“Scusa se ti chiamo stronzo”. Ma anche no… (me la date una mano?)

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Lo dice un famoso adagio: “non si giudica un libro dalla copertina”. Tanto meno dal titolo, aggiungo io. Nonostante proprio il suo titolo mi maldisponesse, e molto, ho comprato e letto il libro di Mirko Spelta “Scusa se ti chiamo stronzo”. Il libro recupera e afferma con forza alcuni cliché descrittivi del maschio. Robe tipo che l’uomo è attratto dalle tette e dal culo femminile, e non ci si può far niente. Le donne devono solo adattarsi e non essere sciatte, ma sempre curate e sexy, altrimenti l’uomo guarda altrove. Una riaffermazione del concetto per cui “l’uomo non sa tenerselo nei pantaloni”. Di più: l’uomo non può tenerselo nei pantaloni. Il tutto espresso con un approccio che vorrebbe passare per brutale franchezza, e come tale per verità incontestabile. Una descrizione a tinte forti del maschio che si leva da una voce essa stessa maschile, e viene diffusa da una grande e importante casa editrice come Piemme.

Stampa e critica stanno reagendo con indignazione a questo testo, sulla base della tesi più banale: i concetti del libro affermano una natura maschile coerente con le violenze, gli stupri, i femminicidi e i soprusi patriarcali contro le donne. Io ho un’altra chiave di lettura, duplice. La prima è quella più evidente: dal titolo, dove la volgarità serve per attirare l’attenzione, al contenuto, è chiaro che si tratta di un’operazione di marketing più che letteraria. E’ l’applicazione concreta di ciò che il recente film “The square” ben rappresenta: per emergere e attirare attenzione bisogna spararle grosse. Sempre più grosse, fino all’estremo. Solo così puoi sperare di “bucare” e sfondare, nello scenario sovraccarico di novità ed esagerazioni che è il mercato dell’intrattenimento e, talvolta, culturale odierno.

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Niente di male se fosse solo questo: Piemme è un’azienda e deve guadagnare, è nella sua mission, quindi ci sta. Idem l’autore. Di tanto in tanto è dunque normale che si cerchi l’appeal facile per fare “cassetta”. Ma non si deve dimenticare che l’editoria ha un ruolo chiave nella proposizione e talvolta imposizione di chiavi di lettura generalizzate, quella “narrazione del reale”, quella “rappresentazione dei tempi” a cui la letteratura da sempre dà contributi importantissimi. In questo senso, un libro del genere, con quei contenuti, dal mio punto di vista va sotto la specie del “fuoco amico”. Sfascia infatti, per mano stessa di un uomo e in un picosecondo, mesi e anni di battaglie maschili per l’affermazione di una dignità, di una umanità e di diritti che poco per volta sono stati tolti. L’Italia, il mondo, sono fatti di uomini rispettosi, di padri dediti, leali, fedeli. Persone profonde, complesse, sensibili, d’intelletto e di cuore prima ancora che di gonadi, che quindi sanno benissimo come tenerselo nei pantaloni, che hanno valori non negoziabili, nemmeno davanti a un paio di tette o a dei tacchi a spillo. La realtà è questa, e oggi è faticosissimo affermarla, in un paese dove l’uomo è sempre bestia, mostro, colpevole fino a prova contraria, e talvolta anche nonostante la prova contraria.

Non voglio con ciò criticare, l’autore o l’editore, sebbene questa operazione non mi sia piaciuta per nulla. Penso che chiunque ponga oggi le mani su una tastiera per scrivere un testo più lungo e articolato di un tweet o un post, sia comunque un eroe, così come chi lo pubblica. Ma proprio in quanto eroe, deve essere consapevole di avere grandi responsabilità verso il pubblico. Ciò che scrive può, poco o tanto, che si tratti di un best-seller o no, andare a formare la lente attraverso cui un’intera comunità legge e interpreta la realtà che la circonda. Spelta e Piemme hanno indubbiamente ideato un’intelligente operazione di marketing, ma hanno anche sferrato una pugnalata, l’ennesima, al cuore di un percorso che da molte parti si sta cercando di portare avanti: quella di una riconciliazione tra generi, una rifondazione delle relazioni uomo-donna, con la parificazione della dignità di entrambi e il rispetto che ne consegue. Tra chi l’ha letto c’è chi mi suggerisce si tratti di un’operazione su commissione: talmente contraddittoria e insostenibile è la descrizione che si vuole imporre del maschio italiano, che un libro simile viene utile alla causa di chi, da quella descrizione fasulla, trae vantaggio (ed è un sistema molto articolato, come dico da tempo su questo blog).

