Piano piano tutto prende forma

ministro_MARTINA_1_1Avete presente Maurizio Martina? Sì, quel politico del PD magro magro come, forse anche più, di Fassino, e la cui esilità probabilmente impedisce un afflusso sufficiente di sangue al cervello? Ma sì, dai, quello che ora ha preso il posto di Renzi a capo del partito più bocciato alle elezioni della storia repubblicana, e che fa di tutto per far credere di non prendere ordini dall’ex Segretario. Insomma quello che fino a ieri si occupava di agricoltura, presumendo che ne fosse esperto, e che invece ieri, dal buco nero dove gli elettori hanno sbattuto lui e il suo partito, pontificava così su Twitter:

martina

Ora, che unità di misura è “ogni 60 ore”, posto che si tratta comunque di un’informazione del tutto fasulla? Che senso ha parlare di strage quando in italia vengono uccise dal compagno 0,44 donne ogni 100.000 abitanti (dati ISTAT). Che logica c’è nel proporre una reazione sovversiva come l’arresto obbligatorio “per chi maltratta e per gli stalker”, e tanti saluti alla presunzione d’innocenza, all’onere della prova e allo Stato di Diritto? Nessuna, è abbastanza ovvio. E non è che Martina sia stato improvvisamente posseduto dallo spirito cazzaro di Boldrini o Boschi. Semplicemente lui e il suo partito non contano più nulla, sono lo zimbello del paese, le loro politiche sono state bocciate senza appello dagli elettori, comprese le loro clientele legate a “Rosa nostra”. E questo consente loro di spararle grosse, grossissime, senza colpo ferire, a costo zero, nella speranza di agganciare qualche elettore gonzo impressionato dal battage mediatico sui “femminicidi”.

benzfuocoMa queste sciocchezze sono davvero a costo zero? Io credo di no. Non fanno che rinfocolare una narrazione, una versione della realtà fasulla, insostenibile, contraria ai fatti e ai dati nazionali e internazionali. E’ una demonizzazione scientemente calcolata, strategicamente pianificata, dell’uomo, del maschio, ovvero dell’ultimo baluardo ancora capace di ergersi a difesa dell’unica realtà in grado di trasmettere valori, e di proteggere le persone, i cittadini, dagli inganni della politica, dei media e del mercato: la famiglia. Ogni tweet, post, libro, dichiarazione, articolo, video, servizio TV che va in questa direzione è un colpo di cannone sulle macerie che restano di una realtà nemica, quale è la famiglia, detestata da chi è portatore di grandi e distruttivi interessi.

Parte di questa strategia è l’enfasi sulle morti violente delle donne, talmente spinta da trasformarsi in mito e ideologia. L’altra parte è nascondere tutte le notizie che possono contribuire a smentire quel mito. Nell’ultimo “Minestrone del lunedì” ho elencato le tante notizie in contrappeso nascoste nei quotidiani locali o di quartiere. Notizie che ancora oggi si inseguono, con un ritmo non paragonabile a quello dei cosiddetti femminicidi. A Brindisi una donna ha massacrato il marito a coltellate, a Eraclea una donna è stata arrestata per stalking, a Ragusa una donna tenta di uccidere il proprio uomo per gelosia, a Scafati un’altra pugnala al volto il marito con le forbici, sempre per gelosia… ne sapevate qualcosa? Avete sentito qualcosa nei media? Avete visto un totalizzatore delle violenze di genere aumentare o diminuire? Niente, silenzio, dimenticatoio.

fucilataE vale anche per storie atroci ed esemplari, come questa che colpevolmente non conoscevo, risalente al 2016. Un padre separato che va davanti a scuola per portare un giocattolo al figlio viene denunciato dalla ex moglie per atti persecutori, accusa quasi subito archiviata. Miracolosamente il giudice civile, nonostante l’accusa penale, non esclude totalmente l’uomo dall’alveo familiare, come la donna voleva, ma gli concede qualche ora di “diritto di visita” (figura giuridica tanto abominevole quanto inesistente). Questa decisione sconvolge la mente di una madre alienata e alienante, che poche ore dopo la sentenza imbraccia un fucile, spara e uccide i figli e poi se stessa. Ovvio, per i media era “malata” e la condanna è tutta per l’ex marito stalker.

