanta ideologia che ne inquina il corretto inquadramento, fatto sta che nessuno, uomo o donna, ha una ragionevole certezza di trovare uniformità di approccio nei tribunali. Quello che ci si sente dire ormai regolarmente dai propri avvocati è: “boh, dipende da chi è il giudice”, o peggio: “boh, dipende da come gira quel giorno al giudice”.

schizofrenia-e-genitoriLe controversie legate ai reati persecutori (stalking) la fanno da padrone sotto questo aspetto. Segno ulteriore che i giureconsulti sull’argomento ne sanno tanto quanto i legislatori, ovvero meno di zero. La grande assente in tutto questo è la Corte di Cassazione, ovvero l’organo superiore che, nell’ambito della magistratura, dovrebbe dettare con le sue sentenze linee guida a cui adeguarsi. E’ ben noto che dalla Cassazione esce tutto e il contrario di tutto, da tempo, ma va detto come sullo stalking si stia dando il meglio. Poco meno di un anno fa, ad esempio, sentenziava che un padre separato troppo presente con il figlio (affidato alla madre, ça va sans dire) poteva essere accusato e condannato per stalking. A leggere la sintesi della vicenda viene da sorridere: l’ex moglie, appena iniziata la separazione, ha portato il piccolo da uno psichiatra che gli ha diagnosticato uno “stato psicologico alterato”. L’assist perfetto per dire che l’assidua presenza del padre peggiorava la patologia del piccolo. E così: via all’accusa, via alla condanna, via il padre dai maroni, ed è facile prevedere come sia finita la connessa causa civile di separazione.

Chiaro, ritengo quella sentenza della Cassazione una mostruosità, ma io sono (orgogliosamente) di parte, non sono un esperto di diritto, e soprattutto sono un cittadino di questa Repubblica, come tale chiamato a conformarmi alle leggi dello Stato. Magari protesto e critico, ma me ne devo stare e devo obbedire. Accetto questa logica, perché su essa si fonda una più o meno normale convivenza civile. Se non fosse che lo stesso organo dello Stato, la magistratura, un anno dopo mi cambia le carte in tavola: “niente stalking per il padre che cerca di vedere la figlia“. Sentenza 537/2018 della Corte d’Appello di Roma. Ma come? Non s’era detto l’anno scorso, per bocca della Suprema Corte che invece lo è? Delle due l’una: o le sentenze di Cassazione valgono meno della carta su cui sono scritte, o la Corte d’Appello non l’ha recepita, oppure l’ha recepita ma vi si ribella.

ingiustizia_vNon è forse questo un disturbo schizoide della personalità? Oggi è così, domani è cosà. Oggi è bianco, domani è nero. E il cittadino, uomo o donna che sia, alla ricerca di un indirizzo, di una tendenza, di una rassicurazione nel sistema-giustizia, trova più certezze andando a giocare in una bisca clandestina. Si dirà: ogni caso è a sé. D’accordo, non ci piove, ma una linea interpretativa comune per casi analoghi andrebbe affermata, in modo da poter dire almeno: ferma restando la particolarità del caso, tendenzialmente questa faccenda potrebbe risolversi così. Invece è come giocare ai dadi. Si resta in mano alla sorte. Che, com’è noto, è cieca o bendata. Una caratteristica in stridente contraddizione con un apparato che ha come ruolo istituzionale quello di distribuire giustizia, se possibile in modo equo, oltre che conforme alle leggi.

Il dilagante disorientamento sociale su queste vicende è esso stesso una delle premesse degli eccessi ideologici, degli atti estremi, dell’incomprensione e dei conflitti esacerbati che hanno luogo molto spesso tra uomo e donna, specie nei momenti in cui si verifica una separazione. Nel casino, nell’anarchia, nella mancanza di una direzione imposta da un livello superiore, l’unico risultato che si ha è la giungla, con tutte le sue leggi feroci. E così oggi, mettendo piede in un tribunale, invece di tenersi stretti sotto braccio i codici, confidando pienamente in essi, e mormorare i sani vecchi principi “innocente fino a prova contraria”, “la legge è uguale per tutti”, eccetera, ha molto più senso fare un gesto scaramantico qualunque, come fanno i giocatori di calcio quando entrano in campo. Ma quello è uno gioco. In tribunale si decidono i destini di uomini, donne e soprattutto bambini. Oggi in Italia vi si deve entrare mormorando: “lasciate ogni speranza…”.