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E’ una tesi affascinante, e per come vanno le cose ci si può aspettare anche questo, ma non mi convince al cento per cento. Di fatto, però, ritengo che si debba fare qualcosa, alla luce di pubblicazioni come questa. Mi si chiede spesso di inventare qualche iniziativa: ebbene eccola qua. E per la prima volta da quando gestisco questo blog, prendo un’iniziativa chiedendo un aiuto personale a tutti coloro che mi leggono. Il punto è che da tempo ho pronto un romanzo, dove ho raccolto e fuso insieme in un unico intreccio le storie che tanti di voi, uomini e donne, mi avete raccontato. In esso possiamo riconoscerci. E’ un romanzo che racconta di uomini e donne, della complessità dei loro rapporti, e di come essi abbiano preso una deriva non più tollerabile, che nulla ha a che fare con i cliché e tanto meno con i mal di pancia testosteronici dei maschi. E’ un romanzo che racconta la transizione dei rapporti di genere da ciò che erano a ciò che sono, cercando di porre un punto costruttivo per ciò che sarà. Anzitutto ammettendo l’umanità e la natura articolata e complessa di uomini e donne. Insomma è un testo che può funzionare da contrappeso al libro di Spelta, ma soprattutto ai tanti articoli, video, trasmissioni che raccontano noi uomini come bestie assetate di sesso e sangue femminile. Soggetti privi di sentimenti e di senso. Gente che ragiona col cazzo. Cosa che non siamo, nel modo più assoluto.

Non mi sono mai impegnato più di tanto a proporre il mio testo alle case editrici perché so che il suo cuore, i suoi significati profondi sono troppo controcorrente e non conformi. E poi per ottenere l’attenzione di una grande casa editrice servono le spalle coperte: da un’agenzia letteraria (che costa cara), da qualche raccomandazione (siamo pur sempre in Italia) o da qualche successo precedente. Io ho l’esperienza dell’inchiesta “Stalker sarai tu“, che sta andando molto bene. Credo di avere qui lettori affezionati, che apprezzano ciò che scrivo e come lo scrivo. A loro, a voi tutti, chiedo due cose essenzialmente: la prima è fidarvi di me. Il mio romanzo, oltre a essere scritto bene (non lo dico per tirarmela: una cosa sola so fare bene nella vita ed è scrivere), ci rappresenta tutti. E’ un punto di svolta nel modo con cui la realtà uomo-donna viene rappresentata. E’ un contrappeso necessario.

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Se riuscite a farmi questo primo piacere, cioè fidarvi del fatto che si tratta di un testo più che rilevante, anche perché nostro, ve ne chiedo allora anche un secondo: scrivere un’email alla casa editrice Piemme, per segnalare il vostro desiderio a che prendano in considerazione il mio manoscritto, che ho deciso di inviare a Piemme dopo la lettura del libro di Spelta. Non è come chiedervi il voto o chiedervi dei soldi. Solo un’email, a questo indirizzo: info@edizpiemme.it, e con questo testo:

Oggetto: “Per una parità editoriale” oppure “Richiesta letteraria”, a vostro piacimento.

Buon giorno.
La presente per invitare la vostra Casa Editrice a prendere in considerazione il lungo lavoro svolto finora da Davide Stasi per affermare una nuova narrazione dei rapporti di genere, e dunque di valutare la pubblicazione del romanzo che egli vi invierà oggi secondo quanto previsto dal vostro sito. Il suo testo rappresenta me e la più diffusa platea maschile (ma anche femminile) nazionale. E’ un libro necessario al punto in cui siamo oggi. E dal vostro punto di vista sono certo che si tratta di un ottima occasione di successo.
Grazie, saluti.

Vi chiedo di inviarla senza modificarla, e con il vostro nome e cognome. Non c’è nulla di male a farlo, non è un reato. E’ solo una preghiera perché per una volta si dia accesso a una forma di “parità editoriale”, affidandola a una letteratura di buon livello, con contenuti tali da garantire anche gli introiti a cui Piemme ha giustamente diritto (e che a me interessano molto poco). Chiedo insomma a tutti coloro che, finora, hanno apprezzato il mio lavoro, il mio impegno, il mio stile, di diventare, tutti insieme, i miei “agenti letterari”, caldeggiando l’introduzione sul campo di battaglia culturale di un testo finalmente diverso. Dove potersi ritrovare tutti, e da cui magari ripartire.

