6 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

Emoticon-WhatsApp-740x350Coi messaggini non si scherza (parte prima) – Dice: ho mandato un paio di messaggi WhatsApp per scherzo. Nossignore! Dice: supplicavo la mia ex moglie di non ostacolare il mio rapporto con i figli. Nossignore! Dice, ancora più importante in uno Stato di Diritto: mi scambiavo punti di vista col mio legale per affrontare una falsa accusa di stalking. Nemmeno! Lo dice la Corte di Cassazione in questa sentenza, riguardante un caso di reati fallimentari. I messaggini possono essere acquisiti da un Pubblico Ministero ed essere considerati documenti probatori. Intendiamoci: potrebbe anche essere una buona notizia. Potrebbe essere utile a smentire una falsa accusa o a mostrare le provocazioni del proprio avversario in tribunale. Il problema è che vengono acquisiti anche i messaggi tra indagato e avvocato, il che è gravissimo. Per legge non si possono usare in dibattimento, ma intanto il PM può vedere cosa i due si sono detti, se sono talmente fessi da comunicare via WhatsApp. In ogni caso, un altra ferita profonda ai diritti della difesa e alla tutela del’indagato. E poi… va’ a sapere quell’emoticon che vuol dire? La faccetta che ride era sarcastica, indicava che la frase era una battuta o è un sorrisino sadico? La messaggistica istantanea è utile proprio perché istantanea, ma manca di tutti quegli aspetti non verbali della comunicazione che talvolta sono fondamentali. In mancanza di essi la strumentalizzazione è dietro l’angolo. Oggi che la giustizia è il più delle volte ricerca del capro espiatorio, specie sulle questioni di genere, tutto questo rappresenta un rischio non da poco. In ogni caso, attendo con ansia un’altra sentenza della Cassazione che dia interpretazione univoca delle faccette messe a disposizione dalle varie messaggistiche istantanee.

blocco_1Coi messaggini non si scherza (parte seconda) – Sempre la Cassazione, in gran spolvero ultimamente su questi argomenti, ha sentenziato che i messaggini sono parificati alle telefonate. Quindi se uno ne manda troppi, in sostanza, può essere accusato e condannato per persecuzione. Anzi, volendo è ancora più grave perché, a differenza delle telefonate, con le chat di qualsivoglia tipo, puoi anche allegare foto, video, messaggi vocali, tutto un armamentario pericolosissimo a disposizione del persecutore per far sentire la vittima perseguitata. Insomma che passetto passetto, molto lentamente, la Cassazione cerca di mettersi a giorno coi tempi. Il prossimo passo, che speriamo avvenga presto, potrebbe essere quello della scoperta delle blacklist ovvero della funzione “blocca” che ormai ogni cellulare, anche se vecchiotto, mette a disposizione. Su qualunque chat si ha la possibilità, con un paio di ditate, di far sparire il molestatore dalla propria vita telematica. Idem se si tratta di telefonate o SMS. Tra l’altro in una mia recente presentazione una giovane mi ha contestato che i blocchi sono superabili anteponendo al numero che vuoi molestare il codice #31#. Una sciocchezza… quel codice serve solo a rendere anonimo il numero chiamante (quando appare la dicitura “numero privato”). Ma ogni telefono oggi ha la possibilità di bloccare anche i numeri privati. Insomma, in attesa che la Cassazione giunga finalmente ad accorgersi dell’invenzione della ruota, state accorti quando usate le chat. Ogni messaggio potrà essere utilizzato contro di voi, quasi fosse una raccomandata a/r.

L’assioma – Quando si deve gestire un’azienda che vive e prospera esclusivamente su fondi pubblici, la regola, anzi l’assioma, è uno e uno solo: non smettere di leccare anche quando ti cambia il culo davanti. A voi un esempio da manuale dell’applicazione concreta dell’assioma:

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1485796621992_1485796636.jpg--foto_rubate_ai_vip__pm_chiede_la_condanna_di_selvaggia_lucarelli__macchianera_e_sonciniSelvaggia e scoreggia – Ci sono casi in cui Selvaggia Lucarelli è da applausi, come quando sbertuccia Bongiorno e Huntziker e porta a galla tutto il falsume legato ai centri e alle fondazioni antiviolenza e acchiappasoldi. Ci sono poi casi in cui, per un like in più, perde l’occasione per usare il suo enorme potenziale comunicativo per scopi costruttivi. E’ il caso del suo commento sul Fatto Quotidiano, poi ripreso su Facebook, riguardo alla dichiarazione di Elisa Isoardi, compagna di Matteo Salvini. Una dichiarazione che ha scatenato le ire e le polemiche di tutto il femminazismo nazionale diversamente declinato che, in quanto tale, è del tutto irrilevante. E’ naturale che se una donna mostra la volontà di essere compagna costruttiva di un uomo ponendo davanti a tutto la propria vera autonomia e indipendenza, schiere di donne che interpretano quei due valori come violenta repressione del maschio si sentano inferiori. Insomma che è una perdita di tempo mettersi a commentare i commenti di persone prive di una o più rotelle. Lucarelli, che invece le rotelle le ha tutte e funzionano egregiamente, butta tutto in caciara, in gossip, in battutine fastidiose e velenose, giusto per acchiappare qualche like in più. E così mi sono sentito di commentare ciò che ha scritto. Così:

Non amo Salvini e non voterei Lega nemmeno sotto tortura, ma questo pezzo è rivoltante. Utilizza letture e interpretazioni personalissime (e come tali legittime per carità, come è legittimo il cattivo gusto) e un fastidioso e facile sarcasmo strappapplausi alla Travaglio o alla Scanzi essenzialmente per due scopi: uno palese, ovvero denigrare una persona e un partito che, piaccia o no, ha trionfato alle elezioni. Scanzi attaccava Renzi per la “pancetta”, Lucarelli attacca Salvini per il look. Contenuti chapeau, davvero. Roba che i troll grillini sono dei raffinati intellettuali.
Il secondo scopo, più larvato ma ugualmente di basso livello, è quello di strizzare l’occhio al femminazismo imperante, che ha urlato indignato di fronte alla frase di Isoardi. Fedele o meno che sia, coppia ben assortita o meno che sia, la dichiarazione della compagna di Salvini porta con sé una dignità di persona (prima ancora che di donna), un orgoglio di compagna, una fierezza professionale, una forma d’amore (sì, d’amore) davanti a cui si dovrebbe come minimo tacere rispettosamente, invece di starnazzare con invidia o insipienza. Vera o meno che sia, quella frase porta con sé un embrione di idea di coppia ormai distrutta, devastata, fatta a pezzi da una narrazione senza futuro sul modello di donna contemporanea. Poterla pronunciare pubblicamente oggi e vederla diffondersi è già qualcosa che, nel clima attuale, dovrebbe suscitare sollievo e ammirazione.
Purtroppo c’è chi strumentalizza o chi cerca facili applausi e “like” parlando nemmeno alla pancia, ma proprio all’intestino crasso della “ggente” svilendo il tutto al livello del più greve gossip e del sarcasmo volgare da avanspettacolo di provincia.
In sostanza, Lucarelli, Isoardi ha detto qualcosa su cui potrebbe essere possibile aprire anche una riflessione approfondita. Con questo pezzo lei ci ha scoreggiato sopra. Certo ora tutti ridono, perché la scoreggia così d’amblè fa ridere chi ragiona con gli intestini. E ti fa sentire ganzo quando tutti ridono per una tua scoreggia. Tuttavia, Lucarelli, questa è un’occasione sprecata per un esercizio utile della sua intelligenza.

mariam-kFHF-UBZIY1j2HiFSlmv-1024x576@LaStampa.itCronaca canaglia (parte prima) – Tutto il fronte femminocentrico nazionale, con holding appresso, si straccia le vesti, grida e piange per la tragica morte di Mariam Moustafa, ragazza di diciott’anni morta a Londra a seguito di atti di bullismo e percosse. La ragazza incarna in sé il perfectum per lo stream di “rosa nostra”. Non era solo una giovane donna, non è solo morta, ma è anche di origini non italiane (egiziane per la precisione). L’eroina perfetta, insomma, non si può chiedere di meglio. E così sui profili Twitter e Facebook di tutte le associazioni in difesa della donna, centri antiviolenza e affini si sprecano le frasi di cordoglio, solidarietà, orgoglio femminile. Come se a uccidere Mariam non fosse stato un gruppo di ragazze. Femmine, future donne. Dettaglio che non vedo citato da nessuna parte in questa trenodia ideologica dilagante. E, domanda solita, viene da chiedersi se la povera Mariam verrà conteggiata nei vari totalizzatori nazionali dei femminicidi. Io scommetto di sì. Il tutto mentre il caso della donna che ha ammazzato a colpi d’ascia il figlio del proprio compagno in Spagna è passato pressoché inosservato presso l’opinione pubblica. Curioso vero? No, proprio per niente…

miseryCronaca canaglia (parte seconda) – Niente commenti particolari, solo una piccola rassegna delle notizie più recenti apparse non tipo sul Corriere della Sera o Repubblica o La Stampa, ma in posti tipo la Gazzetta di Poggibonsi, il Foglio di Busto Arsizio, o La Notizia di Grottaferrata. Perché il carnefice è sempre l’uomo, ben inteso:

Fonte: il sempre meritorio Centro documentazione violenza donne.

cut1339681126033.jpg--Questione di genere o di educazione? – Il forum “Coscienza maschile” riporta la foto di un pannello che si starebbe diffondendo nei bagni pubblici svedesi, dove è d’obbligo per i maschi sedersi sul water per orinare. Parrebbe una disposizione rispettosa delle esigenze delle donne, che vorrebbero potersi sedere sul pulito e non sugli schizzi prodotti dalle minchie ribelli degli ometti (per altro rappresentate graficamente con dimensioni che forse lo svedese medio si sogna…). Se questa cosa è vera, non posso non pensare ai miei nonni, lui rude ma esile contadino, lei casalinga dalla forza sovrumana. Li ho visti litigare spesso sulla faccenda, e ricordo che bastarono un paio di manate, pesanti come mattarelli, da parte di mia nonna per convincere il marito a sedersi per pisciare. Ancora oggi credo che dietro a questo problema non ci siano questioni di genere, ma di semplice educazione. Sarà un caso, ma grazie a quella “violenza assistita” vista tramite i miei nonni, io da sempre mi siedo per orinare.

1521137562030.jpg--pd__l_ultima_trovata_prima_di_sparire_Quote rosa al cubo – Ha fatto il giro del web la notizia che Donatella Ferranti, ex deputato PD non ricandidata, abbia trovato una fulminea collocazione nientemeno che come giudice di Cassazione (sì, quell’organo che fa quelle sentenze intelligenti di cui ho parlato all’inizio), grazie a un cavillo regolamentare, sebbene non abbia di fatto i titoli né l’esperienza per rivestire un ruolo così importante. Forse si tratta di una forma “turbo” di quote rosa, di cui, come dicono i numeri, non ci sarebbe alcun bisogno. Il punto non è questo. E’ che ora in Cassazione siede un politico e giudice in passato schierato, coltello fra i denti, per il ripristino dell’assegno divorzile secondo il parametro del tenore di vita precedente, già in fase di smontaggio (sacrosanto) per mano della Cassazione. Uomini separati state pronti, mani al portafoglio. Qualcosa potrebbe cambiare a breve. Naturalmente in peggio.

antonio-communara-orta-di-atella-morto-impiccato-via-garibaldi-720x451Uno di meno – Antonio Communara, 44 anni, due figli, morto suicida a pochi mesi dalla separazione dalla moglie. Lascia un biglietto e informatori locali mi assicurano che si è tolto la vita per il contraccolpo della separazione: impossibilità di vedere i figli, senso di alienazione ed emarginazione, massacro economico personale, isolamento, depressione per tutto intero un progetto di vita andato improvvisamente in pezzi. “Uno di meno”, insomma. Come al solito. Ne vedrete notizia sui media mainstream? No, a malapena ne parlano i media locali (qui, qui, e qui, per esempio) senza fare menzione (tranne che in questo micro-trafiletto) che si tratta di un ennesimo maschicidio, ma parlando pudicamente di “motivi personali”. Vergogna. Mille volte vergogna. Un abbraccio alla famiglia d’origine e ai figli. Non all’ex moglie. E uno sputo a chi ancora mena il torrone con il femminicidio.