Tutte balle, come al solito. Di fatto, come per i recenti casi di Cisterna di Latina, di Canicattini e di Terzigno, si tratta di un caso paradigmatico: la responsabilità non sta nell’uomo o nella donna che perdono il contatto con la realtà e per rabbia, disperazione o altro, compiono atti estremi. L’essere umano, di qualunque genere, se posto in condizioni di esprimere la propria bestialità innata, semplicemente lo fa. E’ per questa sua tendenza che esistono cose come la comunità, lo Stato, le istituzioni. Soggetti collettivi e superiori chiamati a essere più etici degli individui, al fine di consentire a questi una convivenza costruttiva e non distruttiva. E il deficit, il bug del sistema, sta lì, nelle istituzioni, oggi del tutto incapaci di affrontare le devianze e le criticità sociali in modo efficace, corretto e soprattutto giusto. Non è un caso che l’uomo omicida-suicida di Terzigno abbia lasciato un biglietto dove ha scritto di volersi fare giustizia da sé. Quando la giustizia non è garantita da terzi, secondo il loro ruolo istituzionale, le persone finiscono per ragionare così, con tutte le conseguenze del caso.

tribunaleCome ho scritto altrove, si vuole dare un taglio a una grossa percentuale di omicidi e suicidi in ambito familiare? Si garantisca una giustizia giusta nella gestione delle separazioni, magari con un accompagnamento sensato e mirato dei servizi sociali, abolendo il loro utilizzo in funzione di kapò anti-maschio. I risultati saranno misurabili da subito. Scusate… fino a questo punto l’articolo sembra piuttosto oscuro e pessimista, non giustifica il suo titolo. Che invece ha un fondamento. Ho la percezione che qualcosa stia cambiando, dalle dichiarazioni di alcuni politici, fatta dopo le elezioni (quindi di maggiore valore), dalla coagulazione di un fronte sempre più sensibile alla reale logica delle cose, che è opposta alle flatulenze ideologiche di Maurizio Martina, per citare il più recente. E anche qualche tribunale che ha la fortuna di avere qualche giudice illuminato comincia a capirlo. Ultimo in ordine di tempo, quello di Savona.

L’evidenza, la verità delle cose, scava goccia a goccia la crosta posticcia e artificiale che interessi infami e collegati hanno accumulato sopra la realtà. C’è una crepa, che gradualmente si apre, anche grazie agli sforzi di molte persone perbene, avvocati, comunicatori, analisti, uomini, padri, donne, cittadini. Piano piano tutto prende forma e, omicidio dopo omicidio, suicidio dopo suicidio, sta emergendo ed emergerà sempre di più che il problema non sono le persone e la loro disperazione, ma l’assenza, l’inefficienza e spesso la malafede dello Stato, di alcuni suoi apparati e della politica nell’intercettarli e governarli. Nessuno perda speranza dunque, nessuno smetta di lottare: Roma non è stata costruita in un giorno. Tanto meno accade per la giustizia. Siamo ancora alle fondamenta, ma la mia percezione è che le gittate fondamentali siano state fatte. A denti stretti, con l’orgoglio di essere, noi italiani, tra gli uomini e i padri migliori al mondo, procediamo. Se possibile uniti.


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7 commenti

  1. “Non dico che le rilevazioni vengano fatte per nascondere qualcosa”… io invece lo dico: vogliono proprio nascondere qualcosa, e sappiamo bene cosa.