Vi ringrazio in anticipo se vorrete farlo. Per parte mia, oggi pomeriggio invierò il manoscritto alla casa editrice, e vi farò sapere se ne sortirà qualche esito.


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43 commenti

  1. Donne e uomini usano la sensualità come vogliono. le donne hanno il diritto di vestirsi come vogliono, anche sexy, senza essere toccate a meno che loro non gradiscano. Gli uomini che si lamentano delle donne che “vestono sexy” sono di solito bigotti o sessualmente frustrati ma non si può limitare la libertà delle donne per questo. E poi anche gli uomini vestono sexy.
    Il libro in questione compie un errore fondamentale: nega che le donne abbiano lo stesso desiderio sessuale verso un bel corpo maschile. Bè le donne sono attratte dagli uomini sexy clme gli uomini sono attratti dalle donne belle e sensuali e non c’è nulla di male, le donne si eccitano sessualmente davanti a un bel corpo esattamente come gli uomini,e cisono uomini adulteri che “cedono” davanti a una bella donna sexy così come ci sono donne che “cedono” davanti a un uomo bello, attraente: siamo uguali sotto questo aspetto. Ci sono anche quelli fedeli ma sono ancora una volta sia uomini che donne.
    Non siamo bestie assetate di sesso, siamo uomini e donne che hanno un normale desiderio sessuale (lo stupro non ha nulla a che fare col sesso) chi ha una maggiore libido e chi ce l’ha meno ma il desiderio sessuale è comune a uomini e donne ed è normale. E confermo la maggioranza degli uomini non sono assassini di donne assetati di sangue (ma qualcuno lo è e sono sempre troppi) ma diciamo anche che la maggioranza delle donne non sono vampiri assetati del denaro degli ex mariti, bugiarde o che si inventano le violenze come vengono dipinte dagli anti-femministi

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      1. i dati non suggeriscono quello che dici tu, i dati suggeriscono che all’interno della minoranza di ex coniugi che uccidono l’altro coniuge, i coniugi maschi sono numericamente di più dei coniugi femmine, io non credo che la colpa sia delle leggi che disciplinano separazioni e divorzi (non si spiega perchè vengono uccise ance fidanzate e conviventi) ma del fatto che alcuni uomini (mica tutti) non sono educati ad accettare i fallimenti sentimentali, non sono educati a vedere la compagna come una persona pari a loro ma come una specie di sostituto della figura materna che pertanti non può permettersi di lasciarli o tantomeno preferire un altro uomo a loro

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        1. Vero. Ma non è un fenomeno solo maschile verso la donna, bensì umano, quindi anche della donna verso l’uomo. Negli ultimi articoli ho postato diversi articoli (molto ben nascosti nella cronaca locale) che ne parlano.
          In ogni caso, da qualunque parte si guardi il fenomeno, gli omicidi che avvengono nell’ambito di un rapporto di coppia sono un numero risibile e comunque in calo da anni. Brutto fare considerazioni numeriche, ma se si devono stabilire delle priorità occorre fare delle misurazioni realistiche. E prima di preoccuparsi degli omicidi che avvengono nell’ambito dei rapporti sentimentali occorrerà occuparsi delle morti che avvengono sul lavoro, dei morti per tumore e di tutta una serie di altre categorie di morti premature ben più diffuse.
          Tanto meno i numeri giustificano il conio di un nuovo termine che non ha fondamento, quale “femminicidio”. A proposito, tu che mi sembri un esperto in materia, nonché un sostenitore della categoria: cos’è il femminicidio? 😉