Nota importante: ci sono persone che, ad annusargli le orecchie, si percepisce un fastidioso odore di chiuso e sudicio proveniente dal cervello. Risulta sempre difficile arieggiare quell’area del corpo, dare una bella pulita e una lucidata. Si tratta di un lavoro faticoso che pochi vogliono fare. Ebbene, da qualche giorno è disponibile un prodotto eccezionale per l’igiene mentale e per tirare a lucido la mente. Un prodotto d’eccellenza, alla portata di tutti: si tratta di “Il-lucida-mente“, un nuovo blog appena aperto dal mio amico Francesco Toesca. Mai titolo fu più azzeccato: esso definisce l’autore, uomo dai pensieri e dai sentimenti profondi e lucidissimi, ma anche la sua funzione. Parlare con lui significa spalancare le finestre del cervello e lasciar entrare aria fresca e pulita. Ancora di più leggerlo. A differenza mia lui è sempre misurato, garbato e calmo. Difficile trovare nelle sue righe le intemperanze verbali o le provocazioni che si possono di frequente trovare nelle mie righe. Questo mio blog e il suo, mi piace pensare, sono due facce della stessa medaglia, sono “il-poliziotto-buono-e-il-poliziotto-cattivo”, che poi cattivo in realtà non è. Le sue elaborazioni possono sembrare ardue, lunghe, ma lungo e arduo è il lavoro che si deve fare per mettere a lucido i pensieri, scrostando la mente da tutti i rifiuti che l’overdose di cliché mediatici vi deposita e vi fa marcire sopra. Un augurio di cuore a Francesco per questa sua nuova avventura, e un invito che è quasi un ordine per tutti ad andare a leggere ciò che scrive. Per capire di più, per capire meglio, per ritrovarci a breve, se possibile, tutti a parlare la stessa lingua, uomini e donne per bene.

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Un commento

  1. vivo in brasile.
    ieri a ora pranzo un caso che m’ha fatto venire la voglia di sfasciare la tv e comprarmi un kalashnikov.
    a quell’ora (è ottimo per digerire 🙂 ) tutti i giorni fanno un programma giornalistico “poliziesco” in cui parlano dei crimini freschi di giornata e presentano gli autori beccati dalle guardie in diretta mettendoli alla gogna davanti a un muro in commissariato presumendone la colpevolezza e coprendoli di insulti.
    il caso del giorno: una studentessa universitaria che ha nascosto la gravidanza da tutti (????), ha partorito nei cessi di una clinica e ha ucciso il bebè. beccata al volo dalle guardie e portata in commissariato.
    multidialogo:

    – donne del popolo intervistate in strada: assassina demmerda!
    – mia lady: deve marcire in galera sta infame!
    – io: naaaa, non si fa manco 24 ore: è Donna
    – reporter: dopo aver deposto è stata rilasciata perchè non rappresenta pericolo per la società, aspetterà il processo a piede libero
    – io: che t’avevo detto?
    – conduttore trasmissione: chissà come soffre poverina, sicuramente o ha problemi mentali o è una sfruttata dalla società cattivona, dov’è il padre del bebè?
    – avvocata intervistata: in genere in questi casi al processo vengono assolte, è colpa degli altri
    – io: che t’avevo detto? è Donna, quindi a priori Migliore, sempre innocente

    p.s. al contrario del solito, quando i criminali sono purtroppo per loro dotati di escrescenza carnosa fra le cosce, non l’hanno messa al muro in commissariato, non ne hanno mostrato la faccia e nemmeno hanno detto il nome

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