Selvaggia e la lesa maestà

1485796621992_1485796636.jpg--foto_rubate_ai_vip__pm_chiede_la_condanna_di_selvaggia_lucarelli__macchianera_e_sonciniCi sono persone che sono famose. Non importa perché lo siano, se meritino o meno la loro fama. In ogni caso godono di una visibilità che gli conferisce un potere, dunque una responsabilità, molto grandi. Selvaggia Lucarelli è una di queste. Ha un numero spaventoso di follower sui suoi social, tanto da poter essere definita tranquillamente una influencer. Ovvero: ciò che dice condiziona moltissime persone e, nel suo piccolo, che tanto piccolo poi non è, contribuisce ad affermare dal suo seggio autorevole una versione ufficiale della realtà, una narrazione che, ripetuta continuamente, si afferma come opinione diffusa.

Al di sotto c’è un meccanismo abbastanza perverso: l’influencer, per aumentare la sua sfera d’influenza, tende ad assumere atteggiamenti convenzionali (o talmente eccentrici da risultare peggio che convenzionali) e dice cose apprezzabili, d’intrattenimento o facilmente comprensibili da un’ampia platea. In questo modo la sua attività si riduce a rafforzare e confermare i cliché della narrazione comune, sebbene spesso con modi e parole diverse, magari espresse con particolare verve. Lo fa perché è la via più semplice per acquisire nuovi seguaci. Ma che se ne fa, direte voi? Oggi chi può contare su un grande numero di seguaci virtuali può vendersi bene sul mercato del lavoro.

rollingstoneger_forumSi è discusso molto, ad esempio, dell’incarico a Selvaggia Lucarelli come direttore del sito della rivista musicale “Rolling Stone”. Esperienza per altro durata poco di più di Papa Luciani… In ogni caso, si è discusso perché non erano chiare le competenze di Lucarelli sul lato musicale e rock, e qualcuno ha spiegato l’incarico come un auspicio dei proprietari della rivista a vedere traslati i follower della giornalista sul loro sito (a vantaggio dei loro inserzionisti). Insomma poter presentare un “portfolio” molto ampio di seguaci virtuali può essere materia di trattativa per impieghi di alto livello. C’è gente che ha provato e talvolta è anche riuscita a costruirsi una carriera politica sui “like”, non è roba da scherzarci su. In ogni caso, per mantenere questo “potere” occorre garantirsi un numero sempre ampio di followers. Ovvero bisogna fare e dire ciò che alla “gente” piace o piace sentirsi dire.

Tutto questo preambolo perché, dopo aver ammirato la giornalista di Civitavecchia per la sua inchiesta su Doppia Difesa, mi sono imbattuto in un suo tweet dove, in sostanza diffidava chiunque nel globo terraqueo a mettere in dubbio che Valentina Pitzalis sia stata vittima dell’ex, Manuel Piredda, e non viceversa. La storia è nota: lui è morto carbonizzato, lei è rimasta gravemente ustionata alle mani e al volto. La primissima versione è che lui avesse tentato di darle fuoco col kerosene, finendo poi vittima del suo stesso attentato. La madre del ragazzo ha sollevato dubbi, presentando alla Procura di Cagliari un esposto a seguito del quale la ragazza è stata iscritta sul registro degli indagati. Tutto questo con un contorno piuttosto sgradevole di fazioni pro e contro l’uno o l’altra, con discussioni che hanno animato la piazza pubblica, specie quella virtuale.

pitzalisNel suo tweet Lucarelli, rimandando a un suo articolo sul Fatto Quotidiano, afferma che non ci si deve permettere di pensare che Pitzalis possa essere colpevole di qualcosa. Anzi, dice la giornalista, è inaccettabile che ci sia chi le dà addosso e la crede colpevole: accade questo perché è una persona di cultura modesta e soprattutto, dice ancora, perché è una donna sopravvissuta, e quel non essere morta, sottintende la giornalista, rappresenta una colpa per questa Italia fatta di maschi-bestie. Naturalmente Lucarelli è convinta al cento per cento dell’innocenza di Pitzalis. “Ho letto le carte”, dice. Beata lei che può: essere giornalisti famosi e influencer aiuta. Io coi miei miseri 61 follower su Twitter ci ho provato due o tre volte a ottenere “le carte”, ma mi hanno fatto una pernacchia. In ogni caso lei ha letto le carte e articolate inchieste su quella brutta vicenda: per lei le accuse alla Pitzalis sono tutte fuffa. Per lei la ragazza non può non essere innocente.

Non ho potuto fare a meno di rispondere a Lucarelli, facendole notare che i processi non si fanno sui media, ma in tribunale. Se i magistrati non hanno archiviato l’esposto della madre di Piredda, evidentemente ci sono margini di dubbio, ed è loro dovere provare a vederci chiaro. Dopo di che potranno esserci un’archiviazione, un processo, un’assoluzione o una condanna (ma Travaglio non le ha insegnato niente?). Così funziona in uno Stato di Diritto, le ho ricordato. Così deve funzionare. Colpevoli o innocenti lo si deve essere oltre ogni ragionevole dubbio e i magistrati sono lì per fugare ogni dubbio. Dunque io non mi pronuncio sulla vicenda, ma già plaudo a quei giudici che vogliono vederci chiaro, sopportando attacchi mediatici e atteggiamenti censori come quello di Lucarelli, messi in atto perché… perché?