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          1. il femminicidio è l’omicidio di una donna da parte di un uomo (di solito è un uomo perchè le coppie più numerose sono eterosessuali ovviamente) che diceva di amara ma non la amava, voleva “possederla”, voleva possederla come il bambino piccolo vorrebbe la mamma tutta per sè. Un bambino piccolo abbandonato dalla madre la ammazzerebbe se potesse, ecco i maschi che commettono femminicidio sono adulti che dal punto di vista sentimentale sono rimasti bambini nel senso peggiore del termine, non capiscono, non vogliono capire che quella donna è una loro pari indipendente da loro, che può decidere di mollarli, di andare con un altro ecc.. (come possono deciderlo loro). pensano di avere un “diritto sacro” a ricevere attenzioni e gratificazioni da quella donna (o dalle donne in generale vedi il caso di Elliot Rodger che nel suo delirio voleva ammazzare sia le ragazze che non volevano fare sesso con lui sia i ragazzi che ottenevano quelle attenzioni a cui lui pensava di avere diritto) e se quella donna non vuole più la puniscono (e fatto questo, a volte si suicidano per sfuggire loro alla punizione o perchè non reggono quel che hanno fatto e volevano fare ma c’è pure chi non si suicida). Per secoli gli uomini hanno lasciato le donne ma non sono stati lasciati (anche perchè nei secoli passati una donna senza un uomo accanto non aveva molte possibilità per campare: o si faceva suora o si prostituiva, una donna nubile era disprezzata a meno che non si consacrasse a Dio), esisteva e in certe parti del mondo esiste ancora il “ripudio” ed erano solo i mariti a ripudiate la moglie. Oggi anche un uomo può essere abbandonato dalla donna che stava con lui, per la prima volta nella storia c’è una piena reciprocità: gli uomini possono lasciare la compagna e anche le donne possono lasciare il compagno, per la prima volta le scelte di una donna possono influenzare la vita di un uomo adulto, per la prima volta una donna può dire “non ti voglio più” alcuni uomini non lo accettano ma la colpa della non accettazione è solo di questi uomini.
            Sì lo so che esistono donne violente, assassine, stalker, donne che uccidono l’ex marito per questioni di “possesso” simili a quelle che ho descritto sopra ma sono numericamente meno rispetto agli uomini, ripeto: quelli che uccidono l’ex partner perchè sono stati mollati sono una minoranza ma dentro questa minoranza le donne sono a loro volta una minoranza

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            1. Sorvoliamo sulla sbrodolata esplicativa e fermiamoci al punto.
              Come si verifica che il movente è quello del possesso venuto meno? Che la amava, ma in realtà non la amava? Intendo proceduralmente, penalmente… da quello che so nessun omicidio viene condannato per moventi del genere. Anche perché non sono “provabili”. Di solito i moventi sono molto più concreti e terra terra: gelosia, disperazione da separazione, eccetera. Se gli uomini uccidessero le donne “in quanto donne” servirebbe un’ideologia alle spalle, tipo quella nazista contro gli ebrei, e ogni uomo darebbe la caccia a ogni donna per farla fuori. Cosa che non è da nessuna parte. In Italia meno che in altri posti.
              Inoltre: i matricidi rientrano nei femminicidi, e se no perché mai? E perché escludere le coppie omosessuali, forse perché falsificano la fuffa demonizzante verso il maschio che ha appena tentato di spacciare?
              Infine: definire un reato sulla base di chi lo compie è discriminatorio, contro ogni legge ad oggi valida. Il codice penale definisce gli omicidi perfettamente, sulla base del come questo viene attuato. Se lo si declinasse a seconda del “chi verso chi” scivoleremmo verso la barbarie.
              Per ora queste baggianate, grazie al cielo, non trovano spazio e ancora un minimo lo Stato di Diritto regge. Chissà per quanto. E nonostante persone col cervello bollito dai media, come mi pare sei tu.

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              1. in quella che erroneamente viene chiamata “gelosia” o “disperazione da separazione” si nascondono in realtà le dinamiche di possesso malato che tu hai chiamato “sbrodolata”. Se tutti i gelosi e le gelose uccidessero, se tutti coloro e tutte coloro disperati per un amore finito o non corrisposto uccidessero o si suicidassero sarebbe un ecatombe. Tutti possiamo provare gelosia, tutti e tutte soffriamo quando il ragazzo o la ragazza ci molla, questo è normale uccidere no, preferire vedere morta la donna che dicevi di amare solo perchè non vuole più essere tua significa non averla mai amata veramente; chi uccide si rifiuta di accettare il fatto che l’altra persona non è una sua estensione, non è a suo servizio, è una persona indipendente da lui, che può decidere di lasciarlo
                Le donne non vengono uccise in quanto donne ma in quanto donne che disobbediscono alle aspettative del partner, vengono uccise in quanto donne che a un certo punto dicono “basta, non ti voglio più”,o perchè dicono “voglio un altro uomo”, o persino quando non dicono nè fanno nulla ma sono solo sospettate di desiderare un altro uomo , questa non è gelosia è ossessione possessiva. è il bambino che uccide la mamma che vuole abbandonarlo, e quando dico bambino non sto assolvendo questi uomini che sono adulti e pur soffrendo di disturbi della personalità, sono totalmente in grado di intendere e volere, di scegliere tra bene e male (e scelgono il male).
                Sì ci sono anche donne che uccidono gli ex ma sono poche rispetto agli uomini che uccidono la ex e questo è un fatto. Sul piano legale a me basterebbe mettere un aggravante per chiunque , uomo o donna, uccide l’ex fidanzato/a, l’ex moglie o l’ex marito per qualunque motivo che non sia legittima difesa in caso di aggressione fisica potenzialmente letale. Credo però che questo fenomeno vada combattuto sul piano culturale più che legale insegnando a tutti, bambini e bambine (ma sopratutto ai maschi) che è bello e giusto sperare che l’amore duri per sempre ma bisogna mettere in conto che potrebbe anche finire, la fidanzatina ha il diritto di lasciarli se non li vuole come loro hanno il diritto di lasciarla, e soffrire per questo è normale, uccidere no. ci ti ama non ti picchia, non ti uccide se lo lasci. amore è passione e appartenenza reciproca nella libertà

