Lo stalking e i virtuosismi di Rosa nostra

paganiniUn virtuosismo è quando da una cosa o situazione ordinaria una persona riesce a trarre qualcosa di straordinario. Un violino è un normale strumento musicale, ma Paganini lo usava in modo virtuosistico, tirando fuori suoni e armonie che quasi non si pensavano possibili con quello strumento. Maradona e Pelè facevano la stessa cosa con un semplice pallone. Taluni illusionisti o fenomeni da circo non sono da meno. E questo accade a partire da situazioni ordinarie, normali. Potete immaginare quali virtuosismi vengono fuori partendo da una cosa sbagliata, anomala, mal fatta come l’art. 612bis del Codice Penale (“anti-stalking”)? Andate oltre nell’articolo e vedrete che numeri…

Accade infatti che a Matera tale Antonella Fontana venga denunciata per calunnia. Ma chi è costei? Nientemeno che la presidentessa del centro antiviolenza “Amatas”. Per meritarsi la denuncia, la simpatica signora è stata beccata a mettere lettere minatorie e persecutorie nella sua stessa cassetta delle lettere e in quella del centro antiviolenza. Il tutto dopo ben nove sue denunce che hanno mobilitato per lungo tempo personale e risorse dello Stato, impegnate a indagare sul misterioso soggetto che la perseguitava. Ma… e il movente? Be’, uno lo suppongo io: il suo centro antiviolenza languiva nell’inattività, come un po’ tutti, e dunque la signora aveva un mucchio di tempo libero, che ha impegnato ritagliando lettere dai giornali e componendo le missive che poi mandava a se stessa.

petri ciascuno1 (14)Il movente principale, tuttavia, quello dichiarato e ugualmente valido, era che Fontana voleva attrarre maggiore attenzione sul suo centro antiviolenza. L’ho scritto nel libro, lo dico insistentemente qui: quando non è utilizzato per puro business, il centro antiviolenza è un trampolino di lancio per carriere ulteriori e più alte, in genere in politica. Fontana probabilmente puntava a quello, con l’appoggio degli alleati di sempre: i media. Nove denunce, lettere misteriose, lei che resiste indomita. La storia ideale per la 27esima Ora del Corriere della Sera. Invece ciccia, è andata male, beccata con le mani nel sacco. Ma il virtuosismo c’è stato: una donna elabora una falsa accusa di stalking (cosa che ormai è un cliché), ma stavolta contro se stessa. Straordinario, da applauso!

Le compagne di merende delle altre associazioni alzano subito le barricate: “è solo una mela marcia”. L’ultima volta che ho sentito quest’espressione avevo 18 anni, era il 1992, e a pronunciarla fu Bettino Craxi per derubricare le malefatte di Mario Chiesa, in una vicenda che poi diede l’avvio a Tangentopoli. Mai come ora mi auguro che sia vera la teoria dei corsi e ricorsi storici. Se si scoperchia il pentolone di oggi non ci sarebbe paragone quanto a nefandezze. Visto il riguardo contegnoso e forse pure un po’ impaurito con cui il responsabile delle indagini che hanno portato alla denuncia di Fontana parla dei centri antiviolenza, temo che il doomsday di questa anomalia tutta italiana sia ancora lontano, ma non c’è comunque da disperarsi. Ah, inutile a dirsi, la notizia è apparsa solo sul notissimo e internazionale sito di informazione “Materalife“.

woman-turning-to-camera-and-laughing_qy-yghiy__S0001Inutile a dirsi? Nemmeno troppo. Fontana cercava la ribalta, che passa sempre dai media. Ma i media hanno un modo tutto loro di interpretare la realtà e di dare in pasto le notizie ai lettori-consumatori. Voglio dire: è ben noto che in fase di separazione non consensuale è diventata pressoché la regola che la moglie o compagna accusi falsamente e denunci penalmente il marito per qualcosa: molestie, abusi sessuali sui figli, violenza privata (ma queste sempre meno) o stalking (in crescita). Così si assicura l’istantaneo allontanamento dell’ex marito dalla famiglia e dai figli, oltre che una facile man bassa in sede civile. Qualcuno di questi allontanati, un numero risibile per fortuna, sbrocca anche e ammazza qualcuno o si ammazza. Al di là dei pochi eccessi, le false accuse accadono così di frequente, così abitualmente, che i giornali non ne danno mai notizia, nemmeno quando qualche giudice con sale in zucca scopre l’inganno e manda assolto, dopo il dovuto calvario, il pover’uomo, che nel frattempo non ha più visto i figli per anni. Insomma sono storie talmente inflazionate che non fanno nemmeno più notizia, no?