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  2. Caro Davide, tu che conosci i numeri, e che conosci chi conosce i numeri, p.es. Francesco Toesca, il-lucida-numeri, potreste risolvermi una curiosità che mi martella da qualche dì? So che è difficile, se non impossibile, ma devo condividere questa riflessione, magari non così originale. I suicidi maschili sono molti di più di quelli femminili. Escludo che sia per “debolezza psicologica” (ovvero la spiegazione mainstream: ricordo schifosi articoli in tal senso). Le femmine, sembra, più spesso non portano a termine l’azione, fortunatamente. Dunque maggiormente ci provano ma non ci riescono. Allo stesso modo, mi è sembrato scorrendo la tua rassegna stampa, provano ad uccidere gli uomini ma non ci riescono, finendo “solo” per ferirli. Non escludo che la disparità fisica sia la spiegazione semplice. Ma comparando il fenomeno con i suicidi mi sono chiesto se nelle pieghe dei numeri dei tentati omicidi si nota qualcosa. E’ chiaro che andrebbero conteggiati anche gli utili idioti che si offrono di fare il lavoro sporco per le mandanti. I conti si complicano ancora. Concludo la riflessione dicendo che a volte potrebbe essere più conveniente lasciarci in vita. Ci sono così tanti modi per rovinare la vita di un uomo: perché spargerne il sangue tutto in una volta se possono spillarne goccia a goccia?

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    1. La tua è una domanda notevole. Da tempo cerco e ricerco statistiche e numeri che diano una risposta a queste tue domande, che da tempo sono anche le mie. Posso dirti, sintetizzando, che:
      – sui suicidi non esistono statistiche più elaborate di quelle che li enumerano classificandoli per fasce d’età, sesso, zona geografica di provenienza. Sussiste la difficoltà di classificare la “causa” del suicidio, ma in ogni caso nessun tentativo è mai stato fatto in questo senso. Anche la famosa cifra dei 200 padri separati che si suicidano all’anno è un mito, nel senso che non l’ho trovato scritto in nessuna ricerca statistica nazionale o internazionale.
      – Per i tentati omicidi, Ministero dell’Interno e Ministero della Giustizia rilasciano periodicamente delle statistiche, che però, anche declinandole per genere, non sembrano suggerire proporzioni interessanti. Come noti tu, però, il dato è inquinato dal fatto che, per la (presunta) minore forza fisica, posto che se una donna vuole uccidere, uccide, anche se ha davanti John Sena, spesso si usano fessacchiotti maschi come esecutori. Ma non solo: tendenzialmente una donna che tenta di uccidere un uomo viene incriminata per “lesioni” (vedi il caso paradigmatico di William Pezzulo), così sfuggendo alla statistica. Naturalmente quel tipo di clemenza non vale per i maschietti.
      Non dico che le rilevazioni vengano fatte per nascondere qualcosa (o forse in parte anche sì). Dico che, probabilmente per mancanza di fondi, vengono elaborate in modo tale che non è semplice cogliere sfaccettature anche necessarie dei fenomeni.
      Come esempio di dato “grande assente” c’è il fatto che non si hanno numeri su quante delle denunce o dei processi per violenza domestica, stalking e affini, tra quelli che vengono archiviati o finiscono in assoluzioni (parlo del 90% di essi) emergano come frutto di false accuse, perché così riconosciute dal giudice o così sospettate dall’assolto che deposita poi denuncia per calunnia. Un incrocio di dati complesso, ma che un legislatore serio dovrebbe assolutamente esigere (seh, buonanotte, siamo in Italia…).
      Quanto alla tua conclusione: sì, i modi per far male al prossimo non mancano. In un colpo solo, goccia a goccia, o anche senza spargere sangue, semplicemente demolendo la personalità e la psicologia dell’altro o dell’altra. La scelta è ampia e vasta, e l’essere umano usa tutte le sue capacità in quei frangenti. Il deficit, come dico nell’articolo, non è tanto nella natura umana, che difficilmente può essere cambiata per decreto. Il deficit è nel “sistema” che non intercetta, non gestisce, anzi gestisce molto male, le devianze e le criticità della comunità, finendo per esacerbarle.

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    2. La risposta è semplice e la predico da anni: “ciascuno mena chi può”. Ovvio che in una rissa maschio-femmina il maschio prevalga più spesso.

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      1. È un anoressico bulimico sedotto mentalmente dalla propaganda femicomunazista. Inaffidabile, posseduto psichicamente dal mantra stregonesco delle sacerdotesse nere che stanno prendendo potere in tutti i gangli vitali dei paesi di tutto il mondo (meno Russia, Cina e India). Un verità tanto occultata quanto difficilmente rivelabile im ambito mediatico controllaro appunto dalla lobby delle moderne streghe comunaziste. Dio salvi la regina e anche noi!!!

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