                “Che la amava, ma in realtà non la amava?”
                no, io ho detto “che diceva di amarla ma in realtà non la amava”, la prova che non la amava è che l’ha uccisa solo perchè non voleva più stare con lui.

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                1. Sul discorso educativo sono pienamente d’accordo, purché sia bilaterale e non, come proponi tu, solo per i maschietti verso le femminucce. Inoltre l’educazione dovrebbe essere “a monte”: non allacciare relazioni stabili e impegnative se non sei sicuro/a, conoscendoti, di poterle reggere. Se ti piace darlo/a in giro, non illuderla/lo che vuoi impegnarti in una cosa seria. Prima di sposarla/o verifica bene che la relazione possa funzionare su basi solide. Prima di farci un figlio rifletti bene sulla tenuta della relazione, e così via…
                  Anche perché educare al rispetto altrui fa parte dell’educazione di base per tutti, va quasi per scontata. La serietà nell’impostazione delle relazioni invece no, va insegnata, soprattutto in questo mondo fatto di Tinder, Facebook eccetera.
                  Detto questo, il rispetto, come la vita, come la morte, non ha genere. Stabilire che lo abbia significa discriminare, demonizzare, e non ci sono né i fatti né i numeri che giustifichino né la discriminazione né la demonizzazione.
                  Sul resto ho già detto che non è sostenibile, sotto nessun profilo, se non in rarissimi casi, che si uccide per sindrome da abbandono. Tu stesso lo dici: “se tutti quelli che vengono lasciati uccidessero…”. Già, se… ma così non è. Anzi: centinaia di migliaia di persone si lasciano ogni giorno in Italia e nulla accade, di fatto. Non vedo motivi di allarmismo, quindi e tanto meno la necessità di stabilire aggravanti. Perché se stabiliamo quella allora ristabiliamo anche la colpa in fase di separazione per chi è stato infedele (e per le donne ci sarebbe da ridere allora…). E così via via torniamo al Medioevo.
                  Quando almeno il 60% di imputati per omicidio dirà di aver ucciso perché lei o lui non volevano più stare con lei o lui, allora forse si potrà anche prendere in considerazione la tua versione.
                  Ma forse nemmeno in quel caso. Il reato è uccidere, non importa chi. Uccidere e basta è sbagliato. Non diventa più sbagliato perché la vittima ha una configurazione naturale specifica. Se così fosse allora io pretendo l’introduzione del reato di “alticidio” (vittima di alta statura) o di bafficidio (vittima coi baffi).
                  Come vedi, applicando la fuffa del femminicidio secondo la sua logica, si arriva al paradosso, essendo paradossale il concetto che ne è al centro.