Alt! Non facciamo gli ingenui. La risposta è: dipende. Dipende da cosa? Dal sesso di chi viene accusato, naturalmente. Perché se vicende del genere capitano a una donna, allora appaiono articoloni a tutta pagina sulle sezioni nazionali, come per questo caso di Ivrea. Non c’è alcuna differenza con le innumerevoli e uguali storie di uomini, anche perché, e qui sta il virtuosismo, pure in questo caso a inventare la falsa accusa è… una donna! Ossia la nuova compagna dell’ex marito. Ma le disparità di trattamento non finiscono qui, non è solo una questione mediatica. Quando accade all’uomo, questi resta sul banco degli imputati fino all’ultimo, viene prosciugato con la complicità di tutti i soggetti di contorno possibili: forze dell’ordine, servizi sociali, psicologi e quant’altro. Una volta mandato assolto, nessuno paga nulla.

pitt-bull-2Nel caso in questione invece, oltre alla denuncia per calunnia a danno di chi ha elaborato la falsa accusa, finiscono incriminati anche i servizi sociali. Mai visto prima. Queste organizzazioni, che agiscono pressoché regolarmente fuori dal proprio mandato, e invece di assistere e accompagnare le situazioni critiche, si trasformano nei pitbull da guardia dell’apparato accusatorio antimaschile, stavolta finiscono nei guai. Talmente degradata è la loro funzione e impreparati gli operatori che vi partecipano che ormai l’istinto canino ha avuto il sopravvento. Sul modello degli esperimenti di Pavlov, al solo sentire la parola “persecuzioni” o “stalking” partono all’attacco e azzannano a prescindere chiunque venga indicato (non sentenziato, ma solo indicato) come presunto colpevole. Se possibile contribuendo al business delle case-famiglia, ovvero sottraendo i minori ai genitori. Di nuovo: si tratta della norma quando l’accusato è maschio. Se mandato assolto, come accade nel 90% dei casi, i cani vengono richiamati, gli si dà una crocchetta e via al prossimo da massacrare. Nel caso di Ivrea invece no: si sono permessi di mordere una donna, dunque dovranno pagare.

Ho messo insieme queste due vicende perché davvero sono un paradigma perfetto di quanto vado denunciando da tempo. Anzi vanno addirittura oltre per quanto sono paradossali sotto ogni profilo. Sono la dimostrazione inconfutabile che ormai il connubio donna-falsa accusa di stalking è diventato strutturale. Ma anche che la norma anti-stalking è una delle peggiori aberrazioni giuridiche mai partorite, per quanto è strumentalizzabile e abusabile. Ma anche che i centri antiviolenza sono un’anomalia assoluta, un cancro del sistema, un cesto fatto quasi esclusivamente di mele marce. Ma anche che c’è un disegno preciso per cui i media sono sempre complici di questa impostazione, che affermano con un’agenda setting sovversiva della realtà e correa. Ma anche ancora che un intero sistema è piegato alle logiche di questa mafia, di questo “Stato nello Stato” che è Rosa nostra, organizzazione la cui presenza e le cui attività fanno più paura a intere istituzioni di quanto tranquillizzino un intero genere. Le parole prudentissime degli inquirenti nel caso di Matera, l’incriminazione dei servizi sociali a Ivrea, l’accoglimento dei centri antiviolenza come parte civile in un numero punto-interrogativo-358crescente di processi ne sono la prova.

Si tratta solo di dare un nome definitivo a questo fenomeno. Violenzopoli? Molestopoli? Persecutopoli? Boldrinopoli? Pessime, suonano male tutte. Prossima settimana aprirò un concorso a premi per trovare il nome giusto. Cominciate a pensarci. Dice: Davide scherza su un andazzo gravissimo. Sì, è così. Perché anzitutto sarà una risata a seppellire tutto. Ma soprattutto perché il nemico lo individui e lo combatti meglio se gli dai un nome.