ImmagineLe litanie della vulva – E’ indubbio che questo mio blog abbia, come propria linea editoriale, la critica serrata, la provocazione anche cattiva, l’approccio tignoso di chi non vuole mandarle a dire. Ma, a leggere bene, è altrettanto evidente che al di sotto di tutto c’è una volontà di trovare un punto comune tra donne e uomini, un dialogo costruttivo che guardi al futuro, a una nuova impostazione dei rapporti di genere, a una nuova alleanza che rompa gli schemi di un andazzo conflittuale utile a pochi, spesso in termini di puro business, e devastante per quasi tutti, a partire dai figli. Questo approccio costruttivo emerge soprattutto nei miei incontri pubblici, e credo possa essere testimoniato. Ma l’utilità e la costruttività di un dialogo risiedono anche nella condivisione dell’approccio tra gli interlocutori. C’è la nota parabola: se giochi a scacchi con un piccione, devi attenderti che butti a terra tutte le pedine, caghi sopra la scacchiera e se ne vada pure con un certo orgoglio. Ora, la domanda è: che tipo di dialogo può instaurarsi, e quanto costruttivo, con uno stream femminocentrico che, con lo scopo anche di dileggiare le litanie del rito cattolico (perché non hanno simulato un rito musulmano? Paura eh?), inventano una manifestazione come questa, avvenuta a Perugia il 14 marzo scorso. Realisticamente, che dialogo si può instaurare con interlocutrici del genere? Si dirà: un dialogo uguale e contrario, cioè del cazzo. Con fatica, tanta fatica, cercherò sempre di stare su un livello un po’ più superiore.

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11 commenti

  1. Isoardi avrebbe dovuto parlare per e stessa i vece ha allargato il discorso a tutte le donne come se tutte dovessero agire come lei, in questo ha sbagliato.
    Nessuno mena il torrone, il femminicidio e la violenza di alcuni ex mariti che non accettano la scelta legittima di una donna di separarsi esiste ed è reale. Antonio Communara si è suicidato senza prima uccidere nessuno (come purtroppo alcuni ex mariti criminali fanno) quindi per questo merita rispetto. La sua ex moglie non è necessariamente un’arpia

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    1. Isoardi ha risposto a un’intervista, e non ha parlato a nome di nessuno se non di se stessa. Non è mica Grasso…
      Tranquillo che su quella cosa inesistente che è il “femminicidio” il torrone si mena eccome e alla grande. Tanto grande quanto il business che gira attorno a questo tipo di narrazione.
      Se separarsi non significasse la rovina totale e l’allontanamento dai figli, nessuno ucciderebbe o si suiciderebbe più (o comunque molti meno). Questo è garantito.

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  2. @@
    Se questa cosa è vera, non posso non pensare ai miei nonni, lui rude ma esile contadino, lei casalinga dalla forza sovrumana. Li ho visti litigare spesso sulla faccenda, e ricordo che bastarono un paio di manate, pesanti come mattarelli, da parte di mia nonna per convincere il marito a sedersi per pisciare.
    @@

    Vabbè, Davide, non esagerare.
    Devo ancora conoscerla una donna con una forza “sovrumana”…
    Casomai era tuo nonno ad essere debole

    Per inciso: anch’io piscio in piedi.

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  3. Scusa, se permetti, io per pisciare sto solo in piedi, e se capita che la faccio da seduto è perchè contemporaneamente sto cacando (perdonatemi il forbito, ma ho studiato ad Oxford).

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  4. Lucarelli ed il FQ hanno operato come “Il Giornale” di Berlusconi con la casa di Montecarlo di Fini. Ovvero la “macchina del fango” o spiattellare le magagne (vere o meno) dell’avversario politico. Infatti la Bongiorno era stata candidata nella Lega un paio di giorni prima. Per questa ragione non mi aspetto da Lucarelli e sodali più di quanto mi aspetto da “Il Giornale”, ovvero nessuno sprazzo di onestà o coscienza. E per la cronaca, ho deciso di non votare Lega appena ho sentito della candidatura della Bongiorno.

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  5. Gli insulti alla Isoardi non hanno altro motivo che la strumentalizzazione in chiave antimaschile. Chi conosce il nome del marito della Merkel o di Theresa May? Ma anche il compagno o marito della Boldrini: chi è? Nessuno lo sa. Per non dire del consorte della Regina Elisabetta, giustamente sempre in secondo piano. Persino Bill Clinton, noto animale politico, si è fatto da parte durante la campagna elettorale della moglie. La Isoardi è una donna di spettacolo: immaginate il Paese governato da Salvini (ok, orrore!) che affronta una crisi qualunque delle tante che ci capitano mentre sua moglie si diverte in tivvù – come è giusto che sia facendo quel lavoro. Striderebbe non poco. E’ normale che il/la consorte di un uomo/donna che rappresenta le Istituzioni scelga un profilo basso. Le feminazi queste cose le sanno ma tutto fa brodo contro gli uomini: dal pisciatoio a scendere.

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