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                  1. io non voglio il reato di femminicidio, voglio un’aggravante (la sai la differenza fra aggravanti di un reato e il reato stesso, vero?) per chiunque, uomo, donna, coi baffi, senza baffi, uccida una persona che diceva di amare solo perchè questa persona voleva andarsene o aveva un altro o era sospettata di averlo, e vale per uomini, donne ecc..Esiste già l’aggravante nei casi di omicidio “per futili motivi” o “per motivi abietti” ecco mettiamo nero su bianco che uccidere (o picchiare) il/la partner perchè ti ha tradito o lasciato o vorrebbe farlo o tu sospettavi che volesse lasciarti o cornificarti è un futile motivo anzi un motivo abietto. Istituire una aggravante per omicidi di questo tipo sarebbe un grande passo dato che in questo Paese fino al 1981 chiunque uccidesse il coniuge “fedifrago” aveva le attenuanti.
                    E comunque mi pare che anche oggi in caso di adulterio di uno dei coniugi si possa chiedere la separazione con addebito (se poi il coniuge tradito/a sceglie la consensuale solo perchè l’iter è più veloce non ci si può fare nulla). Io non ho detto “solamente per i maschietti” ma sopratutto per loro dato che all’interno della minoranza di assassini di ex sono i maschi in numero maggiore. Che amore non vuol dire gelosia ossessiva e botte va insegnato a maschietti e femminucce

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                    1. Ma… appunto, l’aggravante per futili motivi esiste già. Starà al giudice valutare (è il suo mestiere), ed è incostituzionale, oltre che inutile, aggiungerne una come quella come suggerisci tu. Sapendo che esiste quell’aggravante, l’imputato non dichiarerà mai di averlo fatto per quel motivo, e la pubblica accusa avrebbe i suoi problemi a dimostrarlo. A meno che non si vada sulla parola, che è un po’ il sogno di tutti i “cavalieri bianchi” come te: credere alle accuse delle donne sulla parola. Per ora non è così, ma con questo andazzo ci si arriverà (già ci si è arrivati con lo stalking, che infatti nel mio libro definisco come “il nipote” della legge sul delitto d’onore…).
                      Devo smentirti: l’addebito in separazione per infedeltà non è più accettato. Non per legge ma per pratica giurisprudenziale. Anzi se provi ad appigliartici fai anche la figura del fesso.
                      Permettimi: “soprattutto per loro” un cazzo. Se avessimo le statistiche danesi o finlandesi sulla violenza sulle donne forse potrei anche darti ragione, ma no: gli uomini italiani sono tra i meno violenti d’Europa (e credo pure del mondo).
                      E poi… che ne sai che i maschi che uccidono femmine sono in numero maggiore? Gran parte delle donne che vuole uccidere l’uomo si rivolge a un altro uomo, per sopperire alla minore prestanza fisica. Oppure usa metodi non rilevabili (veleno, induzione al suicidio). Quante morti di uomini, suicidi inclusi, sono causati da mandanti o esecutrici nascoste donne? Nessuno lo sa.
                      A parte te, naturalmente. Mi pare, che tu abbia dati da guerra civile e tutti certi al cento per cento… Nessun dubbio, mai. Avessi per caso qualche interesse diretto in qualche centro antiviolenza? Non mi stupirebbe… 🙂

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                    2. “credere alle accuse delle donne sulla parola”

                      nei casi di cui parlo la donna è morta quindi non può più accusare nessuno, genio. I motivi per cui un coniuge uccide l’altro si possono ricostruire a posteriori, anche se lui/lei nega di aver ucciso per motivi di “possesso” dell’altra persona; le prove e le testimonianze dei comportamenti ossessivi, morbosamente gelosi si trovano; il motivo abietto si può dimostrare, è il lavoro del pubblico ministero
                      Quato alle “perfide ex mogli che inducono al suicidio”..non ti rispondo nemmeno

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                    3. Ecco, bravo, non rispondere, sarebbe meglio interrompere la pantomima. In ogni caso, se emergono testimonianze, ma soprattutto prove che si è ucciso per “possesso”, il giudice valuterà se applicare i futili o abietti motivi. Non mi pare ci sia alcuna ragione per agitarsi, tanto meno per un fenomeno statisticamente quasi inesistente, ma che stando ai media e alle versioni interessate come le tue sembra un’emergenza sociale.
                      Naturalmente con “accuse sulla parola” mi riferivo allo stalking o simili, non fare facile strumentalizzazione.
                      Quanto alle mogli (non perfide: umane) che uccidono in modi diversi, perché si dovrebbe negare il fenomeno? E’ sufficiente che l’uomo sia fragile per avere una preda facile della violenza, psicologica e non, di una donna. Perché tendenzialmente le donne fanno violenza volentieri sui più deboli (vedi i casi degli asili o delle badanti con gli anziani). Anzi la demolizione psicologica è un po’ una specialità olimpica femminile, e questo si sa da secoli. Poi, se vuoi una rassegna di cosa può fare una donna per liberarsi del proprio uomo, perfida o meno che sia, datti una guardata a questa raccolta-analisi. Non recentissima, ma sempre illuminante: http://www.adiantum.it/ckfinder/userfiles/files/10_short.pdf