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4 commenti

  1. Riportare i dati da un giornale come la Repubblica vuol dire averne solo parziali.
    La realtà è che in parecchi stati USA stanno restringendo le possibilità in cui si possa divorziare prendendo in considerazione i casi di tanti “homeless father” che finiscono per costare molte decine di migliaia di dollari in sussidi e aiuti, cosa notoriamente immorale per la società yankee.
    Oppure dei centri di mutuo aiuto per uomini e ragazzi maschi, alcuni dei quali anche famosi nei loro Paesi (Usa, Regno Unito ecc.). Qui in Italia chi li ha mai visti? Sai che le onlus dei padri separati sono, oltre che poche, quasi sempre in rosso?
    Sì è un’anomalia italiana. AVfM un minimo di credito negli Usa l’ha ottenuto. Proprio nella patria del neofemminismo.

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  2. A me risulta che in altri paesi la situazione sia la stessa, ed anche peggiore di quella italiana.
    Non parliamo poi dei milioni di euro – che ricevono da molto più tempo – i c.d. centri antiviolenza in paesi come l’Inghilterra o la Danimarca.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/11/25/news/violenza_all_estero-47252473/
    @@
    Nel resto d’Europa la situazione è profondamente diversa. La maggior parte dei Paesi stanzia ogni anno, per l’attuazione dei piani antiviolenza nazionali, milioni di euro, raccogliendo sistematicamente dati e alimentando un dialogo continuo tra istituzioni e centri. “In Italia, all’apertura dell’anno giudiziario, le procure forniscono i propri dati sul fenomeno dei maltrattamenti ma in modo disorganico e difficile da analizzare”, spiega la Gargano. “Negli Stati Uniti – continua – una ricerca della Boston University ha dimostrato l’efficacia di politiche sociali basate sulla ‘diligenza dovuta’ da parte dello Stato ed è in base al principio internazionale di questa ‘due diligence’ che il Paese adotta politiche di contrasto alla violenza di genere. In Paesi come l’Inghilterra, le misure di prevenzione sono severissime e le vittime, una volta individuate, vengono sistematicamente monitorate e seguite quando escono di casa. In Danimarca l’ultimo piano antiviolenza si è avvalso di un finanziamento di decine di milioni di euro e l’impegno da parte del Governo per contrastare il fenomeno è capillare. Le strutture per gli uomini violenti, ad esempio, sono tante e modernissime”.

    Ogni Paese adotta le proprie strategie, tutte diversamente efficaci. In Svezia la politica di contrasto alla prostituzione è molto rigida, il fenomeno non viene tollerato a nessun livello, mentre in Olanda la situazione è esattamente opposta, ma in entrambi i casi, sottolinea la Gargano, il fenomeno è stato preso in esame attraverso un coinvolgimento della società civile, nella quale il ruolo delle donne è autorevolissimo. “Il comune denominatore di tutte queste situazioni – spiega – è che sono il frutto di un vivace dibattito laico. Da noi spesso i servizi sociali vengono gestiti da figure legate al cattolicesimo che hanno l’obiettivo di tenere unita la famiglia comunque, anche quando è patologica”.

    A livello internazionale esiste una convezione, la Cedaw (Convenzione per l’eliminazione di ogni discriminazione sulle donne), approvata dalle Nazioni Unite nel 1979, che stabilisce quali sono le discriminazioni che i membri sono obbligati a prevenire. In base ad essa, gli Stati sono obbligati a stilare un report ogni 3-4 anni sul modo in cui vengono rispettati i vari principi ispiratori. Nel 2009 le associazioni contro la violenza hanno stilato il rapporto “Ombra”, portato a New York nel 2011 (http://www2. ohchr. org/english/bodies/cedaw/cedaws49. htm), e il comitato Cedaw, dopo averlo letto, ha fortemente bacchettato l’Italia, criticando l’inadeguatezza delle politiche di contrasto alla violenza e alla tratta e l’uso deplorevole del corpo della donna da parte dei media e della politica.
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    1. Hai ragione. Per quanto sono riuscito a verificare però la realtà nostrana ha trovato un radicamento tentacolare molto più profondo e ampio che non altrove. Uso il termine “tentacolare”, tipo piovra, e chiamo questa cosa “Rosa nostra”.

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