La tonnara degli uomini e le remore dei media

treviglioIl conteggio degli uomini morti sale, ma nessuno lo tiene con la stessa precisione ed enfasi con cui si tiene quello delle donne. Usando le stesse tecniche comunicative, si potrebbe dire che negli ultimi dieci giorni, incluso l’ultimo tragico caso di Treviglio, sono morti due uomini al giorno sul lavoro. Un uomo ogni 48 ore. O anche un uomo ogni 576 minuti, e via così, alla ricerca dell’espressione più impressionante dal lato mediatico. Statistiche un tanto al chilo che peggiorano se vi si aggiunge il caso di Trieste, dove una donna anni ha ammazzato il marito a coltellate.

Non è nel mio stile però fare comunicazione di bassa lega, come i media mainstream, per cui non proporrò nuovamente, ché non ce n’è alcun bisogno, un confronto tra emergenze sociali, una effettiva ed esistente, le morti (pressoché tutte) maschili sul lavoro, e l’altra, i cosiddetti “femminicidi”, che è un’invenzione di marketing. Credo sia arrivato il momento di smettere sia di fare a gara a chi muore di più e perché, sia di paragonare un fenomeno veramente grave con uno che non esiste. A raccontare bene la realtà resta la palese falsità dell’espressione contrita di Susanna Camusso che in TV commenta con parole blande la dipartita di altri due lavoratori (e fanno 151 da inizio anno), che in quanto morti non pagheranno più prebende al sindacato, mentre i tentacoli del suo (come di altri, ben inteso) sindacato fanno grana, sotto forma di centri antiviolenza, grazie alla fuffa mediatica della violenza maschile sulle donne.

morteE fa tenerezza il sistema dei media nazionali che, di fronte alla recente mattanza di uomini dediti a famiglia e lavoro, più uno morto ammazzato per le coltellate della moglie, cerca disperatamente di riequilibrare il conto andando a scovare la notizia di una povera bimba indiana di sette anni stuprata e uccisa nel Maharashtra. Un fatto orrendo, come ne capitano di continuo da quelle parti, la cui notizia viene casualmente data da tutti subito dopo quella dei morti sul lavoro di Treviglio e del “maschicidio” di Trieste. Ma a colpire stavolta non sono solo i patetici tentativi dei media mainstream di tenere botta nella loro versione falsificata della realtà, pur di fronte a fatti che gridano forte e chiaro: la violenza e le morti non hanno genere; l’una è connaturata all’essere umano, quando è pazzo o quando è messo sotto assedio da determinate circostanze. L’altra capita, alle persone buone e dedite come agli stronzi, senza distinzione di genere, razza, religione o altro.

Ma ciò che più mi ha colpito nelle ultime ore è la reazione di una parte significativa dell’opinione pubblica alla notizia dell’omicidio di Trieste. Ho girato parecchio su molti siti di informazione, blog, social, per leggere i punti di vista altrui. Non mancavano le malate di mente che commentavano cose tipo: “ha fatto bene ad ammazzare il marito”, “uno stronzo violento di meno”, e il solito armamentario ideologico e analfabeta. Ma, forse complice la Pasquetta, il numero di queste infamie era straordinariamente inferiore al solito. Predominavano invece i commenti che, con un sarcasmo amaro ma molto consapevole e tagliente, facevano coglionella al modo di comunicare queste notizie da parte dei media.

risata“Forse aveva chiesto al marito un cornetto al cioccolato e lui gliel’ha portato alla crema… per difendersi dal maltrattamento, l’ha ammazzato”. “Probabilmente lui le aveva chiesto di portargli una birra, e lei si è solo difesa dalla violenza psicologica”. “Di sicuro lui ha detto che voleva andare a dormire, e dato che lei voleva parlare, si è sentita violentata nell’intimo e si è difesa”. “Vent’anni prima lei voleva andare in viaggio di nozze a Venezia, ma lui l’ha portata a Firenze, e quella ferita interiore mai sanata alla fine l’ha spinta al gesto estremo”. E via di questo passo… Ho visto un mucchio di persone, ma davvero tante, impegnate a prendere ferocemente in giro la mania giustificatoria dei media, quando a essere ammazzato dalla compagna o moglie è un uomo. E non mi è parsa cosa da poco.

L’ondata derisoria è cominciata subito, alla diffusione della notizia. E l’impostazione data fin dal principio, come dall’esempio dell’Ansa linkato qui sopra, ha finito per essere modificata. Il fatto ha cambiato narrazione, ed è stato trasmesso in modo asettico, senza giustificazioni patetiche e insostenibili: il soggetto X di sesso femminile ha ucciso a coltellate il soggetto Y di sesso maschile. Qualcuno ha provato timidamente ad avanzare qualche alibi per la donna, ma nella maggior parte dei casi la notizia è stata data (ed è già straordinario così), e in modo orientativamente corretto.

246x0wQualcosa sta cambiando nell’informazione nazionale? Non credo: va e andrà sempre dove pensa di trovare più lettori-consumatori e visualizzatori di inserzioni. Più probabilmente la mobilitazione sempre più udibile di una parte di opinione pubblica, uomini e donne, stufa di essere presa in giro, sta cominciando a fare i suoi effetti. Ma, ne sono quasi certo, l’immediata reattività di molte persone, anch’esse uomini e donne, nell’anticipare con la derisione la tipica pantomima mediatica ha fatto il suo. I media, che hanno smesso da tempo di essere i watchdog della democrazia e del libero pensiero, mi pare che in questo caso abbiano subito e patito il ringhio dei veri watchdog: l’opinione pubblica consapevole e satura di cazzate.

Se una mobilitazione così spontanea e diffusa dovesse diventare sistematica, non è irrealistico pensare a un’accelerazione di un cambio di mentalità e approccio sulle questioni di genere. E non sarebbe niente male come punto di (ri)partenza, per ripensare insieme le relazioni uomo-donna


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3 commenti

  1. sQuarto Grado ha cambiato stile anche sulla violenza: prima facevano vedere una stesa di scarpe rosse, adesso parlano genericamente di ‘violenza’ senza specificare altro, nella loro campagna a fine puntata. Peraltro durante la puntata i femminicidi predominano.

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  2. Caro Davide, ora sul TG1 fanno i servizi sui centri che si occupano dei padri separati e ridotti alla fame. Un contentino, ma è già qualcosa.

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