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                    4. “Devo smentirti: l’addebito in separazione per infedeltà non è più accettato. Non per legge ma per pratica giurisprudenziale. Anzi se provi ad appigliartici fai anche la figura del fesso.”

                      se è così ne prendo atto. Immagino valga per tutti gli adulteri, sia donne che uomini, allora mi sta bene, pur essendo monogamo non credo che un paese laico debba sanzionare legalmente l’adulterio

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                  2. quel che dice sull’educare le relazioni “a monte” può essere giusto, ti faccio presente altresì che illudere una persona di volere una relazione stabile e poi cornificarla non è un atto disonesto ma non è un reato per fortuna (anche perchè alcuni/e che poi hanno tradito, erano sinceri quando dicevano di volersi impegnare in una relazione stabile) mentre ammazzare qualcuno perchè t’ha fatto le corna o tu pensavi che te le facesse è un reato, e non possiamo sostituire l’attenuante del delitto d’onore con l’attenuante “ma lui/lei mi ha illuso di volere un rapporto stabile”

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                2. io non ignoro le coppie omosessuali, esistono situazioni di violenza anche fra loro ma capirai bene che essendo gli eterosessuali numericamente di più, anche i crimini commessi da loro sono numericamente di più

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    1. Rimango sempre turbato da cotanta sicumera nelle cose riguardanti il sesso, specie se a parlare sono i nuovi maschi rieducati alla luce del femminismo martellante. Eppure coltivare il dubbio sarebbe un sano esercizio per tutti. Lei dice che donne e uomini hanno il diritto di usare la sensualità come gli pare. Senza conseguenze. Ci mancherebbe altro: è giustissimo! Una bella attrice ha il diritto di ammaliare il produttore per ottenere la parte. Infatti succede non di rado. Coglione lui, si dirà. Non pochi decenni fa erano le donne a stigmatizzare questo comportamento, prendendosela maggiormente con le congeneri. Vittime del maschilismo, si dirà. Oppure sana competizione, chi lo sa? Si dice negli ambienti scientifici che l’eccitazione maschile è più “visiva”. Sembrerebbe che l’arte figurativa ne sia una conseguenza diretta. Congetture. Se però fosse vero spiegherebbe quella forza attrattiva misteriosa che costringe lo sguardo dei maschi della specie a sbirciare nelle scollature generose. Il problema non sussisterebbe se quello sguardo non fosse giudicato molesto a giudizio del sentire momentaneo della gentile signora, che però non può ignorare del tutto la copertura spaziale del suo segnale, e quindi sanzionato. Almeno così vuole Macron. Sarebbe interessante chiedere alle donne se vestono in un certo modo per indurre questo effetto oppure scelgono a caso nell’armadio. Maschi e femmine pari sono nella visione del nostro “cavaliere bianco”. In effetti un comportamento simile (la forza misteriosa) ce l’hanno le ragazzine (e non solo) ai concerti musicali o a ridosso del red carpet ai festival del cinema. Non si sentono molti maschi emettere gridolini, ma sicuramente sarà la cultura maschilista e patriarcale che li frena. Non possono essere diversi maschi e femmine, e che cavolo! Sostenere che Brad Pitt possiede l’idolum mentre a Angelina Jolie bastano le cosce lunghe è orrendo al solo pensiero. Si dirà che Brad Pitt è un gran figo. Ma come abbia fatto Sarkozy a conquistare la bella Carlà rimane un mistero. Sarà che lui c’aveva la bomba atomica? Come idolum non sarebbe male. Però rimane il fatto che Brad veste elegantemente in giacca e cravatta, tutto coperto, mentre Angelina proprio no. Al red carpet. Altra cosa ignobile (e lo è davvero) è la prostituzione. Approfittare della disperazione delle persone ripugna ogni uomo e donna perbene. Però ci sono escort che liberamente fanno il mestiere e si fanno pagare all’ora uno stipendio mensile di un operaio. Neanche sempre così belle a dire il vero. In un sito di feticisti ho trovato una donna comune che vendeva le pantofole a 100 euro. Pervertiti, si dirà. Mi intendo abbastanza di finanza e mercati per sapere che se un bene è facilmente disponibile ha un prezzo molto basso. Nell’ipotesi della perfetta uguaglianza di desiderio sessuale tra maschi e femmine non dovrebbe essere così. Invece succede che le donne si fanno ancora desiderare e i maschi (specie i “cavalieri bianchi”) corrono dietro, spesso con due fette di prosciutto davanti agli occhi. Sapessero che le donne li deridono alle spalle… Le mie conoscenti femminili, fuor di ipocrisia, confermano la scarsa attrazione per questi uomini così sensibili da apparire scemi. Ho sempre creduto che il femminismo fosse una ideologia come un’altra e che pertanto fosse lecito sottoporlo a critica. Dunque non un dogma religioso. Abbiamo gli anti-liberisti, gli anti-clericali, gli anti-carnivori e gli anti-vegani, ma non possiamo avere gli anti-femministi. Perché mai? Il mistero si infittisce.