5-il_triumpho_della_divina_giustizia_-_statut_de_la_justice_divine_c_drDi fatto, perché le indagini della procura di Cagliari si permettono di mettere in dubbio la parola di una donna. I magistrati osano voler fare il proprio lavoro e andare a fondo su una vicenda che, a loro opinione, ha aspetti da chiarire, anche se di mezzo c’è una donna. Ardiscono fare quel passo audace contro la cortina di ferro rosa che da tempo è calata sul nostro paese. E mentre Lucarelli s’indigna, io per questo rivolgo loro un sincero plauso. Che non trovino nulla a carico di Pitzalis o che trovino qualcosa, comunque sono già eroi. E Lucarelli? Che messaggio passa, lei che ha così tanta influenza su tante persone, con il suo tweet e il suo approccio? Il messaggio è: orrore! Lesa maestà. Una donna sfigurata, sopravvissuta a suo dire all’attacco dell’ex fidanzato, e antipatica, dice sempre lei, a un sacco di gente, non può essere soggetta alla legge proprio in quanto tale. Fosse un operaio di Avellino o un barista del bresciano (tipo William Pezzulo) allora va bene, no problem. Ma una donna sfigurata e “sopravvissuta” no, non ci si deve permettere!

Al di fuori, al di sopra, al di là della legge solo in quanto donne. Questo è il messaggio che passa. Qualcosa di discriminatorio, bestiale, sovversivo, quasi criminale dal punto di vista concettuale. E a reclamare il privilegio è una influencer con più di 1.200.000 follower su Facebook, 800.000 su Twitter e 350.000 su Instagram, tutti in gran parte d’accordo con lei. A ricordarle che non funziona così, un microbo come me, con i miei numerini da minidotato virtuale, tramite un commento che, orrore, ha raccolto una miriade di “like”. Troppi per il gusto di Lucarelli, una dose troppo forte di pillola rossa per lei che distribuisce per mestiere pillole blu (non intendo il Viagra…). Dunque il mio commento, in aggiunta a un altro anche più severo e ancora più apprezzato, sul suo atteggiamento rispetto alla morte di Fabrizio Frizzi, mi sono valsi il ban dalla bella e brava giornalista. Per questo motivo non riesco ad allegare qui nessuno screenshot: mi ha fatto secco prima che li facessi, quella Selvaggia mano lesta!

ti-senti-escluso-scopri-come-non-passare-inosservatoE devo dire la verità un po’ mi spiace che mi abbia bannato dal suo mondo virtuale. Anche se non condivido il suo stile, sgradevole com’è sempre il sarcasmo al femminile, di cui per altro intuisco perfettamente l’origine, la ritengo una persona intelligente, molto intelligente. Una con cui confrontarsi avrebbe potuto essere utile, uno strumento di crescita, per noi e per chi poteva assistere ai nostri confronti. Invece mi ha sempre tenuto a distanza. Alla fine i miei commenti hanno raccolto troppe adesioni, ed eccomi qui. Dispiaciuto ma, di fatto, soddisfatto. Un po’ come quando mi ha bannato Boldrini da Twitter (ormai mi manca solo Boschi…). Insomma che una influencer, donna, con prese di posizione come le sue, mi escluda dal suo campo di discussione, sebbene mai io abbia fatto commenti volgari o aggressivi (da “hater” per intenderci), è la dimostrazione che sono davvero dal lato giusto, quello più vicino alla verità.

Dai, ripensaci, Selvaggia, mi manchi! (Bada che a Boldrini questo non l’ho scritto…).


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5 commenti

  1. Per una volta la determinazione delle donne sarde potrebbe portare ad un’amara delusione per la signora Lucarelli.
    Anche se, ricordo, archiviazione non vuol dire automaticamente che il fatto non sussiste, è che non si sono raccolte prove convincenti per perseguire chi è stato/a accusato/a.
    Bisognerebbe fare un articolo sulle “archiviazioni di comodo”, abitudine che colpisce in qualunque ambito civile e penale indistintamente uomini e donne, autentiche vittime di una giustizia che non funziona. Così per spiegare perché casi di false accuse o indagini pilotate riescono a reggere sino alla sentenza di Cassazione, mentre casi veri che vanno da stalking e violenze sino a procedimenti giudiziari in tsnti altri ambiti vengono archiviati… con a volte tristi epiloghi che nessuno(?) avrebbe voluto.

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  2. Vede il problema è che il femminucidio in Italia sembra sia scoperto ieri, oppure addirittura figlio di questa società. Anzi pare che in Italia sia un piccolo movimento, in altri paesi occidentali i numeri sono decisamente più elevati. Io sono donna e non conosco questo caso, la Lucarelli è provocatoria ma anche determinata. Penso sia giusto che la procura abbia aperto un indagine, ma guardi che la madre del ragazzo ucciso, per vendetta, dolore abbia potuto incriminare la ragazza semplicemente X il dolore ha preso il soppravento. Moltissime volte il dolore per essere sopportato meglio ha bisogno di avere un colpevole da seguire e imprigionare. Comunque siano andate le cose, del conflitto patologico c’è n’era e come in questa coppia. . . Liliana

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    1. Liliana, come ha visto non sono entrato nel merito della vicenda. Ne faccio una questione di principio. Se l’esposto della madre di Piredda è stato preso in considerazione dai magistrati, una ragione ci sarà. Se fosse stato totalmente infondato, l’avrebbero subito archiviato, credo. Il loro mestiere è quello, ed è un bene che si facciano domande, che gli sorgano dei dubbi e vogliano verificare. Ed è ugualmente inaccettabile pretendere che non lo facciano solo perché a finire indagata è una donna. È l’affermazione di un privilegio privo di fondamento, discriminatorio e sovversivo di per sé. Di fronte a una cosa del genere bisognerebbe solo augurare buon lavoro ai giudici. Oppure tacere e attendere gli esiti. Ma, come dice lei, Lucarelli fatica a riconoscere i momenti in cui è decisamente più dignitoso e professionale tacere… L’ingordigia di like e follower tende a confonderla nel riconoscere ciò che è opportuno da ciò che non lo è. Ed è un peccato.

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