Uomini e maschi d’Italia, siete pronti a indossare il burqa?

molestieminorenne“Ce ne vuole per finire in custodia cautelare… bisognerebbe poter vedere le carte”. Così ha commentato un mio caro amico, cinquant’anni, da trenta circa agente di Polizia, quando gli ho mandato questo articolo. Ad Avellino un insegnante finisce ai domiciliari per violenza sessuale e atti persecutori, su denuncia dei genitori di un’allieva che frequenta la scuola dove l’uomo insegna. Bisognerebbe leggere le carte, sì, ha ragione il mio amico sbirro. E se dalle carte saltasse fuori che l’uomo ha davvero molestato la minorenne, dovrebbe venire punito con grande severità, più per le molestie che per lo stalking, che sembra essere stato messo lì a buon peso del complesso dei capi d’accusa.

Purtroppo però le carte non si possono leggere. Si possono leggere soltanto gli articoli che sui media parlano della vicenda. E’ dato supporre, leggendoli, che siano stati compilati da qualche tirocinante a dieci euro al pezzo, infarciti come sono di cliché e di una strisciante presunzione di colpevolezza, e che la fonte di tali contributi giornalistici sia qualche sbirciatina del cronista tra le carte dei Carabinieri o qualche colloquio informale con le forze dell’ordine. In altre parole: è prudente fare la tara a ciò che gli articoli dicono, presupponendo che non stiano raccontando con precisione ciò che è stato denunciato e tanto meno la realtà dei fatti. Pur con questo presupposto, tuttavia, essi lanciano un messaggio preciso a chi legge.

1402L’esempio migliore è proprio l’articolo di Repubblica – Cronaca di Napoli che ho inviato al mio amico poliziotto. Alcune cose non tornano: la giovane, ad esempio, si accorge solo dopo nove mesi che il molestatore dell’autobus è un professore della sua scuola. Ora: dubito che ad Avellino ci siano dei campus scolastici immensi come quelli americani. Immagino si tratti di un normale complesso scolastico italiano. E c’è voluto un intero anno scolastico alla giovane per accorgersi che il molestatore dell’autobus insegnava nel suo istituto? Bizzarro. Inspiegabile. Probabilmente, se si potessero leggere le carte, si avrebbe un chiarimento di questo elemento. Da capire anche se per caso la giovane non avesse instaurato con il docente un “gioco” di seduzione, come spesso capita, che alla lunga è sfuggito di mano, rendendo indispensabile, per fermarlo, una denuncia in grado di deresponsabilizzare chi magari a quel gioco ha dato inizio.

Ma queste sono illazioni, supposizioni suggerite in parte dalla malizia, in parte dalla frequenza con cui questi eventi accadono. Ciò che è importante notare è un’altra cosa: nella descrizione dei fatti per come vengono raccontati dall’articolo, l’uomo è colpevole di aver fissato il suo sguardo sulla ragazza troppo spesso e troppo insistentemente. Questo frangente viene ripetuto più volte, molto più che atti diversi e sicuramente più invasivi (palpeggiamenti, strusciamenti, eccetera). Che corrisponda a realtà o meno, il messaggio che l’articolo manda è: rischi l’accusa per violenza sessuale anche solo a guardare una ragazza o una donna. Chi lo sa: magari l’uomo s’incantava con lo sguardo pensando in realtà ai fatti propri. O magari guardava davvero con apprezzamento la giovane, e questa davvero ne era turbata. Ma in ogni caso era uno sguardo. Invasivo finché si vuole, ma comunque innocuo. A meno che la vittima non dichiari di essersi sentita violata, in pericolo, in ansia, per quegli occhi addosso.

donnansiaE siamo al solito punto: fonte del diritto, legittimazione alla denuncia, non sono più, o sono sempre meno, fatti oggettivi, ma il sentire soggettivo di chi si sente vittima di qualcosa. E se si tratta di una donna, il sentire soggettivo diventa prova schiacciante. Una stortura fatta legge, se si parla di stalking, ma che così diventa valida anche per la violenza sessuale. Intendiamoci: è comunque improprio che un uomo fissi una donna insistentemente, specie se minorenne. Ma al massimo si tratta di maleducazione. Non ci sono termini per un reato. Per l’appunto, come dice il mio amico sbirro, ce ne vuole per arrivare alla carcerazione preventiva. Ma lui ha cinquant’anni, vecchia scuola. La nuova scuola è quella che lascia la fedina penale degli uomini in mano al sentire soggettivo delle donne e della loro sensibilità personale.

Ribadisco: queste mie riflessioni sono fatte non sulla base di una lettura approfondita delle carte giudiziarie. Mi limito a tradurre il messaggio di ciò che i media riportano. Sintetizzabile così: donne, se un uomo vi guarda troppo, avete tutto il diritto di sentirvi violentate, di denunciarlo e di fargli passare l’anima dei guai. Uomini, occhi bassi e state puniti. Chissà poi se si avrà qualche aggiornamento pubblico sulla vicenda. Sicuramente se salteranno fuori prove di una reale violenza sessuale, l’uomo verrà giustamente punito, e ne verremo informati con titoli cubitali da tutti i media. Condanna ormai possibile anche in assenza di prove reali, intendiamoci…

Se invece l’uomo non ha fatto nulla di male e ha contemporaneamente la fortuna (solo su di essa si può far conto per avere giustizia, in questi casi) di finire in mano a giudici col sale in zucca, allora verrà scagionato. E se andrà bene la cosa finirà in un trafiletto della Gazzetta di Avellino. Come faccio a esserne sicuro? Basta vedere la reazione di un affiliato di spicco di Rosa Nostra, ossia “Telefono Rosa”, di fronte a un articolo di giornale che ha osato riportare l’opinione difensiva dell’amico di una persona accusata di stalking, in Basilicata. Con la faccia di legno che contraddistingue i più strutturati portatori di interesse, Telefono Rosa ha twittato:

telefonorosa

Come se l’informazione generale non sia già abbastanza prona ai diktat della narrazione femminocentrica. Una volta che si dà mezza voce alla controparte (ben inteso, la ragione è che l’accusato di stalking è un noto politico… gli amici dei poveracci non vengono certo intervistati), l’alzata di scudi è immediata, l’aggressione con la bava (rosa) alla bocca è istantanea. L’articolista Fabrizio Caccia passerà qualche brutto quarto d’ora, mi sa: ha disturbato il sereno pasto di soldi pubblici delle valchirie in rosa, come ha osato?

burqaEd è per questo che se l’insegnante di Avellino verrà scagionato, non ne sapremo nulla di nulla. E quello che resterà nella memoria dell’opinione pubblica è che un uomo è finito accusato e arrestato per aver guardato una ragazza con troppa insistenza. In ogni caso, ciò che resterà sarà un tassello in più, sul piano comunicativo, verso un futuro dove agli uomini potrà essere imposto di circolare bendati. O magari col burqa.


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Un commento

  1. “…A confermare le accuse anche un compagno di scuola…” Anche chi? C’è solo lui a confermarle, a quanto risulta dall’articolo. C’è la denunciante e la conferma del compagno, non altri. Anche l’uso improprio della lingua, faziosamente impostata in modo da indurre a supporre una valanga di testimonianze contro il molestatore, quando c’è soltanto la denuncia di lei supportata dalla conferma forse non proprio disinteressata di un suo amico, è ormai diventata uno standard in questa colossale operazione massificata di lavaggio del cervello.
    Anche l’uso dell’indicativo al posto del condizionale, da parte dell’articolista, sarebbe da denuncia. Il giornalista Melillo ha già emesso la sua sentenza di condanna prima dei giudici.

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