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    2. @@
      Il libro in questione compie un errore fondamentale: nega che le donne abbiano lo stesso desiderio sessuale verso un bel corpo maschile. Bè le donne sono attratte dagli uomini sexy clme gli uomini sono attratti dalle donne belle e sensuali e non c’è nulla di male, le donne si eccitano sessualmente davanti a un bel corpo esattamente come gli uomini,e cisono uomini adulteri che “cedono” davanti a una bella donna sexy così come ci sono donne che “cedono” davanti a un uomo bello, attraente: siamo uguali sotto questo aspetto.
      @@

      Ma per favore…
      Ma come si fa a mettere sullo stesso piano il desiderio maschile con quello femminile ?
      Ma chi te l’ha detto che uomini e donne “sono uguali” ?
      Mah…

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  2. Se fossimo in una condizione di vera democrazia non sarebbe necessaria una raccomandazione agli Editori, invece, siccome la cultura sociale è profondamente intrisa di condizionamenti che dovrebbero stare fuori da certi ambiti… è necessaria, indispensabile, come lo sono molte altre azioni e sollecitazioni al bene comune equidistante, veramente paritaria ( non quello dei comitati istituzionali per affermare il riscatto di un sesso arrabbiato e distruttivo). GRAZIE, tutt’insieme siamo la vera Giustizia per una “giusta causa”.

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  3. Caro Davide, condividiamo tutto, da anni siamo sul campo come associazione di volontariato per fare valere la Bigenitorialità e la Parità di genere, anche nell’informazione.
    Abbiamo relazionato e documentato al garante situazioni di cui fai riferimento ai cosiddetti femminicidi e “maschicidi” ecc. … Mettendo in evidenza il lancio mediatico della notizia, da locale a nazionale per le prime … mentre per i secondi, la notizia muore sul territorio, anche se si tratta di casi più efferati. Nulla è cambiato!
    Ci impegniamo a divulgare la tua richiesta ai nostri contatti.
    Buon lavoro 👍

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  4. E-mail inviata. Nome e cognome, ovviamente.
    Come oggetto ho scritto “Per una parità editoriale”.
    Mi piace questa iniziativa 🙂

    Sul libro di Spelta non ho molto da dire se non che non lo leggerò mai. E ad essere sincero anch’io penso che questi libri, così come articoli e film e serie TV e quant’altro, siano realizzate su commissione. L’empowerment femminile è dettato dai piani alti, sicché non mi sorprenderebbe se ci fosse una certa benevolenza da parte degli agenti culturali, sempre molto “indipendenti” dal potere come è noto.

    Per quanto riguarda invece l’uso scorretto che alcune donne (da millenni) fanno della propria sensualità avrei molto da dire. Tette e culi così esibiti equivalgono a una molestia sessuale per me: non sono mica sempre così disponibile a subire una eccitazione sessuale, specie nella quotidianità. Ovvio che non sono un animale ma il sapore amaro della frustrazione di non poter agire liberamente e conseguentemente a quello stimolo non richiesto ce l’ho. Ricordo una vecchia notizia di cui Goebbels andrebbe fiero. Che fa il paio con la nuova legge francese contro le molestie “da strada”. Chissà che mi succede se denuncio per molestia “visiva” una donna a caso in tacchi a spillo e reggiseno push up…

    http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/lecco-condannato-sguardo/lecco-condannato-sguardo/lecco-condannato-sguardo.html

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    1. E già successo di incolpare le donne per presentarsi al lavoro vestiti in modo provocante, mi dispiace di non poter fare riferimento ad un fatto preciso perchè è passato tanto tempo, me lo ricordo lontanamente ma cè stato in un posto più lontano

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